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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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552 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Interesse ad impugnare: ricorso inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo per lottizzazione abusiva. Gli indagati, legali rappresentanti della società proprietaria del bene, hanno agito in proprio e non in nome della società. Manca quindi il loro concreto interesse ad impugnare, poiché la restituzione del bene spetterebbe alla società e non a loro personalmente.
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Partecipazione associazione criminale: due reati bastano?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione ad associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. Secondo la Corte, la commissione di due soli reati-fine, avvenuti a pochi giorni di distanza, non è sufficiente a dimostrare l'inserimento stabile e organico dell'indagato nel sodalizio. È necessario provare l'esistenza di un vincolo associativo duraturo, che non può essere desunto da episodi isolati. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Memoria difensiva: obbligo di valutazione del Riesame
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare perché il Tribunale del Riesame aveva completamente ignorato la memoria difensiva presentata dall'indagato. La sentenza sottolinea che il giudice ha l'obbligo di esaminare e confutare puntualmente le argomentazioni difensive, pena l'annullamento del provvedimento per vizio di motivazione.
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Presunzione cautelare: Cassazione su art. 74 stupefacenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che le censure sulla valutazione delle prove sono inammissibili in sede di legittimità e che la presunzione cautelare prevista per tali reati non era stata superata, data la gravità dei fatti e la permanenza del vincolo associativo.
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Interesse a impugnare: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'indagata contro un sequestro preventivo su un terreno. La decisione si fonda sulla mancanza di un concreto interesse a impugnare, poiché la stessa ricorrente, pur contestando la natura demaniale marittima dell'area, ne ammetteva il carattere pubblico. Non avendo alcun titolo per ottenerne la restituzione, l'indagata è stata ritenuta priva della legittimazione a contestare il provvedimento cautelare, che mira proprio alla restituzione del bene.
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Impugnazione sequestro: inammissibile senza interesse
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'impugnazione di un sequestro preventivo di un'area demaniale. La decisione si fonda sulla carenza di interesse del ricorrente, il quale, pur contestando la natura marittima del bene, ne ammetteva il carattere pubblico (demanio statale), escludendo così ogni possibilità di ottenerne la restituzione in caso di annullamento del sequestro.
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Interesse a impugnare: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un sequestro preventivo. La mancanza di un concreto interesse a impugnare, derivante dal riconoscimento della natura pubblica del bene, ha reso l'impugnazione inefficace, non potendo l'indagato ottenerne la restituzione.
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Associazione a delinquere: il ruolo direttivo
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare in carcere per un individuo accusato di essere l'organizzatore di un'associazione a delinquere per narcotraffico. La Corte ha ritenuto irrilevante, in fase cautelare, la distinzione tra organizzatore e partecipe, ma ha comunque evidenziato come le azioni dell'indagato dopo l'arresto del capo dimostrassero un ruolo centrale e direttivo.
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Inammissibilità de plano: quando è illegittima?
Una società di costruzioni impugna un sequestro preventivo. Il Tribunale dichiara l'appello inammissibile 'de plano', ovvero senza udienza. La Cassazione annulla la decisione, specificando che l'inammissibilità de plano è possibile solo per vizi formali tassativamente previsti dalla legge, non per questioni di merito, riaffermando la centralità del contraddittorio.
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Gravi indizi di colpevolezza: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per narcotraffico internazionale. La sentenza chiarisce i poteri del giudice del rinvio e i criteri per la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, sottolineando che non è richiesta la stessa certezza probatoria del giudizio di merito, ma una qualificata probabilità di colpevolezza basata su elementi logici e rappresentativi.
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Sequestro probatorio: termini e fumus delicti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro probatorio di uno smartphone. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: il termine per la trasmissione degli atti al Tribunale del riesame non è perentorio, a differenza di quanto previsto per le misure cautelari personali; inoltre, per procedere al sequestro è sufficiente il 'fumus commissi delicti', ovvero un'astratta configurabilità del reato, e non la presenza di gravi indizi di colpevolezza.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso un sequestro probatorio. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che non si confrontavano con la motivazione del provvedimento impugnato, il quale aveva già indicato una diversa e specifica procedura per contestare il sequestro di una somma di denaro. La Corte ha inoltre respinto un'istanza di rinvio perché presentata tardivamente.
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Arresti domiciliari: no se la casa è luogo del reato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che concedeva gli arresti domiciliari a un soggetto accusato di spaccio di stupefacenti. La Corte ha ritenuto contraddittorio applicare la misura nel medesimo luogo in cui l'attività illecita veniva svolta (il 'locus commissi delicti'), poiché ciò non previene il rischio di reiterazione del reato, rendendo il braccialetto elettronico inefficace a tale scopo.
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Custodia cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di spaccio di sostanze stupefacenti. Il ricorso, che mirava a una riqualificazione del reato come fatto di lieve entità e contestava la sussistenza delle esigenze cautelari, è stato rigettato. La Corte ha ritenuto decisivi il carattere continuativo dell'attività illecita, il ruolo di vertice dell'indagato, il concreto pericolo di fuga e di reiterazione del reato, giudicando inadeguate misure meno afflittive come gli arresti domiciliari.
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Chat criptate: la Cassazione annulla con rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per reati di droga, basata su prove da chat criptate ottenute dall'estero. La sentenza stabilisce che è illegittimo utilizzare tali conversazioni senza prima verificare le modalità con cui l'autorità straniera le ha acquisite. Questa verifica, imposta da una recente decisione delle Sezioni Unite, è cruciale per determinare le corrette regole procedurali sull'utilizzabilità della prova. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Custodia cautelare: quando è legittima? Cassazione
Un imprenditore contesta la sua detenzione per reati fiscali legati a società fittizie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità della custodia cautelare. La decisione si fonda su prove concrete e individualizzate, come il possesso di ingenti somme di denaro contante e documenti di società 'cartiere', e sulla valutazione del pericolo di fuga e di reiterazione del reato, anche se una delle tre esigenze cautelari non era stata adeguatamente motivata.
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Misure cautelari: il rinvio alla motivazione è valido
Una persona ricorre contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati fiscali legati a società fittizie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità delle misure cautelari e chiarendo importanti principi. La Corte ha stabilito che la motivazione 'per relationem' a un precedente provvedimento è legittima, ha ribadito che la competenza territoriale per reati fiscali si radica nel luogo dell'accertamento del reato e ha ritenuto sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza che le esigenze cautelari.
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Associazione per delinquere: i gravi indizi di reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due indagati contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di associazione per delinquere finalizzata al gioco illegale, con l'aggravante di aver agevolato un'organizzazione mafiosa. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del riesame, sottolineando che nel giudizio di legittimità non è possibile una nuova valutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla logicità e coerenza della motivazione. I giudici hanno ritenuto che gli elementi raccolti, tra cui intercettazioni e dichiarazioni, costituissero gravi indizi di colpevolezza sufficienti a giustificare la misura cautelare.
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Esigenze cautelari: la valutazione del giudice del rinvio
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che confermava la custodia in carcere per gravi reati di droga. Anche dopo l'annullamento dell'aggravante mafiosa, le esigenze cautelari sono state ritenute attuali e concrete, basandosi sulla gravità dei fatti e la pericolosità del soggetto, rendendo inadeguata ogni altra misura.
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Motivazione misura cautelare: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa lamentava una motivazione della misura cautelare generica e non individualizzata. La Corte ha stabilito che la motivazione, seppur sintetica e con rinvii agli atti d'indagine, è valida quando dimostra una valutazione autonoma del giudice e non presenta vizi logici manifesti, confermando così la detenzione.
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