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Art. 2043 Codice Civile — Anno 2023

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682 provvedimenti

Altri anni per Art. 2043 Codice Civile

Risarcimento danno alla reputazione: accuse false ma niente soldi
Un ex amministratore ha chiesto il risarcimento danno alla reputazione contro i membri del collegio sindacale di una società. I sindaci lo avevano accusato, in alcune relazioni assembleari, di aver percepito stipendi senza lavorare. Il Tribunale aveva accolto la domanda ritenendo il danno automatico. La Corte d'Appello ha invece ribaltato la decisione, escludendo il risarcimento perché l'interessato non aveva dimostrato le concrete ripercussioni negative sulla sua vita. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'ex amministratore. I giudici hanno ribadito che il danno all'onore non è mai automatico, ma va allegato e provato concretamente dal danneggiato.
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Prescrizione del reato ma il risarcimento danni per truffa resta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna condannata a risarcire i danni per una truffa, nonostante il reato fosse ormai estinto per prescrizione. L'imputata aveva convinto la vittima a versare somme di denaro promettendo rinvii in una procedura di vendita immobiliare. I giudici hanno chiarito che, quando il reato si estingue per prescrizione, il giudice penale deve comunque decidere sulla richiesta di risarcimento danni per truffa avanzata dalla vittima. In questo caso, l'accertamento non segue le rigide regole penali, ma quelle civili dell'illecito extracontrattuale, basandosi sul criterio del 'più probabile che non'. Essendo provato il raggiro e il danno economico, la condanna al risarcimento è stata pienamente confermata.
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Risarcimento danni da silenzio della PA: decide il TAR
Una rete di imprese ha chiesto il risarcimento danni da silenzio della PA per la mancata realizzazione di un impianto fotovoltaico, causata dal ritardo dell'Autorità pubblica nel rilasciare un nulla osta necessario per ottenere incentivi statali. Dopo che il Tribunale Amministrativo Regionale ha accertato il silenzio inadempimento, le imprese hanno citato la Pubblica Amministrazione davanti al giudice ordinario per ottenere il risarcimento dei danni. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Corte ha stabilito che, quando il danno deriva direttamente dall'omissione di un atto amministrativo discrezionale, la competenza spetta esclusivamente al giudice amministrativo e non a quello civile.
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Retroversione degli utili: stop ai profitti del brevetto copiato
Il Titolare del Brevetto di una cabina di verniciatura ha fatto causa all'Impresa Concorrente per la contraffazione del proprio trovato. La Corte d'appello ha accertato la violazione ma ha negato il risarcimento dei danni e la retroversione degli utili, ritenendo non provato il nesso causale tra l'illecito e i guadagni del contraffattore. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Titolare del Brevetto. I giudici hanno stabilito che, per dimostrare la retroversione degli utili, il danneggiato ha il diritto di chiedere l'esibizione delle scritture contabili della controparte e una consulenza tecnica d'ufficio. Questi strumenti non sono esplorativi, ma rappresentano l'unico mezzo per ricostruire l'arricchimento illecito del concorrente. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo calcolo dei profitti da restituire.
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Abuso di posizione dominante: canoni d’oro e rinvio della causa
Alcuni operatori cargo aeroportuali hanno citato in giudizio il Gestore Aeroportuale contestando l'applicazione di canoni di subconcessione degli uffici eccessivamente elevati rispetto alle tariffe stabilite dall'ente regolatore. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva già accertato l'abuso di posizione dominante del Gestore Aeroportuale per aver imposto tariffe doppie rispetto ai valori di riferimento. I giudici di merito hanno condannato il Gestore Aeroportuale al risarcimento dei danni. Pendente il ricorso in Cassazione, le parti hanno avviato trattative per risolvere amichevolmente tutte le pendenze. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha accolto la richiesta congiunta delle parti e ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, sospendendo temporaneamente la decisione per favorire un accordo transattivo.
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Concorrenza sleale: illecito provato ma nessun risarcimento
Una proprietaria concede in affitto la propria azienda di mangimi e sementi. Durante il contratto, l'affittuario pubblicizza l'apertura di un proprio negozio concorrente nelle vicinanze, sfruttando i locali affittati e sviando i clienti. La proprietaria chiede il risarcimento per concorrenza sleale e perdita di avviamento. La Corte d'Appello rigetta la domanda per mancanza di prove sul danno concreto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Gli Ermellini confermano che, senza la prova dell'effettiva perdita economica e dello sviamento dei clienti, il giudice non può liquidare il danno in via equitativa né nominare un consulente tecnico d'ufficio. La proprietaria perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Risarcimento danni medici specializzandi: rimborsi negati
Un gruppo di medici specializzandi, iscritti a corsi di specializzazione tra il 1990 e il 2007, ha richiesto il risarcimento danni medici specializzandi per ottenere la differenza economica tra la borsa di studio percepita e il compenso più elevato introdotto successivamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei medici. I giudici hanno chiarito che lo Stato italiano ha adempiuto correttamente agli obblighi europei con le borse di studio originarie e che non esiste un diritto all'estensione retroattiva dei compensi più alti. Inoltre, la Corte ha condannato i ricorrenti per abuso del processo, avendo presentato ricorsi manifestamente infondati a fronte di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato e contrario alle loro pretese.
