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Art. 2043 Codice Civile — Anno 2023

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682 provvedimenti

Altri anni per Art. 2043 Codice Civile

Responsabilità precontrattuale: quando il recesso costa caro
Una socia di una società fallita e sua madre hanno fatto causa alla banca creditrice e a una società immobiliare. Sostenevano che il fallimento fosse derivato dal recesso ingiustificato di quest'ultima dalle trattative per l'acquisto di un capannone. La Corte d'Appello ha respinto le domande, ritenendo assorbita la richiesta di risarcimento per responsabilità precontrattuale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso sul punto specifico: il giudice di secondo grado non poteva considerare assorbita tale domanda, ma doveva esaminarla autonomamente. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Venezia per un nuovo esame della questione.
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Ripartizione spese solaio: cortile comune o locale privato?
Il Proprietario di un locale interrato adibito a palestra subisce il crollo del soffitto a causa delle infiltrazioni d'acqua e del passaggio di veicoli sul sovrastante cortile comune, usato come parcheggio da due Condominii. Gli Eredi del Proprietario chiedono il risarcimento dei danni ai Condominii custodi dell'area. I giudici di merito stabiliscono che la spesa per la ricostruzione del solaio deve essere divisa a metà tra i Condominii e il proprietario danneggiato. La Corte di Cassazione conferma questa decisione. La Corte stabilisce che per la ripartizione spese solaio che funge anche da cortile condominiale si applica l'articolo 1125 del Codice Civile. Di conseguenza, le spese di riparazione gravano per il 50% sul proprietario del locale sottostante e per il restante 50% sui condomini comproprietari del cortile sovrastante, inclusa la quota del danneggiato stesso.
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Legittimo affidamento: il Comune risarcisce il privato
I proprietari di un immobile hanno fatto causa ai vicini per il mancato rispetto delle distanze legali durante la costruzione di un nuovo edificio. I costruttori hanno chiamato in causa il Comune per essere risarciti, avendo edificato sulla base di un regolare permesso di costruire rilasciato dall'ente. Il Comune ha eccepito il difetto di giurisdizione, sostenendo che la causa spettasse al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Suprema Corte ha stabilito che la richiesta di risarcimento si fonda sulla lesione del legittimo affidamento del cittadino nella correttezza dell'azione amministrativa. Si tratta di un diritto soggettivo alla tutela del patrimonio, estraneo alle valutazioni sull'esercizio del potere pubblico, che radica la competenza davanti al tribunale civile ordinario.
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Risarcimento danni per omessa vigilanza: Stato contro risparmiatori
Centinaia di risparmiatori hanno perso i propri capitali affidati a due società fiduciarie poste in liquidazione. Gli investitori hanno chiesto il risarcimento danni per omessa vigilanza al Ministero competente, colpevole di non aver controllato le società. La Corte di Appello ha quantificato il danno basandosi sull'intero capitale versato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che il risarcimento deve basarsi sul valore effettivo dell'investimento al momento in cui è nata l'omissione dello Stato, e non sul capitale iniziale in modo automatico. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento medici specializzandi: vittoria a metà in Cassazione
Un gruppo di medici ha fatto causa allo Stato italiano chiedendo il risarcimento medici specializzandi per la mancata o tardiva attuazione delle direttive europee sulla remunerazione dei corsi di specializzazione frequentati tra il 1980 e il 1995. La Corte di Cassazione ha chiarito che anche i medici immatricolati prima del 1982, ma che hanno proseguito la scuola dopo il primo gennaio 1983 (i cosiddetti medici a cavallo), hanno diritto all'indennizzo equitativo previsto dalla legge 370/1999 per la frazione di corso successiva a tale data. La Corte ha quindi accolto parzialmente i ricorsi di questi medici, cassando la sentenza d'appello che aveva rigettato le loro domande per prescrizione o per la data di iscrizione, e ha rinviato la causa alla Corte d'appello di Roma per un nuovo esame.
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Risarcimento danni per diffamazione a mezzo stampa negato se vera
Una grande società finanziaria ha richiesto il risarcimento danni per diffamazione a mezzo stampa contro un gruppo editoriale e alcuni giornalisti, accusandoli di aver orchestrato una campagna mediatica lesiva della propria reputazione. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta, ritenendo che gli articoli rispettassero i requisiti di verità, continenza e interesse pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, rigettando definitivamente il ricorso della società finanziaria. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sulla diffamazione spetta solo ai giudici di merito e non può essere riesaminata in Cassazione se la motivazione è logica e coerente. La società ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Revisione legale dei conti: la Cassazione conferma la multa
L'Autorità di Vigilanza ha sanzionato una Società di Revisione con una multa di 540.000 euro per gravi violazioni dei principi contabili durante la revisione legale dei conti di un istituto bancario e della sua controllata. La Società di Revisione ha impugnato la sanzione eccependo la tardività della contestazione e l'errata valutazione del proprio operato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione. I giudici hanno chiarito che il termine di 180 giorni per la contestazione decorre dal momento in cui l'autorità completa la complessa valutazione dei fatti e non dalla fine materiale delle ispezioni. Inoltre, la Corte ha stabilito che la revisione legale dei conti non è un mero controllo formale, ma richiede una verifica sostanziale e critica della veridicità delle voci di bilancio.
