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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2024

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5108 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Rimborso pensione estero: basta la residenza?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10308/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di rimborso pensione estero. Un cittadino italiano residente in Turchia ha ottenuto il diritto al rimborso dell'IRPEF trattenuta sulla sua pensione italiana. La Corte ha chiarito che, in base alla convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Turchia, per ottenere il rimborso è sufficiente dimostrare la residenza fiscale all'estero. Non è invece necessario provare l'effettivo pagamento delle imposte nel paese di residenza, essendo sufficiente che il reddito sia astrattamente soggetto alla potestà impositiva di quello Stato.
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Legittimazione ad impugnare: chi può fare appello?
Una società consolidante ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, ma il suo ricorso è stato respinto. Successivamente, una delle società consolidate, che non era stata parte del primo giudizio, ha proposto appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile per difetto di legittimazione ad impugnare, ribadendo che solo chi ha partecipato al grado precedente del giudizio ha il diritto di impugnare la relativa sentenza.
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Cessazione materia del contendere: il caso tributario
Un'azienda di servizi sociali si oppone a un avviso di accertamento IVA. Dopo vari gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate annulla l'atto in autotutela. La Cassazione dichiara la cessazione materia del contendere, chiudendo il caso senza una decisione di merito.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società in fallimento si opponeva alla rettifica di un credito IVA da parte dell'Agenzia Fiscale, derivante da una dichiarazione omessa. Mentre il caso era pendente in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando quanto dovuto. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, confermando l'efficacia di questo strumento di risoluzione delle liti fiscali.
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Voluntary disclosure: è possibile chiedere un rimborso?
Una società, dopo aver definito la propria posizione fiscale tramite la procedura di voluntary disclosure, ha richiesto il rimborso dell'IVA versata, ritenendola non dovuta. La Commissione Tributaria Regionale ha negato il rimborso, assimilando la procedura a un accordo definitivo non più rinegoziabile. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniforme interpretazione della legge, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per una decisione di principio, senza ancora risolvere la controversia nel merito.
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Danno violazione distanze: quando è risarcibile?
Una società edile costruisce un'opera violando le normative urbanistiche e sulle distanze. I proprietari confinanti chiedono il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10284/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che il danno violazione distanze si presume e non richiede una prova specifica. La semplice limitazione del godimento della proprietà e la sua temporanea diminuzione di valore costituiscono un danno risarcibile.
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Competenza temporale ricavi: la sostanza vince la forma
Una società di costruzioni e i suoi soci hanno impugnato avvisi di accertamento per maggiori ricavi non dichiarati derivanti da vendite immobiliari. La questione centrale era determinare il corretto anno d'imposta per la tassazione di tali ricavi. La Corte di Cassazione, applicando il principio della competenza temporale ricavi, ha cassato la decisione regionale che dava rilievo solo alla data del rogito notarile. La Suprema Corte ha stabilito che prevale la sostanza economica dell'operazione, ovvero il momento in cui avviene il trasferimento effettivo del bene (consegna, pagamento), anche se il rogito viene posticipato. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione dei fatti.
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Residenza fiscale estero: la prova spetta a te
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10279/2024, ha stabilito che l'iscrizione all'AIRE non è sufficiente per provare la residenza fiscale estero. Il Fisco può legittimamente disconoscere un credito d'imposta tramite controllo automatizzato se dalle dichiarazioni non emergono prove concrete del trasferimento. L'onere di dimostrare l'effettivo spostamento del centro degli interessi vitali spetta interamente al contribuente.
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Usucapione: quando la detenzione non diventa possesso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che rivendicava la proprietà di un immobile per usucapione. L'individuo aveva ottenuto la disponibilità del bene tramite un contratto preliminare di compravendita, ma secondo i giudici questo ha generato una mera detenzione e non un possesso utile ai fini dell'usucapione, poiché non era intervenuto un atto idoneo a mutare il titolo del godimento. La decisione conferma che la richiesta di una nuova valutazione dei fatti è preclusa in sede di legittimità.
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Onere probatorio rivendicazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 10272/2024, ha rinviato a pubblica udienza una causa relativa all'azione di rivendicazione di una comproprietà. Il caso solleva una questione di diritto fondamentale sull'onere probatorio rivendicazione: se la prova della proprietà, normalmente molto rigorosa, possa essere attenuata anche nei confronti del convenuto che contesta il titolo, qualora gli altri convenuti lo abbiano invece riconosciuto. La decisione è stata sospesa per permettere un'analisi approfondita in pubblica udienza, data la rilevanza nomofilattica della questione.
