\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Azione di regresso: quando inizia la prescrizione?

Una società è stata condannata a risarcire un cliente per buoni fruttiferi riscossi illecitamente da una sua dipendente. La società ha quindi esercitato un’azione di regresso contro la lavoratrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la prescrizione per l’azione di regresso decorre dal giorno in cui la società ha pagato il cliente, e non dalla data dell’illecito. Il ricorso della dipendente è stato respinto poiché la responsabilità solidale era stata accertata e il regresso, pertanto, legittimo.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 29841 Anno 2024
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Azione di regresso: la Cassazione stabilisce il dies a quo della prescrizione

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato un’interessante questione riguardante l’azione di regresso tra condebitori solidali, in particolare tra un datore di lavoro e un suo dipendente. La decisione chiarisce un punto fondamentale: il termine di prescrizione per esercitare il regresso non decorre dal momento in cui è stato commesso l’illecito, ma dal momento in cui il condebitore ha effettivamente pagato il debito al creditore. Analizziamo insieme questa importante pronuncia.

Il caso: riscossione illecita di buoni postali e la chiamata in causa del dipendente

La vicenda trae origine dalla richiesta di risarcimento avanzata dall’erede della titolare di alcuni buoni postali fruttiferi. Tali buoni risultavano riscossi senza che il controvalore fosse mai stato consegnato all’avente diritto. L’erede citava quindi in giudizio l’istituto postale, chiedendone la condanna al pagamento della somma corrispondente.

L’istituto, a sua volta, otteneva l’autorizzazione a chiamare in causa una propria dipendente, all’epoca dei fatti direttrice dell’ufficio postale coinvolto. Secondo la società datrice di lavoro, la dipendente era l’unica responsabile della violazione degli obblighi contrattuali di diligenza, avendo tenuto un comportamento non conforme al suo ruolo. Pertanto, l’istituto chiedeva che la dipendente fosse condannata a manlevarla da ogni pretesa risarcitoria.

Il giudizio di merito e la questione dell’azione di regresso

Il Tribunale di primo grado accoglieva la domanda dell’erede, condannando l’istituto postale al pagamento. Tuttavia, rigettava la domanda di manleva contro la dipendente, accogliendo l’eccezione di prescrizione da lei sollevata.

La Corte d’Appello, in parziale riforma, ribaltava la decisione. I giudici di secondo grado condannavano la dipendente a rimborsare all’istituto postale quanto da questo pagato all’erede. La Corte territoriale riteneva che la questione centrale fosse stabilire se il diritto di regresso fosse prescritto o meno. La conclusione è stata che il termine per l’esercizio dell’azione di regresso inizia a decorrere non dal giorno dell’evento dannoso, ma dal giorno dell’avvenuto pagamento da parte del condebitore solidale. Avendo l’istituto pagato solo dopo la sentenza di primo grado, il suo diritto di regresso non poteva considerarsi prescritto.

L’analisi della Corte di Cassazione: la natura autonoma dell’azione di regresso

La dipendente proponeva ricorso per cassazione, ma la Suprema Corte ha rigettato tutti i motivi, confermando la sentenza d’appello. Il punto cruciale dell’analisi della Corte è la natura giuridica dell’azione di regresso prevista dall’art. 1299 del Codice Civile.

Dies a quo: dal pagamento, non dall’illecito

La Cassazione ha ribadito un principio consolidato: il diritto di regresso del condebitore solidale che ha adempiuto all’intera obbligazione è un diritto nuovo e autonomo. Esso sorge per la prima volta solo nel momento in cui viene effettuato il pagamento, poiché è solo da quel momento che il condebitore adempiente subisce un depauperamento e acquisisce il diritto di rivalersi sugli altri. Di conseguenza, il termine di prescrizione per tale diritto non può che iniziare a decorrere dal giorno del pagamento, e non da quello dell’illecito originario. Questo perché, secondo l’art. 2935 c.c., la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere.

Irrilevanza della prescrizione del diritto originario

La Corte ha inoltre chiarito che è del tutto irrilevante che il diritto del creditore originario verso l’altro condebitore (in questo caso, la dipendente) fosse eventualmente già prescritto. L’azione di regresso non è un’azione surrogatoria del diritto del creditore, ma un diritto proprio del condebitore pagatore. La solidarietà passiva tra datore di lavoro e dipendente era stata accertata nei gradi di merito, e tale statuizione, non specificamente impugnata, costituiva il presupposto per l’esercizio del regresso.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte Suprema ha ritenuto infondati i motivi di ricorso della dipendente, sottolineando che la Corte d’Appello aveva correttamente applicato i principi in materia di obbligazioni solidali e regresso. La solidarietà tra l’istituto e la dipendente era il presupposto dell’azione, e la sua esistenza non era stata validamente contestata in appello. Pertanto, la questione si riduceva a determinare il dies a quo della prescrizione del diritto di regresso.

Il diritto di regresso, come sancito dall’art. 1299 c.c., è un diritto distinto dall’obbligazione originaria. Può essere esercitato solo dopo aver soddisfatto il creditore. La prescrizione, quindi, decorre logicamente da tale momento. La Corte ha ritenuto inammissibili anche le censure relative all’accertamento della responsabilità della dipendente. Le prove raccolte in giudizio (come l’uso del suo userid per le operazioni, la circostanza che la titolare dei buoni fosse ricoverata e impossibilitata a riscuoterli, e i successivi versamenti di contante sui conti della dipendente) erano state sufficienti per i giudici di merito a ritenerla l’unica responsabile del danno, rendendo superfluo ogni ulteriore accertamento istruttorio.

Conclusioni: implicazioni pratiche per datori di lavoro e dipendenti

Questa ordinanza consolida un principio fondamentale con importanti implicazioni pratiche. Per i datori di lavoro, essa conferma che, qualora siano costretti a risarcire un danno causato da un proprio dipendente, dispongono del pieno termine di prescrizione per agire in regresso, a partire dal momento in cui hanno effettivamente effettuato il pagamento. Per i dipendenti, invece, la decisione serve da monito: anche a distanza di molti anni dal compimento di un atto illecito, la loro responsabilità può essere fatta valere dal datore di lavoro che abbia risarcito il terzo danneggiato, poiché il tempo per l’azione di rivalsa inizia a scorrere solo da quel momento.

Quando inizia a decorrere la prescrizione per l’azione di regresso di un condebitore solidale?
Il termine di prescrizione per l’azione di regresso inizia a decorrere dal giorno in cui il condebitore solidale ha effettuato il pagamento al creditore comune, e non dal giorno in cui si è verificato l’evento dannoso che ha originato l’obbligazione.

L’azione di regresso è possibile anche se il diritto del creditore originario verso uno dei condebitori si è già prescritto?
Sì. Secondo la Corte, l’azione di regresso è un diritto autonomo e nuovo che sorge in capo al condebitore che paga. La sua esistenza non è influenzata dall’eventuale prescrizione del diritto originario che il creditore aveva nei confronti dell’altro condebitore contro cui si agisce in regresso.

In un caso di responsabilità solidale tra datore di lavoro e dipendente, da cosa dipende il diritto di regresso del primo verso il secondo?
Il diritto di regresso del datore di lavoro si fonda sull’accertamento di una responsabilità del dipendente nella causazione del danno. Se il datore di lavoro risarcisce il terzo per un fatto commesso dal dipendente, può agire in regresso per l’intera somma qualora venga provato che la colpa dell’evento dannoso è da attribuire esclusivamente al dipendente stesso.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati