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Art. 2932 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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626 provvedimenti

Altri anni per Art. 2932 Codice Civile

Contratto preliminare immobile abusivo: è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30935/2025, ha stabilito che un contratto preliminare immobile abusivo è pienamente valido ed efficace tra le parti, anche se l'immobile presenta irregolarità edilizie. La Corte ha chiarito che la mancata concessione della sanatoria non rende il contratto inefficace, a meno che non sia stata esplicitamente pattuita come condizione sospensiva. La normativa sull'urbanistica, che impone la menzione dei titoli edilizi, si applica solo agli atti di trasferimento definitivi e non ai contratti preliminari, che hanno solo effetti obbligatori. Di conseguenza, la richiesta dei venditori di dichiarare l'inefficacia del contratto è stata respinta.
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Danno da lucro cessante: la liquidazione equitativa
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che condannava il promittente venditore al risarcimento del danno da lucro cessante in favore della società promissaria acquirente per inadempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare. L'ordinanza ribadisce la legittimità della liquidazione equitativa del danno, basata anche su documenti acquisiti d'ufficio dal consulente tecnico (CTU), quando la prova del suo esatto ammontare risulta difficile.
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Risoluzione contratto preliminare: le restituzioni
Un promissario acquirente versa somme oltre al prezzo, inclusi oneri condominiali arretrati, in base a un contratto preliminare. I promittenti venditori, successivamente, rifiutano di stipulare il rogito definitivo. La Corte di Cassazione conferma che, in caso di risoluzione del contratto preliminare per inadempimento dei venditori, l'acquirente ha diritto alla restituzione integrale di tutte le somme pagate in esecuzione del contratto, comprese quelle per le spese condominiali. La richiesta dei venditori di riavere i canoni di locazione percepiti dall'acquirente viene respinta perché non è mai stata formulata una domanda specifica nei precedenti gradi di giudizio.
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Onere della prova preliminare: la decisione della Cassazione
Una società costruttrice ha citato in giudizio una società immobiliare per ottenere l'esecuzione di un contratto preliminare di vendita, chiedendo una riduzione del prezzo a causa della scoperta di contaminanti nel terreno. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la domanda, sottolineando che l'acquirente non aveva adempiuto al proprio onere della prova preliminare riguardo l'inadempimento del venditore. La Corte ha ribadito che il giudice ha ampia discrezionalità nel valutare l'ammissibilità delle prove e che la richiesta di riesame dei fatti è inammissibile in sede di legittimità.
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Novazione oggettiva: quando un nuovo accordo ne estingue uno?
Un fratello paga per intero un mutuo cointestato e chiede alla sorella la sua parte. Lei si oppone sostenendo che un successivo contratto preliminare di vendita a prezzo ridotto avesse sostituito il debito. La Corte di Cassazione interviene sul tema della novazione oggettiva, chiarendo che per estinguere un'obbligazione precedente non basta la stipula di un nuovo accordo, ma è necessaria una volontà inequivocabile delle parti in tal senso, non desumibile dalla sola apparente incompatibilità o dal prezzo vantaggioso.
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Accollo interno: effetti sul creditore e contratto
Un professionista agisce in giudizio contro i propri committenti per ottenere il pagamento del suo compenso. I committenti si difendono sostenendo che un terzo (una società costruttrice) si era assunto l'obbligo di pagare tramite una clausola inserita in un contratto preliminare di vendita. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale accordo, configurandosi come un accollo interno, produce effetti solo tra le parti che lo hanno stipulato (committenti e società) e non è opponibile al creditore, il quale ha diritto di ricevere l'intero pagamento dai suoi debitori originali. Di conseguenza, i committenti sono stati condannati a saldare l'intero importo dovuto al professionista.
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Contratto preliminare immobile ipotecato: la Cassazione
Una società venditrice non adempie a un contratto preliminare per un immobile ipotecato, adducendo difficoltà economiche. I promissari acquirenti ottengono in appello una sentenza che dispone il trasferimento coattivo del bene. La società ricorre in Cassazione. La Corte, rilevando la presenza di un altro caso con questioni giuridiche identiche, rinvia la trattazione per una decisione congiunta, data la rilevanza delle questioni sul contratto preliminare immobile ipotecato.
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Giudicato esterno: vincolante anche con causa diversa
La Corte di Cassazione conferma che l'accertamento di un fatto in una precedente sentenza passata in giudicato ha efficacia vincolante in un successivo giudizio tra le stesse parti, anche se quest'ultimo ha un oggetto e una causa legale differenti. Il caso riguarda una disputa sulla proprietà di una soffitta, risolta in base al principio del giudicato esterno che ne aveva già stabilito l'appartenenza a uno specifico appartamento.
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Ricorso per Cassazione: inammissibile senza i fatti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione a causa della mancata esposizione sommaria dei fatti di causa, come richiesto dal codice di procedura civile. Il caso riguardava una complessa vicenda immobiliare nata da un contratto preliminare non adempiuto. La decisione sottolinea l'importanza dei requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Scioglimento comunione: abusi edilizi e divisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una comproprietaria che si opponeva allo scioglimento della comunione a causa di abusi edilizi. La Corte ha stabilito che la sanatoria degli abusi e la natura minore delle irregolarità residue non impediscono la divisione. Inoltre, ha confermato la decisione di assegnare una piscina, bene non comodamente divisibile, a uno solo dei comproprietari, data l'alta conflittualità tra le parti e la mancanza di una richiesta congiunta per il mantenimento della comunione su quel bene specifico. Questo caso chiarisce i limiti dell'improcedibilità della domanda di divisione in presenza di irregolarità urbanistiche.
