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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2019

11 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Consorzio di urbanizzazione: obbligo di adesione
La Corte di Cassazione ha confermato che la clausola inserita in un contratto di compravendita immobiliare, che prevede l'adesione obbligatoria dell'acquirente a un consorzio di urbanizzazione per la gestione delle parti comuni, è pienamente legittima. Secondo la Corte, l'adesione si perfeziona automaticamente con l'acquisto dell'immobile, in base al consenso preventivo espresso dal consorzio nel proprio statuto. Di conseguenza, è stato negato il diritto dei proprietari di recedere dal consorzio per sottrarsi agli obblighi contributivi, equiparando la situazione a quella del condominio, dove non è permesso l'abbandono delle parti comuni.
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Indennità di turno: quando spetta nel riposo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9127/2019, ha chiarito le condizioni per il riconoscimento dell'indennità di turno al personale del settore sanità. La controversia vedeva un'azienda ospedaliera opporsi alla richiesta di alcuni dipendenti di ricevere tale indennità anche nei giorni di riposo. La Corte ha stabilito una distinzione cruciale: l'indennità di turno non spetta per il sesto giorno non lavorato (in un regime di settimana corta), ma è dovuta per i giorni di riposo compensativo maturati a fronte di ore lavorative eccedenti l'orario contrattuale giornaliero. La decisione sottolinea che l'indennità è legata al disagio dell'effettiva prestazione in turno e non alla mera assenza dal servizio.
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Ricorso inammissibile: i requisiti dell’appello
Una società sanitaria ha presentato ricorso contro una sentenza che la condannava a pagare arretrati a due dipendenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su vizi formali: il ricorso non specificava chiaramente le norme violate né le regole interpretative disattese e, violando il principio di autosufficienza, non includeva documenti essenziali per la valutazione del caso.
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Contratto a termine scritto: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8588/2019, ha ribadito un principio fondamentale: un contratto a termine scritto deve essere stipulato prima o contestualmente all'inizio della prestazione lavorativa. Nel caso esaminato, una fondazione teatrale aveva fatto firmare i contratti ai lavoratori solo dopo che questi avevano già iniziato a lavorare. I giudici hanno dichiarato l'illegittimità di tali contratti, convertendo il rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato. La Corte ha sottolineato che la forma scritta e la sua tempestività sono requisiti essenziali per la validità della clausola che appone un termine al rapporto.
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Trapasso di azienda: indennità per cambio di quote
Un dirigente di una società editoriale si dimette a seguito della vendita dell'intero pacchetto azionario della società controllante a un nuovo soggetto. La Corte di Cassazione stabilisce che questa operazione configura un "trapasso di azienda" ai sensi del CCNL Poligrafici, dando diritto all'indennità di fine rapporto. La Suprema Corte chiarisce che il semplice passaggio di proprietà della maggioranza del capitale è sufficiente, anche se avviene internamente alla struttura societaria esistente, in quanto può alterare il rapporto fiduciario con il dirigente.
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Peggioramento retributivo: ricorso inammissibile
Un lavoratore, trasferito da un ente locale al Ministero, ha lamentato un peggioramento retributivo. Dopo una prima cassazione con rinvio, la Corte d'Appello ha nuovamente respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha ora dichiarato il nuovo ricorso inammissibile perché cerca impropriamente di ottenere una rivalutazione dei fatti e contesta il principio di diritto vincolante stabilito nella precedente sentenza, che il giudice del rinvio aveva correttamente applicato.
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Principio di diritto vincolante: limiti del rinvio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una lavoratrice del settore scolastico, trasferita da un ente locale allo Stato, che lamentava un peggioramento retributivo. La decisione si fonda sul rispetto del principio di diritto vincolante stabilito in una precedente sentenza di Cassazione sul medesimo caso. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio aveva correttamente limitato la sua analisi alla verifica di un "peggioramento retributivo globale e sostanziale", come richiesto, e che il nuovo ricorso rappresentava un inammissibile tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti.
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Contratto di gestione: qualificazione e risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento del danno per una società che aveva interrotto illegittimamente un contratto di gestione di un impianto di carburanti. La sentenza analizza la qualificazione del rapporto come collaborazione coordinata e continuativa e stabilisce i criteri per il calcolo del danno da mancato guadagno, rigettando i motivi di ricorso basati su presunta incompetenza e vizi di motivazione.
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Rimborso spese legali: quando spetta al dipendente?
Con la sentenza n. 34457 del 24/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. Lavoro, ha stabilito che il rimborso delle spese legali al dipendente, processato per fatti connessi al servizio, è subordinato alla preventiva assenza di un conflitto di interessi con l'azienda. L'assoluzione nel giudizio penale non è di per sé sufficiente a garantire il rimborso se sussiste un conflitto, come nel caso di reati contestati ai danni dello stesso datore di lavoro. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva concesso il rimborso, ribadendo che l'assenza di conflitto è un presupposto imprescindibile previsto dalla contrattazione collettiva.
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Rinnovo contratto: quando la proroga è legittima?
La Cass. Civ., Sez. L, n. 34733 del 30/12/2019 analizza il caso di un rinnovo contratto di collaborazione legato a una convenzione esterna. La Corte stabilisce che se la proroga è prevista come condizione in una clausola scritta, non si tratta di un 'rinnovo contratto' tacito e illegittimo, anche in ambiti collegati al settore pubblico, bensì di un'integrazione del contratto originale.
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Responsabilità ente pubblico: quando paga per il legale
Con la sentenza n. 7673/2019, la Cassazione Civile, Sez. II, ha stabilito la responsabilità ente pubblico per i compensi di un legale incaricato da una società appaltatrice. Decisiva l'interpretazione del mandato e del comportamento successivo dell'ente, che non aveva mai contestato l'operato della società, configurando così una spendita del nome del Comune.
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