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Art. 240-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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274 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Credito garantito sequestro: la tutela del creditore
Una banca, titolare di un credito garantito su un impianto fotovoltaico, ha impugnato il sequestro preventivo sull'impianto e sui fondi derivanti da incentivi statali. La Corte di Cassazione ha stabilito che un creditore garantito non può chiedere il rilascio dei beni durante il processo penale, poiché i suoi diritti sono tutelati solo dopo un'eventuale confisca definitiva. I fondi sono stati inoltre considerati di proprietà del debitore, non della banca, in assenza di un suo inadempimento. Il ricorso è stato respinto.
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Sequestro preventivo autoriciclaggio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo per il reato di autoriciclaggio. La sentenza ribadisce principi fondamentali come la fungibilità del denaro, per cui non è necessario sequestrare le stesse banconote del reato, e chiarisce che per l'autoriciclaggio non è richiesta una condotta dissimulatoria. La Corte ha confermato la validità del sequestro preventivo, limitando il proprio sindacato alla sola violazione di legge e non al merito dei fatti.
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Confisca allargata: quando è legittima? Cassazione
Un soggetto, condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, ricorre contro la confisca di 8.800 euro. Sostiene che la somma appartenga al fratello e che manchi un nesso diretto con il reato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che la confisca allargata si basa sulla sproporzione tra beni e reddito, non sulla pertinenzialità al reato. Inoltre, il ricorrente non ha legittimazione a chiedere la restituzione di un bene che dichiara non essere suo.
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Data positioning: prova autonoma e utilizzabile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42166 del 2024, ha stabilito che i dati di localizzazione cellulare (data positioning) costituiscono una prova autonoma e pienamente utilizzabile, anche quando le intercettazioni telefoniche che ne hanno originato la richiesta vengano dichiarate inutilizzabili. Secondo la Corte, se l'acquisizione del data positioning è stata regolarmente autorizzata da un giudice, essa non costituisce un mero riflesso della captazione invalida, ma una prova atipica a sé stante, la cui acquisizione non lede la segretezza delle comunicazioni e può legittimamente fondare un sequestro preventivo.
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Impugnazione PM misura cautelare: l’interesse ad agire
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Procuratore contro l'annullamento di un sequestro preventivo. La sentenza stabilisce un principio fondamentale per l'impugnazione PM misura cautelare: non è sufficiente contestare la mancanza di prove del reato (fumus commissi delicti), ma è necessario dimostrare anche il concreto e attuale pericolo che i beni vengano dispersi (periculum in mora). L'assenza di argomentazioni su quest'ultimo punto determina la carenza di interesse e, di conseguenza, l'inammissibilità dell'appello.
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Procura speciale: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da diversi indagati contro un'ordinanza di sequestro preventivo per reati fiscali e di riciclaggio. La decisione si fonda su un vizio procedurale insuperabile: la mancata presentazione della procura speciale, documento essenziale per conferire al difensore il potere di impugnare dinanzi alla Suprema Corte. Di conseguenza, la Corte non ha esaminato il merito della vicenda, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: la Cassazione sulla motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo. La Corte ha confermato la validità della misura, ritenendo adeguata la motivazione del tribunale sul 'periculum in mora', sia per impedire la dispersione dei beni sia per evitare l'aggravamento delle conseguenze del reato, anche a distanza di anni dalla presunta consumazione.
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Ricorso per cassazione: limiti in misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione presentato contro un decreto di confisca di quote societarie. La Corte ha ribadito che il suo giudizio è limitato alla violazione di legge e non può riesaminare le valutazioni di fatto già compiute dai giudici di merito, se la motivazione non è assente o meramente apparente.
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Accollo del mutuo: vendita fittizia e sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo sulla quota di un immobile, oggetto di una compravendita tra coniugi regolata tramite un accollo del mutuo. Sebbene l'accordo di accollo fosse formalmente valido, il comportamento delle parti ha rivelato la natura fittizia dell'operazione, finalizzata a sottrarre il bene alla disponibilità del marito, indagato per truffa. La decisione sottolinea come la sostanza dei fatti prevalga sulla forma giuridica.
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Confisca per sproporzione: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un sequestro finalizzato alla confisca per sproporzione. I beni, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi leciti dichiarati e legati a una presunta truffa ai danni dello Stato, sono stati legittimamente sequestrati. La Corte ha ribadito che la sproporzione è un forte indizio dell'origine illecita dei beni.
