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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2024

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5108 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Sospensione riscossione: i vizi non bloccano tutto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10939/2024, ha chiarito i limiti della procedura di sospensione riscossione e annullamento del debito. La Corte ha stabilito che tale meccanismo si applica solo per vizi imputabili all'ente creditore originario e non per difetti procedurali dell'agente della riscossione, come la mancata notifica della cartella. Inoltre, ha ribadito che per provare la notifica è sufficiente produrre l'estratto di ruolo e le relate, senza necessità dell'originale della cartella.
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Indennizzo lite temeraria: quando non spetta
Un gruppo di dipendenti pubblici ha chiesto un equo indennizzo per la lunga durata di una causa amministrativa. La Cassazione ha negato l'indennizzo per lite temeraria, confermando la decisione della Corte d'Appello. La causa originaria è stata ritenuta palesemente infondata per difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti, come da giurisprudenza consolidata, giustificando così l'esclusione dal diritto alla compensazione per l'irragionevole durata del processo.
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Cessione d’azienda: chi paga le bollette postume?
Con l'ordinanza n. 10902/2024, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, la responsabilità per le bollette di utenze maturate dopo il trasferimento ricade sul nuovo proprietario (acquirente). Questo perché il contratto di fornitura, essendo a prestazioni continuative, si trasferisce automaticamente all'acquirente ai sensi dell'art. 2558 c.c., liberando il cedente dalle obbligazioni future. La Corte distingue nettamente questa fattispecie da quella dei debiti pregressi, regolata dall'art. 2560 c.c.
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Prova contraria redditometro: sì al timbro postale
Una contribuente ha impugnato un accertamento fiscale basato sul redditometro, sostenendo che un ingente investimento fosse in realtà un atto simulato. A prova di ciò, ha presentato una controdichiarazione con un timbro postale per attestarne la data. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non riconoscere al timbro postale il valore di prova per la "data certa" del documento. La Corte ha ribadito che la prova contraria al redditometro può essere fornita con ogni mezzo idoneo, inclusa la dimostrazione della natura simulata di un'operazione economica, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Revocatoria fallimentare pagamento terzo: inammissibile
Una società creditrice riceve il pagamento di un debito da una terza società, per conto di un'impresa poi fallita. La terza società compensa il pagamento con un proprio debito verso l'impresa fallita. Il curatore agisce in revocatoria e ottiene la restituzione della somma. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, dichiara inammissibile il ricorso della società creditrice, confermando il principio della revocatoria fallimentare del pagamento del terzo quando quest'ultimo si sia utilmente rivalso sul debitore prima del fallimento.
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Contestazione credito IVA: il Fisco può agire sempre
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10892/2024, ha stabilito che la contestazione del credito IVA da parte dell'Amministrazione Finanziaria è possibile anche dopo la scadenza dei termini di accertamento. La richiesta di rimborso da parte del contribuente riapre la questione, ponendo su di esso l'onere di provare l'effettiva esistenza del credito, poiché la dichiarazione non costituisce titolo incontestabile.
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Conflitto di interessi socio: quando è invalida?
Un Ente Locale, socio di minoranza in una S.r.l., ha impugnato una delibera per conflitto di interessi del socio di maggioranza, i cui soci erano anche amministratori. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il mero voto del socio-amministratore sul proprio compenso non integra un conflitto di interessi se non si prova un danno effettivo per la società.
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Perdita di chance: risarcimento per linea telefonica
Una società di trasporti ha subito l'interruzione della linea telefonica e internet per cinque mesi a causa di un inadempimento del gestore telefonico. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10885/2024, ha stabilito che tale disservizio genera un danno risarcibile sotto forma di perdita di chance. La Corte ha chiarito che non è necessario provare un calo di fatturato specifico, ma è sufficiente dimostrare la perdita della possibilità di acquisire nuova clientela. Pertanto, il giudice può e deve liquidare il danno in via equitativa, anche d'ufficio, basandosi sulla gravità dell'inadempimento e sulla natura commerciale dell'attività lesa.
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Liberazione fideiussore: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10888/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni fideiussori, chiarendo i presupposti per la liberazione del fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c. e l'inammissibilità delle eccezioni di nullità antitrust sollevate tardivamente. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il peggioramento delle condizioni economiche del debitore e la consapevolezza della banca grava interamente sul garante.
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Opposizione stato passivo: documenti e onere prova
Un curatore fallimentare ricorre contro l'ammissione al passivo di un professionista. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che nell'opposizione stato passivo si possono produrre nuovi documenti e che il giudice di merito ha ampia discrezionalità sulla valutazione delle prove e la condanna alle spese, basandosi sul principio di causalità.