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Niente risarcimento danni per diffamazione: vince la cronaca
Un noto personaggio pubblico ha richiesto il risarcimento danni per diffamazione a un editore e al direttore di una rivista per un articolo ritenuto lesivo della sua reputazione. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, ha rigettato la domanda ritenendo l'articolo espressione del legittimo diritto di cronaca. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il giudice civile può utilizzare autonomamente le prove del processo penale concluso con assoluzione. Inoltre, accogliendo il ricorso incidentale dell'editore, la Cassazione ha condannato il personaggio pubblico a restituire le somme già ricevute in esecuzione della sentenza di primo grado e a pagare le spese legali in base al principio della soccombenza globale.
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Verbale di conciliazione: la firma non copre i danni futuri
Un Lavoratore ha accettato il licenziamento e l'assunzione presso un'altra azienda, garantita dall'ex datore di lavoro, firmando un verbale di conciliazione. La nuova azienda è fallita poco dopo. Il Lavoratore ha chiesto il risarcimento dei danni all'ex datore per aver scelto un partner insolvente, violando i doveri di correttezza. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ritenendo che il verbale di conciliazione precludesse ogni pretesa. La Cassazione ha ribaltato la decisione stabilendo che l'azione risarcitoria per violazione della buona fede è esterna all'accordo transattivo e non può ritenersi rinunciata se il danno non era conoscibile al momento della firma. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Confisca immobiliare: decide il giudice penale e non civile
Una società immobiliare e la sua controllante hanno avviato un'azione di rivendica davanti al giudice civile, chiedendo la restituzione di alcuni immobili confiscati in un processo penale a carico di un terzo e il risarcimento dei danni. Le società sostenevano di essere terzi proprietari in buona fede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società, confermando la competenza del giudice penale. I giudici hanno chiarito che, quando si contesta una confisca penale e si accerta che i beni erano comunque nella disponibilità materiale del condannato, la tutela del terzo non può essere richiesta al giudice civile. Il mezzo corretto è l'incidente di esecuzione davanti al giudice penale dell'esecuzione. Di conseguenza, le società hanno perso la causa e sono state condannate al pagamento delle spese processuali.
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Responsabilità del custode giudiziario per l’auto rubata
Il Proprietario dell'Auto subisce il sequestro del proprio veicolo, che viene affidato in custodia alla ditta di soccorso stradale gestita dal Custode. Durante il sequestro, l'auto viene rubata dal deposito della ditta. Il Proprietario dell'Auto chiede il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello condanna il Custode, ritenendo che la responsabilità del custode giudiziario sia assimilabile a quella contrattuale e che il furto non lo esoneri se non prova l'impossibilità della prestazione per causa a lui non imputabile. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Custode, confermando la sua condanna al risarcimento. La Suprema Corte chiarisce che la qualificazione della responsabilità del custode giudiziario come derivante da contatto sociale qualificato non lede il diritto di difesa, poiché segue le medesime regole probatorie della responsabilità contrattuale originariamente contestata.
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Prescrizione del reato: addio alla pena ma il danno va risarcito
L'Imputata era stata condannata per frode informatica e danneggiamento di dati commessi nel 2008. La Corte di Cassazione ha accertato che la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza d'appello del 2022, calcolando il termine massimo di sette anni e sei mesi più i giorni di sospensione. Di conseguenza, i giudici hanno annullato la condanna penale senza rinvio. Tuttavia, la Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni in favore della Società danneggiata, poiché i fatti accertati integrano comunque un illecito civile. Infine, la Corte ha negato la liquidazione delle spese legali alla parte civile, poiché il suo difensore si era limitato a presentare conclusioni scritte senza offrire un reale contributo alla discussione in udienza.
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Sanzione dura, risarcimento danni da sanzione disciplinare negato
Un professionista, sanzionato con la radiazione dall'albo per aver trattenuto somme di una cliente, ottiene l'annullamento con rinvio della sanzione dalla Cassazione. Tuttavia, nessuna delle parti riassume il giudizio davanti al Consiglio Nazionale Forense, determinando l'estinzione del processo. Il professionista agisce quindi davanti al TAR chiedendo il risarcimento danni da sanzione disciplinare. Sia il TAR che il Consiglio di Stato respingono la domanda: l'estinzione del giudizio di rinvio ha reso definitiva la sanzione amministrativa originaria, e il giudice amministrativo non ha giurisdizione per valutarne l'illegittimità, nemmeno in via incidentale. Le Sezioni Unite della Cassazione dichiarano inammissibile il ricorso del professionista, confermando che la decisione del Consiglio di Stato non costituisce un rifiuto di giurisdizione ma una pronuncia di merito basata sulla definitività dell'atto lesivo.
