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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2024

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5108 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Modifica regolamento condominiale: la forma scritta
Una società di gestione di un parco commerciale richiedeva il pagamento di oneri condominiali a una società proprietaria di alcuni immobili, sulla base di un nuovo regolamento. La società proprietaria si opponeva, sostenendo la validità del solo regolamento originario. La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica del regolamento condominiale richiede sempre la forma scritta a pena di invalidità. Pertanto, l'accettazione tramite comportamenti concludenti, come il pagamento delle spese per un certo periodo, non è sufficiente a convalidare un regolamento non approvato formalmente per iscritto.
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Compenso avvocato: la contestazione del cliente
Un avvocato chiedeva il pagamento del suo compenso a un ex cliente. Quest'ultimo contestava l'importo, sostenendo di aver già pagato una parte significativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di compenso avvocato, la contestazione anche generica da parte del cliente è sufficiente a imporre al giudice la verifica della congruità della parcella secondo le tariffe professionali. Grava sul professionista l'onere di provare l'attività svolta e la correttezza della richiesta economica.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: requisiti formali
Un ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. La decisione sottolinea l'importanza cruciale dei requisiti formali dell'atto, come l'esposizione chiara dei fatti e la comprensibilità delle censure. La Corte ha stabilito che la mancanza di questi elementi rende inevitabile l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, a prescindere dal merito della questione.
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Sopravvenuto difetto di interesse: appello inammissibile
Una società sportiva ricorre in Cassazione per la risoluzione di un contratto di fornitura. Durante il giudizio, la società fallisce e il curatore ammette al passivo il debito per il saldo del prezzo. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, poiché l'ammissione del debito è incompatibile con la domanda di risoluzione.
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Retribuzione dirigente: no extra per incarico ad interim
Un dirigente medico ha richiesto una maggiorazione della retribuzione di posizione per aver svolto un incarico ad interim, sostenendo che si trattasse di una 'struttura complessa'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la maggiorazione della retribuzione dirigente non è automatica. È necessario un formale 'atto aziendale' che classifichi la struttura e gradui le funzioni. In assenza di tale atto, non è dovuto alcun compenso aggiuntivo.
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Usucapione alloggio di servizio: no alla proprietà
La Corte di Cassazione ha negato l'usucapione di un alloggio di servizio a un ex custode comunale. La sentenza chiarisce che l'utilizzo di un immobile per ragioni lavorative costituisce detenzione e non possesso. Per l'usucapione dell'alloggio di servizio non è sufficiente la mancata restituzione al termine del rapporto, ma è necessario un atto specifico che trasformi la detenzione in possesso, qui non dimostrato.
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Travisamento probatorio: limiti al ricorso in Cassazione
Un dirigente, licenziato a seguito di una riorganizzazione aziendale, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un travisamento probatorio da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove. La sentenza sottolinea che il vizio di travisamento probatorio può essere fatto valere solo in casi eccezionali e non per contestare la valutazione del merito fatta dal giudice precedente, confermando così la legittimità del licenziamento.
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Responsabilità intermediario: quando il cliente perde?
Una cliente versa ingenti somme in contanti a un agente per una polizza assicurativa risultata inesistente. La Corte di Cassazione stabilisce che la condotta anomala del cliente, come il pagamento in contanti vietato dalla legge, deve essere attentamente valutata dal giudice. Tale comportamento può interrompere il nesso causale e ridurre o escludere la responsabilità dell'intermediario (la compagnia assicurativa), in base al principio di autoresponsabilità. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Opposizione atti esecutivi: i vizi di notifica
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per una multa, lamentando vizi di notifica sia del verbale originario sia della cartella stessa. La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra i rimedi esperibili: la contestazione sulla mancata ricezione del verbale configura un'opposizione tardiva, dichiarata inammissibile. La doglianza sul vizio di notifica della cartella, invece, rientra nell'opposizione atti esecutivi, per la quale non è previsto l'appello. Di conseguenza, la Corte ha cassato senza rinvio la sentenza di secondo grado su questo punto.
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Azione revocatoria: inammissibile se non provata
Una creditrice, danneggiata dal crollo di un immobile, ha tentato di invalidare la vendita di un terreno da parte della debitrice attraverso un'azione revocatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'inammissibilità è derivata da vizi procedurali e dalla mancata prova che gli acquirenti fossero consapevoli del pregiudizio arrecato alle ragioni della creditrice, non essendo sufficiente la sola conoscenza del contenzioso in atto.
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Actio negatoria: limiti e ampiezza della servitù
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29867/2024, chiarisce l'ambito di applicazione dell'actio negatoria servitutis. Il caso riguardava una servitù di passaggio la cui ampiezza, fissata contrattualmente in 3,50 metri, veniva superata dai proprietari del fondo dominante. La Corte ha stabilito che l'azione negatoria è lo strumento corretto non solo per negare l'esistenza di una servitù, ma anche per accertarne i limiti e contrastarne un esercizio più ampio di quello consentito. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello per omessa pronuncia sulla domanda riconvenzionale di allargamento della servitù.
