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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2025

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4903 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Presunzione legale relativa: fondi e famiglia
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite chiarisce che il cumulo delle quote in fondi immobiliari detenute da familiari è una presunzione legale relativa. Per superarla non basta la residenza diversa, ma occorre provare l'effettiva autonomia economica e gestionale dell'investimento. La Corte ha stabilito che la norma ha finalità antielusiva e che il contribuente deve dimostrare l'origine delle fonti, il godimento dei guadagni e l'autonomia delle scelte di investimento. Rigettate anche le questioni di incostituzionalità del regime transitorio.
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Ricavi extra budget: quando dichiararli al fisco?
Una società che gestisce una casa di cura ha ricevuto un avviso di accertamento per non aver dichiarato i ricavi derivanti da prestazioni sanitarie rese oltre il tetto di spesa concordato con l'Azienda Sanitaria Provinciale (i cosiddetti 'ricavi extra budget'). La Corte di Cassazione, confermando la sua giurisprudenza, ha stabilito che tali ricavi non devono essere tassati nell'anno in cui le prestazioni sono state eseguite, ma solo quando il credito diventa 'certo' e 'determinabile', ovvero quando l'ente pubblico riconosce formalmente il debito. La sentenza chiarisce l'applicazione del principio di competenza fiscale in questo specifico settore.
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Accertamento sintetico: la prova a carico del contribuente
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato sul metodo sintetico, sostenendo che le spese contestate fossero state coperte da fondi familiari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che in caso di accertamento sintetico vige una presunzione legale per cui la spesa è finanziata da redditi non dichiarati. Spetta quindi esclusivamente al contribuente fornire una prova concreta e rigorosa della provenienza non reddituale delle somme, non essendo sufficienti mere dichiarazioni di terzi.
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Motivazione sentenza tributaria: Cassazione annulla
Una contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento per presunte attività autonome non dichiarate nell'anno 2007. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la decisione della Commissione Tributaria Regionale. Il motivo principale è la grave carenza nella motivazione della sentenza tributaria, giudicata stereotipata e apparente, in quanto non ha esaminato in modo specifico le prove e le argomentazioni della contribuente, violando così il 'minimo costituzionale' richiesto per una decisione valida. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Esenzione IMU enti ecclesiastici: il no della Cassazione
La Cassazione nega l'esenzione IMU a un ente ecclesiastico per una scuola, perché le rette, seppur inferiori alla media, non erano simboliche. L'attività è stata ritenuta commerciale, escludendo il beneficio fiscale. Irrilevante la gestione in perdita e il giudicato di anni precedenti.
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Esenzione IMU enti non commerciali: prova necessaria
Un istituto religioso ha richiesto l'esenzione IMU per una scuola paritaria, sostenendo la non commercialità dell'attività basata su rette inferiori ai parametri ministeriali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'esenzione IMU per enti non commerciali è necessaria una prova concreta e fattuale della mancanza di scopo di lucro, non essendo sufficiente il mero rispetto di parametri indicativi. La Corte ha sottolineato che i corrispettivi devono essere puramente simbolici.
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Esenzione TASI enti non commerciali: la Cassazione decide
Un istituto religioso si è visto negare l'esenzione TASI per la sua scuola paritaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per ottenere l'esenzione TASI per enti non commerciali non basta applicare rette inferiori ai costi medi ministeriali. È necessario dimostrare che i corrispettivi siano meramente simbolici e che l'attività sia svolta con modalità genuinamente non commerciali, prova che spetta interamente al contribuente.
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Motivi specifici appello: la Cassazione fa chiarezza
Una contribuente si oppone a un fermo amministrativo. L'appello viene dichiarato inammissibile perché riproponeva le stesse censure del primo grado. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ribalta la decisione, chiarendo che i motivi specifici appello sono validi se mirano a criticare la sentenza impugnata nella sua interezza, anche riutilizzando le argomentazioni iniziali. La Corte ha inoltre censurato la motivazione apparente usata dal giudice d'appello per rigettare un altro motivo, annullando la sentenza con rinvio.
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Esenzione IMU università: quando è valida?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell'esenzione IMU per un'università privata. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che per beneficiare dell'esenzione, l'attività didattica non deve solo essere senza scopo di lucro, ma deve essere svolta gratuitamente o dietro pagamento di un corrispettivo meramente 'simbolico'. Rette che, pur essendo inferiori ai costi del servizio pubblico, coprono una parte significativa dei costi di gestione, escludono il carattere non commerciale dell'attività e, di conseguenza, il diritto all'esenzione. L'onere di provare la natura simbolica delle rette spetta all'ente.
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Esenzione IMU Enti Religiosi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione IMU a un istituto religioso per un immobile adibito a casa per ferie. La sentenza chiarisce che la presenza di un corrispettivo, anche se a tariffe ridotte, e un rilevante volume d'affari qualificano l'attività come commerciale, escludendo il diritto all'agevolazione. Viene inoltre ribadito che l'onere di provare i requisiti per l'esenzione IMU per enti religiosi spetta interamente al contribuente.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30341/2025, ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo non è ammissibile se il contribuente non dimostra un pregiudizio concreto e attuale. Applicando una nuova normativa (ius superveniens) anche ai processi in corso, la Corte ha annullato la decisione precedente, dichiarando inammissibile il ricorso originario del contribuente poiché non era stato provato un interesse ad agire qualificato, come la perdita di un beneficio o l'esclusione da appalti pubblici.
