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Art. 2932 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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626 provvedimenti

Altri anni per Art. 2932 Codice Civile

Giudicato esterno e risarcimento: la Cassazione decide
Una coppia acquista un immobile occupato da un terzo. I proprietari agiscono in giudizio per ottenere il rilascio e il risarcimento dei danni. Tuttavia, in un precedente e separato giudizio, una loro domanda di risarcimento per la stessa causa era stata respinta con una statuizione passata in giudicato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6697/2024, ha stabilito che l'esistenza di questo "giudicato esterno" impedisce di richiedere nuovamente i danni in un nuovo processo, annullando di conseguenza la condanna al pagamento che era stata inflitta all'occupante.
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Difformità urbanistica: risoluzione del preliminare
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare a causa di una grave difformità urbanistica. Il venditore aveva promesso in vendita un immobile con una mansarda adibita a zona notte, che però non era legalmente abitabile. Tale discrepanza tra lo stato di fatto e quello di diritto è stata ritenuta un inadempimento di grave importanza, tale da giustificare lo scioglimento del contratto a favore del promissario acquirente.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una sentenza della Corte d'Appello che aveva dichiarato la nullità di un contratto preliminare. La decisione si fonda sul fatto che il ricorso è stato presentato oltre i termini di legge, configurandosi come un ricorso tardivo. La Corte chiarisce che la successiva ordinanza di correzione della sentenza impugnata non riapre i termini per l'impugnazione sulle parti non oggetto della correzione stessa.
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Domanda giudiziale: rinuncia e modifica in corso causa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6459/2024, ha stabilito che la modifica di una domanda giudiziale da adempimento coattivo a recesso contrattuale rientra nei poteri del difensore e costituisce una scelta processuale definitiva. Il caso riguardava un contratto preliminare di compravendita immobiliare la cui stipula era impedita da un abuso edilizio. La parte acquirente, dopo aver inizialmente agito per il trasferimento del bene, ha modificato la propria domanda chiedendo il recesso e il doppio della caparra. La Suprema Corte ha confermato la legittimità di tale mutamento, rigettando il ricorso della parte che sosteneva di non aver mai voluto rinunciare alla domanda originaria.
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Prelazione testamentaria: il valore del ‘desiderio’
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della prelazione testamentaria. Il caso riguarda una clausola in un testamento che esprimeva il 'desiderio' del defunto che gli eredi si preferissero a vicenda in caso di vendita dei beni ereditati. I giudici di merito avevano interpretato tale espressione come un mero auspicio morale. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, se il testamento prevede una sanzione specifica (in questo caso, la riduzione alla sola quota di legittima) per chi non rispetta tale 'desiderio', questo si trasforma in un obbligo giuridico vincolante, configurando una vera e propria prelazione testamentaria.
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Divisione ereditaria: nullità per immobile abusivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6377/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di divisione ereditaria: un accordo di divisione che include un immobile abusivo è nullo. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello, aderendo al più recente orientamento delle Sezioni Unite (sent. n. 25021/2019) secondo cui anche gli atti di scioglimento della comunione ereditaria sono soggetti alle sanzioni di nullità previste dalla normativa urbanistica per gli atti tra vivi. Il caso riguardava una disputa tra coeredi sulla validità di una scrittura privata di divisione, contestata da uno di essi a cui era stato assegnato un fabbricato non in regola.
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Termine scadente di sabato: la proroga in appello
La Corte di Cassazione ha chiarito che, se il termine per impugnare una sentenza scade di sabato, esso è automaticamente prorogato al primo giorno non festivo successivo. In un caso riguardante un contratto preliminare, la Corte d'Appello aveva dichiarato un appello inammissibile perché la parte non aveva provato la data di comunicazione della sentenza di primo grado. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, anche ipotizzando la data più sfavorevole per l'appellante, il termine scadente di sabato avrebbe comunque beneficiato della proroga legale, rendendo l'appello tempestivo e l'onere della prova irrilevante a tal fine.
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Condizione sospensiva mista: onere della prova
La Corte di Cassazione chiarisce l'onere della prova nel caso di mancato avveramento di una condizione sospensiva mista. In un contratto preliminare di vendita immobiliare, la cui efficacia era subordinata a un mutamento di destinazione urbanistica, la Corte ha stabilito che la parte che invoca la finzione di avveramento della condizione (art. 1359 c.c.) deve dimostrare il comportamento doloso o colposo della controparte, non essendo sufficiente il mero non verificarsi dell'evento.
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Azione 2932 c.c.: preliminare nullo senza dati mutuo
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di trasferimento immobiliare basata su un'azione 2932 c.c. La causa del rigetto risiede nella mancata specificazione, da parte della promissaria acquirente, degli elementi essenziali del mutuo fondiario che si sarebbe dovuta accollare come parte del prezzo. Secondo la Corte, l'assenza di dettagli come il piano di ammortamento e le rate residue impedisce al giudice di emettere una sentenza che rispecchi fedelmente l'accordo originale, requisito fondamentale per l'accoglimento della domanda.