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Errore materiale: Cassazione chiarisce i limiti
Un cittadino ha impugnato una sentenza basata su un certificato urbanistico contenente dati catastali errati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando l'inesattezza come un mero errore materiale, facilmente rettificabile tramite altri documenti in atti, come la visura catastale. La decisione sottolinea che per tali sviste non è necessario avviare una complessa procedura di querela di falso.
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Corrispondenza chiesto-pronunciato: limiti del giudice
Un costruttore viene citato in giudizio per non aver completato degli appartamenti promessi in permuta di un terreno. I proprietari chiedono al giudice di fissare un termine per il completamento. Il tribunale, invece, ordina il trasferimento coattivo della proprietà. La Cassazione conferma la decisione d'appello che annullava la prima sentenza: il giudice non può concedere un rimedio diverso da quello richiesto, nel rispetto del principio di corrispondenza chiesto-pronunciato. È inoltre ribadito che non si possono introdurre nuove domande nelle memorie conclusive.
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Interessi compensativi contratto preliminare: la guida
La Corte di Cassazione chiarisce che in un contratto preliminare di compravendita, in caso di inadempimento del compratore, gli interessi compensativi sul prezzo decorrono non dalla data pattuita per il rogito, ma dal momento in cui il venditore comunica formalmente la propria disponibilità a concludere l'atto definitivo. Questa comunicazione rende il credito liquido ed esigibile. La richiesta di risarcimento per ulteriori danni è stata respinta per un vizio procedurale, sottolineando l'importanza di reiterare le istanze istruttorie in appello.
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Buona fede del terzo acquirente: prova e presunzioni
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato l'inefficacia di un acquisto immobiliare da parte di un terzo, ritenendolo in mala fede. La sentenza stabilisce che la presunzione legale di buona fede del terzo acquirente può essere superata attraverso prove presuntive, qualora queste siano gravi, precise e concordanti. Nel caso di specie, elementi come gli stretti legami familiari tra le parti, la mancata prova del pagamento del prezzo e la consapevolezza della litigiosità dell'immobile sono stati considerati sufficienti a dimostrare la partecipazione del terzo all'accordo simulatorio volto a danneggiare i creditori.
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Inadempimento preliminare vendita: quando è grave?
La Corte di Cassazione conferma che l'inadempimento preliminare vendita da parte del promittente venditore è da considerarsi grave se l'immobile presenta irregolarità edilizie, anche solo su pertinenze come garage o depositi. La gravità sussiste soprattutto quando il venditore aveva contrattualmente garantito la piena conformità urbanistica del bene, legittimando il recesso del promissario acquirente e la sua richiesta di restituzione del doppio della caparra.
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Contratto preliminare nullo: l’oggetto deve essere certo
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto preliminare di vendita immobiliare a causa dell'assoluta indeterminatezza dell'oggetto. La scrittura privata non specificava l'ubicazione né i confini del terreno e del fabbricato da costruire. La Corte ha chiarito che, affinché un contratto sia valido, l'immobile deve essere almeno determinabile sulla base di elementi presenti nell'accordo stesso, cosa che non avveniva nel caso di specie, rendendo il contratto preliminare nullo e non semplicemente inefficace.
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Giudicato interno: appello implicito e contratto
Due acquirenti, dopo aver pagato un immobile, non ottengono il rogito a causa di ipoteche non cancellate dal venditore. Il Tribunale, pur condannando il venditore al risarcimento, dichiara risolto il contratto preliminare. La Corte d'Appello rigetta la richiesta di trasferimento dell'immobile, ritenendo che la statuizione sulla risoluzione fosse passata in giudicato interno perché non specificamente impugnata. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la domanda di adempimento del contratto è intrinsecamente incompatibile con la sua risoluzione e costituisce, pertanto, un'impugnazione implicita, impedendo la formazione del giudicato interno.
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Contratto preliminare: quando è valido dopo il definitivo
Una società acquirente ha agito in giudizio per ottenere l'esecuzione specifica di un contratto preliminare di cessione d'azienda. I venditori si opponevano, sostenendo che la questione fosse superata dalla stipula di un successivo contratto definitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: se il contratto definitivo viene dichiarato inefficace con sentenza passata in giudicato, il contratto preliminare riacquista piena validità e la parte adempiente può chiederne l'esecuzione. La Corte ha inoltre ribadito che l'offerta di pagamento del prezzo è implicita nella domanda giudiziale stessa.
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Responsabilità amministratori banca: la Cassazione conferma
Un ex amministratore di un istituto di credito ha impugnato una sanzione pecuniaria irrogata dall'Autorità di Vigilanza per carenze gestionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le sanzioni amministrative bancarie non hanno natura penale e, pertanto, non è applicabile il principio della legge più favorevole (lex mitior). La sentenza ribadisce l'elevato standard di diligenza richiesto e la centrale importanza della responsabilità degli amministratori di banca nel dovere di agire informati.
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Offerta del prezzo: quando non serve per la vendita
Un promissario acquirente ha richiesto il trasferimento di un immobile e la riduzione del prezzo per vizi. I tribunali di merito hanno respinto la domanda per mancata offerta del prezzo. La Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo che quando si chiede una riduzione del prezzo, l'offerta del prezzo non è necessaria prima che il giudice stabilisca l'importo esatto dovuto.
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