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Art. 157 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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767 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Reato di truffa: quando l’assegno postdatato diventa un raggiro
Un acquirente si è presentato come imprenditore affidabile per acquistare marmo per oltre 66.000 euro. Ha versato un acconto di 8.000 euro e ha consegnato assegni postdatati tratti su un conto corrente già chiuso, rassicurando il fornitore grazie a false referenze. Ottenuta la merce, l'ha subito rivenduta a terzi senza saldare il debito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa. I giudici hanno chiarito che non si è trattato di un semplice inadempimento contrattuale o di insolvenza fraudolenta. L'uso di assegni postdatati, unito a raggiri attivi come le false referenze e l'uso di un conto chiuso, costituisce un vero e proprio inganno idoneo a indurre in errore la vittima. Il ricorso dell'imputato è stato quindi rigettato, confermando la sua responsabilità penale e l'aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità.
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Prescrizione del reato: quando il silenzio cancella l’accusa
Il Tribunale aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di ricettazione contestato all'Imputato. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il termine massimo non fosse ancora scaduto poiché andava aggiunto l'aumento di un quarto previsto per gli atti interruttivi, come il decreto di citazione a giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato si compie comunque se, dopo l'ultimo atto interruttivo, decorre interamente il termine ordinario di otto anni senza ulteriori atti, configurando la cosiddetta prescrizione intermedia. Di conseguenza, l'Imputato è stato definitivamente prosciolto.
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Tentata truffa: reato prescritto ma risarcimento confermato
Un uomo presenta in banca un biglietto della lotteria contraffatto per incassare una vincita di cinquantamila euro, sostenendo di averlo ricevuto da uno sconosciuto. Accusato di tentata truffa aggravata, viene condannato nei primi gradi di giudizio. La Corte di Cassazione dichiara il reato estinto per prescrizione, annullando la condanna penale senza rinvio. Tuttavia, i giudici confermano la responsabilità civile dell'uomo, che dovrà risarcire i danni alla società concessionaria delle lotterie nazionali e pagare le spese legali. La Corte chiarisce inoltre che la presentazione del biglietto esclude la desistenza volontaria, poiché l'azione idonea a trarre in inganno era già stata interamente compiuta.
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Prescrizione del reato di ricettazione: il fatto lieve non salva
Il Tribunale di Bergamo aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato contestato a un uomo, accusato di ricettazione di lieve entità. Il giudice aveva calcolato i tempi basandosi sulla pena ridotta prevista per la forma attenuata del reato. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che il calcolo dovesse basarsi sulla pena del reato principale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la ricettazione di particolare tenuità è una semplice circostanza attenuante e non un reato autonomo. Di conseguenza, la prescrizione del reato di ricettazione deve essere calcolata sulla pena massima del reato base (otto anni), rendendo il reato tutt'altro che prescritto. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per ricettazione
Un uomo viene accusato del reato di ricettazione di lieve entità commesso nel 2004. I giudici di merito lo condannano applicando la recidiva e ritenendo che il reato non fosse prescritto. L'imputato ricorre in Cassazione lamentando l'errata applicazione della legge sulla prescrizione. La Suprema Corte accoglie il ricorso. Poiché il fatto risale a prima della riforma del 2005, si applica la legge previgente in quanto più favorevole (principio del favor rei). Nel vecchio regime, il calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato teneva conto del bilanciamento tra attenuanti e aggravanti. Di conseguenza, considerando l'attenuante della lieve entità equivalente alla recidiva, il termine massimo di quindici anni era già interamente decorso prima della sentenza d'appello. La Cassazione annulla quindi la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione.
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Prescrizione del reato: vince la difesa per un errore dell’accusa
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza d'appello che confermava la prescrizione del reato di ricettazione per due imputati. Secondo l'accusa, i giudici di merito non avevano considerato la recidiva qualificata, la quale avrebbe allungato i tempi necessari per la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno rilevato che il Procuratore non aveva sollevato la questione della mancata motivazione sulla recidiva dinanzi alla Corte d'Appello, interrompendo la catena devolutiva. Inoltre, il ricorso violava il principio di autosufficienza, poiché non era stato allegato il certificato del casellario giudiziale degli imputati. Di conseguenza, viene confermata la prescrizione del reato per i due imputati.
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Prescrizione del reato di ricettazione: cancellata la condanna tardiva
L'Imputato era stato condannato per la ricettazione di un assegno, fatto commesso nel gennaio 2009. La Corte d'appello aveva confermato la condanna a fine 2019. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo che la prescrizione del reato di ricettazione era già maturata prima della decisione d'appello, precisamente nel gennaio 2019. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine massimo di prescrizione di dieci anni era decorso in assenza di cause di sospensione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto.
