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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Inammissibilità del ricorso: motivi fattuali e confusi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un ex liquidatore contro una società cooperativa. La decisione si fonda sulla presentazione confusa e indistinta dei motivi, che mescolavano questioni di diritto a valutazioni di mero fatto, non riesaminabili in sede di legittimità. La Corte ha inoltre confermato il rigetto della domanda di compensazione del professionista, poiché il suo credito non era né liquido né di pronta liquidazione.
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Subentro del commissario: basta la non-rinuncia?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il subentro del commissario in un contratto pendente non sono necessarie formule sacramentali. Una dichiarazione di non voler esercitare la facoltà di recesso, se chiara e inequivocabile nel contesto, è sufficiente a manifestare la volontà di proseguire il rapporto, garantendo così il credito in prededuzione. La Corte ha inoltre chiarito che anche un contratto d'appalto per manutenzioni programmate può rientrare tra i contratti ad esecuzione continuata o periodica.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
In una complessa causa ereditaria, la parte ricorrente ha presentato appello in Cassazione avverso una decisione della Corte d'Appello. Tuttavia, prima della decisione nel merito, ha presentato una formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Corte di Cassazione, senza esaminare i motivi dell'appello, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la sentenza impugnata.
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Proroga contratto pubblico: quando è rinnovo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo, formalmente definito come 'proroga contratto pubblico', deve essere considerato un 'rinnovo' se le parti modificano sostanzialmente le condizioni originarie, anche per adeguarsi a nuove normative imperative sulla spesa pubblica. Nel caso di specie, un ente pubblico e una società di servizi energetici avevano esteso un contratto di appalto, introducendo però nuovi obblighi legati alla normativa sulla spending review. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva minimizzato l'impatto di tali modifiche, affermando che l'integrazione di nuove discipline legali inderogabili altera l'equilibrio contrattuale originario, trasformando la mera proroga in una vera e propria rinnovazione del rapporto.
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Revisione prezzi e proroga: la Cassazione decide
La Cassazione ha esaminato un caso di revisione prezzi in un appalto pubblico di servizi energetici. La Corte ha stabilito che un accordo successivo, definito 'proroga', deve essere interpretato alla luce delle normative imperative sopravvenute sul contenimento della spesa pubblica. Tali norme possono modificare le condizioni contrattuali, rendendo inapplicabile la clausola di revisione prezzi originaria. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione sulla compatibilità tra la vecchia clausola e le nuove leggi.
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Patto di non concorrenza: congruità e autonomia
Una banca e una sua ex dipendente hanno contestato la validità di un patto di non concorrenza. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato nullo l'accordo per un corrispettivo non congruo. La Suprema Corte ha stabilito che la congruità del compenso va valutata 'ex ante', cioè al momento della firma, e non sulla base di eventi futuri come la cessazione anticipata del rapporto. Viene ribadita l'autonomia del patto di non concorrenza rispetto al contratto di lavoro, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Patto di non concorrenza: l’interpretazione letterale
Un ex dirigente firma un patto di non concorrenza dopo la cessazione del rapporto di lavoro. L'azienda lo cita in giudizio per violazione dell'accordo, ma i tribunali rigettano la richiesta. La Corte di Cassazione conferma che il patto di non concorrenza deve essere interpretato in modo restrittivo, basandosi sul significato letterale delle parole. L'eliminazione del termine 'commercio' dal contratto ha limitato il divieto alla sola 'produzione e vendita' di macchinari realizzati direttamente dall'ex datore di lavoro, escludendo quelli semplicemente commercializzati.
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Patto di non concorrenza: prova della violazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito contro un suo ex dipendente. La Corte ha stabilito che, per dimostrare la violazione di un patto di non concorrenza, non è sufficiente provare che il lavoratore abbia iniziato un rapporto con un'azienda concorrente. L'ex datore di lavoro ha l'onere di allegare e provare in modo specifico che l'attività vietata sia stata svolta entro i limiti geografici, oggettivi e temporali previsti dall'accordo. Allegazioni generiche sullo sviamento della clientela, senza prove concrete, non sono sufficienti per far scattare la penale contrattuale.
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Indennità di funzione: quando spetta al dirigente?
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un dirigente a ricevere una indennità di funzione per aver svolto mansioni aggiuntive di CFO, anche per il periodo precedente al formale riconoscimento economico. La sentenza stabilisce che lo svolgimento effettivo di compiti di maggiore responsabilità giustifica una retribuzione supplementare, superando il principio di onnicomprensività dello stipendio quando la stessa azienda, in un secondo momento, istituisce un compenso specifico per tale incarico.
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Buoni postali fruttiferi: tassi variabili, ok Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una risparmiatrice riguardo la modifica dei tassi di interesse sui suoi buoni postali fruttiferi. La Corte ha confermato che la legge permette la variazione dei rendimenti tramite decreti ministeriali successivi alla sottoscrizione, e che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è una notifica sufficiente per i risparmiatori, senza necessità di comunicazione individuale. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale stabile in materia.
