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Art. 157 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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767 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione del reato: cancellata la condanna per vandalismo
Un cittadino viene accusato di danneggiamento aggravato per aver vandalizzato una fontana pubblica e due cassonetti dei rifiuti comunali. Dopo la condanna nei primi gradi, l'imputato ricorre in Cassazione sollevando sia la sua incapacità mentale sia l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte chiarisce che la sospensione del processo per incapacità non si applica in Cassazione, poiché l'imputato non partecipa fisicamente all'udienza di legittimità. Tuttavia, i giudici accolgono il ricorso rilevando che il reato, commesso nel 2012, si è estinto per il decorso del tempo massimo consentito dalla legge prima della sentenza d'appello. La Cassazione decide quindi per l'annullamento senza rinvio della condanna, sancendo l'operatività della prescrizione del reato.
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Deturpamento e imbrattamento di cose altrui: carcere o multa?
Un condomino veniva condannato per getto pericoloso di cose e per il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui, avendo sporcato il balcone del vicino. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di getto pericoloso. Tuttavia, pur confermando la responsabilità penale per il deturpamento, i giudici hanno accolto il ricorso relativo alla determinazione della pena. La Corte d'appello aveva infatti inflitto la reclusione anziché la multa senza fornire alcuna motivazione logica per tale scelta discrezionale. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio limitatamente al calcolo della sanzione da applicare.
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Prescrizione del reato di ricettazione: niente pena ma danni da pagare
L'Imputato acquista un macchinario da cantiere proveniente da un'appropriazione indebita commessa nel 2007. Nel 2012 le forze dell'ordine sequestrano il mezzo e l'uomo esibisce una fattura risalente al 2007. I giudici di merito condannano l'Imputato ignorando la prescrizione del reato di ricettazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa. Il delitto si consuma al momento dell'acquisto e l'accusa non dimostra una data diversa dal 2007. Di conseguenza, il reato risulta estinto per decorso dei termini di legge prima della sentenza d'appello. I giudici supremi annullano la condanna penale ma confermano le decisioni civili a favore della Società Danneggiata. La prova della responsabilità civile rimane valida e l'Imputato deve risarcire le spese legali.
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Prescrizione del reato di ricettazione: l’impatto della recidiva
L'Imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo che il proprio delitto fosse estinto per intervenuta prescrizione del reato di ricettazione, relativo all'utilizzo di un autocarro rubato per trasportare merce illecita. La difesa sostiene che la legge del 2005 sia più favorevole e che il termine massimo sia scaduto prima dell'appello. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la presenza della recidiva reiterata e specifica aumenta sia il termine base sia l'aumento massimo per interruzione, portando il tempo necessario a oltre ventidue anni. Di conseguenza, la legge precedente risulta concretamente più favorevole e il reato non è prescritto. Inoltre, la Cassazione ribadisce l'impossibilità di riesaminare le prove nel giudizio di legittimità. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di terreni: auto rimosse e reato prescritto
Un cittadino veniva condannato dal Giudice di Pace per l'occupazione abusiva di terreni altrui tramite il parcheggio di diverse autovetture. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione contestando, tra i vari motivi, l'effettiva permanenza del reato e la decorrenza dei termini di prescrizione, considerando la natura mobile dei veicoli. La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso ammissibile. I giudici hanno chiarito che, in mancanza di prove sulla stabilità dell'occupazione e data la natura rimovibile delle auto, il tempo necessario per la prescrizione inizia a decorrere dalla data iniziale del fatto contestato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione.
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Truffa a consumazione prolungata: condannato il finto promotore
Un promotore ha convinto alcune persone a iscriversi a un corso di formazione assicurando falsamente il valore legale del titolo. Le vittime hanno pagato a rate e scoperto l'inganno solo dopo una verifica ufficiale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del promotore, confermando la condanna. La Corte ha chiarito che, in caso di truffa a consumazione prolungata, il termine di prescrizione non decorre dal momento in cui l'intermediario incassa la provvigione, ma dall'ultimo pagamento effettuato dalle vittime. Inoltre, il termine per presentare la querela inizia a correre solo quando la vittima acquisisce una certezza oggettiva dell'inganno, e non dal momento del mero sospetto.