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Valutazione degli indizi: condannato per rapina ma un reato scade
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto condannato per rapina aggravata e violazione di domicilio. Il ricorrente contestava la valutazione degli indizi di colpevolezza relativi alla sua partecipazione alla rapina, avendo egli solo affittato un appartamento vicino al luogo del delitto e mantenuto contatti telefonici con i complici. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la valutazione degli indizi effettuata dai giudici di merito, considerandoli gravi, precisi e concordanti. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il secondo motivo di ricorso, dichiarando estinto per prescrizione il reato minore di violazione di domicilio, poiché il termine massimo era decorso prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio la condanna per la violazione di domicilio, confermando invece la colpevolezza e la pena per la rapina aggravata.
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Reato di riciclaggio: telaio falso e condanna confermata
Due commercianti di auto sono stati condannati per il reato di riciclaggio di un veicolo industriale, proveniente da un'appropriazione indebita. Gli imputati avevano sostituito il numero di telaio e i documenti del mezzo con quelli di un veicolo inesistente per ostacolarne l'identificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati, confermando la condanna a quattro anni di reclusione emessa nei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare la prescrizione maturata successivamente alla sentenza d'appello e che il semplice stato di incensuratezza non basta a ottenere le attenuanti generiche in presenza di fatti gravi.
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Truffa pluriaggravata: indennità gonfiate ma scatta la prescrizione
Un addetto contabile di un istituto di pena, d'accordo con due colleghi, ha inserito per anni indennità maggiorate non dovute nel sistema stipendiale, commettendo il reato di truffa pluriaggravata. La Corte d'Appello aveva condannato i tre escludendo la prescrizione, considerando il reato come unico e a consumazione prolungata. La Cassazione ha invece stabilito che ogni singolo inserimento mensile di dati falsi costituisce un autonomo atto illecito. Di conseguenza, i reati commessi tra il 2011 e il 2013 sono caduti in prescrizione. La Suprema Corte ha annullato parzialmente la sentenza, estendendo l'effetto positivo della prescrizione anche ai coimputati, e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena, confermando la responsabilità per gli anni dal 2014 al 2016.
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Truffa assicurativa: la prescrizione salva la pena ma non il risarcimento
L'Imputata era accusata di truffa assicurativa e falso per aver richiesto un indennizzo presentando documenti medici contraffatti. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, ma l'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la tardività della querela e vizi di notifica. La Suprema Corte ha rigettato l'eccezione sulla querela, stabilendo che il termine di tre mesi decorre solo dalla piena certezza del fatto fraudolento, ottenuta tramite relazione investigativa. Tuttavia, accertato il decorso del tempo massimo, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza penale per intervenuta prescrizione del reato. Nonostante l'estinzione del reato, la Corte ha confermato le statuizioni civili, condannando l'Imputata al risarcimento del danno in favore della Compagnia Assicuratrice e al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione del reato per i farmaci dopanti comprati online
L'Imputato era stato condannato per la ricettazione di farmaci dopanti acquistati direttamente online su siti esteri, dove erano in libero commercio. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la validità delle notifiche eseguite all'estero, l'inutilizzabilità di alcune dichiarazioni e la sussistenza stessa del reato presupposto. La Suprema Corte ha ritenuto ammissibili i motivi di ricorso. Di conseguenza, il decorso del tempo non si è interrotto, portando alla maturazione dei termini di legge. La Cassazione ha quindi dichiarato la prescrizione del reato, annullando senza rinvio la sentenza di condanna precedente, poiché non emergevano evidenti prove di innocenza per un proscioglimento nel merito.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per danneggiamento
L'Imputato, condannato per danneggiamento, ricorre in Cassazione eccependo la nullità della notifica del decreto di citazione. Durante il primo grado egli si trovava in stato di detenzione, ma la notifica era stata effettuata presso il difensore d'ufficio. La Suprema Corte rileva che l'eccezione di nullità è tardiva, poiché andava sollevata prima della sentenza di primo grado. Tuttavia, poiché il ricorso solleva una questione giuridica complessa e non è manifestamente inammissibile, i giudici possono rilevare d'ufficio la sopravvenuta prescrizione del reato. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza d'appello, dichiarando l'estinzione del reato per il decorso del tempo.
