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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2025

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1577 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Clausola di solidarietà eredi: è valida in garanzia?
La Corte di Cassazione esamina la validità di una clausola di solidarietà eredi inserita in un contratto di garanzia. Un'erede si era opposta alla richiesta di pagamento integrale del debito, sostenendo la nullità della clausola che derogava al principio di divisione del debito ereditario. La Corte d'Appello aveva ritenuto la clausola legittima. Data l'importanza della questione, che contrappone autonomia contrattuale e norme imperative in materia di successioni (come il divieto di patti successori), la Suprema Corte ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione nomofilattica, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Mobilità volontaria: inquadramento e limiti
Un lavoratore, a seguito della privatizzazione di un'azienda statale di telecomunicazioni, ha esercitato l'opzione per la mobilità volontaria nel pubblico impiego. Trasferito dopo anni presso un ente pubblico, ha contestato il nuovo inquadramento ritenendolo deteriore rispetto a quello posseduto in precedenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che chi accetta la mobilità volontaria accetta anche la valutazione dell'ente di destinazione sulla corrispondenza tra profili professionali, senza poter successivamente pretendere un inquadramento superiore basato sulle mansioni pregresse. La mobilità volontaria si basa su una scelta del lavoratore e non su un trasferimento d'ufficio per passaggio di competenze.
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Trattamento di fine rapporto: calcolo e contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di passaggio da un rapporto di pubblico impiego a tempo indeterminato a un incarico dirigenziale a termine di diritto privato con lo stesso ente, il rapporto di lavoro deve considerarsi unitario. Di conseguenza, il trattamento di fine rapporto va calcolato sull'intera anzianità di servizio e parametrato all'ultima retribuzione, quella più elevata percepita durante l'incarico dirigenziale, respingendo la tesi della frammentazione dei periodi lavorativi sostenuta dall'amministrazione regionale.
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Deroga art 1957 cc: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la semplice clausola di 'pagamento a semplice richiesta scritta' in un contratto di fideiussione non è di per sé sufficiente a configurare una deroga all'art. 1957 del codice civile. La Corte ha cassato la decisione d'appello che si era limitata a interpretare isolatamente tale clausola. Per accertare una valida deroga art 1957 cc, il giudice deve esaminare l'intero testo contrattuale per ricostruire la reale e comune volontà delle parti, evitando interpretazioni parziali e contraddittorie. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Azione revocatoria e conferimento d’azienda in società
Un creditore ha utilizzato con successo l'azione revocatoria per rendere inefficace il trasferimento di un ramo d'azienda da parte di una società debitrice a un'altra entità di nuova costituzione, creata per pregiudicare le sue ragioni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il conferimento di beni in società è un atto dispositivo soggetto ad azione revocatoria. La Corte ha inoltre precisato che l'interpretazione della domanda giudiziale spetta al giudice di merito e ha respinto sia il ricorso principale delle società che quello incidentale del creditore relativo alle spese legali.
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Responsabilità contrattuale assicurazione: il caso
La Corte di Cassazione ha affermato la responsabilità contrattuale di una compagnia assicurativa per aver liquidato una polizza vita su un conto corrente diverso da quello indicato dal cliente con raccomandata, basandosi su una successiva e falsa comunicazione via fax. La Corte ha stabilito che le rigide formalità previste dal contratto per il riscatto devono essere rispettate per tutta la durata dell'operazione, a tutela della sicurezza del cliente, e che discostarsene configura un inadempimento colposo. Di conseguenza, l'operato della compagnia è stato giudicato negligente, annullando la precedente sentenza d'appello che l'aveva esonerata da responsabilità.
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Fattibilità giuridica concordato: la durata del piano
Un'azienda creditrice ha impugnato l'omologazione del concordato preventivo di un'altra società, lamentando l'esclusione del proprio voto per conflitto di interessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, non sul conflitto, ma sulla questione della durata decennale del piano. La Corte ha stabilito che una durata eccessivamente lunga non attiene alla mera convenienza economica, bensì alla fattibilità giuridica del piano, che il tribunale ha il dovere di verificare. La sentenza chiarisce che la realizzabilità della proposta in tempi ragionevoli è un requisito di legge inderogabile.
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Recesso e caparra: abusi edilizi non bloccano l’affare
Una società di costruzioni, promissaria acquirente di un complesso immobiliare, non adempie al pagamento di una rata della caparra, adducendo la presenza di abusi edilizi di cui, però, era già a conoscenza. I venditori esercitano il diritto di recesso e trattengono la caparra. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del loro operato, stabilendo che la consapevolezza degli abusi da parte dell'acquirente esclude la garanzia e che il suo inadempimento (mancato pagamento) è prevalente, giustificando il recesso e caparra da parte dei venditori.
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Interpretazione del contratto: oltre il senso letterale
Una controversia tra una cooperativa edilizia e un ente comunale riguardo al pagamento del saldo per l'acquisto di immobili. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9441/2025, chiarisce i principi di interpretazione del contratto, stabilendo che il giudice deve indagare la comune intenzione delle parti usando un criterio logico-sistematico, non limitandosi al solo significato letterale delle parole. Nel caso specifico, il pagamento del saldo da parte del Comune era necessario per permettere alla cooperativa di estinguere un mutuo e cancellare l'ipoteca, e non viceversa. Il ricorso del Comune è stato quindi rigettato.
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Clausole vessatorie: la Cassazione tutela il cliente
La richiesta di provvigione di un'agenzia immobiliare è stata contestata per la presenza di clausole vessatorie. Dopo due sentenze favorevoli all'agenzia, la Cassazione ha ribaltato il verdetto. La Corte ha stabilito che i giudici devono sempre valutare d'ufficio l'abusività delle clausole per proteggere il consumatore, anche senza una specifica obiezione, rinviando il caso per un nuovo esame sulla validità del contratto.
