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Art. 240-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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274 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Prescrizione reato presupposto: annullato sequestro
Un imprenditore, accusato di falso in bilancio e autoriciclaggio, ottiene l'annullamento di un sequestro preventivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione reato presupposto (il falso in bilancio) elimina il fondamento dell'accusa di autoriciclaggio, rendendo illegittima la misura cautelare. L'atto interruttivo della prescrizione per un reato non si estende automaticamente agli altri.
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Confisca per sproporzione: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione. La sentenza chiarisce che il ricorso per cassazione avverso misure cautelari reali è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la logicità della motivazione del giudice del riesame, a meno che questa non sia del tutto assente o manifestamente illogica.
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Confisca per sproporzione: la prova lecita del denaro
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio, a cui era stata confiscata una somma di denaro. La Corte conferma la legittimità della confisca per sproporzione in assenza di prove documentali concrete che attestino la provenienza lecita delle somme, ritenendo insufficiente una mera dichiarazione verbale.
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Procura speciale terzo interessato: ricorso inammissibile
Un terzo soggetto, che si riteneva legittimo proprietario di un'auto di lusso sequestrata, ha presentato ricorso in Cassazione per ottenerne la restituzione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il suo avvocato non era munito della necessaria procura speciale terzo interessato, un requisito fondamentale per chi, come il terzo, fa valere interessi di natura civilistica all'interno di un procedimento penale.
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Confisca di prevenzione e giudicato penale: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Generale, confermando che la confisca di prevenzione non può essere disposta su beni già oggetto di una decisione di rigetto di confisca allargata in sede penale, in assenza di nuovi elementi. La sentenza riafferma il principio del 'ne bis in idem' e la preclusione processuale, impedendo una duplicazione di giudizi sugli stessi fatti e beni.
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Restituzione beni sequestrati: la Cassazione decide
Analisi della sentenza della Cassazione sulla restituzione beni sequestrati all'erede dopo la morte dell'imputato. La Corte annulla il provvedimento di sequestro, superando il principio solidaristico nella confisca per i reati in concorso e affermando che la confisca è limitata alla quota di profitto individuale.
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Sequestro preventivo e confisca: quando restano validi
Un imprenditore ricorre in Cassazione contro il mantenimento di un sequestro preventivo sui suoi beni, nonostante una sentenza di assoluzione (non definitiva) per associazione mafiosa. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che il sequestro preventivo resta legittimo in virtù di una condanna definitiva per reati tributari e della natura non irrevocabile dell'assoluzione per il cosiddetto "reato spia", che giustifica sia il sequestro impeditivo sia quello finalizzato alla confisca allargata di beni sproporzionati.
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Confisca allargata: quando è possibile la revoca?
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una richiesta di revoca di una confisca allargata basata su una presunta prova nuova. Sebbene la Corte ammetta in linea di principio il rimedio della revoca per le confische disposte in fase esecutiva, ha rigettato il ricorso. La prova addotta, un decreto penale preesistente, non è stata considerata 'nuova' poiché la sua mancata produzione precedente era colpevole e non dovuta a forza maggiore. Inoltre, il documento non è stato ritenuto decisivo per superare la presunzione di provenienza illecita dei beni.
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Truffa vessatoria vs estorsione: la Cassazione chiarisce
Un soggetto, indagato per estorsione, si oppone al sequestro preventivo dei suoi beni sostenendo che i fatti costituissero una 'truffa vessatoria'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la qualificazione di estorsione. La Corte ha chiarito che si ha estorsione quando il male minacciato è presentato come dipendente dalla volontà dell'agente, costringendo la vittima a una scelta obbligata. Al contrario, la truffa vessatoria si configura quando il danno è solo una possibilità esterna, che induce la vittima in errore. Il sequestro è stato ritenuto legittimo.
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Confisca denaro: la Cassazione e la motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di una piccola somma di denaro. La sentenza stabilisce che la confisca denaro è legittima se il giudice motiva logicamente il nesso con il reato, basandosi su indizi come l'assenza di redditi leciti e di una spiegazione credibile sulla provenienza della somma, anche in assenza di prove dirette.
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Sequestro per sproporzione: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di sequestro per sproporzione di beni (due case e un'auto). Il Tribunale del Riesame, in sede di rinvio, aveva riconfermato la misura, ritenendo provata la sproporzione tra i beni acquistati e i redditi dichiarati dall'indagato e dai suoi familiari, nonché il nesso temporale con i reati contestati. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso sollevava questioni di merito non ammissibili, dato che il riesame aveva fornito una motivazione adeguata e non meramente apparente, rispettando i dettami della precedente sentenza di annullamento.
