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Art. 157 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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767 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Momento consumativo della truffa: conto ignoto o profitto reale?
L'Autore del reato è stato condannato per truffa aggravata ai danni di alcuni risparmiatori. Egli aveva trasferito somme di denaro delle vittime su conti correnti a loro intestati ma di cui non conoscevano l'esistenza, per poi spostarle definitivamente sul proprio conto personale. L'Autore del reato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse prescritto, individuando il momento consumativo della truffa nel primo trasferimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il momento consumativo della truffa si realizza solo quando l'autore ottiene l'effettivo e ingiusto profitto con il definitivo pregiudizio della vittima, ossia con il passaggio del denaro sul conto personale del colpevole, escludendo così la prescrizione del reato.
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Inammissibilità dell’appello: reati prescritti ma resta il danno
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna di un imputato per vari reati, tra cui tentata estorsione e detenzione di armi, dichiarandoli estinti per prescrizione. In precedenza, la Corte d'appello aveva pronunciato l'inammissibilità dell'appello, ritenendo i motivi non specifici perché simili a una memoria difensiva precedente. La Cassazione ha invece rilevato che l'appello era dettagliato e che il primo giudice non aveva mai esaminato quella memoria. Di conseguenza, l'erronea dichiarazione di inammissibilità dell'appello ha imposto l'annullamento. Per gli effetti civili legati alla tentata estorsione (minacce per far rinunciare la vittima a crediti di lavoro), la Corte ha rinviato la decisione al giudice civile competente, revocando invece i risarcimenti per i reati già prescritti prima della condanna di primo grado.
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Ricettazione aggravata: la recidiva blocca la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di ricettazione aggravata. L'imputato era stato sorpreso a trasbordare merce rubata da un automezzo a un altro camion. La difesa sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione e che la condotta dovesse essere qualificata come furto e non come ricettazione aggravata. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che la presenza della recidiva specifica reiterata infraquinquennale aumenta i tempi necessari per la prescrizione, impedendo l'estinzione del reato. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove in sede di legittimità e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Condanna definitiva in banca: la prova di resistenza decide tutto
Un dipendente bancario, accusato di appropriazione indebita continuata e aggravata ai danni dell'istituto di credito per cui lavorava, è stato condannato nei primi due gradi di giudizio. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'inutilizzabilità di alcune dichiarazioni spontanee rese in un altro procedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando si eccepisce l'inutilizzabilità di una prova, è necessario superare la cosiddetta prova di resistenza. Il ricorrente deve cioè dimostrare che, eliminando quell'elemento, le altre prove non sarebbero sufficienti a fondare la condanna. Nel caso specifico, la difesa non ha contestato gli altri numerosi elementi d'accusa. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Truffa aggravata prescritta: resta il risarcimento
Un professionista è stato accusato di associazione a delinquere e truffa aggravata per aver redatto stime immobiliari gonfiate al fine di far ottenere mutui bancari non dovuti. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritti i reati, ma ha confermato il risarcimento dei danni alla banca. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo l'assoluzione nel merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna al risarcimento dei danni in favore dell'istituto di credito è rimasta confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentata estorsione: la finta poliziotta evita la pena ma paga i danni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un'imputata accusata di tentata estorsione. La donna si era finta un'appartenente alle forze dell'ordine e, con fare minaccioso, aveva preteso dalla vittima il pagamento di un abbonamento a una rivista. I giudici di merito l'avevano condannata, ma la Cassazione ha rilevato che il reato era ormai estinto per prescrizione, essendo passati più di otto anni dai fatti senza che vi fossero valide cause di sospensione dei termini. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la condanna penale senza rinvio. Tuttavia, i giudici hanno confermato le statuizioni civili, obbligando l'imputata a risarcire i danni e a pagare le spese legali sostenute dalla vittima, la cui responsabilità civile per l'illecito è stata pienamente accertata.
