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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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962 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Base imponibile contributiva: esclusi utili da S.r.l.
La Cassazione ha stabilito che la base imponibile contributiva per i lavoratori autonomi non include gli utili derivanti dalla mera partecipazione in una S.r.l. dove non si svolge attività lavorativa. Tali redditi, qualificati come redditi di capitale e non d'impresa, sono esclusi dal calcolo dei contributi INPS, confermando la distinzione tra reddito da lavoro e reddito da mero investimento.
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Indennità ASpI e lavoro autonomo preesistente
Un lavoratore si è visto negare l'indennità ASpI per non aver comunicato all'INPS un'attività di lavoro autonomo avviata prima di perdere il lavoro dipendente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'obbligo di comunicazione sussiste per qualsiasi attività autonoma contemporanea alla fruizione del sussidio, indipendentemente dalla sua data di inizio, pena la decadenza dal diritto.
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Dimissioni per giusta causa: la prova del nesso causale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30310/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento della NASpI a seguito di dimissioni per giusta causa, motivate dall'omesso versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. La Corte ha stabilito che, per la validità delle dimissioni per giusta causa, non è sufficiente l'inadempimento datoriale, ma è necessario che il lavoratore dimostri il nesso di causalità e immediatezza tra la conoscenza dell'inadempimento e la sua decisione di recedere dal rapporto.
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Istanza di decisione: ricorso improcedibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso in parte estinto e in parte improcedibile per vizi procedurali. L'estinzione è derivata da una Istanza di decisione presentata da un solo ricorrente senza una nuova procura speciale dagli altri. L'improcedibilità, invece, è stata causata dal deposito del ricorso oltre il termine perentorio di venti giorni dalla notifica.
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Specificità ricorso: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30293/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di opposizione all'esecuzione immobiliare. La decisione si fonda sul principio della specificità del ricorso, evidenziando come la mancata chiara indicazione del titolo esecutivo e dei momenti processuali in cui sono state sollevate le eccezioni renda impossibile per la Corte valutare i motivi di impugnazione.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se parziale
Una società proponeva opposizione a una cartella di pagamento. Sebbene la pretesa creditoria fosse stata annullata in corso di causa, il giudice regolava le spese processuali applicando il principio della soccombenza virtuale. L'appello della società veniva rigettato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il successivo ricorso, poiché la società non aveva impugnato una delle autonome 'ratio decidendi' (ragioni giuridiche) su cui si fondava la decisione d'appello, rendendo l'impugnazione priva di interesse.
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Revoca patrocinio a spese dello Stato per colpa grave
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del patrocinio a spese dello Stato a un cittadino, dichiarando inammissibile il suo ricorso. La decisione si fonda sulla 'colpa grave' del ricorrente, che ha insistentemente proseguito un'azione legale con mezzi di impugnazione errati e su questioni già consolidate in giurisprudenza, dimostrando un abuso del processo. La Corte ha chiarito che ogni fase del giudizio richiede una nuova valutazione dei presupposti per il beneficio, escludendo l'esistenza di un giudicato interno.
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Equa riparazione: no a indennizzo extra per lungo processo
Un lavoratore, illegittimamente licenziato, ha subito un danno economico notevolmente superiore all'indennizzo risarcitorio (limitato per legge a 12 mensilità) a causa della durata eccessiva del processo. Ha quindi richiesto un'ulteriore equa riparazione per la durata irragionevole del giudizio, ma la Corte di Cassazione ha respinto la sua domanda. La Corte ha stabilito che i limiti di indennizzo previsti dalla 'Legge Pinto' sono rigidi e costituzionalmente legittimi, non ammettendo deroghe neppure in presenza di un danno patrimoniale specifico e maggiore.
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Responsabilità del committente in appalti pericolosi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di danni a terzi derivanti da attività edilizie pericolose affidate in appalto, la responsabilità del committente è esclusa se non vi è stata ingerenza nell'esecuzione dei lavori. La Corte ha chiarito che l'art. 2050 c.c. si applica solo a chi esercita materialmente l'attività rischiosa, ovvero l'appaltatore, che agisce in piena autonomia organizzativa e gestionale, assumendosene i rischi. La responsabilità è quindi dell'appaltatore, a meno che non si provi una colpa specifica del committente, come l'aver impartito direttive vincolanti o aver scelto un'impresa inadeguata.
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Omessa pronuncia: quando il rigetto è implicito
Una contribuente si oppone a un'iscrizione ipotecaria per un debito di oltre 500.000 euro, lamentando vizi di notifica e la nullità della sentenza d'appello per omessa pronuncia su diverse eccezioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non si ha omessa pronuncia quando la decisione, nel suo complesso, è incompatibile con le eccezioni sollevate, configurando un rigetto implicito. La Corte ha inoltre ribadito l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso.
