Sequestro Preventivo per Autoriciclaggio: la Cassazione Delinea i Confini
Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 42774 del 2024, offre importanti chiarimenti in materia di sequestro preventivo per autoriciclaggio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso, cogliendo l’occasione per ribadire principi cardine sulla fungibilità del denaro e sulla struttura del reato previsto dall’art. 648-ter del codice penale. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale rigoroso, limitando le possibilità di impugnazione delle misure cautelari reali.
I Fatti di Causa
Il caso trae origine da un’ordinanza del Tribunale del Riesame che, in parziale riforma di un decreto di sequestro preventivo, disponeva il vincolo su una somma di oltre 92.000 euro nei confronti di un’imprenditrice e di due società a lei riconducibili. Il sequestro era finalizzato alla confisca del profitto del reato di autoriciclaggio.
La difesa degli indagati ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse questioni, tra cui:
- Vizi procedurali: Presunte irregolarità nella perquisizione e nel sequestro probatorio iniziale del denaro contante.
- Mancanza di fumus commissi delicti: Secondo i ricorrenti, non sussistevano sufficienti indizi del reato di autoriciclaggio, in quanto il denaro, ricevuto in prestito e di presunta provenienza illecita, era stato utilizzato per saldare debiti con il fisco nell’ambito di un piano omologato dal tribunale, senza alcun impiego in attività economiche o finanziarie.
- Errata individuazione del profitto: Contestavano che il profitto da confiscare potesse coincidere con le somme ricevute e la pertinenza del contante rinvenuto rispetto al reato contestato, commesso anni prima.
- Insussistenza dei presupposti per la confisca per equivalente.
In sostanza, la difesa mirava a smontare l’impianto accusatorio sia sul piano procedurale che su quello sostanziale, negando la configurabilità stessa del reato di autoriciclaggio.
La Decisione sul sequestro preventivo per autoriciclaggio
La Corte di Cassazione ha respinto tutte le argomentazioni difensive, dichiarando il ricorso inammissibile. Questa decisione ha comportato la conferma definitiva del sequestro preventivo disposto dal Tribunale del Riesame e la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
La Suprema Corte ha ritenuto le motivazioni del Tribunale del Riesame logiche, coerenti e giuridicamente corrette, rientrando le censure dei ricorrenti in un tentativo, non consentito in sede di legittimità, di ottenere una nuova valutazione del merito dei fatti.
Le Motivazioni della Sentenza
Il percorso argomentativo della Corte è cruciale per comprendere i limiti del sequestro preventivo per autoriciclaggio. Vediamo i punti salienti.
1. La Fungibilità del Denaro
La Corte ha smontato la censura relativa alla presunta non pertinenza del denaro sequestrato rispetto al reato. Richiamando una fondamentale sentenza delle Sezioni Unite (n. 42415/2021), ha ribadito che “ai fini della confisca diretta del petitum delicti rappresentato da una somma di denaro, è indifferente l’identità fisica del numerario”. Essendo il denaro un bene fungibile, ciò che conta è il valore monetario e non le specifiche banconote. Pertanto, il fatto che il denaro contante fosse stato trovato anni dopo il reato non era rilevante.
2. La Natura del Reato di Autoriciclaggio
Un altro punto chiave riguarda la struttura del reato di autoriciclaggio (art. 648-ter c.p.). I giudici hanno affermato, in linea con un orientamento consolidato (Sez. 2, n. 24273/2021), che tale delitto non richiede necessariamente una condotta dissimulatoria volta a nascondere l’origine illecita dei fondi. Il reato si configura per il solo fatto di reimpiegare i proventi illeciti in attività economiche o finanziarie, poiché tale condotta è di per sé idonea a inquinare il mercato. L’utilizzo del denaro per pagare debiti fiscali della società, secondo il Tribunale, rientra a pieno titolo in un impiego economicamente utile che concretizza il reato.
3. I Limiti del Giudizio di Cassazione
La Corte ha ricordato che, nei ricorsi contro misure cautelari reali, il suo sindacato è limitato alla violazione di legge. In tale nozione rientrano gli errori di diritto e i vizi di motivazione così gravi da renderla assente, apparente o manifestamente illogica, ma non la semplice rivalutazione delle prove o delle argomentazioni del giudice di merito. Nel caso di specie, il Tribunale del Riesame aveva fornito un’ampia e logica motivazione sia sul fumus commissi delicti che sul periculum in mora, rendendo le censure della difesa inammissibili.
Conclusioni
La sentenza in esame consolida un’interpretazione rigorosa e ampia del reato di autoriciclaggio e dei presupposti per il sequestro preventivo. Le conclusioni pratiche sono significative:
- Il denaro è fungibile: La difesa non può fondarsi sulla mancata corrispondenza fisica tra il denaro sequestrato e quello originato dal reato.
- L’autoriciclaggio è un reato a forma libera: Qualsiasi reimpiego economicamente apprezzabile di fondi illeciti può integrare il delitto, anche senza un’esplicita finalità di occultamento.
- Appello in Cassazione limitato: I ricorsi contro le misure cautelari reali hanno scarse probabilità di successo se si limitano a contestare la valutazione fattuale del giudice di merito, anziché evidenziare chiare violazioni di legge o vizi radicali della motivazione.
Per il sequestro di denaro è necessario trovare le stesse banconote provenienti dal reato?
No. La Corte di Cassazione, richiamando un precedente delle Sezioni Unite, ha stabilito che ai fini della confisca diretta di una somma di denaro, è indifferente l’identità fisica del contante. Il denaro è un bene fungibile, quindi può essere sequestrata una somma equivalente a quella illecitamente conseguita.
Il reato di autoriciclaggio richiede che la condotta sia idonea a nascondere la provenienza illecita del denaro?
No. La sentenza chiarisce che, ai fini della configurabilità del reato di autoriciclaggio (art. 648-ter c.p.), non è necessario che la condotta di reimpiego presenti connotazioni dissimulatorie. È sufficiente che i capitali illeciti vengano destinati a un impiego economicamente utile, inquinando il libero mercato.
In un ricorso per Cassazione contro un sequestro preventivo, si può contestare la valutazione dei fatti del giudice?
No, non direttamente. La Corte di Cassazione può sindacare solo la violazione di legge, che include gli “errores in iudicando” o “in procedendo” e i vizi di motivazione talmente gravi da renderla mancante o solo apparente. Non può invece essere dedotta la manifesta illogicità della motivazione o una riconsiderazione del merito dei fatti.