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Art. 157 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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767 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Tentata estorsione: quando la millanteria esclude il reato
Un imprenditore, temendo ostacoli in un appalto pubblico, si è rivolto a una conoscente e a un presunto intermediario. Quest'ultimo ha richiesto denaro per sbloccare la pratica, millantando influenze politiche e coinvolgendo un consigliere comunale. La Corte d'Appello ha condannato i soggetti per tentata estorsione aggravata, ribaltando l'assoluzione di primo grado del consigliere. La Cassazione ha annullato la sentenza. Per la tentata estorsione, ha disposto un nuovo processo (rinvio) evidenziando che il giudice d'appello non ha motivato adeguatamente il ribaltamento dell'assoluzione e che mancava una reale minaccia. Per le accuse di intestazione fittizia di beni a carico degli altri imputati, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste, non trattandosi di beni di reale valore patrimoniale idonei a eludere le misure di prevenzione.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per l’assegno
L'Imputato era stato condannato nei primi gradi di giudizio per i reati di ricettazione e falso in relazione all'utilizzo illecito di un assegno bancario. Contro la decisione della Corte d'Appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi procedurali e di motivazione. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi di ricorso non manifestamente infondati, rendendo l'impugnazione ammissibile. Poiché i fatti risalivano al maggio 2011 ed era ormai decorso il tempo massimo previsto dalla legge, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, determinando la fine del processo senza alcuna pena per l'imputato.
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Tentata truffa aggravata: la condanna salta per prescrizione
Tre imputati erano stati condannati nei primi gradi di giudizio per il reato di tentata truffa aggravata ai danni dell'amministratore di una società commerciale. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa, poiché non avevano ricevuto la notifica di conferma dell'udienza di appello durante il periodo dell'emergenza sanitaria da Covid-19. La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che, nel frattempo, è decorso il tempo massimo previsto dalla legge per punire il fatto. Di conseguenza, applicando il principio della immediata declaratoria delle cause di non punibilità, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione.
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Reato di ricettazione: condanna annullata per prescrizione
Un uomo, accusato di truffa e del reato di ricettazione per aver ricevuto e utilizzato un assegno di provenienza illecita, ha fatto ricorso in Cassazione. La difesa ha contestato la mancanza di prove sulla consapevolezza dell'origine illecita del titolo. La Suprema Corte ha ritenuto fondati i dubbi sulla motivazione dei giudici di merito riguardo all'elemento soggettivo del reato. Tuttavia, a causa del lungo tempo trascorso dai fatti, la Cassazione ha rilevato l'intervenuta prescrizione. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna per il reato di ricettazione, dichiarando il reato estinto per prescrizione, pur confermando i risarcimenti civili non contestati.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna tardiva per truffa
L'Imputato, condannato in appello per il reato di truffa commesso nel gennaio 2015, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata declaratoria di prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il termine massimo di prescrizione, pari a dieci anni per effetto della recidiva e delle interruzioni, era decorso prima della sentenza d'appello. Calcolando anche i quarantasei giorni di sospensione dovuti all'emergenza pandemica da Covid-19, il reato si era estinto in data 12 marzo 2025, mentre la condanna di secondo grado era stata pronunciata solo nell'ottobre dello stesso anno. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per avvenuta prescrizione del reato.
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Reato di ricettazione: condannato anche se risarcisce la truffa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un soggetto che aveva ricevuto un assegno smarrito. L'imputato sosteneva che il reato fosse prescritto e che il risarcimento del danno per una truffa collegata escludesse la condanna. I giudici hanno chiarito che il reato di ricettazione è autonomo rispetto alla truffa e si consuma nel momento dell'effettivo possesso del bene, collocato nel 2017 e non nel 2010. Di conseguenza, la prescrizione non era decorso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità penale dell'imputato e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Divieto di reformatio in peius: stop a sanzioni gravi in appello
L'Imputato, condannato per falso e truffa, ricorre in Cassazione contestando il calcolo della pena e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte rigetta i motivi sulla recidiva, ritenendola correttamente applicata per la pericolosità sociale del soggetto. Accoglie invece il motivo relativo alla violazione del divieto di reformatio in peius: i giudici d'appello avevano aumentato la pena per i reati satellite all'interno del reato continuato, nonostante la struttura del reato fosse rimasta identica e mancasse l'impugnazione del Pubblico Ministero. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza per i reati ormai estinti per prescrizione e rinvia alla Corte d'appello di Napoli per rideterminare la pena dei restanti reati, confermando la responsabilità penale dell'Imputato.
