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Art. 2932 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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626 provvedimenti

Altri anni per Art. 2932 Codice Civile

Modifica servitù di passaggio: l’accordo è vincolante
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18004/2024, ha stabilito che un accordo scritto per la modifica servitù di passaggio, completo di planimetria, costituisce un contratto definitivo e vincolante. La parte che ha sottoscritto l'accordo non può rifiutarsi di adempiere, essendo obbligata a realizzare il nuovo percorso a proprie spese. La Corte ha rigettato il ricorso della proprietaria del fondo servente, che sosteneva la natura meramente preliminare e indeterminata dell'accordo, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Permuta cosa futura: nullità se l’oggetto è incerto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17961/2024, ha confermato la nullità di un contratto preliminare di permuta cosa futura. Il caso riguardava lo scambio di un terreno con appartamenti da costruire. La Corte ha stabilito che, per la sua validità, il contratto deve contenere criteri oggettivi e prestabiliti per individuare con certezza i futuri immobili, non potendo rimettere la loro determinazione a un successivo accordo o alla scelta discrezionale di una delle parti.
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Abusi edilizi e recesso: quando è legittimo
Una promissaria acquirente ha scoperto significativi abusi edilizi in un immobile dopo aver firmato un contratto preliminare. I venditori avevano falsamente dichiarato che l'immobile era stato costruito prima del 1967. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell'acquirente di recedere dal contratto e di ricevere il doppio della caparra versata, stabilendo che tali difformità costituiscono un grave inadempimento contrattuale, anche se non rendono nullo il contratto stesso.
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Estinzione del giudizio di cassazione per rinuncia
Una società chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto in una causa immobiliare. Prima della decisione, le parti raggiungono un accordo. La ricorrente rinuncia al ricorso, portando all'estinzione del giudizio di cassazione con compensazione delle spese.
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Errore di fatto Cassazione: rinvio a pubblica udienza
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguarda il diniego di trasferimento coattivo di un immobile, ritenuto affetto da abuso edilizio primario. Il ricorrente sostiene che la Cassazione abbia commesso un errore di fatto, ignorando la presenza di regolari concessioni edilizie documentate negli atti. Data la particolare rilevanza della questione, il Collegio ha disposto una trattazione approfondita in pubblica udienza.
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Liquidazione quota socio: quando l’appello è valido?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato inammissibile il gravame di un socio receduto da una società semplice familiare. Al centro del caso vi è la liquidazione quota socio e la specificità dei motivi di appello. La Suprema Corte ha chiarito che l'appello è ammissibile se individua chiaramente le questioni contestate e le relative critiche, anche se non usa formule sacramentali. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame nel merito.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
Una società costruttrice ha presentato ricorso in Cassazione dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio in una controversia immobiliare. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale: la mancata produzione della copia notificata della sentenza d'appello entro i termini di legge. Questa decisione sottolinea il rigore delle norme processuali e il principio di autoresponsabilità del ricorrente nel fornire la prova della tempestività dell'impugnazione.
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Caparra confirmatoria: risoluzione vale come recesso?
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sulla caparra confirmatoria. Se la parte adempiente chiede la "risoluzione" del contratto ma anche il pagamento del doppio della caparra, l'azione va qualificata come "recesso". Il giudice non deve fermarsi al nome dato all'azione, ma guardare alla sostanza della richiesta. Pertanto, la parte ha diritto a ricevere il doppio della caparra versata come sanzione per l'inadempimento, senza dover provare ulteriori danni.
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Appello incidentale tardivo: i limiti spiegati
Un gruppo di eredi ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la loro domanda di rivendicazione di un immobile. La questione centrale riguardava la tempestività di un'impugnazione presentata da una delle società convenute. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'appello incidentale tardivo era stato effettivamente depositato oltre i termini, poiché la notifica della sentenza a uno solo dei difensori della società era sufficiente a far decorrere il termine per impugnare. Di conseguenza, la sentenza di primo grado, favorevole agli eredi contro quella specifica società, è diventata definitiva.
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Inadempimento preliminare: box auto inutilizzabile
Un acquirente ha chiesto la risoluzione di un contratto preliminare per un appartamento con box auto, lamentando che la rampa di accesso fosse talmente ripida da renderlo inutilizzabile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la concreta e sostanziale inutilizzabilità del garage costituisce un inadempimento contratto preliminare di non scarsa importanza. Questo grave inadempimento giustifica la risoluzione del contratto, anche se il costruttore ha pagato una sanzione amministrativa per sanare l'irregolarità formale.
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Errore di fatto: la Cassazione revoca la sua decisione
La Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente ordinanza a causa di un errore di fatto. La Corte aveva erroneamente creduto che la promissaria acquirente avesse modificato la sua domanda in risoluzione per scadenza di termine essenziale, mentre in realtà aveva chiesto la risoluzione per inadempimento. Riconosciuto l'errore, la Corte ha annullato la sua decisione e, riesaminando il caso, ha rigettato il ricorso originario della promissaria acquirente, condannandola alle spese.
