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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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764 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Impresa familiare: no alla comproprietà automatica
Una moglie ha rivendicato la comproprietà di un'abitazione intestata al marito, basandosi sul suo contributo all'impresa familiare di quest'ultimo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la partecipazione a un'impresa familiare non conferisce diritti di proprietà automatici sui beni acquistati dal titolare, ma può generare, al massimo, un diritto di credito che deve essere rigorosamente provato.
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Modifica parti comuni: l’unanimità è necessaria
Una nuova proprietaria ha citato in giudizio i vicini per aver modificato illecitamente le parti comuni, chiudendo l'accesso alla soffitta e annettendo una cantina. La Corte di Cassazione ha stabilito che una tale modifica delle parti comuni non è una semplice innovazione, ma un atto di disposizione dei diritti di proprietà. Di conseguenza, è richiesto il consenso unanime e scritto di tutti i comproprietari, e non una semplice delibera a maggioranza. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Responsabilità appaltatore: limiti e scelte del cliente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2774/2025, chiarisce i limiti della responsabilità appaltatore. Se i vizi di un'opera derivano dalle scelte economiche del committente, che ha limitato l'intervento contrariamente ai suggerimenti dell'impresa, quest'ultima non può essere ritenuta responsabile. La Corte ha rigettato il ricorso di un condominio che lamentava difetti nei lavori di manutenzione, poiché era stato il condominio stesso a optare per una soluzione più economica e meno risolutiva.
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Responsabilità azienda: cronotachigrafo e sanzioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti sanzionata per il mancato inserimento della carta tachigrafica da parte di un autista. La sentenza sottolinea la diretta responsabilità dell'azienda nel garantire l'efficienza e il corretto uso degli apparecchi, stabilendo una presunzione di colpa a suo carico. L'azienda non è riuscita a provare l'esistenza di un caso fortuito o di aver esercitato la dovuta vigilanza, rendendo la sanzione legittima.
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Prova del credito in appalto: oneri dell’impresa
Una società edile ha citato in giudizio un'azienda agricola per il mancato pagamento del saldo di un contratto di appalto. La Corte d'Appello aveva ridotto il credito dell'impresa, ritenendo non pienamente raggiunta la prova del credito riguardo le quantità di lavori eseguiti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, rilevando che i giudici di merito avevano omesso di valutare prove decisive come la consulenza tecnica d'ufficio, le testimonianze e le varianti al progetto che giustificavano maggiori lavori. Inoltre, la Cassazione ha censurato la sentenza per aver negato un compenso sulla base di un presupposto errato ed estraneo alla domanda (il 'nolo' di un escavatore di proprietà dell'impresa), incorrendo nel vizio di ultrapetizione.
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Vizi di costruzione: danni e tutele per l’acquirente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3011/2025, ha chiarito importanti principi in materia di vizi di costruzione. La Corte ha stabilito che il giudice ha il potere di riqualificare la domanda dell'acquirente, trasformando una richiesta di riduzione del prezzo in una di risarcimento del danno, se i fatti dimostrano la presenza di gravi difetti ai sensi dell'art. 1669 c.c. È stato inoltre confermato che il singolo condomino può agire per i danni derivanti da vizi sulle parti comuni che incidono sulla sua proprietà esclusiva.
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Denuncia vizi immobile: il termine parte da certezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3020/2025, affronta il tema della denuncia vizi immobile in una compravendita. La Corte ha stabilito che il termine di decadenza di otto giorni per la denuncia non decorre dal semplice sospetto, ma dal momento in cui l'acquirente acquisisce una 'certezza obiettiva e completa' del difetto, che in casi complessi può coincidere con il deposito di una perizia tecnica. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio su un motivo procedurale relativo alla mancata ammissione di prove, mentre sono stati respinti i motivi sulla tempestività della denuncia.
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Principio di non contestazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto di subappalto, se la parte committente contesta solo l'esecuzione di specifici lavori, ammette implicitamente che tutti gli altri siano stati eseguiti. L'ordinanza applica il principio di non contestazione, affermando che il giudice non può richiedere una prova separata per i lavori non contestati, e deve quantificare il compenso dovuto al subappaltatore sulla base di tale ammissione.
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Valore probatorio fattura: Cassazione chiarisce
Una società di ingegneria si opponeva a un decreto ingiuntivo basato su fatture emesse da un'impresa edile. Nonostante la conferma nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. L'ordinanza ribadisce che il valore probatorio fattura è insufficiente a dimostrare un credito nel giudizio di opposizione se il debitore contesta specificamente il rapporto sottostante. In tal caso, l'onere di provare l'esistenza e i termini del contratto ricade interamente sul creditore.
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Pagamento fittizio: la Cassazione e la prova presuntiva
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che accertava un accordo illecito tra committente e appaltatore. L'accordo prevedeva un pagamento fittizio di somme, fatturate in eccesso e poi restituite in contanti, al fine di frodare lo Stato per ottenere incentivi. La Corte ha stabilito che la prova di tale accordo può essere raggiunta tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la sproporzione tra il valore dei lavori e l'importo fatturato e i prelievi di contante. Il ricorso del committente è stato rigettato.