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Rinuncia alla prescrizione: se tardiva scatta la condanna
Un Pubblico Ufficiale, accusato di falsità ideologica per un verbale d'ispezione, ottiene in primo grado la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione. Solo con l'atto di appello l'imputato presenta la rinuncia alla prescrizione, sperando in un'assoluzione nel merito. La Corte d'Appello e poi la Cassazione dichiarano inefficace tale mossa. La Suprema Corte stabilisce che la rinuncia alla prescrizione deve avvenire prima della sentenza del grado in cui è maturata. Inoltre, l'assoluzione nel merito in presenza di prescrizione è possibile solo se l'innocenza emerge in modo immediato e indiscutibile dagli atti, senza necessità di valutare prove complesse come intercettazioni o testimonianze. Il ricorso viene dichiarato inammissibile.
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Ricettazione di assegno: compilare un titolo non è riciclaggio
L'Imputato era stato condannato per riciclaggio per aver compilato e incassato un assegno bancario rubato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, riqualificando il fatto come ricettazione di assegno. I giudici hanno chiarito che la semplice compilazione di un titolo rubato (con l'aggiunta di data, luogo e beneficiario), senza alterare i codici identificativi stampati, non ostacola la traccia della provenienza illecita. Di conseguenza, non si configura il riciclaggio ma la ricettazione di assegno. Trattandosi di un reato commesso nel 2011, la Suprema Corte ha dichiarato il reato estinto per intervenuta prescrizione, annullando la condanna senza rinvio. L'Imputato ottiene così l'assoluzione definitiva per estinzione del reato.
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Condanna annullata: la prescrizione del reato cancella la pena
L'Imputato era stato condannato in primo e secondo grado a otto mesi di reclusione per il reato di danneggiamento aggravato commesso nel luglio 2014. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando che la Corte d'appello avesse confermato la condanna nonostante il reato si fosse già estinto prima della decisione di secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che, calcolando i termini ordinari, le interruzioni e le sospensioni procedurali, la prescrizione del reato si era effettivamente perfezionata nel febbraio 2021, cioè prima della sentenza d'appello del marzo 2022. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Carcere: particolare tenuità del fatto e reato prescritto
Un detenuto era stato condannato per il danneggiamento di una lavagna dell'amministrazione penitenziaria, del valore di 53 euro, interamente risarcito. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso fondato, poiché i giudici d'appello avevano negato il beneficio usando criteri errati e con una motivazione carente. Di conseguenza, non essendo il ricorso inammissibile, i giudici hanno potuto rilevare il decorso del tempo: il reato, commesso nel 2015, si era ormai estinto per prescrizione a fine 2022. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Prescrizione del reato di truffa: condanna annullata per ritardo
L'Imputato, condannato per truffa, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di una motivazione logica da parte della Corte d'Appello, che aveva negato la particolare tenuità del fatto nonostante il danno minimo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che la sentenza precedente conteneva una motivazione apodittica, ossia priva di reali argomentazioni. Tuttavia, poiché il fatto risaliva al 2015, il tempo massimo per perseguire il reato era ormai decorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del procedimento per intervenuta prescrizione del reato di truffa. L'Imputato evita così ogni sanzione penale.
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Ricettazione di marchi contraffatti: condannato l’importatore
Un imprenditore, legale rappresentante di una società commerciale, è stato condannato per il reato di ricettazione a causa dell'importazione dalla Cina di elettrodomestici recanti marchi contraffatti. La Corte d'Appello aveva precedentemente dichiarato prescritto il reato di introduzione di prodotti falsi, riducendo la pena per la ricettazione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la valutazione della contraffazione effettuata su foto e chiedendo la riqualificazione del fatto in incauto acquisto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la sussistenza del dolo eventuale, escludendo la semplice colpa (incauto acquisto), poiché il ruolo apicale dell'imputato imponeva specifici controlli sulla merce importata. Di conseguenza, si configura pienamente il reato di ricettazione di marchi contraffatti.
