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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2025

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4903 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Diffamazione a mezzo stampa: i limiti del giornalista
Una società editoriale è stata condannata per diffamazione a mezzo stampa per aver collegato un professionista ad attività mafiose in due articoli online. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza, specificando che il diritto di cronaca non esonera i giornalisti dal verificare a fondo le fonti, specie se la persona citata è menzionata solo marginalmente in atti investigativi e non risulta indagata. La Corte ha stabilito che il danno alla reputazione, pur non essendo automatico, può essere provato tramite presunzioni basate sulla gravità dell'accusa e sulla posizione professionale della vittima.
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Prestazione gratuita avvocato: quando non è dovuto
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a una sua ex cliente, con cui aveva avuto una lunga relazione sentimentale, solo dopo la fine del loro rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta dell'avvocato. È stato stabilito che la prestazione gratuita dell'avvocato era stata provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la durata quasi decennale della relazione e l'assenza di richieste di pagamento per tutto quel periodo, superando così la normale presunzione di onerosità della professione legale.
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Produzione documenti: quando è valida in giudizio?
Un istituto di credito ricorreva in Cassazione contro una decisione favorevole a un proprio correntista, sostenendo l'invalidità della produzione documenti della controparte. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la nullità di una memoria difensiva non si estende automaticamente ai documenti depositati contestualmente. La Corte ha sottolineato che il deposito materiale è un atto separato che può essere compiuto anche da un semplice 'nuncius' (messaggero), salvaguardando così le prove documentali in base al principio di conservazione degli atti.
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Avviso di addebito INPS: come impugnarlo bene
Un imprenditore contesta un avviso di addebito INPS per contributi non versati, sostenendo che i rapporti di lavoro non fossero subordinati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo importanti principi procedurali e di merito. La Corte ha stabilito che i vizi formali dell'atto devono essere impugnati con ricorso immediato in Cassazione, non in appello. Inoltre, ha ribadito che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La decisione finale ha confermato che la natura subordinata di un rapporto si desume da indici concreti (orario, sede, retribuzione fissa) che prevalgono sulla qualificazione formale data dalle parti.
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Autonoma organizzazione IRAP: i criteri della Cassazione
Una professionista ha richiesto il rimborso dell'IRAP, sostenendo di non avere una autonoma organizzazione. La Commissione tributaria regionale ha negato il rimborso, valorizzando il fatto che operasse in tre studi coordinati e sostenesse elevate spese per collaboratori. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, respingendo il ricorso della contribuente. La Corte ha ribadito che, nelle cause di rimborso, l'onere di provare l'assenza di autonoma organizzazione grava sul contribuente e che coordinare più sedi è un chiaro indice di tale struttura.
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Prova del danno da Centrale Rischi: onere probatorio
Una società in liquidazione e un suo esponente hanno citato in giudizio un istituto di credito per risarcimento danni, a seguito di una presunta illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto cruciale della decisione è la mancata prova del danno da parte dei ricorrenti. La Suprema Corte ha ribadito che non basta lamentare un'illegittima segnalazione, ma è necessario dimostrare concretamente il pregiudizio subito, rispettando il rigoroso onere probatorio.
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Onere della prova: estratti conto mancanti e CTU
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui un correntista chiedeva la rideterminazione del saldo del proprio conto, contestando addebiti illegittimi. A causa della mancanza di estratti conto per quasi un decennio, la Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo impossibile una ricostruzione attendibile del rapporto. La Cassazione ha confermato questa decisione, chiarendo che l'onere della prova grava sul correntista. Sebbene il giudice possa utilizzare altri elementi per sopperire a lacune documentali, non è obbligato a farlo, specialmente se il periodo scoperto è molto lungo e la documentazione è gravemente carente. La valutazione sull'idoneità delle prove è una prerogativa del giudice di merito.
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Danno potenziale: quando non è risarcibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33957/2025, ha stabilito che il risarcimento per il deprezzamento di un immobile non è dovuto se il danno rimane meramente potenziale. Il proprietario deve dimostrare una perdita economica concreta e attuale, come una vendita a prezzo ribassato o l'impossibilità di locare il bene. Un semplice calo di valore teorico, che potrebbe essere recuperato in futuro, non costituisce un danno risarcibile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del proprietario che lamentava danni per omessa manutenzione da parte del condominio e del comune, confermando che il danno potenziale non è sufficiente per fondare una pretesa risarcitoria.
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Occupazione senza titolo: la prova del danno
Un'azienda condannata per occupazione senza titolo di un immobile ricorre in Cassazione, sostenendo la mancata prova del danno. La Corte suprema rigetta il ricorso, chiarendo che il danno, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato in via presuntiva. La perdita della concreta possibilità di godimento del bene è sufficiente per il risarcimento, liquidabile in via equitativa.