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Verifica testamento olografo: l’originale è cruciale
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla verifica testamento olografo: l'analisi grafologica deve essere eseguita sull'originale e non su una fotocopia, poiché un accertamento su copia è inattendibile. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva convalidato una perizia su copia, sottolineando che la contestazione sulla scelta del documento (originale vs. copia) non è un'eccezione processuale soggetta a decadenza, ma una critica di merito sollevabile in ogni fase del giudizio.
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Mutuo condizioni agevolate: la Cassazione decide
Un'ex dipendente di un istituto di credito perde le condizioni agevolate del mutuo a seguito delle sue dimissioni. La banca, dopo quasi tre anni, revoca i benefici e chiede la differenza degli interessi. La Corte di Cassazione stabilisce che non si tratta di una modifica unilaterale del contratto (ius variandi) soggetta all'art. 118 TUB, bensì dell'automatica applicazione di una condizione risolutiva prevista nel contratto originale, legata alla cessazione del rapporto di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva dato ragione alla ex dipendente, viene cassata.
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Termine di decadenza garanzia: la parola alla Cassazione
Una banca ha richiesto l'attivazione di una garanzia a una società finanziaria oltre il termine previsto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un termine di decadenza può essere considerato tale anche se non esplicitamente definito, qualora la sua natura sia desumibile dalla finalità complessiva dell'accordo, come la gestione prudente di fondi pubblici. L'interpretazione del giudice di merito, se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Fideiussione obbligazioni future: nullità e limiti
Una società di logistica aveva prestato una garanzia per i canoni di noleggio di carrelli elevatori usati da una sua appaltatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di tale garanzia, qualificandola come una fideiussione per obbligazioni future, poiché priva dell'indicazione dell'importo massimo garantito, requisito essenziale previsto dall'art. 1938 del Codice Civile. La Corte ha rigettato il ricorso della società di noleggio, la quale sosteneva che l'accordo fosse un contratto atipico più complesso e non una semplice fideiussione.
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Onere della prova contratto collettivo: la Cassazione
Una lavoratrice chiede la riqualificazione basandosi su un contratto collettivo, ma l'azienda si oppone, sostenendo di applicarne un altro. La Cassazione chiarisce l'onere della prova del contratto collettivo, accogliendo il ricorso dell'azienda. La Corte ha stabilito che spetta al lavoratore dimostrare non solo le mansioni svolte, ma anche l'applicabilità del CCNL invocato, annullando la decisione di merito che aveva ignorato le prove fornite dal datore.
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Onere della prova: Cassazione chiarisce le regole
Un ente previdenziale ha richiesto un risarcimento danni a una società appaltatrice per gravi inadempimenti contrattuali nella gestione di un patrimonio immobiliare. Il Tribunale aveva rigettato la domanda, invertendo l'onere della prova a carico dell'ente. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha cassato la decisione, ribadendo il principio fondamentale secondo cui, in caso di inadempimento, spetta al debitore (l'appaltatore) dimostrare di aver adempiuto correttamente alla propria prestazione, mentre al creditore basta allegare l'inadempimento. La sentenza sottolinea come una motivazione che ignori le critiche alla perizia tecnica sia solo apparente e quindi nulla.
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Recesso per inadempimento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di recesso per inadempimento da un contratto preliminare di vendita immobiliare. Una promittente venditrice aveva esercitato il recesso trattenendo la caparra, a seguito del ritardo della promissaria acquirente nel fissare la data per il rogito. La Corte ha cassato la decisione di merito, stabilendo che il giudice deve sempre effettuare una valutazione comparativa del comportamento di entrambe le parti e verificare la gravità effettiva dell'inadempimento, non potendo basare la decisione solo sul ritardo di una parte, specialmente se l'altra ha continuato a manifestare la volontà di concludere il contratto.
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Onere della prova licenziamento: la durata è decisiva
Un'azienda ha licenziato un dipendente accusandolo di utilizzare la rete internet aziendale per fini personali per circa tre ore al giorno. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, sottolineando che l'onere della prova licenziamento ricade sul datore di lavoro. In questo caso, l'azienda non è riuscita a dimostrare in modo certo e oggettivo la durata dell'indebita navigazione, elemento essenziale della contestazione disciplinare, rendendo la sanzione espulsiva sproporzionata e illegittima.
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Onere della prova: Cassazione e ricorso inammissibile
Un'investitrice ha richiesto l'ammissione al passivo di una società finanziaria in liquidazione. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la società ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una violazione delle norme sull'onere della prova. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che criticare la valutazione delle prove fatta dal giudice di merito non costituisce una violazione di legge, ma una censura di fatto, non consentita in sede di legittimità. La decisione ribadisce i limiti del giudizio di Cassazione.
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Procura alle liti viziata: il dovere del giudice
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in presenza di una procura alle liti viziata, il giudice ha il dovere di assegnare un termine per la sua regolarizzazione. Un reclamo in materia fallimentare era stato dichiarato inammissibile perché basato su una procura rilasciata per un altro procedimento. La Suprema Corte, pur confermando l'inidoneità della procura, ha cassato la decisione, affermando che il giudice di merito avrebbe dovuto attivare il meccanismo di sanatoria previsto dall'art. 182 c.p.c., garantendo così il diritto di accesso alla giustizia.
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