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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2024

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5108 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Esenzione ICI ateneo straniero: la prova decisiva
Un ateneo straniero ha impugnato un avviso di accertamento per l'ICI 2009, rivendicando l'esenzione per la propria attività didattica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere di provare la natura non commerciale dell'attività grava interamente sul contribuente. Un riconoscimento ministeriale non è considerato prova sufficiente; è necessario dimostrare con dati concreti, come rette e modalità di accesso, l'assenza di scopo di lucro. Questa sentenza chiarisce i rigorosi oneri probatori per l'esenzione ICI per ateneo straniero.
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Licenziamento illegittimo: la prova spetta all’azienda
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di licenziamento illegittimo. In caso di contestazione da parte del lavoratore, spetta esclusivamente al datore di lavoro l'onere di provare i fatti che giustificano il recesso. Se l'azienda non fornisce prove sufficienti della giusta causa o del giustificato motivo, il licenziamento viene considerato nullo, con tutte le conseguenze legali del caso.
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Unicità centro d’interesse e gruppo di società
La Corte di Cassazione ha confermato che più società di un gruppo possono costituire un'unicità centro d'interesse, agendo come un unico datore di lavoro. In questo caso, il licenziamento di un dirigente da parte di una singola società è stato ritenuto illegittimo, riconoscendo un unico rapporto di lavoro con l'intero gruppo. La decisione ha stabilito la responsabilità solidale delle società per il pagamento delle indennità dovute al lavoratore, chiarendo i criteri per l'imputazione congiunta del rapporto di lavoro.
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Accertamento bancario: presunzione su versamenti vale
Un professionista subisce un accertamento bancario per redditi non dichiarati. La commissione tributaria regionale annulla l'atto, ritenendo decaduta la presunzione legale sia sui prelievi che sui versamenti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo che la presunzione di ricavi sui versamenti bancari resta valida per tutti i contribuenti, inclusi i professionisti. La sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014 ha annullato tale presunzione solo per i prelievi dei lavoratori autonomi. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Rifiuto trasferimento lavoratore: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare intimato a una lavoratrice per assenza ingiustificata, a seguito del suo rifiuto a un trasferimento. La Corte ha stabilito che il rifiuto del trasferimento del lavoratore è legittimo quando il datore di lavoro non dimostra le comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che lo giustificano. In questo caso, la chiusura dello showroom non era una motivazione sufficiente, dato che le mansioni prevalenti della dipendente potevano essere svolte nella sede originaria.
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Accertamento studi di settore: la motivazione è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di una commissione tributaria regionale che aveva invalidato un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza "apparente" e contraddittoria, in quanto si basava acriticamente su una consulenza tecnica confusa. Inoltre, ha riaffermato il principio secondo cui, in un accertamento da studi di settore, spetta al contribuente l'onere di dimostrare le circostanze che giustificano un reddito inferiore a quello standardizzato.
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Nuova costruzione e distanze: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22493/2024, ha stabilito che la ricostruzione di un rudere con aumento di volume e altezza si qualifica come nuova costruzione e non come ristrutturazione, imponendo il pieno rispetto delle distanze legali. La Suprema Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente escluso la violazione, chiarendo anche che un garage non è considerato interrato se supera il piano di campagna originario, dovendo quindi rispettare le distanze dai confini. La sentenza sottolinea l'importanza di non alterare sagoma e volumetria per evitare ordini di demolizione.
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Presunzione versamenti bancari: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che la presunzione versamenti bancari, secondo cui i depositi su un conto corrente sono considerati ricavi non dichiarati, si applica anche ai professionisti. A seguito di un avviso di accertamento, un professionista aveva ottenuto l'annullamento in appello. La Suprema Corte ha però cassato la sentenza, chiarendo che, a differenza dei prelievi, per i versamenti spetta sempre al contribuente dimostrare la loro natura non imponibile. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Fatture soggettivamente inesistenti: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22483/2024, chiarisce l'onere della prova in materia di fatture soggettivamente inesistenti nel regime del reverse charge. L'Agenzia delle Entrate deve dimostrare non solo la fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza o conoscibilità della frode da parte dell'acquirente. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente posto l'onere di provare la propria buona fede interamente a carico del contribuente, ribadendo un principio fondamentale a tutela dell'affidamento.
