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Art. 2043 Codice Civile — Anno 2023

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682 provvedimenti

Altri anni per Art. 2043 Codice Civile

Danno da usura psico-fisica: niente risarcimento per i turnisti
Alcuni agenti di polizia locale hanno fatto causa al Comune datore di lavoro per ottenere il pagamento della maggiorazione per il lavoro svolto nei giorni festivi e il risarcimento del danno da usura psico-fisica per aver lavorato nel settimo giorno consecutivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che l'indennità di turno compensa già interamente il disagio del lavoro festivo programmato, a meno che non si superi l'orario settimanale ordinario. Inoltre, lo spostamento del riposo settimanale oltre il settimo giorno non fa scattare automaticamente il risarcimento per danno da usura psico-fisica, purché il riposo compensativo venga comunque garantito nel rispetto dei contratti collettivi. Il danno è risarcibile solo in caso di perdita totale e definitiva del riposo.
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Occupazione senza titolo: stanza restituita ma nessun risarcimento
Un comproprietario ha richiesto il rilascio di una stanza del proprio immobile, lamentando un'occupazione senza titolo da parte dei familiari coeredi. Questi ultimi hanno eccepito l'usucapione e chiesto la divisione ereditaria. La Corte d'Appello ha accertato che il testatore originario aveva già diviso i beni nel testamento, ordinando il rilascio della stanza ma negando il risarcimento del danno al comproprietario, poiché quest'ultimo aveva concesso l'immobile in usufrutto gratuito alla moglie. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando entrambi i ricorsi. La Suprema Corte ha ribadito che l'occupazione senza titolo non fa scattare automaticamente il risarcimento se il proprietario si è privato del potere di godimento del bene concedendolo in usufrutto, escludendo così un danno concreto e risarcibile.
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Allaccio abusivo e risarcimento danni per fatto illecito
Una proprietaria di un capannone ha chiesto il risarcimento danni per fatto illecito a un'azienda vicina. L'azienda, dopo aver acquistato all'asta un capannone confinante, aveva staccato un cavo elettrico abusivo che collegava il proprio contatore a quello della proprietaria. La donna sosteneva che il distacco costituisse un esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte d'Appello ha invece stabilito che l'azienda ha agito per legittima difesa, interrompendo un prelievo abusivo di energia a sue spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della proprietaria inammissibile. La ricorrente non ha contestato validamente la decisione sulla legittima difesa e ha richiesto un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, la proprietaria perde la causa ed è condannata a pagare le spese processuali.
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Abuso del contratto a termine: precario vince contro l’ente
Una docente ha lavorato per anni presso un liceo paritario gestito da un ente pubblico previdenziale tramite ripetuti contratti a tempo determinato. La lavoratrice ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio, le differenze stipendiali e il risarcimento del danno per l'illegittima precarizzazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, accertando l'abuso. L'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la legittimità dei contratti per esigenze didattiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che ai dipendenti degli enti pubblici gestori di scuole paritarie si applicano le regole generali sul pubblico impiego. Di conseguenza, la reiterata stipula di contratti a termine senza reali esigenze eccezionali costituisce un abuso del contratto a termine, che dà diritto al risarcimento del danno e alla ricostruzione della carriera.
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Responsabilità del progettista: l’impresa risponde dei vizi
Alcuni acquirenti hanno citato in giudizio l'Impresa Costruttrice per gravi difetti di isolamento e smaltimento acque in appartamenti ristrutturati. L'Impresa ha chiamato in causa l'Architetto per ottenere la manleva, invocando la responsabilità del progettista. Il Tribunale ha accertato una corresponsabilità dell'Architetto pari al 30%, condannandolo a tenere indenne l'Impresa per tale quota. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, rilevando che l'azione era stata proposta solo contro il professionista come progettista e non come direttore dei lavori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Impresa, confermando che la ripartizione della colpa operata in via equitativa dai giudici di merito è corretta e insindacabile, poiché adeguatamente motivata in base alle specifiche difformità riscontrate rispetto al progetto originario.
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Responsabilità del perito stimatore: l’errore all’asta costa caro
Un geometra, incaricato dal giudice come perito stimatore in una procedura esecutiva, omette di segnalare nella perizia la presenza di un diritto di abitazione spettante alla moglie superstite del comproprietario defunto. Le acquirenti aggiudicatarie dell'immobile all'asta scoprono il vincolo solo successivamente e subiscono un grave danno economico, avviando un'azione per il risarcimento. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del perito stimatore, equiparando la sua figura a quella del consulente tecnico d'ufficio. Il professionista risponde a titolo di responsabilità extracontrattuale nei confronti degli acquirenti per non aver applicato la diligenza professionale qualificata richiesta. La Suprema Corte rigetta il ricorso del geometra, condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Occupazione senza titolo: risarcimento negato se la casa crolla
Le Proprietarie di un immobile hanno chiesto il risarcimento per il degrado del bene e per il mancato godimento dovuto all'occupazione senza titolo da parte di una vicina. La Corte d'Appello ha riconosciuto il danno da mancato godimento solo fino al 1992, anno in cui l'immobile è diventato totalmente inagibile per vetustà, escludendo il danno da degrado per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale delle proprietarie sia quello incidentale degli eredi dell'occupante. La Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento per occupazione senza titolo richiede la prova di una concreta possibilità di godimento andata perduta, inesistente dopo che l'immobile è diventato inagibile per cause naturali. Vince parzialmente la tesi degli eredi dell'occupante, confermando la decisione d'appello.
