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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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118 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Apprendistato e sgravi: la Cassazione apre il dibattito
La Corte di Cassazione affronta il tema della spettanza degli sgravi contributivi per l'assunzione di un lavoratore precedentemente occupato con contratto di apprendistato. Il caso nasce dall'opposizione di uno studio professionale contro l'Istituto previdenziale, che aveva negato l'esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilità 2015. La questione centrale riguarda la natura giuridica dell'apprendistato: se esso debba essere considerato un rapporto a tempo indeterminato già consolidato, precludendo così nuovi incentivi, o se la facoltà di recesso al termine della formazione lo renda assimilabile a un rapporto precario. Data la rilevanza della questione, la Corte ha rinviato la causa alla pubblica udienza.
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Procedibilità del ricorso: prova notifica PEC
Gli eredi di una donna deceduta hanno impugnato una sentenza d'appello riguardante una richiesta di risarcimento danni per un incidente avvenuto in un cimitero comunale. La Suprema Corte ha rilevato un difetto insuperabile riguardante la procedibilità del ricorso. I ricorrenti, pur dichiarando di aver ricevuto la notifica della sentenza via PEC, non hanno depositato il messaggio di posta elettronica certificata completo di ricevute. Tale omissione impedisce alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione, portando alla dichiarazione di improcedibilità e alla condanna alle spese.
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Errore di fatto revocatorio: quando è ammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce i confini dell'errore di fatto revocatorio, dichiarando inammissibile il ricorso di una società che contestava l'omesso esame di alcuni motivi di impugnazione. La Corte spiega che la revocazione non può essere utilizzata per censurare l'interpretazione dei fatti o delle norme giuridiche operata dal giudice, ma solo per correggere sviste percettive su fatti non controversi.
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Revocazione per errore di fatto: quando è ammessa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione per errore di fatto presentato da una associazione professionale. Il ricorrente lamentava l'omessa valutazione di un motivo riguardante il calcolo dei danni operato da un consulente tecnico. La Corte ha chiarito che l'errore revocatorio deve essere puramente percettivo e non può riguardare l'attività interpretativa o valutativa del giudice, confermando la condanna della parte ricorrente alle spese.
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Sospensione vendita fallimentare: poteri del curatore
La Corte di Cassazione affronta il caso di una sospensione vendita fallimentare disposta a causa di un'offerta ritenuta eccessivamente bassa rispetto ai valori di mercato. Il punto centrale della discussione riguarda la possibilità per il curatore di essere considerato tra i soggetti legittimati a richiedere tale sospensione, questione che ha portato al rinvio del caso in pubblica udienza.
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Improcedibilità del ricorso: copia autentica mancante
La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso a causa del mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata, completa di relazione di notificazione. Tale omissione impedisce alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione entro i termini di legge. Di conseguenza, il caso è stato chiuso senza entrare nel merito delle doglianze, confermando l'importanza del rigore formale nel giudizio di legittimità.
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Cartolarizzazione crediti PA: limiti al rifiuto
La Corte di Cassazione affronta il conflitto tra la disciplina della cartolarizzazione crediti PA e il potere di rifiuto della cessione previsto dal Codice dei contratti pubblici. Il caso nasce dal rifiuto di un ente sanitario di accettare la cessione di crediti operata da una società verso un veicolo di cartolarizzazione. Mentre la Corte d'Appello ha ritenuto prevalente la normativa speciale sulla cartolarizzazione, la Cassazione ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per la rilevanza nomofilattica della questione.
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Massimale assicurazione RCA: rinvio in udienza
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria riguardante il massimale assicurazione RCA. Una società assicuratrice ha sollevato una questione di diritto su cui esiste un contrasto interno alla Sezione tra sentenze del 2022 e del 2024. Il Presidente ha disposto il rinvio a pubblica udienza per garantire un orientamento uniforme sull'interpretazione dei limiti di indennizzo.
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Annotazione trasferimento ipoteca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione analizza la questione dell'annotazione trasferimento ipoteca ex art. 2843 c.c. in caso di cessione del credito. Il nodo centrale riguarda se tale formalità debba precedere il pignoramento per essere opponibile agli altri creditori. Data la presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, la Corte ha rinviato la causa in pubblica udienza per una valutazione approfondita sulla natura costitutiva o dichiarativa dell'annotazione.
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Immobili patrimonio deducibilità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria sulla questione degli immobili patrimonio deducibilità riguardo ai canoni di locazione non riscossi. Il caso coinvolge una società che ha dedotto perdite su crediti e accantonamenti per immobili non strumentali. L'Agenzia delle Entrate contesta tali deduzioni applicando i limiti dell'Art. 90 TUIR. La Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza data l'importanza della materia.
