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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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764 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Accettazione dell’opera: l’uso vale come ok
Un committente si rifiutava di saldare il corrispettivo a un'impresa edile, sostenendo la mancata consegna formale dell'opera e la presenza di vizi. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che l'utilizzo dell'immobile da parte del committente costituisce un'accettazione dell'opera per fatti concludenti. Questo comportamento prevale sulla mancanza di un verbale di consegna formale e fa sorgere il diritto dell'appaltatore al pagamento, anche in presenza di difetti di modesta entità che non impediscono l'uso del bene.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
Una società di servizi ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna al pagamento per interventi di manutenzione. La Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per Cassazione perché la società ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la copia autentica con la relativa relata di notifica entro i termini di legge. Questo adempimento è essenziale per dimostrare la tempestività dell'impugnazione secondo il termine breve.
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Decoro architettonico: no a modifiche su parti comuni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33232/2023, ha confermato la condanna a ripristinare i luoghi per un condomino che aveva annesso illecitamente parti comuni e leso il decoro architettonico dell'edificio con varie opere, tra cui la posa di grosse tubature. La Corte ha ribadito che il rispetto del decoro architettonico è un limite invalicabile, anche quando si interviene su immobili in stato di degrado, e che l'appropriazione di spazi comuni è sempre illegittima.
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Errore scusabile multa: la negligenza si paga caro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di noleggio che aveva ricevuto multe per accesso non autorizzato in corsie preferenziali. La società invocava l'errore scusabile per un'errata digitazione della targa comunicata all'amministrazione. La Corte ha stabilito che la negligenza della società nell'inviare dati errati e nel non controllare la comunicazione esclude la scusabilità dell'errore, confermando la validità delle sanzioni.
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Errore revocatorio: i limiti dell’impugnazione
Un ricorrente ha tentato di far revocare una precedente ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella valutazione di un contratto di rendita vitalizia. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo la netta distinzione tra un errore revocatorio (una svista percettiva su un fatto processuale) e un errore di giudizio (una errata valutazione giuridica), che non può essere motivo di revocazione. Il caso evidenzia come questo strumento straordinario non possa essere usato per ridiscutere il merito della controversia.
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Trasporto non autorizzato: quando scatta la confisca
Una cooperativa, autorizzata al solo trasporto di merci, ha subito la confisca del proprio natante per aver trasportato due turisti a pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo che il trasporto di persone costituisce un servizio completamente diverso da quello per cui era stata rilasciata l'autorizzazione. Pertanto, si configura un'ipotesi di esercizio di attività in totale assenza di licenza (trasporto non autorizzato), che legittima la sanzione accessoria della confisca, e non una mera difformità dal titolo posseduto.
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Responsabilità Comune per allagamenti: Cassazione
Un caso di allagamenti e sversamenti fognari su un fondo privato porta la Cassazione a chiarire i confini della responsabilità del Comune. Inizialmente, i giudici di merito avevano attribuito la colpa esclusivamente alla Provincia per lavori stradali mal eseguiti. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso degli eredi del proprietario, stabilendo che la Corte d'Appello aveva errato nel non valutare la concorrente responsabilità del Comune, custode della rete fognaria e consapevole dei problemi di sversamento. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione del concorso di colpa.
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Onere della prova contratto d’opera: chi è colpevole?
Un architetto richiede il pagamento per un progetto edilizio, ma i committenti si oppongono sostenendo l'impossibilità di realizzarlo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 32879/2023, ha stabilito che se il progetto si arena per l'inerzia del cliente, il professionista ha comunque diritto al compenso. La decisione chiarisce l'onere della prova nel contratto d'opera, attribuendolo al committente che deve dimostrare l'inadempimento del professionista.
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Supercondominio: la proprietà delle parti comuni future
Una società immobiliare rivendicava la proprietà esclusiva di una strada al servizio di un complesso di edifici, sostenendo che tale bene non esistesse al momento della prima vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la natura comune di un bene futuro in un supercondominio può essere validamente costituita già nel primo atto di vendita, attraverso un'obbligazione contrattuale a realizzarlo come parte comune, rendendo irrilevanti le successive riserve di proprietà.
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Inammissibilità del ricorso: regole in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso in un caso riguardante un contratto preliminare di vendita di un garage. La decisione si fonda su vizi procedurali, tra cui la mancata impugnazione di una delle 'rationes decidendi' della sentenza d'appello e la violazione del principio di autosufficienza del ricorso, confermando l'importanza del rigore formale nel processo civile.
