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Art. 157 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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767 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Finto proprietario incassa: il momento consumativo della truffa
L'Imputato, fingendosi proprietario di un immobile in realtà gravato da pignoramento e di proprietà altrui, ha convinto l'Acquirente a versare caparra e acconti, rendendosi poi irreperibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna per truffa aggravata. La Corte ha chiarito che il diniego della messa alla prova era legittimo in assenza del programma di trattamento dell'UEPE. Riguardo alla prescrizione, i giudici hanno ribadito che il momento consumativo della truffa coincide con l'ultimo versamento di denaro (20 luglio 2012) e non con le trattative precedenti. Di conseguenza, il reato non era prescritto al momento della sentenza d'appello. L'inammissibilità del ricorso preclude la possibilità di rilevare la prescrizione maturata successivamente.
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Prescrizione del reato di ricettazione: da condannato a libero
L'Imputato era stato condannato per la ricettazione di un escavatore del valore di trentamila euro. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: se manca la prova certa della data in cui il soggetto ha ricevuto il bene rubato, il momento di consumazione del reato deve essere collocato a ridosso del furto originario, in base al principio del favor rei. Poiché il furto era stato denunciato nel febbraio del 2009, il termine per la prescrizione del reato di ricettazione era ampiamente decorso. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Prescrizione del reato di ricettazione: no a sconti sui tempi
Il Tribunale aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di ricettazione di speciale tenuità contestato a due imputati. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo un errore nel calcolo dei tempi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la speciale tenuità della ricettazione è una circostanza attenuante e non un reato autonomo. Di conseguenza, ai fini del calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato di ricettazione, non si deve considerare l'attenuante, ma bisogna fare riferimento alla pena massima prevista per il reato base di otto anni. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Interesse ad impugnare: no al ricorso se il reato è prescritto
Una proprietaria viene assolta dal reato di modificazione dello stato dei luoghi dopo aver installato un cancello per bloccare il passaggio alla vicina sul proprio fondo. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione, chiedendo di riqualificare il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso per carenza di interesse ad impugnare. I giudici rilevano che il reato è ormai estinto per prescrizione. Di conseguenza, l'impugnazione del Pubblico Ministero non avrebbe potuto produrre alcun effetto pratico favorevole, ma solo un'inutile pronuncia teorica. Vince l'imputata, la cui assoluzione rimane definitiva.
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Sospensione della prescrizione: truffa confermata dopo i rinvii
L'Imputato, condannato per truffa per aver acquistato capi d'abbigliamento pagandoli con assegni firmati da un terzo, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente sosteneva che il reato fosse estinto per decorrenza dei termini, contestando il calcolo dei periodi di sospensione, in particolare la sovrapposizione tra la sospensione per emergenza sanitaria e quella dovuta all'astensione del difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione legata all'emergenza Covid-19 si applica interamente (64 giorni) per le udienze fissate nella prima fase emergenziale, anche in presenza di altre concomitanti cause di rinvio. Di conseguenza, calcolando correttamente tutti i periodi di stop del processo richiesti dalla difesa, il reato non era affatto prescritto.
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Truffa aggravata: la Riforma Cartabia non salva il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per sostituzione di persona e truffa aggravata. La difesa sosteneva l'estinzione del reato per prescrizione e la mancanza di querela a seguito della Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha chiarito che l'inammissibilità del ricorso principale impedisce l'applicazione retroattiva delle nuove norme sulla procedibilità a querela, poiché il ricorso non supera il vaglio di ammissibilità e non evita il passaggio in giudicato della condanna. Inoltre, la presunta remissione di querela è stata esclusa poiché la vittima aveva espresso solo insofferenza nel ricordare i fatti, senza una chiara volontà di rinunciare alla punizione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato di ricettazione: l’errore del Tribunale
Il Tribunale dichiarava estinto per intervenuta prescrizione il reato addebitato all'Imputato, accusato di aver ricevuto beni rubati. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, contestando l'errato calcolo dei tempi di estinzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, definendo le regole sulla prescrizione del reato di ricettazione. La pena massima per questo delitto è di otto anni; calcolando l'aumento di un quarto per l'interruzione del corso della prescrizione, il termine massimo effettivo è di dieci anni e non di sette anni e sei mesi. Poiché il fatto risaliva al 2013, al momento della sentenza del 2021 il reato non era ancora prescritto. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza impugnata, disponendo il rinvio del processo alla Corte d'Appello.