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Diritto all’interprete: processo nullo ma scatta la prescrizione
Due cittadini stranieri venivano condannati per ricettazione continuata di motocicli. Durante il fermo, non comprendendo la lingua italiana, avevano eletto domicilio presso il difensore d'ufficio senza l'assistenza di un interprete. Il processo si era svolto in loro assenza. La Cassazione ha accolto il ricorso basato sul diritto all'interprete, stabilendo che l'elezione di domicilio dello straniero alloglotta senza interprete è nulla e invalida le notifiche successive. Tuttavia, poiché il reato è caduto in prescrizione, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio.
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Truffa a consumazione prolungata: colpevole ma prescritta
Una finta esperta di diritto del lavoro ha raggirato diversi lavoratori promettendo finti recuperi di crediti e incassando acconti ripetuti fino al 2013. I giudici di merito l'hanno condannata per truffa aggravata. La Corte di Cassazione ha chiarito che si tratta di una truffa a consumazione prolungata, il cui termine di prescrizione decorre dall'ultimo pagamento. Tuttavia, gli ermellini hanno riscontrato un errore nel calcolo della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19, poiché mancavano i presupposti operativi per applicarla a questo processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la condanna penale senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato, confermando però i risarcimenti civili già decisi a favore delle vittime.
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Prescrizione del reato: salvo l’imprenditore, ko il funzionario
Un imprenditore e un pubblico ufficiale vengono condannati per corruzione. L'imprenditore propone ricorso straordinario lamentando che la Cassazione ha omesso di rilevare l'avvenuta prescrizione del reato, maturata prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'imprenditore, riconoscendo l'errore percettivo: il reato si era estinto prima della decisione di secondo grado. Di conseguenza, annulla senza rinvio la condanna nei suoi confronti. Al contrario, dichiara inammissibile il ricorso del pubblico ufficiale. Quest'ultimo aveva infatti validamente presentato una rinuncia alla prescrizione durante il processo d'appello, atto che non può essere revocato dopo la condanna. La sentenza chiarisce i limiti della revoca della rinuncia e l'operatività della prescrizione del reato in presenza di errori di fatto della Cassazione.
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Ricettazione di particolare tenuità: no al doppio sconto di pena
Un uomo è stato condannato per il reato di ricettazione per aver utilizzato un telefono cellulare di provenienza illecita. La difesa ha contestato la qualificazione del fatto, chiedendo il riconoscimento della ricettazione di particolare tenuità cumulato con un'ulteriore attenuante economica, e ha eccepito la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che non si può valutare due volte lo stesso elemento economico per ottenere un doppio sconto di pena. Inoltre, la recidiva qualificata allunga sempre i tempi di prescrizione, anche se il giudice la ritiene inferiore rispetto alle attenuanti nel bilanciamento finale. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato di ricettazione: condanna annullata
Il caso riguarda un uomo condannato in appello per il reato di ricettazione commesso nel marzo 2008. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della pronuncia della sentenza d'appello del 2020. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che, in assenza di cause di sospensione e calcolando i termini massimi di interruzione, il termine di dieci anni era interamente decorso nel marzo 2018. Di conseguenza, la Cassazione ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, sancendo l'estinzione del reato. La decisione evidenzia l'importanza della tempestività dell'azione penale e l'applicazione rigorosa della prescrizione del reato di ricettazione.
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Omesso avviso dell’udienza: condanna cancellata per prescrizione
L'Imputato, condannato nei gradi precedenti per danneggiamento aggravato, ricorre in Cassazione denunciando la nullità del processo d'appello. La notifica del decreto di citazione indicava infatti una data d'udienza successiva rispetto a quella in cui il processo è stato effettivamente celebrato in sua assenza. La Suprema Corte accoglie il ricorso, rilevando che l'indicazione di una data errata equivale a un omesso avviso dell'udienza, vizio che determina una nullità assoluta e insanabile del giudizio. Tuttavia, poiché il reato è nel frattempo caduto in prescrizione, la Cassazione annulla la sentenza senza rinvio, estinguendo definitivamente ogni accusa a carico dell'imputato.
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Prescrizione del reato: condanna ridotta ma l’estorsione resta
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Imputato e del Procuratore Generale, dichiarando la prescrizione del reato di cessione illecita di marijuana. Il fatto era avvenuto nel 2013 e il termine era già decorso prima della sentenza d'appello, che erroneamente non si era pronunciata sul punto. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna per questo specifico capo d'accusa, riducendo la pena complessiva. Al contrario, il ricorso relativo al reato di tentata estorsione aggravata è stato dichiarato inammissibile. Di conseguenza, per quest'ultimo reato non opera la prescrizione del reato poiché l'inammissibilità del ricorso ne preclude l'applicazione.
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