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Usucapione terreno agricolo: coltivare non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10266/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva di essere riconosciuto proprietario per usucapione di un terreno agricolo. I giudici hanno ribadito che la semplice coltivazione del fondo, anche per lungo tempo, non è sufficiente a dimostrare il possesso 'uti dominus', ovvero con l'animo del proprietario. Per l'usucapione terreno agricolo è necessario compiere atti che manifestino in modo inequivocabile l'intenzione di escludere gli altri dal godimento del bene, come ad esempio recintarlo.
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Danno alla professionalità: risarcimento per CIGS
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda al risarcimento del danno alla professionalità a favore di una lavoratrice posta in Cassa Integrazione (CIGS) in modo illegittimo. Il danno, derivante dalla forzata inattività, è stato liquidato in via equitativa in una misura pari al 30% della retribuzione. La Corte ha chiarito che questo tipo di pregiudizio è distinto e ulteriore rispetto alla mera perdita economica dello stipendio, tutelando la dignità e le competenze del dipendente.
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Usucapione terreno: la Cassazione chiarisce il caso
Una proprietaria immobiliare ha citato in giudizio un'azienda dolciaria, di cui era socia, per ottenere la restituzione di un terreno. L'azienda ha risposto con una domanda riconvenzionale, sostenendo di aver acquisito la proprietà del terreno per usucapione. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dato ragione all'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando inammissibile il ricorso della proprietaria. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito avevano correttamente valutato le prove, le quali dimostravano un possesso continuo e ininterrotto per oltre vent'anni da parte dell'azienda, e non un semplice atto di tolleranza da parte dei proprietari.
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Comproprietà cortile: quando il ricorso è inammissibile
Una disputa sulla proprietà di un'area comune si conclude con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione. I ricorrenti, che rivendicavano la proprietà esclusiva di un cortile, si sono visti respingere le loro istanze in tutti i gradi di giudizio. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito sulla base della cosiddetta "doppia conforme", ribadendo che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti e delle prove, come la ricostruzione dei titoli di proprietà che dimostravano la comproprietà del cortile.
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Onere di allegazione: quando è insufficiente?
Una società medica ha contestato una cartella esattoriale per il recupero di aiuti di Stato, sostenendo la legittimità degli sgravi ottenuti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che l'atto introduttivo mancava di fatti specifici a dimostrazione del rispetto dei requisiti UE. La Corte ha stabilito che un riferimento generico ai documenti non è sufficiente senza un preciso onere di allegazione dei fatti costitutivi del diritto.
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Rimborsi chilometrici: quando non sono retribuzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il mancato pagamento dei rimborsi chilometrici ai dipendenti, essendo questi una voce non retributiva ma un mero rimborso spese, non costituisce un inadempimento degli obblighi contributivi. Di conseguenza, tale omissione non può giustificare la revoca degli sgravi contributivi a favore del datore di lavoro. Il ricorso dell'ente previdenziale è stato dichiarato inammissibile perché basato sull'erroneo presupposto che un pagamento fosse avvenuto, mentre la Corte ha accertato la totale omissione dello stesso.
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Motivazione accertamento catastale: la Cassazione rinvia
Una società impugna un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria ha aumentato la rendita catastale di un immobile, contestando un'omissione nella dichiarazione DOCFA. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 10247/2024, non decide nel merito ma rileva un contrasto giurisprudenziale sulla necessaria motivazione accertamento catastale. In particolare, si discute se sia sufficiente indicare i nuovi dati o se l'Agenzia debba spiegare perché ha modificato il numero dei vani proposti dal contribuente. La causa è stata rinviata in attesa di una decisione nomofilattica su un caso analogo.
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Azione di rivendicazione: onere della prova e ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10237/2024, dichiara improcedibile un ricorso riguardante un'azione di rivendicazione di un immobile. La decisione si fonda su vizi procedurali, come il mancato deposito della sentenza notificata, e ribadisce i principi sull'onere della prova, che può essere attenuato se la controparte non contesta la titolarità del dante causa dell'attore. La Corte ha inoltre confermato che la richiesta di rilascio del bene qualifica la domanda come rivendicazione.
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Probatio diabolica: prova attenuata in rivendicazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di accoglimento di un'azione di rivendicazione immobiliare. Il caso chiarisce che la cosiddetta probatio diabolica, ovvero l'onere della prova in capo a chi rivendica la proprietà, può essere attenuata quando il bene conteso proviene da un comune atto di divisione tra i danti causa delle parti, poiché tale atto implica un reciproco riconoscimento della proprietà.
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Sgravi contributivi: quando l’attività prevalente basta
Un'azienda agricola ottiene sgravi contributivi per territori svantaggiati. L'Ente Previdenziale li revoca, sostenendo che non è provato l'impiego dei dipendenti in quelle aree. La Cassazione respinge il ricorso, confermando che l'accertamento sulla prevalenza dell'attività aziendale nel territorio agevolato e del conseguente impiego del personale è sufficiente per il diritto al beneficio.
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