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Revoca confisca di prevenzione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi contro un'ordinanza che negava la revoca di una confisca di prevenzione. La Corte ha chiarito che una successiva sentenza, che annulla una diversa misura (confisca penale) sugli stessi beni, non costituisce prova nuova idonea a giustificare la revoca della confisca di prevenzione, data la diversità di presupposti e finalità tra i due istituti.
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Riciclaggio e sequestro: il possesso di denaro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di oltre 80.000 euro. Per il reato di riciclaggio e sequestro, il solo possesso di una grossa somma di denaro, unito a un basso reddito e alla mancanza di giustificazioni, è sufficiente a integrare il 'fumus' del reato, senza dover provare il reato presupposto in modo specifico.
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Confisca autoriciclaggio: il prodotto del reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38508/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre imputati condannati per autoriciclaggio. I ricorrenti contestavano l'estensione della confisca, sostenendo che dovesse limitarsi al profitto da loro conseguito. La Corte ha invece confermato che la confisca per autoriciclaggio ha ad oggetto il 'prodotto' del reato, ovvero l'intero valore delle somme o dei beni oggetto delle operazioni illecite, in linea con la finalità della norma di sottrarre alla circolazione i capitali di provenienza delittuosa.
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Aggravante metodo mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una serie di ricorsi presentati da diversi imputati condannati per reati gravi, tra cui estorsione e usura, aggravati dal cosiddetto 'metodo mafioso'. La sentenza analizza in dettaglio i presupposti per l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso, chiarendo che non è necessaria l'appartenenza formale a un clan. La Corte ha dichiarato inammissibili alcuni ricorsi, mentre per altri ha disposto l'annullamento con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su specifici punti, come la sussistenza di alcune aggravanti o la concessione delle attenuanti generiche. Un capo d'imputazione per un ricorrente è stato annullato senza rinvio per intervenuta prescrizione.
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Ricettazione aggravata: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una condanna per ricettazione aggravata dal fine di agevolare un'associazione criminale. La condanna, basata su dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e una significativa sproporzione tra redditi e patrimonio, è stata confermata poiché i motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e mirati a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Confisca per sproporzione: onere della prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40748/2025, ha annullato un'ordinanza di confisca per sproporzione, stabilendo un principio fondamentale: non è un provvedimento automatico. Spetta alla pubblica accusa l'onere preliminare di dimostrare la sproporzione tra i beni sequestrati e il reddito lecito del condannato. Solo dopo tale prova, scatta per l'interessato l'onere di giustificarne la legittima provenienza. In assenza della prova dell'accusa, la confisca è illegittima.
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Annullamento con rinvio: sentenza nulla senza motivi
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di cinque imputati condannati in appello per reati gravi, tra cui usura ed estorsione con aggravante mafiosa. Per uno degli imputati, la Corte ha disposto l'annullamento con rinvio della sentenza per totale assenza di motivazione, non comparendo mai il suo nome nella parte motiva del provvedimento. Per un altro, l'annullamento è stato parziale, limitato alla sola statuizione sulla confisca. I ricorsi degli altri tre imputati sono stati invece rigettati.
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Concordato in appello: rinuncia e confisca definitiva
La Cassazione ha stabilito che l'accordo per un concordato in appello con rinuncia a tutti i motivi, eccetto la pena, rende definitiva anche la confisca disposta in primo grado. La rinuncia generale include implicitamente anche le statuizioni sulla confisca, impedendo un successivo ricorso su quel punto.
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Reato di riciclaggio: quando si consuma il delitto?
Un'imputata, condannata per il reato di riciclaggio, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo, tra le altre cose, l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: il reato di riciclaggio è un delitto a consumazione prolungata, che si perfeziona con l'ultimo atto compiuto per ostacolare l'identificazione della provenienza illecita dei beni. Pertanto, la prescrizione inizia a decorrere solo da quel momento finale.
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Ricusazione del giudice: quando è inammissibile?
Due imputati chiedono la ricusazione del giudice destinato a giudicarli, poiché lo stesso aveva già partecipato a una decisione su un sequestro preventivo a loro carico. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili, chiarendo i limiti della ricusazione del giudice e specificando che la partecipazione a una decisione su una misura cautelare reale non costituisce, di per sé, un'anticipazione del giudizio di merito sulla colpevolezza.
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