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Risarcimento danni per calunnia: assolti ma senza indennizzo

Un dirigente comunale e un responsabile d’ufficio, dopo essere stati assolti con formula piena dall’accusa di abuso d’ufficio e falso, hanno promosso una causa civile per ottenere il risarcimento danni per calunnia contro un assistente e una dattilografa che li avevano denunciati. Il Tribunale ha inizialmente dichiarato prescritto il diritto, mentre la Corte d’Appello ha rigettato la domanda nel merito, escludendo l’intento calunnioso nelle segnalazioni dei dipendenti. Il dirigente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: tardivo nei confronti della dattilografa e non idoneo nei confronti dell’assistente, poiché mirava a una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti. Il dirigente è stato condannato a pagare le spese processuali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 23766 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La vicenda: accuse infondate e richiesta di risarcimento danni per calunnia

La questione nasce da una serie di esposti presentati da un assistente e da una dattilografa di un Comune. Queste segnalazioni accusavano un dirigente comunale e un responsabile d’ufficio di gravi irregolarità nella gestione di alcuni contratti pubblici. A causa di queste denunce, la Procura della Repubblica ha avviato un procedimento penale per i reati di abuso d’ufficio e falso ideologico. Il processo penale si è concluso con l’assoluzione con formula piena dei due funzionari pubblici perché il fatto non sussiste. Successivamente, il dirigente ha deciso di agire in sede civile per ottenere il risarcimento danni per calunnia, ritenendo che le accuse originarie fossero del tutto false e formulate con la piena consapevolezza della loro innocenza.

La decisione dei giudici di merito

Il dirigente e il responsabile hanno quindi citato in giudizio i due dipendenti comunali per ottenere la condanna al risarcimento dei danni subiti. In primo grado, il Tribunale ha rigettato la domanda dichiarando la prescrizione del diritto al risarcimento. I due funzionari hanno proposto appello contro questa decisione. La Corte d’Appello ha ribaltato la pronuncia sulla prescrizione, ritenendo il diritto ancora esercitabile. Tuttavia, i giudici di secondo grado hanno rigettato la richiesta di risarcimento nel merito. La Corte d’Appello ha stabilito che la condotta dei dipendenti non integrava gli estremi del reato di calunnia. Secondo i giudici, le segnalazioni contenevano solo l’esposizione di fatti oggettivi e non dimostravano la volontà di accusare ingiustamente i superiori.

Il ricorso davanti alla Corte di Cassazione

Il dirigente comunale non ha accettato la decisione di secondo grado e ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorrente ha presentato quattro motivi principali per contestare la sentenza d’appello. In particolare, il dirigente ha lamentato la mancata valutazione di alcuni verbali di informazioni resi ai Carabinieri e di alcune lettere inviate al Segretario generale del Comune. Secondo la tesi del ricorrente, questi documenti provavano la falsità delle dichiarazioni dei dipendenti e la loro intenzione di calunniare. L’assistente ha resistito con controricorso, mentre la dattilografa non ha svolto difese nel giudizio di legittimità.

Le motivazioni della decisione sul risarcimento danni per calunnia

La Corte di Cassazione ha esaminato preliminarmente la tempestività del ricorso. I giudici hanno rilevato che il ricorso contro la dattilografa è stato notificato oltre i termini di legge. Per questo motivo, l’impugnazione nei suoi confronti è stata dichiarata inammissibile per tardività. Successivamente, la Suprema Corte ha analizzato i motivi di ricorso presentati contro l’assistente. I giudici hanno dichiarato inammissibile il primo motivo relativo alla presunta nullità della sentenza. Il ricorrente non ha riportato nel ricorso i passaggi esatti degli atti del giudizio di merito, violando il principio di autosufficienza. La Cassazione ha poi respinto gli altri motivi di ricorso perché diretti a ottenere una nuova valutazione dei fatti. Il giudice di legittimità non può riesaminare le prove o valutare nuovamente il merito della vicenda. La Corte d’Appello aveva già accertato l’assenza di un intento calunnioso con una motivazione logica e coerente. Pertanto, la richiesta di risarcimento danni per calunnia non poteva trovare accoglimento in questa sede.

Le conclusioni della Cassazione sulla responsabilità civile

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità totale del ricorso proposto dal dirigente comunale. Questa decisione conferma definitivamente la sentenza della Corte d’Appello che aveva escluso la responsabilità civile dei dipendenti. Il dirigente ha perso la causa e deve sopportare le conseguenze economiche della sconfitta. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente. Le spese sono state liquidate in complessivi novemila duecento euro, oltre al rimborso delle spese forfettarie e degli accessori di legge. Inoltre, il ricorrente deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato per aver proposto un ricorso inammissibile.

Quando si configura la calunnia ai fini del risarcimento dei danni?
La calunnia si configura quando un soggetto accusa un altro di un reato sapendolo innocente, mentre non sussiste se vengono solo riferiti fatti oggettivi senza l’intenzione di formulare una falsa accusa.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione non rispetta il principio di autosufficienza?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché la parte non ha riportato con precisione i documenti e i fatti necessari a far comprendere il vizio lamentato senza costringere il giudice a cercare negli atti precedenti.

L’assoluzione in un processo penale garantisce automaticamente il risarcimento in sede civile?
No, l’assoluzione penale non comporta automaticamente il diritto al risarcimento, poiché il giudice civile deve accertare autonomamente la sussistenza di un comportamento illecito e doloso da parte del denunciante.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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