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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2024

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5108 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Notifica cartella pagamento: la prova in giudizio
Una società ha contestato una richiesta di pagamento sostenendo che la cartella esattoriale originaria non fosse stata notificata correttamente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per una valida notifica della cartella di pagamento ai sensi dell'art. 140 c.p.c., l'agente della riscossione deve obbligatoriamente produrre in giudizio l'avviso di ricevimento della raccomandata informativa (CAD). In assenza di tale prova, la notifica è da considerarsi non perfezionata, con conseguente possibile prescrizione del credito tributario.
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Eccezione in appello: quando non serve il contraddittorio
Una società, cessionaria di un credito da un laboratorio di analisi, ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per un pagamento. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per l'assenza di un contratto scritto. La società ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di una nuova eccezione in appello sollevata d'ufficio dal giudice. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'ente sanitario aveva già sollevato la questione nel suo atto di appello. Di conseguenza, il contraddittorio era già stato avviato e non era necessario un ulteriore intervento del giudice. La società è stata anche sanzionata per lite temeraria.
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Deducibilità perdite su crediti: la prova spetta a te
Una società si è vista negare la deducibilità delle perdite su crediti e l'utilizzo di perdite pregresse per l'anno d'imposta 2008. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che la società non ha fornito prove sufficienti sull'inesigibilità dei crediti, i quali derivavano da operazioni ritenute inesistenti. Inoltre, ha chiarito che il disconoscimento di una perdita in un anno fiscale può legittimamente impedirne l'utilizzo negli anni successivi, anche se il giudizio relativo al primo anno non è ancora definitivo.
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Utili extra bilancio: quando si presumono distribuiti?
Un socio unico di una società a ristretta base partecipativa è stato oggetto di un accertamento fiscale per la presunta percezione di utili extra bilancio, ovvero profitti non dichiarati dalla società. La Corte di Cassazione, con la sentenza 19409/2024, ha respinto il ricorso del contribuente, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione di tali utili ai soci. La Corte ha inoltre stabilito che il socio non può contestare l'accertamento societario una volta che questo è divenuto definitivo.
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Onere della prova: la Cassazione e i documenti fiscali
Una società operante nel settore dei rottami metallici si è vista contestare dall'Agenzia Fiscale la deducibilità di alcuni costi a causa della mancanza di documenti, giustificata dalla società con un furto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19387/2024, ha stabilito che il furto non è sufficiente a sollevare il contribuente dall'onere della prova. Quest'ultimo deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per ricostruire la documentazione, ad esempio contattando i fornitori. La Corte ha quindi annullato la decisione dei giudici di merito, che avevano dato ragione alla società, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il budget superato?
Una società di factoring agiva contro un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per il pagamento di prestazioni sanitarie. L'ASL si opponeva sostenendo, tra l'altro, il superamento del budget di spesa. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un principio fondamentale: l'onere della prova relativo al superamento del tetto di spesa grava interamente sull'ASL. La Corte d'Appello aveva erroneamente invertito tale onere, basando la sua decisione su documentazione generica e contestata. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio su questo punto cruciale.
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Valori OMI non bastano per l’accertamento fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22804/2024, ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate non può basare un avviso di rettifica del valore di un immobile esclusivamente sui valori OMI. Questi dati statistici, pur essendo un utile punto di riferimento, hanno natura di presunzione semplice e devono essere supportati da ulteriori elementi probatori gravi, precisi e concordanti per giustificare un maggior valore rispetto a quello dichiarato nell'atto di compravendita. La Corte ha accolto il ricorso di una società, cassando la sentenza di merito che aveva ritenuto sufficiente il mero richiamo ai valori OMI.
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Forma scritta appalti: no extra compensi senza atto
Un raggruppamento di professionisti ha citato in giudizio un'autorità portuale per ottenere compensi aggiuntivi su un progetto, a causa di un aumento dei costi superiore al 30%. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione principale è che i professionisti non hanno contestato una ragione fondamentale della decisione d'appello: l'assenza di un accordo formale e la necessaria forma scritta negli appalti pubblici per qualsiasi modifica contrattuale che comporti maggiori spese. Senza un atto scritto, nessuna pretesa di compenso extra può essere accolta.
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Responsabilità advisor: Cassazione su inadempimento
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'advisor per la scelta di uno strumento di risoluzione della crisi d'impresa (concordato preventivo) rivelatosi inidoneo e inammissibile. Secondo la Corte, il professionista è inadempiente non solo quando l'atto specifico è errato, ma anche quando omette di informare adeguatamente il cliente sulle criticità che possono compromettere il successo dell'operazione, trasformando di fatto un'obbligazione di mezzi in una di risultato. Il ricorso del professionista, che chiedeva il pagamento dei suoi compensi, è stato rigettato.
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Prova del credito fallimentare: l’onere della prova
Un professionista ha visto parzialmente respinta la sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la prova del credito fallimentare deve essere rigorosa. In particolare, ha dichiarato inammissibile la prova testimoniale formulata in modo generico e ha ribadito che la mancata e specifica richiesta di un privilegio nella domanda di insinuazione ne comporta la degradazione a credito chirografario.