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Contributi INPS utili non distribuiti: nuovi dubbi
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso dell'ente previdenziale contro una sentenza che escludeva il calcolo dei contributi INPS utili non distribuiti dalla base imponibile di una socia di S.r.l. La questione riguarda se i redditi societari non ancora percepiti debbano essere soggetti a contribuzione. Data la rilevanza e la natura seriale del contenzioso, la causa è stata rinviata alla pubblica udienza per un chiarimento definitivo sulle norme vigenti.
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Contributi INPS utili non distribuiti: base imponibile
L'ordinanza esamina se i contributi INPS utili non distribuiti di una società di capitali debbano concorrere alla formazione della base imponibile per i soci iscritti alla gestione artigiani. La Corte di Cassazione, rilevando la natura seriale della questione e la complessità dell'interpretazione normativa, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per definire se tali somme costituiscano reddito d'impresa o semplice capitale investito.
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Contributi INPS utili non distribuiti: il caso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un socio di una società a responsabilità limitata a cui l'INPS richiedeva il pagamento dei contributi INPS utili non distribuiti. Mentre la Corte d'Appello aveva escluso tale obbligo distinguendo tra reddito da capitale e reddito da lavoro, la Suprema Corte ha ravvisato la particolare rilevanza della questione, disponendo il rinvio alla pubblica udienza per una decisione definitiva sulla composizione della base imponibile contributiva.
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Contributi INPS commercianti: utili S.r.l. e calcolo
La Corte di Cassazione affronta la questione dei contributi INPS commercianti dovuti dai soci di S.r.l. Il caso esamina se gli utili prodotti dalla società e accantonati a riserva debbano essere inclusi nella base imponibile contributiva del socio. La Corte d'Appello aveva escluso tale obbligo, ritenendo che senza opzione per la trasparenza fiscale tali somme siano redditi di capitale. La Suprema Corte ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per la rilevanza seriale della questione.
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Base imponibile contributiva: utili non distribuiti
La Corte di Cassazione affronta il tema della determinazione della base imponibile contributiva per i soci di società a responsabilità limitata. Il caso riguarda la richiesta dell'ente previdenziale di versare contributi su utili non distribuiti ma accantonati a riserva. La Corte ha ravvisato una questione di particolare rilevanza interpretativa circa la distinzione tra redditi d'impresa e di capitale.
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Contributi INPS utili non distribuiti: il caso
L'ordinanza esamina l'obbligo di versare i contributi INPS utili non distribuiti da parte di un socio amministratore di una società di capitali. Mentre i giudici di merito hanno escluso tale obbligo per le somme accantonate a riserva, la Cassazione ha rilevato la particolare rilevanza della questione interpretativa dell'art. 3 bis del d.l. n.384/1992, disponendo il rinvio alla pubblica udienza per un approfondimento necessario data la natura seriale del contenzioso.
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Contributi INPS utili non distribuiti: il caso Cassazione
L'ordinanza esamina l'obbligo di versare i contributi INPS utili non distribuiti per i soci di società di capitali. La Corte di Cassazione, rilevando la natura seriale del contenzioso e la complessità interpretativa della norma, ha deciso di rinviare la causa alla pubblica udienza per definire se tali somme costituiscano reddito d'impresa ai fini previdenziali.
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Contributi INPS utili non distribuiti: le novità
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dei contributi INPS utili non distribuiti in relazione ai soci di una società di capitali iscritti alla Gestione artigiani e commercianti. L'istituto previdenziale pretendeva il pagamento della contribuzione a percentuale anche su somme mai percepite dal socio. I giudici di merito hanno dato ragione al contribuente, e la Suprema Corte, data la rilevanza della questione, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Inammissibilità ricorso: procura e deposito sentenza
L'appello di un fornitore di energia alla Corte di Cassazione è stato dichiarato inammissibile per gravi vizi procedurali. La società ricorrente non ha depositato la procura notarile del proprio rappresentante né la copia notificata della sentenza impugnata. Questo caso sottolinea l'importanza del rispetto rigoroso dei requisiti formali, la cui violazione comporta l'inammissibilità del ricorso senza un esame del merito. Anche un ricorso incidentale presentato da un'altra società è stato respinto.
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Improcedibilità ricorso: l’obbligo di deposito
Una società di sicurezza ha impugnato una decisione che la obbligava a restituire una somma a un'azienda sanitaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché la società non ha depositato la copia autentica notificata della sentenza impugnata entro il termine perentorio previsto dalla legge, rendendo impossibile la verifica della tempestività dell'appello.
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