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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2025

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4903 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Riconoscimento scuola paritaria: validità del titolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore del settore scolastico, escluso dalle graduatorie per l'invalidità del suo diploma. Sebbene l'istituto che ha rilasciato il titolo avesse ottenuto un riconoscimento scuola paritaria retroattivo, la Corte ha stabilito che tale riconoscimento non può sanare la violazione delle norme sull'ordinamento didattico. Nello specifico, l'istituto non poteva validamente attivare un corso triennale in un anno in cui la normativa prevedeva la sua soppressione, rendendo il titolo privo di valore legale.
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Impugnazione atti tributari: la Cassazione decide
Un contribuente ottiene in primo e secondo grado l'annullamento di una cartella di pagamento per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione, tuttavia, ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale sull'impugnazione atti tributari: la mancata contestazione dell'intimazione di pagamento preclude la possibilità di far valere vizi degli atti precedenti, come la prescrizione. Il credito tributario, di conseguenza, si consolida. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Onere della prova tributario: chi deve dimostrare?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una contribuente che ha ricevuto un avviso di accertamento per redditi da immobili non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo il principio dell'onere della prova tributario: una volta che l'Agenzia delle Entrate emette un accertamento motivato, spetta al contribuente fornire prove concrete per dimostrare l'infondatezza della pretesa. Il ricorso è stato inoltre dichiarato inammissibile per il principio della "doppia conforme", essendo le sentenze di primo e secondo grado basate sulle stesse ragioni di fatto.
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Onere della prova: chi deve provare i redditi?
Una contribuente impugna un avviso di accertamento per redditi da locazione non dichiarati, sostenendo che l'onere della prova sulla titolarità degli immobili spettasse all'Agenzia delle Entrate. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, a fronte di un accertamento motivato, l'onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'infondatezza della pretesa. L'appello è stato inoltre dichiarato inammissibile per la regola della 'doppia conforme'.
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Delega conto estero: obblighi e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29578/2025, ha stabilito che la semplice titolarità di una delega su un conto estero è sufficiente per far sorgere l'obbligo di compilazione del Quadro RW. Secondo i giudici, non è necessario che il delegato abbia effettivamente movimentato il conto, ma basta la mera disponibilità o possibilità di farlo. Di conseguenza, l'onere della prova si inverte: spetta al contribuente dimostrare l'esistenza di eventuali limiti alla delega che gli impedivano di operare, e non all'Agenzia delle Entrate provare il contrario. La sentenza di secondo grado, che aveva erroneamente addossato l'onere probatorio al Fisco, è stata cassata con rinvio.
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Onere della prova: Cassazione su redditi da fabbricati
Una contribuente impugna un avviso di accertamento per redditi da fabbricati non dichiarati, sostenendo che l'onere della prova sulla titolarità degli immobili spettasse all'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che, a fronte di un accertamento motivato, spetta al contribuente dimostrare l'infondatezza della pretesa fiscale. La Corte ha inoltre dichiarato l'inammissibilità del motivo basato sulla regola della "doppia conforme", essendo le decisioni di primo e secondo grado fondate sulle medesime ragioni di fatto.
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Responsabilità extracontrattuale appaltatore: limiti
Un Comune ha citato in giudizio un'impresa costruttrice per gravi difetti in un'opera stradale, basando la richiesta di risarcimento sulla norma generale di responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.) per evitare i termini di prescrizione più brevi previsti dalla norma specifica per gli appalti (art. 1669 c.c.). La Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che, quando sussistono i presupposti per l'applicazione della norma speciale (art. 1669 c.c.), questa è l'unica applicabile. Non è possibile aggirare i termini di prescrizione e decadenza della norma speciale invocando quella generale. La sentenza definisce chiaramente i confini della responsabilità extracontrattuale appaltatore.
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Prezzo massimo di cessione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione chiarisce gli effetti della domanda di affrancazione dal vincolo del prezzo massimo di cessione su un immobile di edilizia convenzionata. La Corte stabilisce che, in pendenza di una causa per la restituzione della somma pagata in eccesso dall'acquirente, la richiesta di affrancazione da parte del venditore non rende il giudizio improcedibile, ma ne determina la sospensione. La sentenza annulla la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente dichiarato l'improseguibilità dell'azione, e rinvia la causa per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Accertamento analitico-induttivo e calcolo IVA errato
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale basato su una presunta condotta antieconomica. Pur confermando la legittimità del ricorso all'accertamento analitico-induttivo in tali circostanze, ha accolto il ricorso del contribuente su un punto specifico: l'omessa pronuncia del giudice di merito riguardo l'erroneo calcolo dell'IVA applicata ai maggiori ricavi. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione limitatamente a tale aspetto.
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Onere della prova: Cassazione su indagini bancarie
Un professionista ha subito un accertamento fiscale basato su movimenti bancari non giustificati. Dopo che i giudici di merito gli avevano dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha riaffermato che, in caso di indagini bancarie, l'onere della prova si inverte: spetta al contribuente dimostrare in modo analitico e specifico che ogni versamento non costituisce reddito imponibile, superando così la presunzione legale a favore del Fisco.