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Compensazione concordato preventivo e canoni locazione
Una società in concordato preventivo chiede il pagamento di canoni di locazione maturati dopo l'inizio della procedura. La banca conduttrice oppone in compensazione i propri crediti, sorti prima del concordato. I giudici di merito accolgono la tesi della banca, ma la Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema della compensazione nel concordato preventivo, ha rimesso la causa in pubblica udienza per una decisione di principio.
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Responsabilità amministratori non esecutivi: la Cassazione
Un ex amministratore di un istituto di credito contesta una pesante sanzione irrogata dall'Autorità di Vigilanza per carenze gestionali. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, consolidando il principio della responsabilità amministratori non esecutivi. Secondo la Corte, anche in assenza di deleghe specifiche, questi soggetti hanno un dovere attivo di informazione e monitoraggio sulla gestione aziendale. L'ordinanza sottolinea che spetta all'amministratore dimostrare di aver agito con diligenza, e non all'autorità provare la sua colpa.
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Buono pasto turno notturno: sì dalla Cassazione
Un'infermiera ha ottenuto il riconoscimento del diritto al buono pasto per i turni notturni svolti tra il 2001 e il 2008. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al buono pasto turno notturno sorge quando l'orario di lavoro supera le sei ore, poiché ciò genera la necessità di una pausa per il recupero psicofisico, indipendentemente dalla fascia oraria. La "particolare articolazione dell'orario" prevista dal CCNL Sanità va interpretata in relazione alla durata della prestazione e non a specifici orari di pranzo o cena.
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Illecito permanente: quando scatta il termine CONSOB?
La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di illecito permanente come le carenze in materia di antiriciclaggio, il termine di 180 giorni per la contestazione da parte dell'Autorità di vigilanza non decorre dalla prima acquisizione di documenti, ma dalla cessazione della condotta illecita. La sentenza ribalta una decisione della Corte d'Appello, che aveva annullato una sanzione per tardività, sottolineando che la natura continuativa della violazione sposta in avanti il momento dell'accertamento definitivo.
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Giurisdizione Giudice Ordinario: il caso del dirigente
Un dipendente pubblico si opponeva alla revoca del suo incarico dirigenziale. La Corte di Cassazione ha chiarito che la giurisdizione del giudice ordinario è competente per tali controversie nel pubblico impiego privatizzato. La Corte ha stabilito che la statuizione sulla giurisdizione del giudice di primo grado, sebbene non specificamente appellata, non era passata in giudicato, poiché l'impugnazione complessiva della sentenza ne implicava la contestazione. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per una nuova valutazione nel merito.
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Iscrizione ipotecaria: basta l’esecutività del titolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che per procedere a un'iscrizione ipotecaria è sufficiente che il titolo sia esecutivo, anche se non definitivo a causa di giudizi pendenti. Inoltre, ha chiarito che se l'ipoteca garantisce crediti di natura sia tributaria che non, la giurisdizione va scissa tra giudice tributario e ordinario. La sentenza impugnata, che aveva dichiarato parzialmente illegittima l'iscrizione ipotecaria per mancanza di definitività, è stata cassata con rinvio.
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Accertamento analitico-induttivo: limiti e prove
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate non può applicare in modo acritico la percentuale di ricarico di un anno d'imposta per effettuare un accertamento analitico-induttivo su annualità diverse. È necessario che l'Ufficio valuti le circostanze specifiche dell'anno contestato e non può presumere un andamento costante dell'attività senza prove adeguate, soprattutto se non viene contestata l'inattendibilità delle scritture contabili per gli anni accertati.
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Prescrizione crediti fiscali: guida della Cassazione
Un'ordinanza della Cassazione fa luce sulla prescrizione crediti fiscali. La Corte chiarisce che la mancata opposizione alla cartella non trasforma il termine breve in decennale. Analizzati i termini specifici per imposta di registro (dieci anni) e diritti camerali (cinque anni), accogliendo parzialmente il ricorso dell'agente di riscossione.
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Cartella di pagamento: l’errore non invalida l’atto
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento notificata a un erede è valida anche se lo qualifica erroneamente come "coobbligato" anziché "coerede". Secondo la Corte, si tratta di un errore non essenziale che non compromette la validità dell'atto, il quale conteneva tutti gli elementi necessari per identificare il debito. La sentenza di merito è stata cassata anche per aver deciso su questioni non sollevate nell'appello (vizio di ultrapetizione).
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Estinzione giudizio tributario: il caso di definizione
Un contribuente impugna un fermo amministrativo basato su una cartella non notificata. Durante il ricorso in Cassazione, aderisce a una definizione agevolata, saldando il debito. La Corte Suprema, prendendo atto del pagamento e della rinuncia agli atti, dichiara l'estinzione del giudizio tributario, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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