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Art. 157 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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767 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Truffa: condanna confermata per raggiri continui
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di **Truffa** ai danni di un soggetto emotivamente fragile. Il ricorrente contestava l'attendibilità della vittima e invocava la prescrizione, sostenendo che i fatti fossero episodi distinti. La Suprema Corte ha invece stabilito che si trattava di un'unica condotta criminosa protratta nel tempo, rendendo il ricorso inammissibile e confermando la validità delle prove documentali e testimoniali raccolte nei gradi di merito.
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Esercizio abusivo di una professione: la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa ed esercizio abusivo di una professione nei confronti di un soggetto che operava come geometra senza titoli. La ricorrente sosteneva di aver svolto solo compiti delegati dal padre defunto, ma le prove hanno dimostrato l'emissione di fatture false e l'inganno ai danni dei clienti. La Corte ha chiarito che il termine per la querela decorre dalla piena conoscenza del reato e che la prescrizione non era maturata data la continuità della condotta illecita, integrando pienamente la fattispecie di esercizio abusivo di una professione.
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Prescrizione del reato: calcolo e sospensioni COVID
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa a carico di un soggetto che vendeva veicoli senza mai consegnarli, incassando acconti significativi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi relativi alla prescrizione del reato risultavano infondati. La Corte ha chiarito che nel calcolo dei termini devono essere incluse le sospensioni per l'emergenza COVID-19 e che l'inammissibilità del ricorso preclude la rilevazione di eventuali prescrizioni maturate dopo la sentenza di secondo grado.
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Ricettazione: come si calcola la prescrizione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della ricettazione e del calcolo dei termini di prescrizione in presenza della circostanza attenuante della speciale tenuità. Il Tribunale aveva dichiarato il reato estinto applicando i termini ridotti, ma la Suprema Corte ha chiarito che tale ipotesi non costituisce un reato autonomo e non influisce sul tempo necessario alla prescrizione, che va calcolato sulla pena massima del reato base. La sentenza tratta inoltre l'estinzione del reato per morte dell'imputato, precisando che in sede di legittimità non è possibile procedere a una rivalutazione del merito per l'assoluzione piena se il decesso è avvenuto prima della sentenza impugnata.
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Prescrizione del reato e particolare tenuità
Un imputato, condannato per l'appropriazione indebita di quasi trecento volumi giuridici, ha presentato ricorso lamentando l'omessa valutazione della particolare tenuità del fatto. Durante il giudizio di legittimità, è emerso che la prescrizione del reato era già maturata. La Suprema Corte ha stabilito che la prescrizione del reato prevale sulla causa di non punibilità per tenuità, in quanto estingue l'illecito anziché limitarsi a escludere la pena, pur confermando le responsabilità civili per il danno arrecato.
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Reato continuato: calcolo pena e prescrizione
La Corte di Cassazione ha chiarito le modalità di calcolo della pena in caso di reato continuato tra delitti puniti con sanzioni di genere diverso. Nel caso di specie, un imputato era stato condannato per appropriazione indebita e minaccia. La Corte ha stabilito che l'aumento di pena per il reato satellite (minaccia), punito con la sola sanzione pecuniaria, non può essere applicato in forma detentiva ma deve essere ragguagliato a pena pecuniaria. Poiché il termine di prescrizione per il reato di minaccia è maturato durante il giudizio di legittimità, la Corte ha annullato la condanna limitatamente a tale capo, eliminando il relativo aumento di pena.
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Usura e tentata estorsione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per i reati di usura e tentata estorsione a carico di due imputati. Il caso riguardava prestiti di denaro con tassi di interesse superiori al 120% annuo, supportati da testimonianze delle vittime e riscontri documentali bancari. La difesa ha contestato inutilmente l'attendibilità dei testimoni e ha invocato la prescrizione, ma i giudici hanno stabilito che la ridefinizione degli interessi (novazione) ha spostato in avanti il termine di consumazione del reato. È stata inoltre rigettata l'ipotesi di desistenza volontaria per l'estorsione, poiché l'azione intimidatoria era già stata compiutamente realizzata.
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Ricettazione e prescrizione: la data del reato
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una condanna per il reato di ricettazione riguardante un motore di provenienza furtiva. Il punto centrale della controversia riguardava l'individuazione del momento consumativo del reato per il calcolo della prescrizione. Poiché l'accusa non aveva provato la data esatta della ricezione del bene, la Corte ha applicato il principio del favor rei, retrodatando la condotta in prossimità del furto avvenuto nel 2010. Di conseguenza, il termine massimo di prescrizione è risultato decorso prima della decisione definitiva.
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Prescrizione: chi può impugnare senza contraddittorio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza di appello che dichiarava la prescrizione del reato in fase predibattimentale senza contraddittorio. La Corte ha chiarito che solo l'imputato ha l'interesse a impugnare tale decisione per far valere il proprio diritto di difesa, mentre il Pubblico Ministero non vanta un analogo interesse processuale.
