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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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962 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Discriminazione part-time e anzianità: il caso in esame
Una lavoratrice part-time ha contestato il metodo di calcolo dell'anzianità di servizio, ritenendolo causa di discriminazione part-time. I giudici di merito le hanno dato ragione. La questione è giunta in Cassazione, ma l'organo giurisdizionale ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, senza entrare nel merito della questione. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini procedurali per poter far valere le proprie ragioni in giudizio.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio tributario relativo a un avviso di accertamento per redditi esteri non dichiarati. La controversia, originata da informazioni su conti svizzeri, si è conclusa non con una decisione di merito, ma a seguito della richiesta di definizione agevolata presentata dall'erede del contribuente. L'ordinanza conferma che l'adesione a tale procedura e il relativo pagamento determinano la fine della lite, con annullamento delle sanzioni per intrasmissibilità agli eredi.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Un'associazione sportiva, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate, ha fatto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, ha aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti, pagando quanto dovuto e rinunciando al ricorso. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'efficacia di tale strumento per chiudere le liti fiscali.
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Giudicato esterno: non vale per anni successivi
Un'associazione culturale, a seguito di un accertamento fiscale per l'anno 2004, ha invocato una precedente sentenza favorevole relativa ad annualità passate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso, chiarendo che il giudicato esterno non si estende automaticamente agli anni d'imposta successivi. Spetta al contribuente dimostrare la perfetta identità dei presupposti di fatto e di diritto, onere che in questo caso non è stato assolto. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento basato su presunzioni legali che qualificavano l'attività dell'ente come commerciale.
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Superminimo non assorbibile: quando è modificabile?
Una lavoratrice si oppone alla cancellazione del suo "superminimo non assorbibile", introdotto anni prima da un accordo collettivo per compensare un cambio di CCNL. L'azienda aveva successivamente disdetto l'accordo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, poiché il superminimo aveva origine collettiva e non era legato a meriti individuali, non si è mai incorporato nel contratto individuale come diritto quesito. Pertanto, la sua fonte (il contratto collettivo aziendale) poteva essere legittimamente modificata o cessare, anche con effetti peggiorativi per il lavoratore, senza violare il principio di irriducibilità della retribuzione.
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Superminimo non assorbibile: quando è modificabile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18902/2024, ha stabilito che un 'superminimo non assorbibile' introdotto da un accordo collettivo aziendale per compensare il passaggio a un nuovo CCNL non costituisce un diritto acquisito del lavoratore. Pertanto, può essere legittimamente eliminato se l'accordo collettivo che lo prevedeva viene disdettato. La Corte ha distinto tra elementi retributivi di fonte collettiva e quelli pattuiti individualmente, chiarendo che i primi seguono le sorti della contrattazione che li ha generati e non si incorporano automaticamente nel contratto individuale.
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Soggetto passivo accisa: chi paga l’imposta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il soggetto passivo dell'accisa sull'energia elettrica è esclusivamente il fornitore che la vende al consumatore finale. Un'azienda che acquista energia e la fornisce a terzi nell'ambito di un contratto di servizi non assume la qualifica di 'venditore' e non è tenuta al pagamento dell'imposta. L'azione di recupero dell'amministrazione finanziaria deve essere diretta contro il fornitore originale, non contro il consumatore.
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Notificazione ricorso Cassazione: l’errore procedurale
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una associazione sportiva dilettantistica. A causa di un errore nella notificazione del ricorso a una delle parti, la Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, sospendendo il giudizio sul merito. È stato concesso un termine di 60 giorni per rinnovare la notificazione ricorso cassazione, evidenziando come la correttezza procedurale sia un presupposto indispensabile per la prosecuzione del processo.
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Responsabilità del socio: quando non si risponde dei debiti
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della responsabilità del socio per i debiti di un'associazione non riconosciuta. Un socio aveva sublocato un immobile all'associazione agendo in nome proprio. La Corte ha stabilito che, non avendo agito in nome e per conto dell'ente, il socio non è responsabile in solido per i debiti fiscali dell'associazione. La responsabilità del socio richiede infatti il compimento di specifici atti di gestione per conto dell'ente, non essendo sufficiente la mera qualifica di socio o un'attività svolta a titolo personale.
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Lista Falciani: prova valida per accertamenti fiscali
Due contribuenti sono stati oggetto di un accertamento fiscale per redditi non dichiarati detenuti all'estero, basato sulle informazioni della "lista Falciani". Dopo aver impugnato l'atto, il caso è giunto in Cassazione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la lista Falciani costituisce un elemento di prova valido e sufficiente, qualificabile come presunzione grave, precisa e concordante. La sentenza chiarisce che anche dati acquisiti in modo irrituale possono essere utilizzati nel processo tributario, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Presunzione utili soci: la prova contraria del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18777/2024, affronta il tema della presunzione utili soci in società a ristretta base sociale. Un socio unico, residente all'estero e non coinvolto nella gestione, era stato raggiunto da un avviso di accertamento per utili non dichiarati. La Corte ha stabilito che la presunzione di distribuzione può essere vinta fornendo la prova della propria totale estraneità alla gestione sociale, cassando la sentenza di merito che aveva omesso di valutare le prove fornite dal contribuente (estratti conto, dichiarazione del padre amministratore).