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Divisione ereditaria: i beni devono essere in comunione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5920/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di divisione ereditaria: i beni da dividere devono appartenere alla comunione non solo all'inizio della causa, ma fino al momento della sua definizione. Nel caso specifico, alcuni beni erano stati trasferiti a due coeredi con una sentenza passata in giudicato, in esecuzione di un contratto preliminare stipulato dal defunto. La Corte ha chiarito che tale trasferimento è pienamente efficace tra i coeredi, rendendo impossibile includere detti beni nella divisione, indipendentemente dalla data di trascrizione della domanda giudiziale.
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Oggetto del contratto: quando è valido il preliminare?
Un promissario acquirente ha richiesto la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte d'Appello aveva dichiarato nullo il contratto per indeterminatezza dell'oggetto, in quanto l'immobile non era descritto con dati catastali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'oggetto del contratto, anche se non completamente descritto, era comunque determinabile "per relationem", ossia tramite il riferimento esplicito a un altro documento (nella fattispecie, una dichiarazione di successione), rendendo così il contratto valido. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Usucapione beni pubblici: no ad alloggi popolari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5049/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di usucapione beni pubblici. Il caso riguardava la richiesta di trasferimento di un alloggio di edilizia popolare, contrastata dalla pretesa di un terzo che affermava di aver usucapito una parte del terreno. La Suprema Corte ha chiarito che gli immobili appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato e destinati a finalità sociali, come l'edilizia popolare, non possono essere acquisiti per usucapione da privati, poiché ciò sarebbe incompatibile con la loro destinazione pubblica.
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Caparra confirmatoria: se è l’intero prezzo non vale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28700/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contratti preliminari di compravendita immobiliare. Se l'acquirente versa l'intero prezzo pattuito, tale somma non può essere qualificata come caparra confirmatoria, anche se il contratto la definisce tale. Di conseguenza, il venditore non può esercitare il diritto di recesso per un inadempimento di lieve importanza (come il mancato pagamento di spese per migliorie), ma deve agire con gli strumenti ordinari. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando che l'adempimento totale dell'obbligazione principale esclude la funzione tipica della caparra.
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Inadempimento preliminare: ritardi e buona fede
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento della società promittente acquirente. La sentenza evidenzia come il ritardo nell'avviare le operazioni di frazionamento, a carico dell'acquirente, e la mancata convocazione per il rogito costituiscano un inadempimento preliminare di importanza tale da giustificare lo scioglimento del contratto, a nulla valendo un lieve ritardo successivo delle promittenti venditrici.
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Domanda Interessi: quando il giudice non può decidere
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che aveva concesso gli interessi sul prezzo di una compravendita immobiliare in assenza di una specifica domanda interessi da parte del creditore. L'ordinanza ribadisce che, in base al principio della domanda (art. 112 c.p.c.), il giudice non può pronunciarsi su accessori del credito, come gli interessi, se non espressamente richiesti, a differenza del risarcimento del danno dove essi sono una componente intrinseca.
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Contratto preliminare bene in comunione: cosa succede
Un acquirente ha cercato di far valere un contratto preliminare per un bene in comunione, firmato da un solo comproprietario per conto di tutti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la mancanza della procura scritta di un comproprietario rende l'intero contratto preliminare bene in comunione inefficace. La Corte ha ribadito che tale accordo è un'operazione giuridica indivisibile e non è possibile il trasferimento forzoso delle sole quote dei comproprietari consenzienti.
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Termine breve impugnazione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso relativo a una compravendita immobiliare. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, presentata oltre il termine breve di impugnazione decorrente dalla data in cui la sentenza di appello era stata formalmente notificata ai ricorrenti presso la loro residenza. Questo caso evidenzia l'importanza cruciale del rispetto delle scadenze processuali.
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Nullità urbanistica: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato la nullità di alcuni contratti di leasing immobiliare a causa di difformità urbanistiche. Il caso riguardava la vendita di unità immobiliari risultate non conformi al titolo edilizio originario. La Suprema Corte ha ribadito il principio, stabilito dalle Sezioni Unite, secondo cui la nullità urbanistica è di tipo 'testuale': il contratto è nullo solo se nell'atto non vengono menzionati gli estremi del titolo abilitativo (permesso di costruire, etc.). Se il titolo è menzionato, esiste ed è riferibile all'immobile, il contratto è valido, a prescindere da eventuali difformità non totali tra l'immobile e il progetto approvato.
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Accollo imposte preliminare: ICI esclusa dal rimborso
In una controversia nata da un contratto preliminare di vendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di accollo imposte preliminare, se riferita genericamente alle "imposte sul reddito", non può includere l'ICI, in quanto quest'ultima è un'imposta di natura patrimoniale e non reddituale. La Corte ha inoltre ribadito che la consegna anticipata del bene al promissario acquirente costituisce mera detenzione e non possesso utile ai fini dell'usucapione, respingendo la relativa domanda riconvenzionale.
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Mandato senza rappresentanza: prova per presunzioni
Un ex marito rivendica la proprietà di un immobile intestato all'ex moglie, sostenendo di averla acquistata tramite un mandato senza rappresentanza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3108/2024, ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che gli indizi forniti non erano sufficienti a costituire una prova presuntiva grave, precisa e concordante, soprattutto a causa della promiscuità economica tra i coniugi che impediva di ricostruire con certezza la provenienza dei fondi.
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