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Art. 2932 Codice Civile — Anno 2024

232 provvedimenti

Altri anni per Art. 2932 Codice Civile

Rifiuto stipula definitivo: quando è contrario a buona fede?
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un promissario acquirente che si era rifiutato di firmare il contratto definitivo. Il suo rifiuto stipula definitivo era motivato dalla mancata produzione di una dichiarazione di conformità catastale, un obbligo però introdotto da una legge successiva ai fatti. La Corte ha ritenuto il rifiuto contrario a buona fede, configurando un inadempimento da parte dell'acquirente.
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Inadempimento grave: inammissibile ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un promissario acquirente la cui domanda di esecuzione di un contratto preliminare era stata respinta nei primi due gradi di giudizio. La Corte ribadisce che il giudizio di legittimità non può riesaminare i fatti o le prove, attività riservata esclusivamente al giudice di merito, confermando la decisione basata sull'accertato inadempimento grave dell'acquirente.
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Giudicato preliminare: quando si può fare nuova causa
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del giudicato preliminare. Un'azione per l'esecuzione specifica di un contratto preliminare, precedentemente respinta, può essere riproposta se fondata su fatti nuovi e successivi. Nel caso specifico, il rifiuto della parte acquirente di presentarsi dal notaio, avvenuto dopo la prima sentenza, costituisce una nuova 'causa petendi' che legittima una nuova azione legale, superando l'eccezione di precedente giudicato.
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Disconoscimento firma: la Cassazione rinvia la decisione
In una causa per l'esecuzione di un contratto preliminare immobiliare, la parte convenuta ha contestato l'autenticità della propria firma. La Corte di Cassazione, di fronte a un ricorso che lamenta la tardività di tale disconoscimento firma, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Ritenendo indispensabile verificare la cronologia processuale, la Corte ha sospeso la decisione e disposto l'acquisizione del fascicolo d'ufficio dei gradi precedenti per accertare i fatti prima di pronunciarsi nel merito.
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Impugnazione lodo arbitrale: inammissibilità del ricorso
Una complessa vicenda contrattuale, originata da una scrittura privata, è stata decisa da un lodo arbitrale che ha respinto le domande di inadempimento. Dopo la conferma della decisione da parte della Corte d'Appello, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso finale. La Suprema Corte ha basato la sua decisione sulla confusa e non autosufficiente formulazione dei motivi, ribadendo che non può riesaminare nel merito i fatti o l'interpretazione del contratto già valutati dagli arbitri. Questa ordinanza sottolinea i rigorosi requisiti formali per l'impugnazione lodo arbitrale.
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Usucapione: quando la detenzione non diventa possesso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che rivendicava la proprietà di un immobile per usucapione. L'individuo aveva ottenuto la disponibilità del bene tramite un contratto preliminare di compravendita, ma secondo i giudici questo ha generato una mera detenzione e non un possesso utile ai fini dell'usucapione, poiché non era intervenuto un atto idoneo a mutare il titolo del godimento. La decisione conferma che la richiesta di una nuova valutazione dei fatti è preclusa in sede di legittimità.
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Contratto preliminare: quando si può trasferire?
Un promissario acquirente ha richiesto l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare per terreni e porzioni di fabbricato. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, stabilendo che per ottenere una sentenza che trasferisca la proprietà, il contratto preliminare deve contenere l'esatta identificazione del bene, con tutti i dati catastali, e la dichiarazione di conformità catastale per i fabbricati. L'assenza di questi elementi preclude il trasferimento giudiziale.
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Patto commissorio: quando è nullo il preliminare?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza che aveva escluso la nullità di un contratto preliminare per violazione del divieto di patto commissorio. Secondo la Corte, i giudici di merito hanno correttamente valutato in autonomia le prove, senza essere vincolati dall'esito di un precedente processo penale, confermando la validità dell'accordo di compravendita.
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Valutazione delle prove: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso relativo a un contratto preliminare nullo. Gli appellanti contestavano la valutazione delle prove del giudice di merito riguardo l'esistenza di condutture interrate, sostenendo fosse basata su presunzioni. La Corte ha stabilito che il ricorso era un tentativo inammissibile di ottenere un nuovo esame dei fatti, poiché la decisione impugnata si fondava su elementi concreti come un pozzetto di ispezione e le stesse ammissioni della parte ricorrente.
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Bancarotta fraudolenta: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta. La difesa aveva contestato la ricostruzione dei fatti e la responsabilità dell'imputato, ma la Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici, assertivi e privi di una critica specifica alla sentenza precedente, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione.
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Contratto preliminare: la Cassazione decide sul prezzo