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Preliminare non firmato: la colpa è del venditore
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un contratto preliminare di vendita immobiliare è risolto per inadempimento dei promittenti venditori se non tutti i comproprietari lo hanno sottoscritto. Anche se la promissaria acquirente non ha rispettato il termine per il rogito, la mancata acquisizione del consenso di tutti i proprietari è una violazione più grave che giustifica la risoluzione del contratto e la condanna dei venditori a restituire il doppio della caparra. Questo caso evidenzia come un preliminare non firmato da tutti i contitolari renda i venditori inadempienti sin dall'inizio.
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Usucapione abbreviata: no se acquisti dal vero proprietario
La Corte di Cassazione stabilisce che l'usucapione abbreviata non è configurabile quando l'acquisto di un immobile avviene dal legittimo proprietario, anche in presenza di una precedente trascrizione di una domanda giudiziale volta a ottenere il trasferimento dello stesso bene. La sentenza che accoglie tale domanda ha efficacia 'ex nunc' (dal momento della decisione), trasferendo la proprietà solo quando diventa definitiva. Di conseguenza, l'acquisto non può essere considerato 'a non domino', requisito essenziale per l'usucapione abbreviata.
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Usucapione servitù: possesso del dante causa vale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14538/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni promittenti venditori, confermando l'avvenuta usucapione di una servitù di passaggio a favore del promissario acquirente. Il caso verteva su un preliminare di vendita non seguito dal definitivo e sulla successiva richiesta del compratore di accertare l'usucapione della servitù. La Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo del ventennio necessario, l'attuale proprietario può sommare il proprio possesso a quello del suo dante causa (accessione nel possesso, art. 1146 c.c.), anche se al momento dell'inizio del passaggio non era ancora proprietario del fondo dominante. La decisione ha inoltre ribadito i criteri per definire una servitù come 'apparente' e quindi usucapibile.
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Notifica UE: valida anche senza traduzione del documento
La Corte di Cassazione ha stabilito che una notifica UE di un atto giudiziario è valida anche senza traduzione se si dimostra che il destinatario comprende la lingua originale. In un caso di divisione ereditaria, un appello era stato dichiarato inammissibile per un presunto difetto di notifica a eredi residenti all'estero. La Cassazione ha annullato la decisione, ritenendo il rifiuto di ricevere l'atto un abuso, data la comprovata conoscenza dell'italiano da parte del destinatario, e ha riaffermato il principio della scissione degli effetti della notifica per il notificante.
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Inadempimento contratto preliminare: opere abusive
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare per grave inadempimento del promissario acquirente. Quest'ultimo, dopo aver ottenuto la disponibilità del bene, aveva realizzato opere abusive che rendevano l'immobile non commerciabile. La Corte ha ritenuto legittima la decisione dei giudici di merito, che hanno addebitato la responsabilità dell'abuso al promissario acquirente, respingendo il suo ricorso e confermando l'inadempimento del contratto preliminare.
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Cessione gratuita prefabbricati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sulla questione della cessione gratuita prefabbricati assegnati dopo il sisma del 1980. L'ordinanza annulla la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la richiesta di alcuni cittadini per tardività. La Cassazione chiarisce che una modifica legislativa del 2005, estendendo il beneficio a nuove tipologie di immobili, ha di fatto creato un nuovo termine per la presentazione delle domande. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame che verifichi le caratteristiche costruttive degli immobili e la tempestività della domanda alla luce della nuova normativa.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
Un venditore si rivolge alla Suprema Corte per dichiarare inefficace un trasferimento immobiliare a causa del presunto mancato pagamento del saldo da parte dell'acquirente. La Corte rigetta il ricorso in Cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La sentenza sottolinea che la Cassazione non può riesaminare i fatti di una causa, specialmente quando una precedente decisione sul trasferimento della proprietà è passata in giudicato. I motivi del ricorso sono stati ritenuti inammissibili perché mascheravano una richiesta di nuova valutazione fattuale come violazione di legge.
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Esecuzione specifica contratto: modifiche e validità
Una società si rifiutava di concludere un contratto definitivo di permuta di terreni, adducendo lievi inadempimenti della controparte e differenze di superficie dei lotti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che concedeva l'esecuzione specifica del contratto, stabilendo che un successivo accordo scritto di frazionamento, accettato dalle parti, integra e modifica validamente il contratto preliminare, sanando le discrepanze. La sentenza ribadisce che per ottenere l'esecuzione specifica contratto non è necessaria un'offerta formale, ma è sufficiente la manifestazione della volontà di adempiere.
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Contratto preliminare: risoluzione per vincolo
La Corte di Cassazione stabilisce che un contratto preliminare di vendita immobiliare può essere risolto se, dopo la stipula, sorge un vincolo preordinato all'esproprio. Tale vincolo, alterando le qualità essenziali del bene e frustrando l'operazione economica voluta dalle parti, costituisce il venir meno della "presupposizione", ovvero di una condizione implicita fondamentale per il consenso, legittimando così la richiesta di scioglimento del contratto da parte del promissario acquirente.
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