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Art. 2932 Codice Civile — Anno 2024

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232 provvedimenti

Altri anni per Art. 2932 Codice Civile

Patto di prova illegittimo: l’assunzione è un diritto
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato l'illegittimità del patto di prova imposto da una società di servizi postali a una lavoratrice. La lavoratrice, già inserita in una graduatoria per l'assunzione a tempo indeterminato, si era vista negare il posto per il mancato superamento di una prova di guida del motomezzo. I giudici hanno ritenuto la clausola nulla e contraria a buona fede, poiché inserita unilateralmente e dopo che la lavoratrice aveva già dimostrato le sue capacità in precedenti rapporti a termine. Di conseguenza, è stato dichiarato costituito il rapporto di lavoro con diritto al risarcimento del danno.
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Ripristino rapporto di lavoro: quando è effettivo?
La Corte di Cassazione chiarisce che il ripristino rapporto di lavoro, dopo una sentenza che ne accerta l'esistenza, si perfeziona solo con la comunicazione al lavoratore di tutti gli elementi essenziali del contratto (luogo, orario, mansioni), non essendo sufficiente un generico invito a presentarsi in azienda. Di conseguenza, il licenziamento per assenza ingiustificata intimato prima di tale comunicazione è illegittimo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Modifica servitù di passaggio: l’accordo è vincolante
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18004/2024, ha stabilito che un accordo scritto per la modifica servitù di passaggio, completo di planimetria, costituisce un contratto definitivo e vincolante. La parte che ha sottoscritto l'accordo non può rifiutarsi di adempiere, essendo obbligata a realizzare il nuovo percorso a proprie spese. La Corte ha rigettato il ricorso della proprietaria del fondo servente, che sosteneva la natura meramente preliminare e indeterminata dell'accordo, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Permuta cosa futura: nullità se l’oggetto è incerto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17961/2024, ha confermato la nullità di un contratto preliminare di permuta cosa futura. Il caso riguardava lo scambio di un terreno con appartamenti da costruire. La Corte ha stabilito che, per la sua validità, il contratto deve contenere criteri oggettivi e prestabiliti per individuare con certezza i futuri immobili, non potendo rimettere la loro determinazione a un successivo accordo o alla scelta discrezionale di una delle parti.
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Danni da infiltrazioni: chi paga? La responsabilità
Un'attività commerciale subisce danni da infiltrazioni provenienti da un terrapieno sovrastante. Il proprietario di quest'ultimo invoca lo scolo naturale delle acque, ma la Cassazione respinge la sua tesi. La Corte Suprema chiarisce che la presenza di opere umane, come un terrapieno, esclude l'applicazione dell'art. 913 c.c. e configura una responsabilità per danni da infiltrazioni a carico del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., data la mancata impermeabilizzazione.
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Liquidazione spese legali: il criterio del decisum
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17254/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla liquidazione spese legali. In caso di accoglimento parziale della domanda, le spese devono essere calcolate sulla base della somma effettivamente riconosciuta alla parte vittoriosa ('decisum') e non su quella originariamente richiesta. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente liquidato le spese del primo grado basandosi sul valore iniziale della causa, anziché sull'importo ridotto del risarcimento concesso, violando così i parametri della tariffa forense.
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Abusi edilizi e recesso: quando è legittimo
Una promissaria acquirente ha scoperto significativi abusi edilizi in un immobile dopo aver firmato un contratto preliminare. I venditori avevano falsamente dichiarato che l'immobile era stato costruito prima del 1967. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell'acquirente di recedere dal contratto e di ricevere il doppio della caparra versata, stabilendo che tali difformità costituiscono un grave inadempimento contrattuale, anche se non rendono nullo il contratto stesso.
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Estinzione del giudizio di cassazione per rinuncia
Una società chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto in una causa immobiliare. Prima della decisione, le parti raggiungono un accordo. La ricorrente rinuncia al ricorso, portando all'estinzione del giudizio di cassazione con compensazione delle spese.
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Errore di fatto: quando non si può revocare una sentenza
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. La Corte ha chiarito che l'errata interpretazione giuridica del contenuto di un atto processuale non costituisce un errore di fatto, ma un errore di valutazione, che non legittima la revocazione. La decisione impugnata si basava correttamente sul principio causalistico che lega diverse azioni legali nate dallo stesso rapporto, confermando l'effetto interruttivo della prescrizione anche se la prima azione riguardava solo una parte dei beni oggetto della controversia.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: specificità motivi
Un proponente acquirente, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa relativa a una compravendita immobiliare finita a un altro soggetto, si è rivolto alla Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile perché i motivi di appello erano formulati in modo generico e non specifico, violando il principio di autosufficienza. Questo caso sottolinea l'importanza della corretta redazione degli atti processuali per evitare una declaratoria di inammissibilità del ricorso in Cassazione.
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Errore di fatto Cassazione: rinvio a pubblica udienza
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguarda il diniego di trasferimento coattivo di un immobile, ritenuto affetto da abuso edilizio primario. Il ricorrente sostiene che la Cassazione abbia commesso un errore di fatto, ignorando la presenza di regolari concessioni edilizie documentate negli atti. Data la particolare rilevanza della questione, il Collegio ha disposto una trattazione approfondita in pubblica udienza.