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Accertamento requisito sanitario: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i limiti del giudizio di opposizione ex art. 445-bis c.p.c. in materia di invalidità civile. La Corte ha stabilito che in tale sede il giudice deve limitarsi all'accertamento del requisito sanitario, senza poter condannare l'ente previdenziale al pagamento della prestazione. La sentenza di primo grado, che aveva sia accertato il requisito sia condannato l'ente, è stata cassata in parte qua, confermando la netta separazione tra la fase di verifica sanitaria e quella successiva di valutazione degli altri requisiti socio-economici.
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Accertamenti bancari: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29504/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di accertamenti bancari: l'onere della prova sull'origine non imponibile dei versamenti su conti correnti grava interamente sul contribuente. Nel caso specifico, una cittadina aveva ricevuto avvisi di accertamento per omessa dichiarazione dei redditi, basati su movimentazioni bancarie non giustificate. La sua difesa, secondo cui le somme erano regalie dell'ex compagno, è stata ritenuta generica e insufficiente. La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate, sottolineando che la presunzione legale di reddito può essere superata solo con prove analitiche e specifiche, non con semplici affermazioni.
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Opposizione agli atti esecutivi: conta la conoscenza
Una società ha presentato opposizione agli atti esecutivi per un pignoramento immobiliare, lamentando la mancata notifica del precetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conoscenza di fatto della procedura esecutiva, provata da trattative in corso per la conversione del pignoramento, è sufficiente a far decorrere i termini per l'opposizione, rendendola tardiva. La conoscenza effettiva prevale sul vizio di notifica.
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Debiti ereditari: la Cassazione sulla solidarietà
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di un Agente della riscossione che pretendeva il pagamento solidale di un debito da parte di più eredi. Il caso riguardava delle cartelle di pagamento per un importo ingente. La Suprema Corte ha confermato le decisioni dei giudici di merito, ribadendo il principio secondo cui i debiti ereditari si dividono tra gli eredi 'pro quota', cioè in proporzione alla rispettiva quota ereditaria. La decisione sottolinea anche l'inammissibilità di produrre documenti in appello se già disponibili in primo grado e chiarisce che non sussiste litisconsorzio necessario tra l'ente creditore e l'agente della riscossione in queste controversie.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un accertamento fiscale per operazioni inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato la decisione di una corte regionale favorevole a un'impresa di costruzioni. La Suprema Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso, chiarendo i principi sull'onere della prova per le operazioni inesistenti. Ha stabilito che la motivazione del giudice di merito era carente, non distinguendo tra inesistenza oggettiva e soggettiva e non valutando adeguatamente le prove che indicavano i fornitori come 'cartiere'. La Corte ha anche precisato che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29475/2025, ha cassato con rinvio la decisione di una Commissione Tributaria Regionale in un caso di operazioni inesistenti. La Corte ha ribadito la netta distinzione tra operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti, chiarendo i diversi oneri probatori a carico dell'Amministrazione Finanziaria e del contribuente. In particolare, è stato sottolineato che il giudice di merito non aveva adeguatamente motivato la propria decisione, omettendo di qualificare le operazioni contestate e di valutare le prove fornite dall'Agenzia circa la natura di 'cartiere' delle società fatturanti.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Un contribuente si è visto respingere un ricorso in appello con una motivazione apparente e incomprensibile. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo che un giudice deve sempre spiegare chiaramente le ragioni del suo verdetto. In assenza di una motivazione valida, la sentenza è nulla per violazione del diritto di difesa. Il caso è stato rinviato a un nuovo giudice per un riesame completo.
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Frode Carosello IVA: la prova della consapevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società per partecipazione a una frode carosello IVA. La Corte ha stabilito che, per negare la detrazione dell'IVA, l'Amministrazione Finanziaria deve provare non solo la fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza dell'acquirente di partecipare alla frode. In questo caso, numerosi indizi (ricarico fisso, giro illogico delle merci, pagamenti anomali) sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare tale consapevolezza, rendendo legittimo l'accertamento fiscale.
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Frode carosello onere della prova: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che aveva escluso la partecipazione di una società a una frode IVA. La Suprema Corte ha chiarito che in tema di frode carosello l'onere della prova a carico dell'Amministrazione finanziaria può essere assolto tramite presunzioni. Indizi come la mancanza di una reale struttura aziendale del fornitore o prezzi anomali sono sufficienti a invertire l'onere probatorio sul contribuente, che dovrà dimostrare la propria buona fede e l'impossibilità di essere a conoscenza della frode.
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Mansioni superiori: il diritto alla retribuzione nel pubblico
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dipendente di un ente pubblico di ricerca che chiedeva il riconoscimento di mansioni superiori. La Corte ha stabilito che, per ottenere la relativa retribuzione, il lavoratore deve dimostrare di aver svolto in modo prevalente e continuativo la totalità dei compiti caratterizzanti la qualifica superiore, non solo una parte di essi. La prova fornita è stata ritenuta insufficiente e generica.
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