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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2025

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1577 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Distanze costruzioni: lo ius superveniens prevale
La Corte di Cassazione chiarisce l'applicazione del principio di ius superveniens in una controversia su distanze tra costruzioni. Una società immobiliare aveva realizzato un edificio che violava le norme edilizie vigenti al momento della costruzione. Tuttavia, una modifica successiva al piano regolatore, più favorevole, ha eliminato tale violazione. La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell'applicazione di questa nuova norma, revocando l'ordine di arretramento del fabbricato. La sentenza ha rigettato sia il ricorso principale dei proprietari confinanti che quello incidentale della società costruttrice, compensando le spese legali per soccombenza reciproca.
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Revoca testamento: quando si estende all’olografo?
Un caso complesso di successione testamentaria in cui la Corte di Cassazione chiarisce i principi sulla revoca testamento. Quando un testatore redige prima un testamento olografo e poi uno pubblico con contenuto identico, la revoca espressa del secondo può estendersi anche al primo. La Corte ha stabilito che il giudice di merito deve compiere un'accurata indagine sulla volontà del defunto per determinare se il secondo testamento fosse meramente riproduttivo. In caso affermativo, la revoca di quest'ultimo annulla anche il precedente. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver svolto tale indagine.
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Polizza perdita impiego: no all’indennizzo a termine
Un lavoratore, dopo aver ricevuto un indennizzo per licenziamento, viene riassunto con contratto a termine. Alla scadenza di questo, chiede un nuovo indennizzo dalla sua polizza perdita impiego. La Corte di Cassazione conferma il diniego, stabilendo che la scadenza di un contratto a termine non è un 'sinistro' indennizzabile secondo le clausole contrattuali, che escludono questa casistica.
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Scrittura privata vendita: quando è definitiva e revoca
La Corte di Cassazione ha stabilito che una scrittura privata di vendita può costituire un contratto definitivo con effetto traslativo immediato, e non un mero preliminare, anche se le parti prevedono un successivo atto notarile. Di conseguenza, tale vendita è idonea a revocare un precedente legato testamentario avente ad oggetto lo stesso immobile. La Corte ha cassato la decisione d'appello che, valorizzando la previsione di un futuro rogito e la mancata trascrizione, aveva erroneamente qualificato l'accordo come preliminare, senza considerare la chiara volontà delle parti di trasferire subito la proprietà, manifestata con l'uso di termini come 'cede e vende' e il pagamento integrale del prezzo.
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Morte del mandante: effetti sul processo civile
La Corte di Cassazione ha stabilito che la morte del mandante non comporta l'automatica interruzione del processo civile. L'evento interruttivo assume rilevanza solo se dichiarato dal procuratore della parte defunta, non dalla controparte. Nel caso specifico, un procuratore speciale agiva per il recupero di un credito derivante da una compravendita. Dopo la morte del suo mandante, il giudizio era stato dichiarato interrotto e poi estinto. La Cassazione ha annullato la decisione d'appello, affermando che la dichiarazione di morte proveniente dalla controparte era inefficace a tal fine, e che il giudice avrebbe dovuto esaminare nel merito la legittimità dell'interruzione.
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Transazione beni comuni: serve l’unanimità?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10419/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia condominiale. Una transazione che dispone di beni comuni, come la cessione dell'uso esclusivo di una parte del tetto, è invalida se non approvata all'unanimità da tutti i condòmini. Anche se l'avvocato del condominio possiede una procura per transigere, questa non è sufficiente a superare la necessità del consenso unanime richiesto per gli atti dispositivi su parti comuni. Il caso riguardava un condomino che aveva trasformato parte del tetto in terrazza privata e un successivo accordo stragiudiziale ritenuto nullo dalla Suprema Corte per mancanza del requisito dell'unanimità.
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Iscrizione INARCASSA: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione INARCASSA per un ingegnere, già pensionato, titolare di Partita IVA che esercitava la libera professione. La decisione ribadisce che i tre requisiti fondamentali per l'obbligatorietà sono: l'iscrizione all'albo, il possesso di una Partita IVA e l'assenza di un'altra forma di previdenza obbligatoria derivante da lavoro dipendente. L'effettivo svolgimento di attività riconducibile alla professione, anche se non esclusiva, determina l'obbligo contributivo.
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Incarichi ex art. 15 octies: no al trattamento ACN
Un veterinario con incarichi ex art. 15 octies D.Lgs. 502/92 chiedeva il trattamento economico previsto dall'ACN. La Corte d'Appello accoglieva la domanda, ma la Cassazione ha riformato la decisione. Ha stabilito che tali contratti, stipulati per esigenze straordinarie, non sono assimilabili a un rapporto convenzionato e non danno diritto all'applicazione automatica dell'ACN, rigettando la richiesta del professionista.
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Presunzione di condominialità: il locale caldaia è comune
La Corte di Cassazione ha stabilito che un locale caldaia, originariamente a servizio di due unità immobiliari, rientra nella presunzione di condominialità prevista dall'art. 1117 c.c. Per vincere tale presunzione, l'atto di vendita che ha dato origine al condominio deve contenere una volontà chiara ed inequivocabile di escludere il bene dalla proprietà comune. Il semplice silenzio sul punto o l'indicazione di altre parti comuni non è sufficiente a riservare la proprietà esclusiva al venditore.
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Sanzione disciplinare: quando la recidiva è essenziale
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di una sanzione disciplinare di sospensione dal servizio inflitta a un dipendente pubblico. La sanzione era basata sulla recidiva, ma la precedente sanzione pecuniaria era stata a sua volta annullata per tardività della contestazione. La Corte ha stabilito che, venendo meno la prima sanzione, non poteva sussistere la recidiva, elemento essenziale per la seconda, più grave, sanzione disciplinare. La decisione chiarisce l'interpretazione dei regolamenti disciplinari aziendali.