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Decisione a sorpresa: Cassazione annulla sentenza
Una struttura sanitaria si è vista respingere una richiesta di pagamento da parte della Corte d'Appello sulla base di una questione (mancanza di un contratto scritto) sollevata d'ufficio dal giudice senza darne previa comunicazione alle parti. La Corte di Cassazione ha annullato questa "decisione a sorpresa", affermando che la violazione del diritto al contraddittorio rende la sentenza nulla. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Valori OMI: non bastano per l’accertamento fiscale
Una società ha contestato un accertamento fiscale basato esclusivamente sui valori OMI, che aveva quasi triplicato il valore dichiarato di un immobile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che i valori OMI sono solo indizi e non prove sufficienti. Per un accertamento legittimo, l'Agenzia delle Entrate deve fornire ulteriori elementi probatori gravi, precisi e concordanti. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Interpretazione atti amministrativi e ricorso in Cassazione
Un professionista, nominato membro di una commissione di collaudo da un ente pubblico, ha richiesto il pagamento del suo compenso a tale ente. La Corte d'Appello ha negato la richiesta, attribuendo l'obbligo di pagamento alla società concessionaria dell'opera pubblica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, ribadendo che l'interpretazione degli atti amministrativi spetta al giudice di merito e non può essere oggetto di una nuova valutazione in sede di legittimità, se non per specifiche violazioni di legge che il ricorrente non ha dimostrato.
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Riconoscimento di debito PA: requisiti formali
Un professionista, nominato commissario straordinario di un ente pubblico di ricerca, ha agito in giudizio per ottenere il pagamento del compenso per le proroghe del suo incarico, basando la sua pretesa su un documento dell'ente che sembrava ammettere il debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che un documento, per valere come riconoscimento di debito PA, deve rispettare requisiti formali stringenti: la forma scritta 'ad substantiam', la provenienza da un soggetto con potere di rappresentanza e la prova della trasmissione alla Procura della Corte dei Conti. In assenza di tali elementi, la dichiarazione è priva di efficacia giuridica.
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Autosufficienza ricorso: onere della prova in Cassazione
Una società ha impugnato un avviso di pagamento di un Comune per l'occupazione di suolo pubblico. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha riformato la decisione, condannando la società al pagamento dei canoni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, sottolineando il principio di autosufficienza del ricorso: l'atto deve contenere tutti gli elementi necessari a decidere, senza che il giudice debba consultare altri fascicoli. La mancata riproduzione di sentenze e atti rilevanti ha reso i motivi di ricorso inammissibili.
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Rinuncia al ricorso: come estingue il giudizio
Una società, accusata di evasione delle accise sul GPL, aveva presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, ha presentato un atto di rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali tra la società e l'Agenzia delle Dogane.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio fiscale
Una società di distribuzione GPL, dopo un lungo contenzioso con l'Agenzia Fiscale per presunte evasioni di accise, decide di effettuare una rinuncia al ricorso in Cassazione. L'ordinanza analizzata accoglie tale atto, dichiarando l'estinzione del giudizio e rendendo definitiva la sentenza di appello sfavorevole al contribuente. Il caso chiarisce gli effetti processuali della rinuncia, atto unilaterale che non necessita di accettazione.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiude il caso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22415/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia fiscale relativa alle accise sul GPL. La decisione non entra nel merito della presunta evasione, ma pone fine al contenzioso a seguito della rinuncia al ricorso presentata dalla società contribuente e dal suo ex legale rappresentante. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società del settore calzaturiero contro un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA. La decisione non è entrata nel merito della questione fiscale, ma si è basata su un vizio procedurale: il ricorso è stato giudicato tardivo perché presentato oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza impugnata, confermando l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Costi bene strumentale: quando sono deducibili?
Una società nautica ha contestato un avviso di accertamento che negava la deducibilità dei costi di leasing e gestione di uno yacht, ritenuto non strumentale all'attività d'impresa. Dopo la conferma della decisione nei primi due gradi di giudizio, il caso è giunto in Cassazione. Tuttavia, il procedimento è stato dichiarato estinto prima della decisione finale, poiché la società ha aderito con successo a una definizione agevolata dei carichi fiscali, ponendo fine alla controversia. La questione centrale del contendere verteva sulla corretta qualificazione dei costi del bene strumentale.
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Estinzione del giudizio per definizione agevolata
Una società, in lite con l'Agenzia delle Entrate per avvisi di accertamento, ha aderito alla definizione agevolata dei carichi erariali durante il processo in Cassazione. L'Amministrazione finanziaria ha quindi chiesto di chiudere il caso. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere e compensando le spese legali tra le parti.
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