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Appello incidentale tardivo: i limiti spiegati
Un gruppo di eredi ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la loro domanda di rivendicazione di un immobile. La questione centrale riguardava la tempestività di un'impugnazione presentata da una delle società convenute. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'appello incidentale tardivo era stato effettivamente depositato oltre i termini, poiché la notifica della sentenza a uno solo dei difensori della società era sufficiente a far decorrere il termine per impugnare. Di conseguenza, la sentenza di primo grado, favorevole agli eredi contro quella specifica società, è diventata definitiva.
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Inadempimento preliminare: box auto inutilizzabile
Un acquirente ha chiesto la risoluzione di un contratto preliminare per un appartamento con box auto, lamentando che la rampa di accesso fosse talmente ripida da renderlo inutilizzabile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la concreta e sostanziale inutilizzabilità del garage costituisce un inadempimento contratto preliminare di non scarsa importanza. Questo grave inadempimento giustifica la risoluzione del contratto, anche se il costruttore ha pagato una sanzione amministrativa per sanare l'irregolarità formale.
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Errore di fatto: la Cassazione revoca la sua decisione
La Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente ordinanza a causa di un errore di fatto. La Corte aveva erroneamente creduto che la promissaria acquirente avesse modificato la sua domanda in risoluzione per scadenza di termine essenziale, mentre in realtà aveva chiesto la risoluzione per inadempimento. Riconosciuto l'errore, la Corte ha annullato la sua decisione e, riesaminando il caso, ha rigettato il ricorso originario della promissaria acquirente, condannandola alle spese.
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Preliminare non firmato: la colpa è del venditore
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un contratto preliminare di vendita immobiliare è risolto per inadempimento dei promittenti venditori se non tutti i comproprietari lo hanno sottoscritto. Anche se la promissaria acquirente non ha rispettato il termine per il rogito, la mancata acquisizione del consenso di tutti i proprietari è una violazione più grave che giustifica la risoluzione del contratto e la condanna dei venditori a restituire il doppio della caparra. Questo caso evidenzia come un preliminare non firmato da tutti i contitolari renda i venditori inadempienti sin dall'inizio.
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Usucapione abbreviata: no se acquisti dal vero proprietario
La Corte di Cassazione stabilisce che l'usucapione abbreviata non è configurabile quando l'acquisto di un immobile avviene dal legittimo proprietario, anche in presenza di una precedente trascrizione di una domanda giudiziale volta a ottenere il trasferimento dello stesso bene. La sentenza che accoglie tale domanda ha efficacia 'ex nunc' (dal momento della decisione), trasferendo la proprietà solo quando diventa definitiva. Di conseguenza, l'acquisto non può essere considerato 'a non domino', requisito essenziale per l'usucapione abbreviata.
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Usucapione servitù: possesso del dante causa vale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14538/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni promittenti venditori, confermando l'avvenuta usucapione di una servitù di passaggio a favore del promissario acquirente. Il caso verteva su un preliminare di vendita non seguito dal definitivo e sulla successiva richiesta del compratore di accertare l'usucapione della servitù. La Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo del ventennio necessario, l'attuale proprietario può sommare il proprio possesso a quello del suo dante causa (accessione nel possesso, art. 1146 c.c.), anche se al momento dell'inizio del passaggio non era ancora proprietario del fondo dominante. La decisione ha inoltre ribadito i criteri per definire una servitù come 'apparente' e quindi usucapibile.
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Notifica UE: valida anche senza traduzione del documento
La Corte di Cassazione ha stabilito che una notifica UE di un atto giudiziario è valida anche senza traduzione se si dimostra che il destinatario comprende la lingua originale. In un caso di divisione ereditaria, un appello era stato dichiarato inammissibile per un presunto difetto di notifica a eredi residenti all'estero. La Cassazione ha annullato la decisione, ritenendo il rifiuto di ricevere l'atto un abuso, data la comprovata conoscenza dell'italiano da parte del destinatario, e ha riaffermato il principio della scissione degli effetti della notifica per il notificante.
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Inadempimento contratto preliminare: opere abusive
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare per grave inadempimento del promissario acquirente. Quest'ultimo, dopo aver ottenuto la disponibilità del bene, aveva realizzato opere abusive che rendevano l'immobile non commerciabile. La Corte ha ritenuto legittima la decisione dei giudici di merito, che hanno addebitato la responsabilità dell'abuso al promissario acquirente, respingendo il suo ricorso e confermando l'inadempimento del contratto preliminare.
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Cessione gratuita prefabbricati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sulla questione della cessione gratuita prefabbricati assegnati dopo il sisma del 1980. L'ordinanza annulla la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la richiesta di alcuni cittadini per tardività. La Cassazione chiarisce che una modifica legislativa del 2005, estendendo il beneficio a nuove tipologie di immobili, ha di fatto creato un nuovo termine per la presentazione delle domande. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame che verifichi le caratteristiche costruttive degli immobili e la tempestività della domanda alla luce della nuova normativa.
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