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Demansionamento: ricorso inammissibile senza vizi di legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che lamentava un presunto demansionamento. La Corte ha stabilito che il ricorso, pur denunciando violazioni di legge, mirava in realtà a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta al giudice di legittimità. La decisione della Corte d'Appello, che aveva escluso il demansionamento e il mobbing pur riconoscendo un danno all'immagine, è stata quindi confermata in quanto basata su un'analisi fattuale non sindacabile in Cassazione.
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Notifica atto impositivo: quando è valida? La Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento IMU, sostenendo la nullità della notifica atto impositivo effettuata da un operatore postale privato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, non entrando nel merito della validità della licenza dell'operatore, ma dichiarando il motivo inammissibile. La Corte ha stabilito che la società ricorrente non aveva dimostrato di aver sollevato la specifica questione nei gradi di merito precedenti, violando così il principio di autosufficienza e specificità del ricorso.
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Accertamento bancario: onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18495/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di accertamento bancario: l'onere della prova per giustificare la provenienza dei versamenti su conti correnti spetta al contribuente. Nel caso specifico, un imprenditore non è riuscito a fornire prove analitiche e specifiche per dimostrare che i fondi non costituissero reddito imponibile, portando la Corte a confermare la legittimità della ripresa a tassazione operata dall'Agenzia delle Entrate. La sentenza ha anche chiarito che gli investimenti esteri non dichiarati si presumono fruttiferi.
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Obbligo dichiarazione quadro RW: la Cassazione decide
Un contribuente ha omesso la dichiarazione di finanziamenti esteri nel quadro RW, sostenendo che fossero infruttiferi. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'obbligo di dichiarazione quadro RW per tutte le attività finanziarie estere, anche solo potenzialmente produttive di reddito, ai fini del monitoraggio fiscale.
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Accertamento bancario: onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18069/2024, ha chiarito la portata delle presunzioni legali in materia di accertamento bancario. Nel caso esaminato, un contribuente era stato oggetto di un avviso di accertamento per versamenti non giustificati su conti italiani e per investimenti non dichiarati all'estero. La Corte ha stabilito che la prova fornita dal contribuente per superare la presunzione di reddito deve essere analitica e specifica, non generica. Per i capitali all'estero, la mancata compilazione del quadro RW preclude la possibilità di considerarli infruttuosi. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione incentivo all’esodo: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'incentivo all'esodo ha natura retributiva e, di conseguenza, il diritto a richiederne il corretto calcolo si prescrive in cinque anni, non in dieci. Un ex dipendente pubblico aveva richiesto l'inclusione della tredicesima mensilità nella base di calcolo dell'incentivo, ma la sua domanda è stata respinta perché presentata oltre il termine di prescrizione quinquennale. La Corte ha confermato la decisione, sottolineando che tutte le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro sono soggette a tale termine breve.
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Società di comodo: il test di operatività
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza il caso di una società di nuova costituzione ritenuta una 'società di comodo' dall'Agenzia delle Entrate. La questione centrale riguarda l'applicabilità del test di operatività a un'impresa che, pur non essendo al primo anno di attività, non ha ancora due esercizi contabili precedenti. La Corte ha ritenuto la questione di particolare importanza, data l'assenza di precedenti specifici, sospendendo la decisione finale.
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Giudicato interno e cause riunite: la Cassazione decide
Una società costruttrice ricorre in Cassazione dopo che la Corte d'Appello le ha negato il diritto a un corrispettivo per i parcheggi condominiali obbligatori. La società sostiene che si sia formato un giudicato interno nei confronti della maggior parte dei condomini, i quali non avevano impugnato specificamente il punto relativo al pagamento. La Suprema Corte, data la rilevanza della questione sull'estensione degli effetti di una sentenza in cause riunite, ha rinviato la decisione alla pubblica udienza.
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Domanda amministrativa: errore non la rende nulla
Un cittadino si è visto negare la trasformazione della sua prestazione previdenziale in pensione perché ha inviato la richiesta via PEC anziché tramite il canale telematico imposto dall'ente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17159/2024, ha stabilito che un mero errore nella modalità di trasmissione della domanda amministrativa non ne causa l'improponibilità, a condizione che l'istanza giunga a conoscenza dell'ente e sia idonea a manifestare la pretesa. La sentenza di appello è stata annullata con rinvio.
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