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Occupazione abusiva: il danno si presume, l’azienda risarcisce
Una proprietaria terriera ha citato in giudizio una società telefonica per l'installazione non autorizzata di pali e cavi sul proprio fondo, chiedendone la rimozione e il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prove sul danno concreto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della proprietaria, stabilendo che in caso di occupazione abusiva di un immobile il danno emergente subito dal proprietario si presume. Spetta quindi alla parte che ha occupato il terreno fornire la prova contraria, ovvero dimostrare che il proprietario non ha subito alcun danno concreto. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova decisione conforme a questo principio.
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Remunerazione medici specializzandi: chi vince e chi perde
Due medici specializzandi, iscritti ai corsi di specializzazione nel 1981, hanno chiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la mancata remunerazione medici specializzandi, lamentando la tardiva attuazione delle direttive europee. La Corte d'Appello aveva respinto le domande. La Cassazione ha accolto il ricorso del primo medico: secondo la giurisprudenza europea e nazionale, anche chi si è iscritto prima del 1982 ha diritto all'indennizzo per il periodo successivo al 1° gennaio 1983. Al contrario, il ricorso del secondo medico è stato dichiarato inammissibile. Quest'ultimo ha infatti contestato un rigetto inesistente anziché denunciare l'omessa pronuncia del giudice di primo grado, che non aveva deciso sulla sua posizione. La causa del primo medico torna alla Corte d'Appello per la quantificazione del danno.
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Violazione delle distanze legali: la terrazza abusiva va demolita
Il Proprietario Danneggiato ha citato in giudizio I Proprietari Confinanti lamentando la violazione delle distanze legali. Questi ultimi avevano trasformato un lastrico solare in un terrazzo con vasca idromassaggio, creando vedute abusive, e costruito un manufatto a ridosso del confine. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ordinato il ripristino dello stato dei luoghi e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei confinanti, confermando che la violazione delle distanze legali per vedute e costruzioni arreca un danno immediato alla riservatezza e al valore dell'immobile. Tale pregiudizio si presume esistente (danno in re ipsa) e legittima la liquidazione equitativa del risarcimento, senza che la vittima debba fornire una prova specifica della perdita economica subita.
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Reato Prescritto, Risarcimento Dovuto: La Truffa da 70.000€
Una persona veniva condannata a risarcire 70.000 euro a una vittima, indotta a versare la somma con la falsa promessa di una partnership in un negozio di abbigliamento. Successivamente, il reato di truffa è stato dichiarato estinto per prescrizione. Nonostante ciò, la Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di risarcimento. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: il risarcimento danno da reato prescritto resta valido se la responsabilità dell'imputato è comunque accertata ai fini civili. L'imputata non ha fornito prove evidenti della sua innocenza, quindi il suo ricorso è stato respinto e la condanna al pagamento confermata.
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Reato Prescritto, Risarcimento Dovuto: Truffa e Danno Confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento del danno a carico di due soggetti, nonostante il reato di truffa fosse stato dichiarato estinto. Avevano indotto un fornitore a consegnare merce per oltre un milione di euro con la falsa promessa di una garanzia finanziaria. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sul risarcimento del danno da reato prescritto: anche se l'azione penale si estingue, la responsabilità civile rimane. Il giudice deve valutare il fatto non più come reato, ma come illecito civile (art. 2043 c.c.), applicando il criterio probatorio del 'più probabile che non'. Di conseguenza, gli imputati, pur non subendo una condanna penale, devono risarcire interamente il danno patrimoniale causato alla vittima.
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Caos PA e Danno da ingiusto procedimento: lo Stato non paga
Un militare, prosciolto dall'accusa di truffa, chiede il risarcimento al Ministero della Difesa, attribuendo l'ingiusta accusa a gravi inefficienze organizzative interne. La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per il Danno da ingiusto procedimento penale. Secondo i giudici, anche in presenza di disorganizzazione della Pubblica Amministrazione, la decisione autonoma e indipendente del Pubblico Ministero di esercitare l'azione penale interrompe il nesso causale. Di conseguenza, lo Stato non è ritenuto direttamente responsabile dei danni subiti dal cittadino a causa del processo, poiché la causa giuridica del danno è l'iniziativa del magistrato e non il caos amministrativo a monte.