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Differenza tra ricettazione e riciclaggio: nullo il reato grave
Il caso riguarda un uomo condannato nei primi gradi di giudizio per il riciclaggio di quattro assegni circolari rubati e falsificati, per un valore di 200.000 euro, poi consegnati a terzi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, ridefinendo il reato. I giudici hanno chiarito la differenza tra ricettazione e riciclaggio: il semplice trasferimento di assegni di provenienza illecita, pur se falsificati, non costituisce riciclaggio se i titoli rimangono tracciabili e non vi è un'effettiva attività di schermatura per nasconderne l'origine. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riqualificato il fatto come ricettazione. Poiché per questo reato il tempo massimo consentito dalla legge era già trascorso, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione, confermando solo i risarcimenti civili.
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Prescrizione del reato: rapina del 1998 cancellata dal tempo
Cinque persone erano state condannate per una rapina aggravata commessa nel 1998. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due imputati che lamentavano l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. Nonostante i ricorsi degli altri tre coimputati fossero inammissibili per motivi di merito, la Suprema Corte ha applicato il principio dell'effetto estensivo dell'impugnazione. Di conseguenza, la prescrizione del reato ha prodotto i suoi effetti benefici a favore di tutti i partecipanti al reato. La Cassazione ha così annullato senza rinvio la sentenza di condanna per tutti i ricorrenti, dichiarando il reato estinto per il decorso del tempo massimo consentito dalla legge.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione cancella la condanna
Un cittadino, accusato di truffa e falso in certificazione amministrativa, viene assolto in primo grado ma condannato in appello. La difesa ricorre in Cassazione lamentando la totale mancanza di motivazione sul mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, nonostante la natura occasionale dell'episodio. La Suprema Corte accoglie il ricorso: la mancanza di motivazione rende il ricorso ammissibile, impedendo la formazione del giudicato e consentendo il decorso del tempo utile per la prescrizione. Di conseguenza, i giudici di legittimità annullano senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando i reati estinti per prescrizione. Il ricorrente ottiene così l'annullamento della condanna.
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Omessa valutazione dei motivi di appello cancella la condanna
L'Imputato, condannato in primo grado per ricettazione, ha proposto appello tramite il proprio difensore di fiducia. Tuttavia, la Corte di Appello ha ridotto la pena esaminando esclusivamente i motivi presentati dal difensore d'ufficio, ignorando del tutto l'atto depositato dal legale di fiducia. L'Imputato ha quindi presentato ricorso in Cassazione denunciando l'omessa valutazione dei motivi di appello. La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso, evidenziando la grave violazione del diritto di difesa. Inoltre, i giudici hanno rilevato che, calcolando le sospensioni processuali, il reato era già estinto per prescrizione prima della sentenza di secondo grado. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
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Divieto di reformatio in peius: pena aumentata e poi annullata
L'Imputato era stato condannato in primo grado per il reato di ricettazione alla pena di un mese di reclusione e 300 euro di multa. In appello, nonostante l'esclusione di una circostanza aggravante e in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero, i giudici di secondo grado hanno aumentato la pena detentiva a due mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha rilevato la palese violazione del divieto di reformatio in peius, principio che impedisce di peggiorare il trattamento sanzionatorio del solo ricorrente. Di conseguenza, accertato il decorso dei termini, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna tardiva
L'Imputato era stato condannato in appello per un reato finanziario commesso nel giugno 2014. La difesa ha eccepito la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza di secondo grado del dicembre 2021. La Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19 per calcolare un termine più lungo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la sospensione emergenziale non si applica ai periodi di inattività tra il deposito dell'appello e la citazione in giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Ricettazione bici: no allo sconto di pena senza richiesta
L'Imputato era stato condannato per la ricettazione di una bicicletta da donna rubata. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione delle sue conclusioni difensive scritte e chiedendo l'esclusione della recidiva e la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'omessa menzione formale delle conclusioni difensive costituisce una mera irregolarità se i motivi d'appello sono stati comunque esaminati. Inoltre, l'esclusione della recidiva non rientra nei poteri d'ufficio del giudice d'appello previsti dall'articolo 597 del codice di procedura penale. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa, la condanna viene confermata e lo stesso viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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