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Nomina del difensore via PEC tardiva: condanna confermata
L'Imputato, condannato per truffa, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione di un termine a difesa dopo la nomina del difensore via PEC, inviata a ridosso dell'udienza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'invio telematico della nomina fiduciaria o dell'istanza di rinvio per legittimo impedimento prima delle norme emergenziali impone alla parte l'onere di verificare l'effettiva ricezione da parte della cancelleria. La Corte ha inoltre confermato la validità della querela presentata dall'addetta all'esercizio commerciale che gestì la transazione e la correttezza del trattamento sanzionatorio, escludendo la prescrizione del reato a causa della recidiva. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Dichiarazione di delinquente abituale: limiti sulla prescrizione
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della dichiarazione di delinquente abituale in relazione al calcolo della prescrizione. Nel caso in esame, l'Imputato era stato condannato per truffa e ricettazione, con raddoppio dei termini di prescrizione dovuto alla qualifica di delinquente abituale attribuita nello stesso processo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la dichiarazione di delinquente abituale ha efficacia "ex nunc" (da ora in poi) e produce effetti solo per i reati commessi dopo che la sentenza è diventata irrevocabile. Di conseguenza, per i reati giudicati nello stesso procedimento non si applica il raddoppio dei termini. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la condanna per truffa, ormai prescritta, riducendo la pena complessiva, mentre ha confermato la condanna per ricettazione.
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Invasione di terreni o edifici: la prescrizione non salva l’abusivo
L'Imputata era accusata del reato di invasione di terreni o edifici per aver occupato abusivamente un immobile pubblico. La Corte d'Appello aveva dichiarato il reato estinto per prescrizione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, ricordando che l'occupazione abusiva è un reato permanente. Di conseguenza, se l'occupazione persiste, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dello sgombero o, in mancanza, dalla data della sentenza di condanna di primo grado. Poiché l'occupazione era ancora in corso al momento del primo giudizio, la prescrizione non era affatto maturata. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza d'appello, disponendo un nuovo processo.
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Ricettazione di assegni clonati: condanna annullata in Cassazione
Due soggetti erano stati condannati per la ricettazione di assegni clonati, utilizzati per acquistare merce. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione della sentenza d'appello, la quale non aveva adeguatamente spiegato la loro effettiva consapevolezza della provenienza illecita dei titoli di credito. La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i ricorsi, rilevando la carenza motivazionale dei giudici di secondo grado sull'elemento soggettivo del reato. Di conseguenza, essendo i ricorsi ammissibili, la Suprema Corte ha dovuto rilevare l'avvenuto decorso del termine di prescrizione del reato, maturato nell'agosto del 2022. La Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Minaccia di licenziamento: confermata la condanna per estorsione
Un imprenditore, gestore di fatto di una società, è stato condannato per estorsione continuata. Insieme al figlio, costringeva i dipendenti a restituire parte dello stipendio mensile sotto la costante minaccia di licenziamento. Anche dopo il sequestro giudiziario dell'azienda, i lavoratori continuavano a pagare per timore di perdere il posto. La Corte d'Appello aveva ribaltato l'assoluzione di primo grado senza riascoltare i testimoni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione, stabilendo che la minaccia implicita è idonea a intimorire le vittime. Ha tuttavia annullato senza rinvio la condanna per un reato minore connesso (violenza per costringere a commettere un reato) perché ormai estinto per prescrizione, riducendo proporzionalmente la pena originaria.
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Reato di ricettazione: condanna confermata anche se la truffa cade
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di due soggetti, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. La vicenda riguardava la ricezione di assegni bancari di provenienza illecita consegnati alla vittima, successivamente deceduta prima del processo. I giudici hanno chiarito che la morte della persona offesa consente il recupero delle sue dichiarazioni scritte come prova. Inoltre, la Cassazione ha stabilito che il reato di ricettazione sussiste anche se il delitto presupposto non è procedibile per tardività della querela. Infine, il calcolo della prescrizione deve tenere conto dei periodi di sospensione del processo, escludendo l'estinzione del reato. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: l’aggravante cade e cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso de L'Imputato, accusato di reati in materia di stupefacenti. In sede di rinvio, la Corte d'appello aveva escluso l'aggravante a effetto speciale ma aveva rideterminato la pena senza rilevare l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'esclusione dell'aggravante ricalcola retroattivamente il tempo necessario a prescrivere. Di conseguenza, il giudicato parziale sull'accertamento del reato non impedisce la declaratoria di estinzione se il termine è già decorso. Nel caso specifico, la prescrizione si era perfezionata il 6 aprile 2023, ben prima della sentenza di annullamento parziale del 2025. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
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Truffa contrattuale: intascano i soldi ma si salvano col tempo
I Venditori hanno stipulato un contratto preliminare per la vendita di un terreno, incassando 160.000 euro e rilasciando una procura a vendere a favore dell'Acquirente. Successivamente, hanno venduto lo stesso terreno a un terzo soggetto per 30.000 euro. Accusati di truffa contrattuale, i Venditori sono stati condannati nei gradi precedenti. La Corte di Cassazione, pur ritenendo fondata la ricostruzione della loro responsabilità penale e l'esistenza del raggiro, ha dovuto annullare la sentenza senza rinvio. Il reato è infatti risultato estinto per prescrizione, essendo decorso il tempo massimo previsto dalla legge per perseguire l'illecito, prolungato dalle sospensioni processuali e dal periodo dell'emergenza pandemica.