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Mancata remunerazione medici specializzandi: Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni medici che hanno citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento. La causa è la mancata remunerazione medici specializzandi durante i loro corsi di formazione, in violazione di specifiche direttive europee. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, i medici si sono rivolti alla Cassazione. Con un'ordinanza interlocutoria, la Corte non ha ancora deciso chi ha ragione, ma ha sospeso il procedimento. I giudici hanno ritenuto necessario acquisire tutti i documenti dei processi precedenti prima di poter emettere una sentenza definitiva. La questione, quindi, è solo rinviata.
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Dichiarazione del vicino non basta: servitù coattiva senza danni
Un proprietario con un terreno inaccessibile ha chiesto in tribunale un diritto di passaggio, basandosi su una dichiarazione scritta di un vicino. Ha inoltre richiesto un risarcimento per non aver potuto coltivare il suo fondo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti: la dichiarazione era troppo imprecisa per provare un diritto già esistente. Di conseguenza, è stata creata una nuova **servitù coattiva di passaggio** a spese del richiedente, ma la richiesta di risarcimento danni è stata respinta. Il principio sancito è che non si ha diritto a un risarcimento se il diritto di passaggio non esisteva legalmente prima della sentenza del giudice.
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Ritardo scarcerazione: sì alla riparazione per ingiusta detenzione
Una donna, pur avendo ottenuto l'affidamento in prova ai servizi sociali, è rimasta in carcere per altri tre mesi a causa di un ritardo nell'esecuzione del provvedimento. La Corte di Cassazione ha stabilito il suo diritto alla riparazione per ingiusta detenzione. Secondo i giudici, la detenzione diventa illegittima dal momento in cui viene emesso un ordine di scarcerazione, anche se questo non viene eseguito tempestivamente. Un ritardo burocratico che prolunga la carcerazione costituisce un errore che dà diritto a un indennizzo, equiparando di fatto l'errore esecutivo a una detenzione ingiusta fin dall'origine. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione negativa e ha rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Crollo del balcone: Direttore lavori e impresa condannati
Una donna precipitava dal balcone a causa del cedimento di una ringhiera, installata durante lavori di manutenzione condominiale. La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna al risarcimento dei danni a carico dell'impresa e del professionista incaricato. La sentenza sottolinea la piena corresponsabilità e la conseguente **responsabilità direttore lavori** per l'omessa vigilanza sulla corretta esecuzione delle opere. L'impresa e il direttore, dopo aver presentato ricorso, hanno rinunciato, determinando l'estinzione del giudizio e confermando la loro condanna a risarcire oltre 100.000 euro alla vittima.
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Danno da insidia stradale: Cassazione sospende il caso
Un cittadino ha citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento, basando la sua richiesta sulla responsabilità per danno da insidia stradale prevista dall'articolo 2051 del codice civile. La questione è arrivata fino alla Corte di Cassazione. I giudici, tuttavia, non hanno emesso una sentenza definitiva. Hanno notato che l'interpretazione di questa norma era già oggetto di una discussione in una speciale udienza pubblica ('nomofilattica'), finalizzata a creare un principio di diritto uniforme per tutti. Per questo motivo, la Corte ha deciso di sospendere il caso e di attendere l'esito di quella udienza, rinviando la causa a data da destinarsi. Al momento, quindi, non c'è né un vincitore né un vinto.
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Danno da perdita di chance: promozione annullata, risarcimento ok
Una lavoratrice, promossa a dirigente sulla base di un regolamento poi annullato, subisce la revoca della nomina. A causa di tale promozione illegittima, era stata costretta a rinunciare a un concorso per lo stesso ruolo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al risarcimento per il danno da perdita di chance. L'Ente Pubblico, con la sua condotta illecita, le ha impedito di partecipare al concorso, privandola di una concreta possibilità di successo. Il risarcimento è stato liquidato in via equitativa, quantificando la probabilità di vittoria nel 30% della differenza retributiva tra la qualifica di funzionario e quella di dirigente.
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Infiltrazioni e responsabilità da cose in custodia: paga il vicino
Una proprietaria subisce danni al solaio e ai muri a causa di infiltrazioni provenienti dall'appartamento del vicino. La Corte di Cassazione conferma la condanna del vicino a risarcire oltre 13.000 euro, applicando il principio della responsabilità da cose in custodia (art. 2051 c.c.). Secondo la Corte, il proprietario di un immobile è sempre responsabile dei danni che questo provoca, a meno che non riesca a provare un 'caso fortuito', cioè un evento imprevedibile ed eccezionale. In questo caso, la perizia tecnica (CTU) ha dimostrato che le infiltrazioni provenivano proprio dal suo appartamento, rendendo la sua responsabilità oggettiva e la condanna inevitabile.
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