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Omessa pronuncia e usucapione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per omessa pronuncia. Il caso riguarda una richiesta di usucapione avanzata da un privato contro due distinte società. I giudici di secondo grado avevano rigettato la domanda basandosi su un rapporto di tolleranza derivante da legami familiari e societari con una delle due società, omettendo però di valutare la posizione processuale dell'altra, che invece aveva ammesso l'avvenuta usucapione. La Cassazione ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame limitatamente a questo specifico rapporto giuridico.
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Azione Revocatoria: quando la vendita è inefficace
Un creditore ottiene l'inefficacia della vendita di un immobile tramite azione revocatoria. La Cassazione conferma che l'intento fraudolento dell'acquirente può essere provato tramite presunzioni, come la permanenza del debitore nell'abitazione venduta. La sentenza chiarisce i requisiti probatori per tutelare le ragioni del creditore.
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Responsabilità appaltatore: la guida completa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna solidale di un'impresa edile e del direttore dei lavori per gravi difetti in una ristrutturazione. La sentenza chiarisce che il termine per la denuncia dei vizi decorre dalla piena consapevolezza tecnica del danno, non dalla prima manifestazione. Viene inoltre rigettata la difesa dell'impresa come mero esecutore ("nudus minister"), ribadendo la sua piena responsabilità appaltatore per la qualità dell'opera.
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Denuncia vizi: la Cassazione sulla tempestività
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3526/2025, ha rigettato il ricorso di un'azienda acquirente che aveva interrotto la raccolta di uva a causa di presunti difetti. Il punto centrale della decisione è la tempestività della denuncia vizi: la Corte ha stabilito che il termine per la contestazione decorre dalla piena conoscenza del difetto, non dalla data di una perizia tecnica. Di conseguenza, avendo l'acquirente denunciato i vizi tardivamente, è stato ritenuto inadempiente e condannato al risarcimento del danno, qualificato come debito di valore e quindi soggetto a rivalutazione monetaria.
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Cessione volontaria: quando è trasferimento definitivo?
Un erede contestava la validità della vendita di alcuni terreni da parte di un Comune, sostenendo che l'originaria cessione volontaria del 1981 non fosse un trasferimento definitivo della proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scrittura privata, per il suo tenore letterale inequivocabile, aveva un effetto immediatamente traslativo. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo di ricorso relativo all'omesso esame di un documento, applicando il principio della "doppia conforme", dato che le decisioni di primo e secondo grado erano identiche nelle motivazioni.
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Regolarizzazione luci: la Cassazione decide sul caso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari di un immobile le cui luci non erano conformi alla legge. La Corte ha chiarito che la richiesta di regolarizzazione luci non implica lo spostamento di un muro e ha ribadito che la domanda di accesso al fondo del vicino per manutenzione deve essere supportata da prove specifiche di necessità. La sentenza ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Violazioni cronotachigrafo: la Cassazione fa chiarezza
Una società di trasporti ha impugnato diverse sanzioni per violazioni del codice della strada, tra cui eccesso di velocità e irregolarità legate all'uso del cronotachigrafo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che i dati del cronotachigrafo costituiscono una fonte di prova legittima per accertare le infrazioni. Inoltre, ha chiarito che l'obbligo di registrare le attività dei 28 giorni precedenti sussiste anche per i lavoratori con contratto intermittente, sottolineando l'importanza della tracciabilità per la sicurezza stradale. La Corte ha ritenuto infondate le contestazioni procedurali, confermando la validità delle sanzioni.
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Delibere condominiali annullabili: il caso decisivo
La Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra delibere nulle e annullabili in materia di ripartizione spese. Un condomino si opponeva a un decreto ingiuntivo per lavori straordinari, sostenendo la nullità della delibera che addebitava i costi solo a una parte dei condomini. La Corte ha stabilito che si tratta di delibere condominiali annullabili, non nulle, poiché l'errore riguardava un caso specifico e non una modifica permanente dei criteri. Non essendo stata impugnata entro 30 giorni, la delibera è diventata definitiva.
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Legittimazione passiva: firma incerta, contratto nullo
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che rigetta la domanda di un'acquirente volta a ottenere il trasferimento di un immobile. Il caso verteva su un preliminare di vendita la cui firma era contestata: l'acquirente sosteneva fosse stata apposta dal fratello gemello del legale rappresentante della società venditrice. In assenza di prove certe sulla sottoscrizione, la Corte ha confermato il difetto di legittimazione passiva del convenuto, rendendo inefficaci sia la richiesta di esecuzione del contratto sia quella di risarcimento del danno.
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Risarcimento danno nudo proprietario: chi agisce?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4806/2025, ha stabilito un importante principio in materia di risarcimento danno nudo proprietario. In un caso di taglio di alberi al confine tra due proprietà, la Corte ha chiarito che sia il nudo proprietario sia l'usufruttuario hanno la legittimazione ad agire contro il terzo responsabile del danno. La sentenza afferma che il diritto del nudo proprietario a tutelare l'integrità del bene coesiste con quello dell'usufruttuario a proteggere il proprio diritto di godimento, indipendentemente dalla natura degli alberi danneggiati.
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