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Condizione sospensiva mediazione: provvigione a rischio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9435/2025, ha chiarito che il diritto alla provvigione del mediatore sorge solo se la condizione sospensiva prevista nel contratto preliminare si avvera esattamente come pattuita. Nel caso di specie, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva ritenuto erroneamente avverata una condizione relativa a un contratto di leasing, stabilendo che i giudici non possono sostituire l'evento previsto dalle parti con uno diverso, anche se economicamente simile. La corretta interpretazione della condizione sospensiva mediazione è quindi fondamentale.
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Provvigione mediatore immobile da costruire: quando?
La Cassazione stabilisce che la provvigione al mediatore per un immobile da costruire non è dovuta se il contratto è nullo per mancato rilascio della fideiussione obbligatoria (D.Lgs. 122/2005). Tale nullità, essendo 'di protezione', può essere rilevata d'ufficio dal giudice, invalidando il diritto al compenso dell'agenzia.
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Compenso mediazione: quando è dovuto se l’affare salta
La Corte di Cassazione ha negato il diritto a un compenso mediazione milionario a un procacciatore d'affari, poiché l'accordo subordinava il pagamento al "buon esito dell'operazione". Il progetto immobiliare era fallito per la mancata conclusione del contratto finale (esercizio di un'opzione), a causa di ostacoli come l'assenza di autorizzazioni amministrative. La Corte ha stabilito che, nonostante si trattasse di mediazione atipica, le parti avevano contrattualmente legato la provvigione alla conclusione effettiva dell'affare, condizione che non si è verificata. Pertanto, nessun compenso era dovuto.
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Responsabilità professionale avvocato: onere prova
Una cliente contesta la parcella di un avvocato, accusandolo di responsabilità professionale per l'esito negativo di alcune cause e di aver frazionato abusivamente il credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'onere della prova dell'inadempimento del legale grava sul cliente. Quest'ultimo deve dimostrare in modo specifico la negligenza o l'errore tecnico, non essendo sufficiente il solo risultato sfavorevole del giudizio.
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Patto successorio: quando un accordo è valido?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo con cui una madre trasferisce una somma di denaro alla figlia, con l'obbligo per quest'ultima di assisterla e di versare metà dell'importo al fratello entro un anno dalla morte della madre, non costituisce un patto successorio vietato. L'operazione è stata considerata un valido negozio 'inter vivos', in quanto il trasferimento del denaro era immediato e finalizzato a soddisfare interessi attuali delle parti, mentre la morte della madre fungeva solo da termine per l'adempimento dell'obbligazione verso il fratello, non da causa del trasferimento.
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Interpretazione testamento: coesistenza e revoca tacita
La Corte di Cassazione affronta un complesso caso di interpretazione testamento, esaminando la compatibilità tra un legato di usufrutto e la successiva costituzione di un fondo patrimoniale. L'ordinanza stabilisce che, in assenza di un'incompatibilità assoluta, le disposizioni successive non comportano una revoca tacita delle precedenti, in applicazione del principio di conservazione della volontà del testatore. La Corte rigetta il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito e chiarendo principi su onere della prova e godimento esclusivo di beni comuni.
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Differenza tra vendita e appalto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene per chiarire la fondamentale differenza tra vendita e appalto in un caso riguardante la fornitura e installazione di un impianto di riscaldamento difettoso. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, che aveva qualificato il contratto come appalto. Ha stabilito che per distinguere le due figure contrattuali è decisivo il criterio della prevalenza: si ha vendita se prevale l'obbligazione di fornire un bene (dare), mentre si ha appalto se prevale l'obbligazione di realizzare un'opera nuova e specifica (facere), non un mero assemblaggio di componenti standard. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Risoluzione per impossibilità sopravvenuta: No al Danno
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di risoluzione per impossibilità sopravvenuta di un contratto preliminare, dovuta a fattori esterni non imputabili alle parti, non è dovuto il risarcimento del danno. La vicenda riguardava un contratto per la cessione di quote societarie finalizzato alla realizzazione di una discarica, progetto divenuto impossibile a causa di un contenzioso tra terzi. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di colpa, l'unica conseguenza della risoluzione è l'obbligo di restituire le prestazioni già ricevute, annullando la precedente condanna al risarcimento delle spese di progettazione.
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Annullamento atto generale: effetti per tutti i terzi
Una società finanziaria, cessionaria del credito di una casa di cura, ha citato in giudizio un'ASL per ottenere pagamenti basati su tariffe ministeriali dopo l'annullamento delle inferiori tariffe regionali. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'annullamento di un atto generale, come una delibera tariffaria, ha efficacia 'erga omnes', ovvero si estende a tutti i soggetti interessati, anche se non hanno partecipato al giudizio. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente limitato gli effetti dell'annullamento, confondendo gli atti tariffari generali con gli atti di budget individuali.
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Interessi moratori anche per i procacciatori d’affari
Una società produttrice di mosaici si opponeva al pagamento di una provvigione a un'intermediaria. La Corte di Cassazione, pur confermando il diritto alla provvigione, ha accolto il ricorso dell'intermediaria, stabilendo che anche l'attività di procacciamento d'affari rientra tra le "prestazioni di servizi" e dà quindi diritto agli interessi moratori previsti dal D.Lgs. 231/2002. La Corte ha anche chiarito che il giudice d'appello non può modificare le spese di primo grado se la sentenza viene confermata e non c'è un appello specifico sul punto.
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