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Confisca allargata: onere della prova e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per estorsione aggravata. La Corte ha ribadito che spetta all'imputato l'onere di allegare la provenienza lecita dei beni soggetti a confisca allargata, quando vi è sproporzione con il reddito dichiarato. Le censure sulla valutazione delle prove sono state respinte in quanto mere rivalutazioni di fatto, non ammesse in sede di legittimità.
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Periculum in mora: quando il riesame può integrare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un sequestro preventivo, stabilendo un principio chiave sul periculum in mora. Se il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) emette un provvedimento con una motivazione giuridicamente errata, ma non del tutto assente, il Tribunale del riesame ha il potere di correggerla e integrarla. Nel caso specifico, il GIP aveva omesso la motivazione sul pericolo nel ritardo basandosi su un orientamento superato. La Corte ha ritenuto legittimo l'intervento del Tribunale del riesame che ha sanato il vizio, distinguendo tra motivazione errata (sanabile) e motivazione mancante (che causa nullità insanabile).
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Motivazione sequestro preventivo: riesame e correzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo per confisca allargata. La ricorrente lamentava l'assenza di motivazione sul 'periculum in mora'. La Corte ha stabilito che la motivazione, seppur giuridicamente errata, era presente. Pertanto, il Tribunale del riesame ha legittimamente esercitato il proprio potere di integrazione, a differenza del caso di motivazione del tutto mancante, che costituirebbe una nullità insanabile.
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Sequestro preventivo: quando resta valido dopo l’annullamento
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un sequestro preventivo su beni di un'imputata, nonostante l'annullamento di alcune condanne. La Corte ha chiarito che l'annullamento con rinvio non elimina il 'fumus commissi delicti', ovvero l'ipotesi di reato, che è sufficiente a mantenere la misura cautelare reale. La decisione sottolinea che, per la confisca allargata, il 'periculum' coincide con la stessa confiscabilità dei beni sproporzionati rispetto al reddito.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo per usura
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo per usura. La sentenza chiarisce la legittimità del sequestro di beni sproporzionati al reddito e la natura non perentoria dei termini per la trasmissione degli atti al Tribunale del Riesame. Viene ribaltato sull'indagato l'onere di provare la provenienza lecita dei beni una volta accertata la sproporzione.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma un sequestro preventivo di oltre 400.000 euro a carico di due soggetti, ritenendo sufficienti gli indizi raccolti. La decisione si fonda sulla presenza non solo dell'ingente somma di denaro, ma anche di macchinette contasoldi, banconote false e dichiarazioni spontanee degli indagati, elementi che insieme costituiscono un valido 'fumus commissi delicti' per i reati di riciclaggio e ricettazione, e un concreto 'periculum in mora'.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Due imputati, dopo aver raggiunto un concordato in appello sulla pena, ricorrono in Cassazione contestando la qualificazione dei reati (autoriciclaggio e rapina) e la confisca. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, affermando che l'accordo implica la rinuncia a contestare tali punti, salvo il caso di pena illegale.
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Sequestro preventivo: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imprenditrice e dalla sua società contro un'ordinanza di sequestro preventivo per autoriciclaggio. Il sequestro riguardava somme di denaro considerate profitto del reato. La Corte ha stabilito che il ricorso era inammissibile perché contestava nel merito la motivazione del provvedimento, anziché limitarsi a denunciare una violazione di legge, unico motivo consentito per i provvedimenti cautelari reali. Inoltre, il ricorso per la società era privo della necessaria procura speciale.
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Sequestro preventivo terzo: la prova della titolarità
La Corte di Cassazione analizza il caso di un sequestro preventivo a carico di un terzo estraneo al reato. La ricorrente, figlia degli indagati, rivendicava la proprietà di beni di lusso sequestrati in una camera d'albergo condivisa. La Corte ha stabilito che, per ottenere la restituzione, non bastano prove generiche, ma è necessaria una prova documentale specifica che colleghi in modo inequivocabile il bene al terzo proprietario, come uno scontrino con un codice corrispondente al certificato di garanzia. L'ordinanza è stata parzialmente annullata con rinvio per il riesame della titolarità di un solo bene, per il quale era stata fornita tale prova.
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