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Prescrizione del reato: Cassazione cancella la condanna tardiva
L'Imputato era stato condannato per il reato di ricettazione commesso nel febbraio 2004. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, rilevando che il reato si era estinto prima della sentenza d'appello del 2019. I giudici hanno applicato la disciplina della prescrizione del reato previgente alla riforma del 2005, in quanto più favorevole. Poiché il giudice di merito aveva bilanciato le attenuanti generiche con la recidiva ritenendole equivalenti, il termine massimo di prescrizione era di quindici anni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, sancendo la definitiva prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: l’impiegata evita la pena ma rischia il danno
Un'impiegata amministrativa è stata accusata di aver sottratto ingenti somme all'azienda falsificando assegni e fatture. Condannata in appello per truffa aggravata, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che il reato si era estinto per il decorso del tempo, dichiarando la prescrizione del reato sotto il profilo penale. Tuttavia, poiché i motivi di ricorso relativi alla ricostruzione dei fatti e all'autenticità delle firme non erano manifestamente infondati, la Cassazione ha annullato anche le decisioni sul risarcimento del danno, rinviando la causa al giudice civile per un nuovo esame della responsabilità risarcitoria.
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Recidiva qualificata cancella la prescrizione: processo da rifare
Il Tribunale aveva dichiarato estinti per prescrizione i reati di ricettazione e minaccia aggravata contestati a L'Imputato. Il Procuratore Generale ha fatto ricorso in Cassazione, evidenziando che il giudice di merito aveva ignorato la contestazione della recidiva qualificata (reiterata e infraquinquennale). La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che la recidiva qualificata, in quanto circostanza ad effetto speciale, allunga i termini di prescrizione del reato. Di conseguenza, i termini non erano ancora decorsi. La Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha ordinato la trasmissione degli atti al Tribunale per la prosecuzione del processo.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
L'Imputato è stato condannato per i reati di ricettazione e commercio di prodotti falsificati commessi nel 2009. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha contestato il calcolo della pena effettuato dalla Corte d'appello, evidenziando incongruenze logiche e l'applicazione errata di uno sconto per rito abbreviato mai celebrato. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso ammissibile ma infondato nel merito, poiché il trattamento sanzionatorio finale era comunque favorevole all'imputato e non violava il divieto di peggioramento della pena. Tuttavia, l'ammissibilità del ricorso ha permesso ai giudici di rilevare il decorso del tempo. Essendo trascorsi più di dieci anni dai fatti senza sospensioni, la Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato, annullando la sentenza di condanna senza rinvio.
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Invasione di edifici: occupare a lungo non cancella il reato
Una cittadina è stata condannata per il reato di invasione di edifici per aver occupato abusivamente un immobile. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione, considerandolo un illecito istantaneo consumatosi all'inizio dell'occupazione nel 2014. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'invasione di edifici è un reato permanente quando l'occupazione si protrae nel tempo. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dello sgombero o, in mancanza, dalla data della sentenza di condanna di primo grado. Poiché l'imputata non aveva ancora rilasciato l'immobile al momento della prima condanna nel 2021, la prescrizione non era decorso. L'imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Invasione di edifici: condanna confermata anche dopo l’arresto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di invasione di edifici. L'imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione, affermando di aver abbandonato l'immobile occupato molto tempo prima. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva prolungata configura un reato permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dell'effettivo sgombero o, in mancanza di prove sul rilascio, dalla data della sentenza di condanna di primo grado. Non avendo l'imputato sollevato la questione dell'allontanamento nel giudizio d'appello, la Cassazione non ha potuto esaminare questo nuovo elemento di fatto, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia alla prescrizione: l’imputato che rifiuta l’impunità
Nel caso in esame, L'Imputata ha presentato una formale rinuncia alla prescrizione dopo che il termine di prescrizione del reato era già scaduto. La Corte di Appello ha comunque dichiarato il reato estinto per prescrizione. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo l'irrevocabilità della scelta dell'imputata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la rinuncia alla prescrizione intervenuta dopo la scadenza del termine è irrevocabile, poiché esprime la volontà di ottenere una decisione nel merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha trasmesso gli atti alla Corte di Appello di Perugia per lo svolgimento del processo di merito.