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Esecuzione specifica contratto: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione conferma la validità di un'azione di esecuzione specifica contratto preliminare (ex art. 2932 c.c.) anche in presenza di un'ipoteca e di una condizione sospensiva non avverata. La Corte ha chiarito che se la condizione è posta nell'interesse esclusivo dell'acquirente, quest'ultimo può rinunciarvi. Inoltre, l'esistenza di un'ipoteca non impedisce l'azione, ma consente all'acquirente di sospendere il pagamento e ottenere una riduzione del prezzo.
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Contratti veterinari: no a paga da convenzionato
Un veterinario, impiegato da un'azienda sanitaria con contratti a progetto, ha chiesto una retribuzione pari a quella dei medici convenzionati, sostenendo che il rapporto fosse di natura parasubordinata. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo l'uso improprio di tali contratti per coprire esigenze strutturali, ha negato il diritto alle differenze retributive. La Corte ha stabilito che le condizioni economiche degli Accordi Collettivi Nazionali per i contratti veterinari si applicano solo ai rapporti formalmente istituiti come tali, e non a quelli riqualificati di fatto dal giudice.
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Medici convenzionati: no a parità di trattamento
Un medico veterinario, assunto da un'Azienda Sanitaria con contratti di collaborazione a progetto per coprire esigenze strutturali, ha richiesto lo stesso trattamento economico dei medici convenzionati. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che l'utilizzo illegittimo di contratti a termine da parte della Pubblica Amministrazione non comporta l'applicazione automatica di un diverso accordo collettivo, come quello per i medici convenzionati. Quest'ultimo richiede infatti una procedura formale di stipula della convenzione, assente nel caso di specie. La tutela del lavoratore è limitata al risarcimento del danno o all'azione di ingiustificato arricchimento, non all'equiparazione economica.
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Spese di lite e vittoria parziale: la Cassazione decide
Una dipendente pubblica ha citato in giudizio il proprio Comune per differenze retributive. Pur ottenendo un accoglimento parziale della sua domanda, la Corte d'Appello l'aveva condannata a pagare tutte le spese di lite. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, riaffermando il principio secondo cui la parte parzialmente vittoriosa non può essere condannata a rimborsare le spese legali della controparte. Il giudice, in questi casi, può al massimo disporre la compensazione delle spese.
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Garanzia fideiussoria: quando è accessoria?
Una società energetica, dopo aver rinunciato a un contributo pubblico, ha richiesto lo svincolo della relativa garanzia fideiussoria. L'ente pubblico si è opposto, ma la Corte di Cassazione ha dato ragione alla società. La Suprema Corte ha chiarito che, nonostante la presenza di una clausola di "pagamento a prima richiesta", la garanzia era di natura accessoria all'obbligazione principale (il contributo). Di conseguenza, una volta venuta meno quest'ultima con la rinuncia, anche la garanzia si è automaticamente estinta.
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Trascrizione Revocatoria: Chi trascrive prima vince
Una società creditrice agisce con azione revocatoria contro un atto di retrocessione immobiliare gratuito. I debitori si oppongono eccependo una simulazione del precedente atto di acquisto. La Corte di Cassazione stabilisce che, in materia immobiliare, la priorità della trascrizione è decisiva: avendo il creditore trascritto per primo la domanda revocatoria, la simulazione, sebbene provata, non gli è opponibile. La Corte afferma il principio della prevalenza della pubblicità immobiliare per la risoluzione dei conflitti.
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Appalto privato: validità richiamo norme pubbliche
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di appalto privato per la ristrutturazione di una villa, in cui il contratto richiamava la normativa sui lavori pubblici. La società appaltatrice, non avendo formulato tempestivamente le proprie riserve secondo tali norme, ha perso il diritto a un maggior compenso. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il richiamo a normative esterne in un contratto negoziato tra le parti è legittimo e non necessita della specifica approvazione per iscritto prevista per le clausole vessatorie, a meno che non si dimostri che si tratti di un contratto standard predisposto da una sola parte per una serie indefinita di rapporti.
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Contratto preliminare: recesso e onere della prova
Un'ordinanza della Cassazione esamina un caso di recesso da un contratto preliminare per la vendita di un'azienda. Il promissario acquirente si è ritirato a causa di vizi giuridici sui beni, come diritti di terzi non dichiarati. I giudici di merito hanno confermato la legittimità del recesso. La Cassazione, prima di decidere nel merito, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per risolvere una questione procedurale legata alla cessazione di una delle società venditrici, ordinando l'integrazione del contraddittorio nei confronti dei suoi successori.
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TAN determinabile: la Cassazione rinvia la decisione
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il tema del TAN determinabile in un contratto di finanziamento. Un titolare di farmacia aveva contestato un contratto per l'omessa indicazione del TAN, ottenendo ragione in primo grado. La Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, ritenendo il TAN desumibile dal piano di ammortamento allegato. La Cassazione, riconoscendo la particolare rilevanza della questione, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Contratto d’appalto in famiglia: sì, anche senza impresa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la costruzione di un immobile, commissionata da un familiare, va qualificata come contratto d'appalto e non come semplice aiuto, anche in assenza di un accordo scritto e di formale iscrizione dell'esecutore come impresa. La decisione si basa sull'entità dell'opera e sull'organizzazione dei lavori, riconoscendo il diritto dell'esecutore a un corrispettivo adeguato al valore dell'opera realizzata.
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