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Esterovestizione veicoli: Cassazione e incostituzionalità
Un automobilista, sanzionato per esterovestizione veicoli (guida di un'auto con targa straniera da residente in Italia), ha visto annullate le sanzioni. Il Ministero dell'Interno ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte ha rigettato il ricorso, basando la decisione sulla sopravvenuta sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime le norme sull'esterovestizione. Di conseguenza, la pretesa sanzionatoria era priva di fondamento giuridico sin dall'origine.
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Multa autovelox: visibilità e taratura confermate
Un automobilista ha ricevuto una multa autovelox per eccesso di velocità su una strada extraurbana principale. Dopo un'iniziale vittoria davanti al Giudice di Pace, la decisione è stata ribaltata in appello. L'automobilista ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sollevando dubbi sulla visibilità dell'apparecchio, sulla necessità di un decreto prefettizio specifico e sulla corretta taratura del dispositivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della sanzione. Ha chiarito che, su strade extraurbane principali, la legge presume l'impossibilità di fermare il veicolo in sicurezza, rendendo superflua la contestazione immediata e il decreto prefettizio. Inoltre, ha stabilito che la postazione di controllo deve essere visibile e presegnalata, e che la prova della taratura annuale è sufficiente a garantirne l'affidabilità.
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Responsabilità direttore banca: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa a carico di un ex direttore generale di un istituto di credito, chiarendo la natura della responsabilità del direttore di banca. La Corte ha stabilito che, in materia di sanzioni amministrative, vige una presunzione di colpa e spetta al dirigente dimostrare di aver agito senza negligenza. La responsabilità non deriva dalla mera posizione ricoperta, ma dalla condotta omissiva e negligente nel non aver corretto le irregolarità gestionali.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29845/2024, ha annullato una sentenza d'appello relativa all'esenzione IMU per alloggi sociali. Il caso vedeva un ente di edilizia residenziale pubblica opporsi a un avviso di accertamento di un Comune. La Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza d'appello contraddittoria, poiché, pur riconoscendo la produzione di prove per alcuni immobili, aveva negato l'esenzione per la totalità degli stessi. Di conseguenza, ha rinviato il caso alla corte di secondo grado per una nuova valutazione.
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Azione di regresso: quando inizia la prescrizione?
Una società è stata condannata a risarcire un cliente per buoni fruttiferi riscossi illecitamente da una sua dipendente. La società ha quindi esercitato un'azione di regresso contro la lavoratrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la prescrizione per l'azione di regresso decorre dal giorno in cui la società ha pagato il cliente, e non dalla data dell'illecito. Il ricorso della dipendente è stato respinto poiché la responsabilità solidale era stata accertata e il regresso, pertanto, legittimo.
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Litisconsorte necessario: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato da una società creditrice contro una decisione di merito. La causa dell'inammissibilità risiede nella mancata inclusione nel giudizio di appello del terzo pignorato, figura considerata litisconsorte necessario. L'assoluta incertezza sull'identità di tale soggetto ha impedito alla Corte di ordinare l'integrazione del contraddittorio, portando alla declaratoria di inammissibilità del ricorso.
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Obbligo di vendita garanzia: dovere di buona fede
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni investitori contro un istituto di credito. Il caso riguarda la mancata vendita di azioni detenute in garanzia, il cui valore era in forte calo. La Corte ha stabilito che, al di là di uno specifico obbligo di legge, la banca è tenuta ad agire secondo buona fede nell'esecuzione del contratto. Questo principio impone all'istituto di attivarsi per evitare un pregiudizio al cliente, come la perdita di valore della garanzia. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva escluso la responsabilità della banca, è stata cassata con rinvio perché non ha correttamente valutato la condotta dell'istituto alla luce del dovere di buona fede. La questione centrale non è solo l'obbligo di vendita garanzia, ma il comportamento leale e protettivo che la banca deve mantenere.
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Contestazione interessi usurari e onere della prova
Una società di servizi ha citato in giudizio un istituto di credito per l'applicazione di tassi usurari in un contratto di leasing. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che, in una contestazione di interessi usurari supportata da una perizia dettagliata del debitore, la semplice negazione generica da parte della banca non è una difesa sufficiente. La banca deve fornire prove specifiche sui tassi effettivamente applicati. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Notificazione decreto ingiuntivo: quando è valida?
Un consumatore ha impugnato un decreto ingiuntivo per bollette non pagate, sostenendo la nullità a causa di una notificazione decreto ingiuntivo irregolare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che qualsiasi notifica, anche se viziata, è sufficiente a manifestare la volontà del creditore di avvalersi del titolo, impedendone l'inefficacia. La nullità è sanata se il debitore è comunque in grado di esercitare il proprio diritto di difesa.
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