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Omessa pronuncia: Cassazione annulla sentenza tributaria
A seguito di un accertamento fiscale basato su movimenti bancari, un imprenditore vedeva parzialmente accolte le sue ragioni in primo e secondo grado. Tuttavia, la Cassazione ha annullato la decisione d'appello per omessa pronuncia, poiché il giudice regionale non aveva esaminato specifici motivi di ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Opposizione atti esecutivi: l’appello è inammissibile
Un contribuente ha contestato un'intimazione di pagamento per vizi formali. Dopo il rigetto da parte del Giudice di Pace, ha proposto appello al Tribunale, che ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza del Tribunale, stabilendo che in materia di opposizione atti esecutivi, la sentenza del primo giudice non è appellabile, ma unicamente ricorribile per Cassazione. L'appello, quindi, era inammissibile.
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Opposizione all’esecuzione: motivi inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in un caso di opposizione all'esecuzione immobiliare. Gli appellanti contestavano l'esecuzione di una sentenza che imponeva la chiusura di una finestra su un muro comune, riproponendo motivi già esaminati e respinti nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha ribadito che l'opposizione all'esecuzione non può essere usata per rimettere in discussione il merito di una decisione passata in giudicato, sanzionando inoltre i ricorrenti per lite temeraria a causa dell'abuso del processo.
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Titolo esecutivo: l’ordinanza non perde efficacia
Una società, condannata a sgomberare un cantiere con una penale giornaliera per il ritardo, ha sostenuto che un successivo provvedimento di attuazione avesse invalidato il titolo esecutivo originale. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che il provvedimento attuativo ha una funzione puramente esecutiva e non incide sulla validità e sull'efficacia del titolo esecutivo iniziale. Di conseguenza, l'obbligo di pagamento della penale è rimasto pienamente valido.
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Transazione novativa: quando modifica un contratto?
Una società di costruzioni e una immobiliare stipulano un contratto d'appalto con pagamento parziale tramite permuta di un immobile. A seguito di controversie, firmano una transazione che definisce l'importo totale del debito. La questione centrale è se tale transazione abbia avuto un effetto di transazione novativa, sostituendo la permuta con un obbligo di pagamento interamente monetario. La Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la transazione aveva solo lo scopo di determinare l'ammontare del debito (quantum debeatur), senza modificare le modalità di pagamento originariamente pattuite, inclusa la permuta.
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Restituzione spese ristrutturazione: quando non spetta
Un ex coniuge chiedeva la restituzione delle spese di ristrutturazione sostenute per l'immobile di proprietà esclusiva dell'altro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che tali esborsi, effettuati in costanza di matrimonio per la casa familiare, rientrano nel dovere di solidarietà coniugale. Pertanto, sono irripetibili, a meno che non si dimostri che siano stati effettuati a titolo di prestito o che eccedano notevolmente il dovere di contribuzione.
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Riscossione coattiva beni demaniali: serve un titolo?
Una società si opponeva a una cartella di pagamento per l'occupazione abusiva di un'area demaniale, sostenendo la mancanza di un titolo esecutivo. La Corte d'Appello accoglieva la tesi della società, ma l'Ente pubblico gestore di immobili statali ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte, riscontrando un dubbio interpretativo sulla normativa speciale (Legge n. 311/2004) che regola la riscossione coattiva beni demaniali e l'esiguità dei precedenti, ha rimesso la causa alla pubblica udienza per una decisione di principio.
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Errore revocatorio: il rigetto implicito della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, basato su un presunto errore revocatorio per omesso esame di un'eccezione preliminare. La Corte ha chiarito che decidendo nel merito del ricorso principale, ha implicitamente rigettato l'eccezione sollevata nel controricorso. Questo non costituisce un errore di fatto, ma una valutazione giuridica, escludendo quindi i presupposti per la revocazione.
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Riclassamento catastale: onere della prova e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento per un riclassamento catastale, poiché l'Agenzia delle Entrate non aveva fornito una motivazione sufficientemente dettagliata. La sentenza stabilisce che non è sufficiente fare riferimento a un generico aumento dei valori di mercato in una microzona; l'atto deve specificare in modo analitico come tale variazione incida sulla singola unità immobiliare, indicando dati, criteri e calcoli utilizzati. Questo onere della prova a carico dell'Amministrazione finanziaria è fondamentale per garantire il diritto di difesa del contribuente.
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Revisione del classamento: obblighi di motivazione
Un ente religioso ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla revisione del classamento dei propri immobili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'atto per difetto di motivazione. È stato chiarito che l'Amministrazione Finanziaria deve spiegare dettagliatamente i criteri e i dati usati per giustificare sia la rivalutazione di una microzona, sia l'impatto specifico sul valore catastale del singolo immobile, senza poter integrare le motivazioni in un secondo momento.
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Illecito amministrativo giochi: Cassazione annulla multa
La Corte di Cassazione ha annullato una sanzione di 20.000 euro inflitta a un esercente per la messa a disposizione di terminali per il gioco online. La decisione segue una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la norma che prevedeva l'illecito amministrativo giochi e la relativa sanzione. Di conseguenza, venendo meno il fondamento giuridico della violazione, la multa è stata definitivamente cancellata.
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