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Prededuzione crediti: i limiti in procedure consecutive
La Corte di Cassazione ha escluso la prededuzione crediti per alcuni soci di una cooperativa in liquidazione coatta. I loro crediti, derivanti da un accordo di ristrutturazione del debito poi non onorato, non sono stati considerati 'finanziamenti in esecuzione' dell'accordo, ma l'oggetto stesso della ristrutturazione. Inoltre, la Corte ha ritenuto non provata la 'consecuzione' tra la procedura di ristrutturazione e la successiva liquidazione, negando così il carattere prededucibile dei crediti.
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Principio di non contestazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche relativa al diniego di autorizzazione per una centrale idroelettrica. Il Tribunale aveva erroneamente applicato il principio di non contestazione, ignorando le specifiche obiezioni tecniche sollevate da enti pubblici come il gestore del servizio idrico e la Provincia. La Cassazione ha stabilito che, data l'esistenza di contestazioni, i fatti erano controversi e necessitavano di un'adeguata istruttoria probatoria, cassando la sentenza per difetto di motivazione e rinviando per un nuovo esame.
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Motivazione contraddittoria e valore immobili: guida
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria per motivazione contraddittoria riguardo alla classificazione di un terreno come agricolo o edificabile. Il caso riguardava un accertamento fiscale per maggiori imposte su una compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito che l'incertezza sulla destinazione urbanistica del terreno, fondamentale per determinarne il valore e la tassazione, rende la decisione del giudice di merito illogica e, quindi, nulla. È stato inoltre chiarito che la contestazione dell'aliquota applicata non costituisce una domanda nuova in appello se è conseguenza diretta della contestazione sulla natura del bene.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione annulla tutto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria a favore di un contribuente, accusato di essere socio di fatto di una società fittizia. La decisione si fonda sul principio del litisconsorzio necessario: il processo era nullo fin dall'inizio perché non erano stati coinvolti tutti i presunti soci. La Corte ha rinviato il caso al giudice di primo grado per un nuovo giudizio che includa tutte le parti necessarie.
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Litisconsorzio necessario: la guida completa del caso
La Corte di Cassazione ha annullato un intero processo tributario relativo all'accertamento di una società di fatto. La decisione si fonda sul principio del litisconsorzio necessario: poiché la causa coinvolgeva più presunti soci, tutti avrebbero dovuto partecipare al giudizio fin dal primo grado. La loro assenza ha reso nulli i procedimenti, con rinvio della causa al giudice di primo grado per un nuovo esame che includa tutte le parti interessate.
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Errore di fatto: Cassazione revoca la sua ordinanza
La Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente ordinanza a causa di un errore di fatto. La Corte aveva erroneamente ritenuto pendente un giudizio, ignorando che la sentenza su cui si basava il credito dell'istante era già passata in giudicato. Tale circostanza, decisiva e provata in atti ma non percepita dal giudice, ha portato all'accoglimento del ricorso per revocazione, ribaltando l'esito del giudizio e affermando la legittimazione del creditore a chiedere il fallimento del debitore.
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Proroga ex lege: interpretazione e risarcimento danni
Una pubblica amministrazione negava la proroga ex lege di un contratto di collaborazione, sostenendo che fosse scaduto il giorno prima dell'entrata in vigore della legge di proroga. La Corte di Cassazione ha respinto questa interpretazione letterale, privilegiando la finalità della norma, che era quella di garantire la continuità del servizio. Di conseguenza, ha confermato la condanna dell'amministrazione al risarcimento del danno per mancato guadagno a favore del professionista.
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Proroga ex lege: la volontà del legislatore prevale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la proroga ex lege di un contratto di collaborazione si applica anche se questo è scaduto il giorno prima dell'entrata in vigore della legge. La Corte ha dato prevalenza alla volontà del legislatore, finalizzata a garantire la continuità operativa, rispetto a un'interpretazione meramente letterale della norma che avrebbe reso la proroga inapplicabile.
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Proroga ex lege: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22715/2024, ha stabilito che la proroga ex lege disposta da una norma per garantire la continuità di un servizio si applica anche a contratti di collaborazione scaduti il giorno prima dell'entrata in vigore della legge. La Corte ha privilegiato la finalità della norma (mens legis) rispetto a un'interpretazione letterale restrittiva, accogliendo il ricorso dei lavoratori e cassando la sentenza d'appello.
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Trattamento economico dipendenti pubblici: cosa succede?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento di personale tra amministrazioni pubbliche regolato da una legge speciale che impone l'invarianza della spesa, ai dipendenti continua ad applicarsi il contratto collettivo dell'ente di provenienza e non quello, potenzialmente più favorevole, dell'ente di destinazione. La decisione riguarda il caso di due dirigenti che, a seguito di un riordino amministrativo, chiedevano l'adeguamento del loro trattamento economico accessorio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il principio di neutralità finanziaria della manovra prevale sulle norme generali del pubblico impiego, legittimando una temporanea disparità di trattamento.
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