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Nesso causale: prova del danno e responsabilità
Una proprietaria cita in giudizio i professionisti per gravi difetti manifestatisi sul suo immobile oltre dieci anni dopo un intervento di ristrutturazione. I tribunali di merito respingono la domanda basata sull'art. 2043 c.c. per insufficienza di prova del nesso causale. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, chiarisce che il criterio di valutazione della prova in ambito civile è quello del 'più probabile che non'. Anche una perizia che parla di 'probabilità' deve essere valutata dal giudice secondo questo standard, senza esigere una certezza assoluta. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione decide
Una società di costruzioni, nel ricostruire un edificio, ha violato una servitù del 1963 che regolava le distanze tra costruzioni con i vicini. I tribunali di merito hanno ordinato l'arretramento dell'opera. La società ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la composizione del collegio giudicante e l'interpretazione della servitù. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la violazione dell'accordo privato era una ragione sufficiente per la condanna. Ha inoltre stabilito la legittimità temporanea dei giudici ausiliari, rendendo la sentenza definitiva.
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Recupero aiuti agricoli: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un'ordinanza di restituzione di quasi 100.000 euro a carico di un'imprenditrice agricola per aiuti comunitari indebitamente percepiti. La Corte ha chiarito che, a differenza degli "aiuti di Stato", il recupero aiuti agricoli finanziati direttamente dall'UE non richiede una preventiva decisione della Commissione Europea. Lo Stato membro ha infatti l'obbligo diretto di recuperare le somme erogate in modo irregolare, agendo come gestore dei fondi comunitari. L'opposizione dell'imprenditrice, basata sulla presunta mancanza di legittimazione del Ministero, è stata quindi rigettata.
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Mala fede contrattuale: le conseguenze sul contratto
Un promittente venditore non adempie all'obbligo di modificare un progetto edilizio, impedendo così l'avverarsi della condizione sospensiva (ottenimento del permesso di costruire) legata a un contratto preliminare. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comportamento, contrario a buona fede, costituisce un inadempimento contrattuale. Di conseguenza, ha confermato la risoluzione del contratto e la condanna alla restituzione della caparra, chiarendo che qualificare giuridicamente i fatti non costituisce una violazione del principio del "chiesto e pronunciato".
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Recesso socio cooperativa: perdi il diritto sulla piazzola?
Un socio, dopo il recesso da una cooperativa di un campeggio, pretendeva di mantenere il diritto d'uso della sua piazzola basandosi sul certificato azionario. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che con il recesso socio cooperativa si perdono i diritti legati allo status di socio, incluso l'uso dei beni sociali. Il certificato azionario non costituisce un titolo di proprietà autonomo sulla piazzola.
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Servitù di uso pubblico: no usucapione privata
Un cittadino ha chiesto il riconoscimento di una servitù di passo privata su una strada. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la natura di servitù di uso pubblico del percorso impedisce l'acquisto per usucapione di un diritto privato, in quanto il passaggio era permesso alla generalità e non solo al singolo.
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Delibera condominiale: i limiti del potere assembleare
Un condomino ha impugnato una delibera condominiale che modificava l'uso di un'area comune e approvava una proposta di transazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che formalizzare l'uso tecnico di un locale, interrompendo un utilizzo di fatto non autorizzato, non costituisce una modifica della destinazione d'uso e rientra nei poteri dell'assemblea, così come la gestione delle spese comuni tramite transazioni.
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Ordinamento sportivo e contratto tra avvocato e atleta
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di mandato professionale tra un avvocato e un calciatore è nullo se non rispetta le forme e le regole previste dall'ordinamento sportivo. Anche i legali che assistono atleti professionisti sono tenuti a conformarsi alle normative federali specifiche del settore. Di conseguenza, è stato negato all'avvocato il diritto al compenso per l'attività svolta in base al contratto invalido.
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Provvigione mediatore: quando è dovuta la commissione?
Un acquirente si rifiutava di stipulare il contratto preliminare dopo aver scoperto oneri sull'immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che la provvigione mediatore non è dovuta se l'accordo raggiunto è un mero "preliminare di preliminare", non azionabile in forma specifica, ma un semplice accordo che regola le fasi successive della trattativa. Il diritto alla commissione sorge solo con la conclusione di un vero e proprio "affare" giuridicamente vincolante.
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Opposizione di terzo a usucapione: limiti e prova
Un soggetto ottiene una sentenza di usucapione su un immobile. Un terzo, sostenendo di essere il vero proprietario, propone con successo un'opposizione di terzo. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Si chiarisce che nell'opposizione di terzo a usucapione, il terzo opponente, in qualità di litisconsorte pretermesso, non è tenuto a fornire la rigorosa "probatio diabolica" richiesta nell'azione di rivendicazione, ma deve solo dimostrare la titolarità del suo diritto pregiudicato dalla sentenza.
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