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Risarcimento medici specializzandi: lo Stato perde in Cassazione
Due medici, iscritti alla scuola di specializzazione prima del 1982, hanno chiesto il risarcimento danni allo Stato per la tardiva trasposizione delle direttive europee sulla remunerazione dei medici in formazione. Lo Stato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il risarcimento spettasse solo a chi avesse iniziato i corsi nel 1982. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dello Stato. Basandosi sulla giurisprudenza europea e delle Sezioni Unite, la Corte ha stabilito che il diritto al risarcimento medici specializzandi spetta anche a chi ha iniziato la scuola in anni precedenti al 1982, purché il corso fosse ancora attivo dopo il 1° gennaio 1983. Il risarcimento è dovuto limitatamente al periodo successivo a tale data.
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Responsabilità dell’amministratore: debiti non sono danni
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un ex presidente del consiglio di amministrazione contro la condanna al risarcimento dei danni inflitta in sede di merito. La curatela fallimentare contestava all'amministratore una grave mala gestio, consistita nella mancata tenuta della contabilità e nella prosecuzione dell'attività nonostante la perdita del capitale sociale. I giudici di merito avevano quantificato il danno basandosi semplicemente sui crediti ammessi al passivo. La Cassazione ha chiarito che la responsabilità dell'amministratore non consente di quantificare il danno in modo automatico tramite il deficit fallimentare o i debiti accumulati. È sempre necessario dimostrare il nesso di causalità tra la specifica condotta illecita e il danno subito, anche in assenza di scritture contabili. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contraffazione di marchio: quando i fornitori pagano i danni
Una società titolare di un noto marchio di confetture ha chiesto il risarcimento dei danni a diversi professionisti (un grafico, uno stampatore e dei confezionatori) che avevano collaborato alla produzione di prodotti falsificati destinati al mercato estero. I collaboratori si erano difesi sostenendo di essere stati ingannati dai promotori della truffa e di aver agito in buona fede. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento accogliendo questa tesi. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che in sede civile la colpa per la contraffazione di marchio si presume. I professionisti non possono limitarsi a invocare la buona fede, ma devono dimostrare di aver usato la diligenza dell'agente modello, verificando l'effettiva autorizzazione all'uso del marchio prima di prestare i propri servizi.
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Turbativa d’asta: il patto segreto che costa caro ai complici
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni nei confronti di un allevatore e di una società immobiliare per aver orchestrato una turbativa d'asta. I due soggetti avevano stipulato un accordo segreto per sfruttare un diritto di prelazione convenzionale, alterando la regolare gara pubblica indetta da un istituto religioso per la vendita di un complesso immobiliare. Il comportamento collusivo ha impedito il rialzo del prezzo di vendita, causando un danno patrimoniale stimato equitativamente in 160.000 euro. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'allevatore, escludendo la responsabilità del suo legale e sanzionando il ricorrente per abuso del processo con un'ulteriore condanna pecuniaria.
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Risarcimento danni per calunnia: assolti ma senza indennizzo
Un dirigente comunale e un responsabile d'ufficio, dopo essere stati assolti con formula piena dall'accusa di abuso d'ufficio e falso, hanno promosso una causa civile per ottenere il risarcimento danni per calunnia contro un assistente e una dattilografa che li avevano denunciati. Il Tribunale ha inizialmente dichiarato prescritto il diritto, mentre la Corte d'Appello ha rigettato la domanda nel merito, escludendo l'intento calunnioso nelle segnalazioni dei dipendenti. Il dirigente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: tardivo nei confronti della dattilografa e non idoneo nei confronti dell'assistente, poiché mirava a una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti. Il dirigente è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Responsabilità del subappaltatore: risponde dei difetti del fondo
Un subcommittente ha citato in giudizio un subappaltatore per la risoluzione di un contratto di subappalto e il risarcimento dei danni dovuti a difetti nella posa di piastrelle sui balconi. Il subappaltatore si è difeso sostenendo che il fondo non era stato preparato adeguatamente dal subcommittente. La Corte d'Appello ha condannato il subcommittente al pagamento dei lavori. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del subcommittente, stabilendo che la responsabilità del subappaltatore non viene meno se quest'ultimo prosegue i lavori su una struttura non idonea preparata da altri. Il subappaltatore ha infatti il dovere di verificare la stabilità del fondo e non può considerarsi un semplice esecutore privo di autonomia, a meno che non abbia espressamente segnalato il problema e sia stato costretto a procedere.