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Associazione di tipo mafioso: quando i funerali incastrano il boss
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di associazione di tipo mafioso. L'imputato sosteneva che la sua partecipazione fosse marginale e cessata nel 2001, chiedendo l'applicazione di una legge penale più favorevole precedente al 2008. I giudici hanno invece accertato la sua stabile appartenenza al clan almeno fino al 2009, dimostrata dal conferimento di un grado gerarchico elevato, dalla presenza a riunioni di riconciliazione e a funerali di esponenti di spicco, e dal possesso di verbali di un collaboratore di giustizia. La Suprema Corte ha ribadito che nei reati permanenti la legge applicabile è quella in vigore al momento della cessazione della condotta. Il ricorso è stato rigettato, confermando la pena e la condanna al pagamento delle spese processuali e di risarcimento all'associazione antimafia costituita parte civile.
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Appropriazione indebita: salvo dalla pena ma deve risarcire
Un amministratore condominiale è stato accusato di appropriazione indebita per aver prelevato somme dal conto del condominio. La Corte di Cassazione ha chiarito che il reato si consuma solo al momento della cessazione della carica, poiché fino ad allora l'amministratore potrebbe teoricamente restituire il denaro. Nel caso specifico, essendo l'amministratore stato revocato nel 2014, il termine di prescrizione è decorso interamente prima della decisione definitiva. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna penale per intervenuta prescrizione, ma ha confermato le statuizioni civili, obbligando l'ex amministratore a risarcire i danni e a pagare le spese legali al condominio.
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Prescrizione del reato di ricettazione: il tempo cancella la pena
I due imputati erano stati condannati per il reato di ricettazione in concorso, per essere stati trovati in possesso di numerosi beni rubati all'interno di un esercizio commerciale e di un rifugio montano. La Corte d'appello aveva fissato la data di consumazione del reato al giorno della perquisizione e del rinvenimento della merce. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei difensori, ricordando che la ricettazione è un reato istantaneo e che, in mancanza di prove certe sulla data di acquisto, si deve fare riferimento alla data del furto originario in base al principio del favor rei. Di conseguenza, applicando questo calcolo temporale, la prescrizione del reato di ricettazione era già maturata. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Frode assicurativa: condanna annullata per prescrizione
Una automobilista viene condannata in appello per il reato di frode assicurativa, avendo denunciato un finto incidente stradale per ottenere il risarcimento dei danni. L'imputata ricorre in Cassazione lamentando la mancata notifica della citazione al suo reale indirizzo e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte accerta l'effettiva nullità della notifica, inviata all'indirizzo del coimputato. Tuttavia, i giudici rilevano che il tempo massimo per punire il fatto è ormai scaduto. Applicando il principio di diritto per cui la causa estintiva prevale sui vizi procedurali se non servono nuovi accertamenti, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza di condanna. L'imputata vince il ricorso e non dovrà scontare alcuna pena.
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Malversazione a danno dello Stato: annullata la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un beneficiario di fondi pubblici per il reato di malversazione a danno dello Stato. In precedenza, la Suprema Corte aveva stabilito che il reato non potesse considerarsi consumato prima della scadenza del termine contrattuale per la realizzazione del progetto finanziato, lasciando aperta solo l'ipotesi del tentativo. Ciononostante, il Giudice di rinvio aveva nuovamente condannato l'imputato per il reato consumato, violando l'obbligo di uniformarsi alla decisione di legittimità. La Cassazione ha rilevato tale violazione e ha disposto l'annullamento della sentenza impugnata. Tuttavia, poiché il fatto risaliva al 2015, la Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, determinando la vittoria finale dell'imputato che evita così ogni condanna.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna tardiva
L'Imputato era stato condannato per il delitto di ricettazione, commesso in un arco temporale compreso tra il 25 settembre e il 1° ottobre 2012. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna in data 11 ottobre 2022. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che la ricettazione è un reato istantaneo e che, ai fini del calcolo del tempo necessario a prescrivere, occorre fare riferimento alla data iniziale più favorevole, ossia il 25 settembre 2012. Esclusa la recidiva, il termine massimo di dieci anni è decorso il 25 settembre 2022, prima della sentenza d'appello. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la decisione impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato continuato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato era stato condannato per l'acquisto e la cessione di cocaina di lieve entità. Nel ricorso per cassazione, la difesa ha eccepito l'omessa scissione delle singole condotte commesse in forma continuata prima del 2010, necessaria per verificare la prescrizione dei singoli episodi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che i giudici d'appello non avevano individuato con esattezza il giorno di inizio della decorrenza del termine per ciascun segmento della condotta. Di conseguenza, accertato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato continuato.