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Metodo mafioso nell’usura: l’accordo iniziale non salva il clan
Un gruppo di soggetti è stato condannato per associazione mafiosa, estorsione e usura aggravata. Gli imputati prestavano denaro a tassi usurari a commercianti e imprenditori, utilizzando la forza intimidatrice del clan per riscuotere i pagamenti. La difesa sosteneva che il delitto di usura fosse incompatibile con il metodo mafioso nell'usura, poiché basato su un accordo iniziale. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, stabilendo che l'aggravante sussiste quando la riscossione o la pattuizione avvengono spendendo il nome di un clan o facendo riferimento alla provenienza mafiosa dei capitali. La Corte ha rigettato quasi tutti i ricorsi, correggendo solo un errore di calcolo della pena per uno dei condannati.
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Truffa contrattuale: il doppio incasso che riapre il risarcimento
Il caso riguarda una truffa contrattuale commessa dal Venditore ai danni dell'Acquirente durante la vendita di un macchinario agricolo. Il Venditore ha ceduto il credito a una banca e, contemporaneamente, ha fatto stipulare all'Acquirente un finanziamento per lo stesso importo, incassando due volte la somma. La Corte d'Appello aveva dichiarato il reato prescritto, collocando la consumazione alla data della cessione del credito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che la truffa contrattuale si consuma solo quando si verifica l'effettivo danno economico per la vittima, ovvero alla firma del finanziamento. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente agli effetti civili, rinviando la decisione al giudice civile per il risarcimento dei danni.
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Particolare tenuità del fatto: prescrizione batte la condanna
L'Imputato è stato condannato per ricettazione di lieve entità e commercio di prodotti falsi. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per il reato di commercio di prodotti falsi poiché estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. Riguardo al reato di ricettazione, la Suprema Corte ha accolto il ricorso evidenziando l'omessa valutazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. A seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, tale beneficio è applicabile anche ai reati privi di un minimo edittale di pena detentiva. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza con rinvio alla Corte d'appello di Catania per valutare l'applicabilità della particolare tenuità del fatto, dichiarando inammissibile il resto del ricorso.
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Prescrizione del reato: notifica errata cancella la condanna
Il Ricorrente è stato condannato in appello per diversi reati, tra cui tentata estorsione e furto aggravato. Egli ha impugnato la sentenza lamentando l'invalidità della notifica dell'atto di citazione, inviato al difensore senza una valida elezione di domicilio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando l'effettiva mancanza di tale elezione. Di conseguenza, accertato il decorso del tempo necessario, la Suprema Corte ha dichiarato la prescrizione del reato per i capi d'accusa impugnati (tentate estorsioni e furto). La sentenza è stata quindi annullata senza rinvio limitatamente a questi reati, ormai estinti. Gli atti sono stati trasmessi alla Corte d'appello per ricalcolare la pena per i restanti reati non oggetto di ricorso.
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Reato di ricettazione: condannato chi trattiene assegni smarriti
Un uomo è stato condannato per il reato di ricettazione dopo essere stato trovato in possesso di assegni smarriti quattordici mesi prima, i quali mostravano chiaramente i segni del legittimo possesso altrui. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la condotta dovesse qualificarsi come furto o appropriazione di cose smarrite, e invocando la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'appropriazione di beni smarriti con chiari segni di proprietà altrui costituisce furto, e la loro successiva circolazione integra il reato di ricettazione. Inoltre, la recidiva reiterata aumenta legittimamente i termini di prescrizione senza violare il principio del ne bis in idem. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Tentata estorsione tra ambulanti: prescritta una condanna
Un venditore ambulante ha minacciato gravemente un concorrente per impedirgli di lavorare nella stessa zona, così da eliminare la concorrenza e aumentare i propri guadagni. I giudici hanno qualificato la condotta come tentata estorsione e non come esercizio arbitrario delle proprie ragioni, poiché non esisteva alcun diritto legale da far valere. La Corte di Cassazione ha confermato questa qualificazione giuridica, ma ha annullato senza rinvio la condanna per uno dei due episodi contestati, dichiarandolo estinto per intervenuta prescrizione. Di conseguenza, la pena originaria è stata ridotta di quattro mesi di reclusione e 350 euro di multa, mentre la condanna per il secondo episodio di tentata estorsione è rimasta definitiva.
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