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Amministrazione di sostegno e notifiche penali: pena ridotta
L'Imputato, condannato per estorsione e lesioni personali aggravate, ricorreva in Cassazione lamentando la nullità della notifica del decreto di citazione in appello, eseguita nei confronti di un precedente amministratore di sostegno già sostituito. La Suprema Corte ha rigettato questo motivo, stabilendo che in tema di amministrazione di sostegno e notifiche penali non si applicano le forme previste per l'interdetto (notifica al tutore), a meno che non sia accertata l'incapacità dell'imputato a partecipare al processo. Tuttavia, i giudici hanno accolto parzialmente il ricorso dichiarando prescritto il reato di lesioni personali aggravate. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente a tale reato, riducendo la pena complessiva ed eliminando la relativa sanzione, confermando invece la condanna per il reato di estorsione.
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Insolvenza fraudolenta: assegno vuoto ma la condanna salta
Un cittadino è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di insolvenza fraudolenta. L'accusa riguardava la consegna di un assegno postdatato, tratto su un conto corrente già chiuso, come pagamento per un servizio di trasloco. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la tempestività della querela e l'effettiva riferibilità della condotta all'imputato, dato che l'amministratore della società debitrice era il padre. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato. Di conseguenza, calcolando anche il tempo trascorso dopo la sentenza d'appello, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, annullando la condanna senza rinvio.
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Appropriazione indebita: reato prescritto ma i danni vanno pagati
Un inquilino si è impossessato di alcuni arredi dell'appartamento preso in affitto, tra cui un forno nuovo, una camera da letto e una tenda, non restituendoli al proprietario nemmeno dopo lo sfratto per morosità. Accusato di appropriazione indebita aggravata, l'inquilino è stato condannato nei primi gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, pur respingendo la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa del valore non trascurabile dei beni, ha accolto il ricorso sulla prescrizione. I giudici hanno accertato che il reato si era estinto per il decorso del tempo prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna penale senza rinvio, confermando però l'obbligo di risarcire i danni in sede civile.
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Truffa in concorso: condannati i finti mediatori
Tre soggetti sono stati condannati per il reato di truffa in concorso per aver venduto un macchinario da cantiere senza averne la reale disponibilità, inducendo le vittime a versare ventimila euro. Due imputati hanno sostenuto di aver svolto solo una semplice attività di mediazione senza malafede, mentre una terza imputata ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato, contestando l'applicazione della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato la responsabilità dei mediatori e chiarito che la sospensione di sessantatré giorni dovuta alla pandemia era pienamente applicabile, avendo determinato il rinvio di un'udienza. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello. Gli imputati sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e della Cassa delle Ammende.
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Truffa per erogazioni pubbliche: salvi solo i vecchi reati
Il caso riguarda un soggetto condannato per il reato di truffa per erogazioni pubbliche, commesso presentando false domande di contributi agricoli tra il 2011 e il 2014. La Corte di Cassazione ha stabilito che ogni singola domanda fraudolenta costituisce un reato autonomo, che si perfeziona con l'incasso dell'ultimo importo. I giudici hanno dichiarato prescritti i reati relativi agli anni 2011 e 2012, annullando la condanna sul punto senza rinvio. Al contrario, per le annualità 2013 e 2014 la responsabilità dell'imputato è stata confermata in via definitiva, poiché il ricorso sul punto era inammissibile e ha impedito il decorso della prescrizione successiva. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza con rinvio limitatamente alla rideterminazione della pena complessiva.
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Prescrizione del reato: il Covid non salva i condannati
Due soggetti venivano condannati per ricettazione di carta filigranata originale per banconote. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato, contestando in particolare il calcolo dei sessantaquattro giorni di sospensione legati all'emergenza Covid-19. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che la prescrizione del reato non era maturata prima della sentenza di appello. I giudici hanno chiarito che, oltre alla sospensione per l'emergenza sanitaria, andavano sommati i rinvii disposti in primo grado e quelli richiesti dalla difesa per trattative di patteggiamento. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: la prescrizione non cancella l’abuso
Un uomo ha occupato abusivamente un immobile dal 1990 al 2020. Il Tribunale di primo grado ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, calcolando il tempo dall'inizio dell'occupazione. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Procura, stabilendo che il reato di invasione di terreni o edifici ha natura permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo quando l'occupazione cessa effettivamente o con la pronuncia della prima condanna. Poiché nel caso specifico l'occupazione è terminata nel 2020, il reato non è ancora prescritto. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo processo.
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