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Prescrizione del reato: decorrenza e querela
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prescrizione del reato in relazione all'appropriazione indebita. Il ricorrente era stato condannato per non aver restituito beni aziendali, ma eccepiva che il termine di prescrizione dovesse decorrere dal momento della consumazione del fatto (l'invio di una lettera di diniego) e non dalla successiva querela. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che, ai sensi dell'art. 158 c.p., il tempo necessario per la prescrizione del reato inizia a decorrere dal giorno del commesso reato, anche se la punibilità dipende da una condizione di procedibilità come la querela.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna per ricettazione poiché la prescrizione del reato era già maturata prima della decisione di secondo grado. Nonostante il calcolo delle sospensioni dovute all'astensione dei difensori, il termine massimo di dieci anni era ampiamente decorso. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice di merito ha l'obbligo di dichiarare immediatamente l'estinzione del reato quando i termini legali sono scaduti, rendendo fondato il ricorso basato su questo unico motivo di doglianza.
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Danneggiamento aggravato: i limiti della pubblica fede
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di minaccia e danneggiamento, approfondendo i presupposti del danneggiamento aggravato. Il caso riguardava danni arrecati a una finestra e alle scale condominiali. La Corte ha chiarito che tali luoghi, essendo privata dimora o non aperti al pubblico, non integrano l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. Tuttavia, la presenza di una valida querela ha permesso di confermare la responsabilità penale per danneggiamento semplice. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della recidiva e della condotta abituale del soggetto.
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Ricettazione e calcolo della prescrizione penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione nei confronti di un soggetto trovato in possesso di una carta di circolazione di provenienza illecita. Il ricorrente contestava la consapevolezza dell'origine furtiva del documento e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le critiche sulla prova della colpevolezza miravano a una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità. Riguardo alla prescrizione, i giudici hanno chiarito che il termine non era ancora spirato al momento della sentenza di appello, poiché l'estinzione del reato scatta solo allo scoccare della mezzanotte del giorno finale calcolato.
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Estorsione e restituzione di beni rubati
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per il reato di estorsione nei confronti di un soggetto che agiva come intermediario per la restituzione di cani da caccia rubati in cambio di denaro. La sentenza chiarisce che la richiesta di un compenso per la restituzione di beni sottratti integra l'estorsione, poiché la vittima subisce la minaccia implicita della perdita definitiva del bene. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna relativa al reato di ricettazione, dichiarandolo estinto per intervenuta prescrizione maturata prima della sentenza di appello.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per il possesso ingiustificato di attrezzi atti allo scasso. Nonostante i motivi di ricorso relativi alla particolare tenuità del fatto e alle attenuanti generiche fossero stati ritenuti infondati a causa dei precedenti penali del ricorrente, la Suprema Corte ha dovuto rilevare l'intervenuta prescrizione del reato. Il termine massimo di legge era infatti spirato prima della decisione definitiva, rendendo necessario l'annullamento della condanna senza rinvio.
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Prescrizione del reato e recidiva: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la **prescrizione del reato** non può essere evitata attraverso una contestazione tardiva della recidiva. Nel caso analizzato, gli imputati erano stati condannati per estorsione, ma la recidiva era stata contestata solo dopo che il termine ordinario di prescrizione era già spirato. Seguendo l'orientamento delle Sezioni Unite, la Corte ha chiarito che l'aggravante contestata oltre i termini non ha effetti estensivi sulla durata della prescrizione, portando all'annullamento senza rinvio della sentenza e alla revoca dei risarcimenti civili.
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Concorso anomalo e desistenza nel reato di rapina
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di un imputato per il reato di rapina in regime di concorso anomalo. Nonostante l'imputato avesse inizialmente tentato di dissuadere verbalmente il complice dal sottrarre l'incasso di un bar, la sua precedente partecipazione attiva a violenze e danneggiamenti ha reso prevedibile l'escalation criminale. La Corte ha chiarito che la desistenza volontaria non può limitarsi a un dissenso a parole, ma richiede un'azione concreta volta ad annullare il contributo causale fornito fino a quel momento. Mentre i reati di violenza privata e danneggiamento sono stati dichiarati estinti per prescrizione, la condanna per rapina è rimasta ferma poiché le aggravanti speciali impediscono il decorso dei termini prescrizionali brevi.
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Tentata estorsione: quando la minaccia blocca il contratto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imprenditore accusato di estorsione e tentata estorsione per aver minacciato i dirigenti di una struttura ricettiva al fine di mantenere un contratto di appalto. Mentre per il primo reato è stata dichiarata la prescrizione a causa di una motivazione d'appello insufficiente a ribaltare l'assoluzione di primo grado, la responsabilità per tentata estorsione è stata confermata. La Corte ha stabilito che la minaccia rivolta ai collaboratori per influenzare una trattativa economica è punibile anche se il destinatario principale non si lascia intimidire.
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Prescrizione del reato: calcolo e sospensioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione di capi di abbigliamento contraffatti, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa. Il fulcro della controversia riguardava l'asserita **prescrizione del reato** che, secondo il ricorrente, sarebbe maturata prima della sentenza di appello. I giudici di legittimità hanno però rilevato un errore nel calcolo dei termini, evidenziando la presenza di oltre cinque mesi di sospensione che hanno esteso la validità dell'azione penale oltre la data della decisione impugnata.
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Appropriazione indebita: la Cassazione sulle notifiche
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di appropriazione indebita, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. I motivi di doglianza riguardavano una presunta nullità della notifica PEC per errore nel numero di registro, la mancata dichiarazione di prescrizione e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che l'errore materiale nella notifica non inficia l'atto se questo raggiunge lo scopo informativo. Inoltre, ha precisato che la prescrizione rimane sospesa in caso di sciopero dei difensori e che le attenuanti richiedono elementi positivi specifici per essere concesse.
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