Una società costruttrice cita in giudizio un acquirente per terminare un contratto preliminare relativo a un immobile venduto a un prezzo di favore. La società invoca la rescissione per lesione e l'inadempimento dell'acquirente, il quale, a sua volta, richiede l'esecuzione del contratto e il pagamento di una penale per il ritardo. La Corte di Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi, consolidando i principi sulla nullità della diffida che esige un prezzo maggiorato e chiarendo che la penale per il ritardo si interrompe alla data indicata nel contratto (verbale di fine lavori), non necessariamente alla consegna effettiva.
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Scientia decoctionis: vendita con ipoteca e revocatoria
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una compravendita immobiliare nei confronti del fallimento della società venditrice. La Corte ha stabilito che la conoscenza da parte dell'acquirente di una pesante ipoteca giudiziale iscritta sull'immobile, menzionata nell'atto di vendita, costituisce prova sufficiente della sua consapevolezza dello stato di insolvenza del venditore (scientia decoctionis), legittimando così l'azione revocatoria del curatore fallimentare.
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Recesso contratto preliminare: chi ha diritto alla caparra?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10751/2024, ha chiarito le regole sul recesso contratto preliminare e sulla sorte della caparra. Nel caso di inadempimenti reciproci, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa per stabilire quale condotta sia stata più grave. Se il recesso di una parte è ingiustificato perché il suo inadempimento è prevalente, l'altra parte ha diritto a trattenere la caparra ricevuta. La Corte ha confermato la decisione di merito che ha negato la restituzione della caparra ai promissari acquirenti, il cui recesso è stato ritenuto privo di giustificazione.
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Intervento in appello: quando è inammissibile?
Una società costruttrice tenta un intervento in appello in una causa di rivendicazione immobiliare tra terzi, ma la sua istanza viene respinta. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo che l'intervento in appello è ammesso solo per chi potrebbe proporre opposizione di terzo, e richiede la prova di un titolo di proprietà incompatibile con quello della parte vittoriosa. In mancanza di tale prova, l'intervento è inammissibile e il ricorrente può essere sanzionato per abuso del processo.
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Prezzo edilizia agevolata: valido se inferiore al massimo
Un acquirente di un immobile in edilizia agevolata si è visto ricalcolare il prezzo al rialzo dalla Corte d'Appello. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il prezzo edilizia agevolata fissato nel contratto è valido se inferiore al massimo consentito dalla convenzione pubblica, poiché la legge tutela l'acquirente fissando solo un tetto massimo e non un prezzo fisso.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato le conseguenze dell'inadempimento del contratto preliminare da parte del venditore. La Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando il suo inadempimento, e ha accolto quello del compratore, stabilendo che gli interessi sul saldo prezzo sono dovuti solo dal momento in cui la sentenza di trasferimento coattivo passa in giudicato, e non dall'inizio della causa, poiché il rifiuto del compratore di stipulare era legittimo.
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Discussione orale appello: quando va richiesta?
Una società immobiliare ha visto il proprio ricorso respinto a causa di un vizio procedurale nella richiesta di discussione orale in appello. La Cassazione ha ribadito che tale richiesta, formulata nelle conclusioni, deve essere reiterata nelle memorie di replica. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il motivo relativo alla valutazione dei fatti per il principio della 'doppia conforme', poiché le decisioni di primo e secondo grado erano basate sulle medesime ragioni fattuali.
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Inadempimento contratto preliminare: le clausole opzionali
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento contratto preliminare immobiliare. Una venditrice non aveva rimosso un usufrutto sull'immobile come pattuito. Nonostante una clausola che permetteva all'acquirente di comprare comunque a prezzo ridotto, la Corte ha confermato la risoluzione del contratto per colpa della venditrice, stabilendo che un'opzione per l'acquirente non cancella l'obbligo principale del venditore. Il ricorso della venditrice è stato dichiarato inammissibile.
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Preliminare cessione azienda: che fare se un socio recede?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto preliminare di cessione d'azienda resta valido anche se uno dei due soci della società venditrice recede prima della stipula del contratto definitivo. Il socio superstite ha pieni poteri per rappresentare la società e concludere l'affare, poiché la società non si scioglie immediatamente ma rimane pienamente operativa per un periodo di sei mesi. Di conseguenza, il ricorso del promissario acquirente, che si rifiutava di concludere l'acquisto, è stato respinto.
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Giudicato esterno: effetti sul rapporto di lavoro
Una lavoratrice, dopo che una precedente sentenza aveva definitivamente accertato la tardività della sua impugnazione del licenziamento, ha intentato una nuova causa basata su un presunto trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudicato esterno sulla cessazione del rapporto di lavoro preclude ogni successiva domanda che ne presupponga la continuità, rendendo irrilevante l'accertamento del trasferimento.
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