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Ricalcolo TFR: quali voci includere nella base?
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un gruppo di lavoratori contro un'azienda di gestione autostradale, stabilendo un principio chiave per il ricalcolo TFR. La Corte ha chiarito che, per legge, tutte le somme corrisposte in modo non occasionale devono essere incluse nella base di calcolo del TFR. Un contratto collettivo può derogare a questa regola solo con una previsione esplicita e inequivocabile, non per implicita esclusione. L'onere di provare tale esclusione spetta al datore di lavoro. La sentenza d'appello, che aveva erroneamente invertito l'onere della prova, è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Autonoma organizzazione IRAP: il socio non paga
Un professionista, socio di una grande società di consulenza, ha richiesto il rimborso dell'IRAP, sostenendo di non disporre del requisito della autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che l'inserimento del professionista nella struttura organizzativa di un'altra entità giuridica, della quale non è titolare o responsabile, esclude il presupposto impositivo. La sentenza chiarisce che l'utilizzo di una organizzazione altrui non equivale a possederne una propria ai fini dell'imposta.
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Maggiorazione retribuzione: serve l’atto aziendale
Un dirigente sanitario ha richiesto una maggiorazione della retribuzione per aver diretto una struttura complessa. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiaro: senza un formale "atto aziendale" che definisca e gradui le funzioni, la maggiorazione retributiva non è dovuta. La Corte ha sottolineato che l'onere di dimostrare l'esistenza di tale atto ricade sul dirigente e che le sole responsabilità di fatto non sono sufficienti per giustificare l'aumento.
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Amministratore di fatto: sanzioni e responsabilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'amministratore di fatto, ovvero colui che gestisce un'impresa come se ne fosse il proprietario (uti dominus), risponde personalmente delle sanzioni tributarie, specialmente se la società è utilizzata come mero schermo per attività illecite. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato le sanzioni a carico delle persone fisiche, ritenendo che i giudici non avessero adeguatamente valutato le prove del loro ruolo dominante nella gestione societaria e nel beneficio economico derivante dall'evasione. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Danno endofamiliare: risarcimento e prova presuntiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24719/2025, si è pronunciata su un caso di danno endofamiliare richiesto da un figlio nei confronti del padre assente. Ribaltando la decisione della Corte d'Appello, ha stabilito che il danno derivante dalla violazione dei doveri genitoriali, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato tramite presunzioni. La prolungata e consapevole assenza di un genitore è un fatto notorio sufficiente a far presumere un'alterazione pregiudizievole nella vita del figlio, semplificando così l'onere della prova per la vittima.
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Inquadramento superiore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto all'inquadramento superiore per due operatori di call center. La Corte ha ritenuto che le loro mansioni, implicando problem-solving e gestione del cliente oltre la semplice fornitura di informazioni, corrispondessero al profilo professionale più elevato. L'ordinanza chiarisce i criteri per l'accertamento delle mansioni superiori e conferma l'ammissibilità di una domanda giudiziale limitata all'accertamento del diritto, rinviando la quantificazione economica a un momento successivo.
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Inquadramento superiore: quando spetta la qualifica?
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, riconoscendo il diritto all'inquadramento superiore a quattro dipendenti di un call center. La sentenza ribadisce che per stabilire la corretta qualifica non conta il nome del ruolo, ma le mansioni effettivamente svolte, che nel caso specifico richiedevano autonomia e capacità di problem-solving. La Corte ha respinto il ricorso dell'azienda, chiarendo che la valutazione dei fatti e delle prove da parte dei giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità se correttamente motivata. Viene inoltre confermata la legittimità della richiesta limitata al solo accertamento del diritto.
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Operazioni triangolari: la prova per la non imponibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i requisiti per la non imponibilità IVA delle operazioni triangolari. Nel caso di una società calzaturiera, la Corte ha stabilito che non è sufficiente dimostrare il mero trasporto della merce all'estero, ma è necessario provare che l'operazione fosse concepita fin dall'origine come una cessione destinata a un acquirente finale estero. L'onere di questa prova ricade sul contribuente. La Corte ha inoltre specificato i criteri per la corretta capitalizzazione e ammortamento dei costi di sviluppo di un nuovo campionario, accogliendo parzialmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate e rinviando il caso alla commissione tributaria regionale per un nuovo esame.
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Operazioni triangolari: la prova dell’intento
La Corte di Cassazione interviene su un caso di accertamento fiscale, chiarendo i requisiti probatori per le operazioni triangolari ai fini della non imponibilità IVA. La sentenza sottolinea che non basta provare il trasporto della merce all'estero, ma è necessario dimostrare con documentazione che l'operazione era concepita fin dall'origine come cessione nazionale in vista di un'esportazione. Viene inoltre affrontato il tema della corretta ammortizzazione dei costi di sviluppo di un nuovo campionario, accogliendo parzialmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
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