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Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputato, accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la recidiva reiterata incide sia sul calcolo del tempo base necessario a prescrivere, sia sulla proroga massima in presenza di atti interruttivi. Di conseguenza, il termine di prescrizione del reato non era ancora decorso al momento della decisione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato di ricettazione: condanna confermata ma pena ridotta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo trovato in possesso di beni rubati. L'imputato sosteneva di dover rispondere di furto e non di ricettazione. La Suprema Corte ha rigettato la tesi, confermando che il possesso ingiustificato di beni rubati, senza prove di aver commesso materialmente il furto, configura pienamente il reato di ricettazione. Al contempo, i giudici hanno accolto il ricorso del Procuratore Generale riguardo a un secondo reato contestato, l'evasione, dichiarandolo estinto per prescrizione poiché erano decorsi oltre sette anni dai fatti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per evasione, riducendo la pena finale per il solo reato di ricettazione a due anni di reclusione e cinquecento euro di multa, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali.
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Giudizio abbreviato: sconto negato, la Cassazione taglia la pena
L'Imputato, condannato per il reato di ricettazione di un contrassegno di un ciclomotore, ricorre in Cassazione lamentando la mancata applicazione dello sconto di pena previsto per il rito speciale. Nei gradi precedenti, infatti, i giudici avevano omesso di calcolare la riduzione di un terzo della pena derivante dalla scelta del giudizio abbreviato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso su questo punto, rilevando che i giudici d'appello avevano violato il divieto di peggioramento della pena. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio e ridetermina direttamente la pena finale in un mese e ventitré giorni di reclusione e 133 euro di multa, applicando correttamente la riduzione spettante per il giudizio abbreviato.
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Reato di ricettazione: condannato per i mezzi rubati nel capannone
Un imprenditore è stato condannato per il reato di ricettazione dopo il ritrovamento, in un capannone nella sua disponibilità, di un autocarro e di un miniescavatore rubati. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di non essere proprietario dell'area e di non conoscere la provenienza illecita dei mezzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata giustificazione del possesso di cose rubate prova la consapevolezza della loro provenienza illecita. Inoltre, l'elevato valore economico dei veicoli esclude la particolare tenuità del fatto. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese processuali, una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende e le spese di difesa della parte civile.
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Prescrizione del reato di ricettazione: assolto grazie al tempo
L'Imputato riceveva una condanna per il reato di ricettazione di un motociclo rubato. Il furto del mezzo risaliva al luglio 2007, mentre il sequestro era avvenuto nel luglio 2012. Mancando la prova certa della data in cui L'Imputato avesse effettivamente ricevuto il mezzo, la Corte di Cassazione ha applicato il principio del favor rei. In base a questo principio, la data di consumazione del reato deve essere retrodatata in prossimità del furto originario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso, dichiarando la prescrizione del reato di ricettazione e annullando la condanna senza rinvio, poiché il termine massimo per punire il fatto era ampiamente decorso prima della sentenza d'appello.
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Calcolo della prescrizione: la recidiva resiste alle attenuanti
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la validità della notifica dell'atto di citazione, eseguita presso la casa comunale a causa della sua temporanea assenza dal domicilio dichiarato. Inoltre, ha sostenuto che il giudizio di equivalenza tra la recidiva e le circostanze attenuanti generiche dovesse escludere l'aumento dei termini per il calcolo della prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la temporanea assenza non rende inidoneo il domicilio e che la recidiva mantiene i suoi effetti sul calcolo della prescrizione anche se bilanciata con le attenuanti, in quanto il giudizio di bilanciamento non incide sulla determinazione del tempo necessario a prescrivere il reato.
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