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Responsabilità del dipendente pubblico: condannato il singolo
Un dirigente provinciale, durante un'audizione davanti a una Commissione parlamentare d'inchiesta, rilasciava dichiarazioni ritenute diffamatorie nei confronti di una società privata e del suo amministratore. Condannato in primo grado al risarcimento dei danni, il funzionario invocava l'immedesimazione organica con la Provincia per essere sollevato da ogni responsabilità. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile l'impugnazione per vizio di notifica. La Corte di Cassazione, confermando la decisione, ha chiarito i limiti della responsabilità del dipendente pubblico. I giudici hanno stabilito che l'eventuale nesso di occasionalità necessaria tra le mansioni e la condotta lesiva può comportare la responsabilità dell'ente pubblico verso i terzi, ma non esclude mai la responsabilità personale del dipendente che ha commesso l'illecito, il quale risponde direttamente dei danni causati dalle proprie dichiarazioni diffamatorie.
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Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi: serve la prova
Un'azienda agricola ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di una illegittima segnalazione alla Centrale Rischi effettuata da una banca. L'azienda sosteneva che tale errore avesse causato la revoca dei finanziamenti e il successivo dissesto aziendale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove sul nesso di causalità e sull'effettivo danno. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che il danno da illegittima segnalazione alla Centrale Rischi non è automatico (in re ipsa), ma costituisce un danno-conseguenza. Pertanto, chi richiede il risarcimento deve allegare e dimostrare concretamente sia il pregiudizio subito alla reputazione o al patrimonio, sia il legame diretto tra la segnalazione errata e la perdita economica subita.
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Buoni fruttiferi postali: condanna per l’incasso senza delega
Il Tutore di un soggetto interdetto ha citato in giudizio l'Ente Postale e il Fratello dell'interdetto per ottenere la restituzione della quota di dieci buoni fruttiferi postali cointestati all'interdetto e alla madre deceduta. Il Fratello aveva riscosso illegittimamente i titoli senza averne diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fratello e dichiarato inammissibile quello dell'Ente Postale. I giudici hanno confermato che i buoni fruttiferi postali non possono essere riscossi da terzi senza delega legittima e che l'Ente Postale risponde in solido per aver consentito il pagamento a un soggetto non autorizzato. Il Fratello non ha provato di aver usato le somme per la cura della madre.
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Danni da fauna selvatica: la Regione paga anche senza colpa
Un automobilista ha subito gravi danni alla propria vettura dopo aver impattato contro un cinghiale di grosse dimensioni su una strada statale. Il Tribunale aveva inizialmente respinto la richiesta di risarcimento, ritenendo che il danneggiato dovesse dimostrare la colpa specifica della Regione nella gestione del territorio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'automobilista, stabilendo che i danni da fauna selvatica sono risarcibili in base alla responsabilità oggettiva per i danni cagionati da animali. Spetta quindi alla Regione, proprietaria del patrimonio faunistico, risarcire il conducente, a meno che non provi il caso fortuito. La vittima deve unicamente dimostrare il nesso di causa tra l'animale e l'incidente.
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Diffamazione a mezzo stampa: la verità batte il diritto di critica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa a carico di un giornalista, del direttore di un periodico e del relativo gruppo editoriale. I ricorrenti avevano pubblicato un articolo gravemente offensivo nei confronti di un ex Ministro della Repubblica, attribuendogli falsamente la mancata iscrizione all'albo degli avvocati e riportando in modo ambiguo dichiarazioni diffamatorie di terzi. I giudici hanno chiarito che il diritto di critica richiede sempre la verità, anche solo putativa, dei fatti e il rispetto del limite della continenza. Inoltre, il danno non patrimoniale alla reputazione, pur non essendo automatico, può essere dimostrato tramite presunzioni basate sulla gravità dell'offesa e sul ruolo pubblico della vittima. Il ricorso è stato rigettato.
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Modificazione della domanda giudiziale: canile contro Comune
Il Gestore del Canile ha convenuto in giudizio il Comune per ottenere il pagamento del servizio di ricovero di cani randagi o, in subordine, l'indennizzo per arricchimento senza causa e il risarcimento per occupazione senza titolo. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile quest'ultima richiesta poiché ritenuta tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Gestore del Canile, stabilendo che la modificazione della domanda giudiziale formulata nella prima memoria ex art. 183 c.p.c. è pienamente ammissibile se connessa alla vicenda sostanziale originaria, anche se muta il titolo da contrattuale a extracontrattuale. Inoltre, la Cassazione ha rilevato errori nella determinazione del periodo di sequestro e nell'esclusione dell'arricchimento senza causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento danni per diffamazione: l’ex assessore deve pagare
Un ex assessore regionale è stato condannato a pagare un risarcimento danni per diffamazione a un imprenditore e alle sue società. Durante una riunione istituzionale, l'ex assessore aveva pronunciato frasi altamente offensive contro l'imprenditore, accusandolo indirettamente di operare secondo logiche mafiose. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il danno all'immagine e alla reputazione, sia delle persone fisiche sia delle società, non è un danno in re ipsa (implicito), ma può essere dimostrato attraverso presunzioni e indizi precisi, come il turbamento personale dell'imprenditore e il rallentamento degli affari commerciali delle aziende. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ex assessore, confermando la sua condanna al risarcimento e al pagamento delle spese legali.
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