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Revoca bonifico: prova del danno e onere della prova
Una società fa causa a una banca per l'illegittima revoca di un bonifico. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo l'inadempimento della banca, rigetta la richiesta di risarcimento per mancata prova del danno da parte del correntista. Tuttavia, la Corte accoglie alcuni motivi del ricorso, cassando la sentenza d'appello per un vizio procedurale noto come 'omissione di pronuncia' su altre questioni restitutorie, e rinviando il caso a un nuovo esame. La parola chiave è revoca bonifico.
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Principio della chiarezza: onere della prova nel bilancio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10873/2024, chiarisce la ripartizione dell'onere della prova nell'impugnazione del bilancio. Se un socio contesta la violazione del principio della chiarezza, è sufficiente che alleghi la mancanza di trasparenza basandosi sui documenti contabili. Spetta poi alla società dimostrare di aver fornito informazioni adeguate e chiare. La Corte ha quindi respinto il ricorso di una società, confermando la nullità della delibera di approvazione del bilancio per carenza di chiarezza informativa su alcune poste contabili.
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Costi soggettivamente inesistenti: deducibilità IRES
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10874/2024, ha stabilito un importante principio sui costi soggettivamente inesistenti. I costi, se effettivamente sostenuti, sono deducibili ai fini delle imposte dirette (IRES/IRAP), anche se il fornitore è una società fittizia. Al contrario, la detrazione dell'IVA è negata se il contribuente non ha usato la necessaria diligenza per verificare l'affidabilità del fornitore, cadendo così in un'operazione fraudolenta.
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Onere della prova bancario: chi prova le operazioni?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società finanziaria, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso riguarda l'onere della prova bancario in merito a operazioni contestate su un conto corrente. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di prova dell'invio degli estratti conto al cliente, la banca non può beneficiare della presunzione di approvazione delle scritture contabili. Pertanto, di fronte alla contestazione del correntista, spetta alla banca l'onere di dimostrare l'effettiva esecuzione delle operazioni addebitate.
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Inammissibilità del ricorso: le rationes decidendi
La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di una società contro una banca. La decisione si fonda sul principio delle rationes decidendi: se la sentenza d'appello si basa su più motivazioni autonome, il ricorrente deve impugnarle tutte, altrimenti il ricorso è inammissibile per carenza di interesse.
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Lavoro intermittente: requisiti alternativi, non cumulativi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10800/2024, ha stabilito che per la stipula di un contratto di lavoro intermittente, i presupposti soggettivi (età del lavoratore) e oggettivi (discontinuità dell'attività) sono alternativi e non cumulativi. Il caso riguardava un addetto alla sicurezza che lamentava un licenziamento orale. I giudici hanno ritenuto valido il contratto a chiamata, configurando la fine del rapporto come una semplice 'mancata chiamata' e non come un licenziamento illegittimo.
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Carenza di interesse: inammissibile il ricorso
Un contribuente impugnava un accertamento sintetico per IRPEF. Durante il giudizio in Cassazione, aderiva alla definizione agevolata dei ruoli, pagando quanto dovuto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'adesione alla sanatoria manifesta la volontà di non proseguire il contenzioso. Le spese legali sono state compensate.
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Concorso di colpa: la Cassazione sul risarcimento
La Corte di Cassazione interviene in un complesso caso di frode bancaria perpetrata da un dipendente ai danni di un cliente. L'ordinanza chiarisce importanti principi sul concorso di colpa del risparmiatore, sulla corretta quantificazione del danno e sugli obblighi del giudice di rinvio. La Corte ha stabilito che la richiesta di una somma 'maggiore o minore' permette al giudice di liquidare l'intero danno provato. Ha inoltre ribadito che la negligenza del cliente può ridurre il risarcimento (concorso di colpa). Infine, ha specificato che le questioni dichiarate 'assorbite' in una precedente cassazione devono essere riesaminate nel giudizio di rinvio.
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Motivazione apparente: sentenza tributaria annullata
Un contribuente ha impugnato un accertamento fiscale basato sul redditometro. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado favorevole all'Agenzia delle Entrate a causa di una motivazione apparente. I giudici d'appello non avevano spiegato il percorso logico seguito, limitandosi a enunciazioni teoriche senza analizzare le prove e le difese specifiche del caso. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Onere della prova: Cassazione su fatture inesistenti
Una società si è vista negare la detrazione IVA per fatture soggettivamente inesistenti, nell'ambito di una frode carosello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova. Se l'Agenzia delle Entrate fornisce elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza (o conoscibilità) della frode da parte del contribuente, spetta a quest'ultimo dimostrare di aver adottato la massima diligenza per evitare il coinvolgimento. La mera regolarità contabile non è sufficiente a superare la presunzione di connivenza.
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