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Terreni inquinati: la responsabilità contrattuale per vizi
L'Acquirente acquista alcuni terreni dal Venditore, scoprendo successivamente che sono gravemente inquinati da sostanze chimiche. Costretto a eseguire costose opere di bonifica, l'Acquirente chiede il risarcimento dei danni. La controversia ruota attorno alla natura del danno: se si tratti di responsabilità contrattuale per vizi della cosa venduta o di responsabilità extracontrattuale. Dopo un primo annullamento in Cassazione, la causa torna davanti ai giudici di merito che confermano la responsabilità del Venditore. Impugnata nuovamente la decisione, la Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione sulla responsabilità contrattuale per vizi, accoglie la richiesta del Venditore e dispone il rinvio della causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Contratto con effetti protettivi nei confronti del terzo: novità
La Società Proprietaria subisce il sequestro di un natante, affidato poi dalle autorità a un Cantiere Navale per lavori di allestimento. Durante la custodia, un incendio doloso distrugge l'imbarcazione. La Società Proprietaria chiede il risarcimento dei danni, ma i giudici di merito dichiarano prescritto il diritto, applicando il termine quinquennale della responsabilità extracontrattuale. La proprietaria ricorre in Cassazione, invocando la prescrizione decennale basata sulla figura del contratto con effetti protettivi nei confronti del terzo. La Suprema Corte, rilevando l'importanza della questione sulla configurabilità di tale contratto fuori dall'ambito sanitario, rimette la causa alla pubblica udienza.
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Diritto di critica: cittadino assolto contro l’ordine professionale
Un cittadino ha inviato una lettera di diffida a un ordine professionale per sollecitare un procedimento disciplinare contro il fratello medico, accusando l'ente di inerzia e minacciando una denuncia. L'ordine professionale e i suoi consiglieri hanno chiesto il risarcimento dei danni per diffamazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente. La Corte ha stabilito che la condotta del cittadino rientra nel legittimo esercizio del diritto di critica, garantito dall'articolo 21 della Costituzione e dall'articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Di conseguenza, non sussiste alcuna responsabilità civile per danni, poiché le espressioni forti e la minaccia di vie legali non hanno superato i limiti della libera manifestazione del pensiero a fronte di un presunto ritardo amministrativo.
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Diffamazione a mezzo stampa: i link non salvano il giornalista
Un dirigente d'azienda ha citato in giudizio una società editoriale, il direttore e un giornalista per un articolo online che lo accusava falsamente di aver pagato la mafia per vent'anni. La Corte d'Appello ha accertato la sussistenza della diffamazione a mezzo stampa, condannando i responsabili al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei giornalisti, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'inserimento di link ipertestuali alle fonti non esclude la responsabilità se l'incipit dell'articolo è ingannevole e la consultazione dei documenti allegati risulta troppo complessa per il lettore comune.
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Arbitrato e costituzione di parte civile: scontro sui bilanci
L'Acquirente di una società ha avviato un arbitrato contro I Venditori per discrepanze nei bilanci, chiedendo la riduzione del prezzo. Successivamente, si è costituita parte civile nel processo penale contro alcuni amministratori per gli stessi fatti. Un venditore ha eccepito l'estinzione dell'arbitrato, sostenendo il trasferimento dell'azione civile in sede penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in tema di arbitrato e costituzione di parte civile, non opera il trasferimento automatico dell'azione ex art. 75 c.p.p. Il rapporto tra arbitrato e processo penale è regolato dalle stesse norme del rapporto tra arbitrato e processo civile (art. 819-ter c.p.c.). Di conseguenza, l'arbitrato prosegue autonomamente e non si estingue né si sospende. L'Acquirente vince la causa e il venditore ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Risarcimento danni per diffamazione: ricorso caotico bocciato
Un avvocato ha richiesto il risarcimento danni per diffamazione al Ministero dell'Interno a causa di alcune relazioni della Polizia di Stato contenenti informazioni lesive della sua reputazione. Dopo una complessa vicenda giudiziaria, la Corte d'Appello in sede di rinvio ha ridotto il risarcimento a ventimila euro, ritenendo diffamatoria solo una delle affermazioni e considerando le altre doglianze coperte da giudicato. L'avvocato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché redatto con la tecnica dell'assemblaggio, ovvero tramite la mera riproduzione di documenti senza un'esposizione logica e sintetica dei fatti, violando le regole processuali sulla specificità dei motivi. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Clausola compromissoria: il Comune vince contro l’appaltatore
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un Comune e l'agente della riscossione chiedendo oltre ventidue milioni di euro di risarcimento per danni derivanti dall'inadempimento di un contratto di appalto. Il Comune ha eccepito l'incompetenza del giudice ordinario a causa della presenza di una clausola compromissoria nel contratto, che devolveva le liti a un collegio arbitrale. La società sosteneva che la richiesta riguardasse i danni da mancata esecuzione di un precedente lodo arbitrale, titolo autonomo rispetto al contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi della società, confermando che la domanda si fondava comunque sull'inadempimento contrattuale originario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza esclusiva del collegio arbitrale, respingendo il ricorso della società.
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