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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2025

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1577 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Trattenuta sulla retribuzione: procedura e limiti
La Cassazione conferma l'illegittimità di una trattenuta sulla retribuzione per un danno causato da un lavoratore, se effettuata prima della conclusione del procedimento disciplinare. La sentenza chiarisce che il rispetto delle procedure previste dal CCNL è inderogabile, anche se la responsabilità del dipendente per il danno è accertata.
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Legittimazione attiva: contestabile in ogni fase
Un'organizzazione sindacale aveva citato in giudizio un'azienda di telecomunicazioni per condotta antisindacale, a causa della mancata attivazione di una procedura di confronto per un trasferimento collettivo di personale. L'azienda si era difesa tardivamente contestando la legittimazione attiva del sindacato a ricorrere. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che la contestazione della titolarità del diritto non è un'eccezione soggetta a preclusioni, ma una mera difesa proponibile in ogni stato e grado del processo, e rilevabile anche d'ufficio dal giudice.
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Associazione sportiva: le attività commerciali tassabili
Un'associazione sportiva dilettantistica ha ricevuto un avviso di accertamento per aver considerato non commerciali i ricavi da noleggio armadietti, gettoni per l'illuminazione e inviti a non soci. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 26542/2025, ha parzialmente accolto il ricorso dell'associazione, cassando la sentenza d'appello. La Corte ha stabilito che i giudici di secondo grado hanno errato nel non ammettere nuovi documenti presentati in appello, relativi ai costi dell'illuminazione, rinviando il caso per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Associazioni sportive dilettantistiche e fisco: analisi
Un'associazione sportiva dilettantistica ha ricevuto un avviso di accertamento per attività ritenute commerciali, come l'affitto di armadietti e la vendita di gettoni per l'illuminazione. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: nel processo tributario è sempre possibile produrre nuovi documenti in appello. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per un nuovo esame sulla base delle prove che erano state erroneamente escluse.
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Violazione clausola di esclusiva: la Cassazione decide
Una società petrolifera ha citato in giudizio un gestore di impianti per la violazione di una clausola di esclusiva, avendo quest'ultimo acquistato carburante da terzi. La Corte d'Appello aveva dichiarato la risoluzione dei contratti di comodato e fornitura. Il gestore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'errata applicazione di norme sulle autorizzazioni petrolifere, un'errata interpretazione del contratto e la mancata sospensione del giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione e chiarendo importanti principi sull'interpretazione dei contratti e sulle regole processuali relative alle sentenze non definitive.
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Danno da risoluzione: esclusi i profitti futuri
Una società agricola aveva promesso di vendere quote di produzione e i futuri diritti derivanti da una riforma UE. Al rifiuto di trasferire i nuovi "aiuti disaccoppiati", gli acquirenti hanno chiesto la risoluzione del contratto. La Cassazione ha confermato la risoluzione per grave inadempimento, ma ha corretto il calcolo del danno da risoluzione. Ha stabilito che il risarcimento non può includere i profitti che sarebbero maturati dopo la domanda giudiziale e deve corrispondere alla perdita netta dell'operazione, non al valore lordo della prestazione mancata.
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Recesso comodato: non vale se c’è un termine fisso
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto di comodato con una durata determinata (nel caso di specie, 20 anni), il proprietario non può chiedere la restituzione anticipata del bene basandosi su una clausola interpretata come diritto di recesso libero. La sentenza conferma la decisione della Corte d'Appello, secondo cui l'interpretazione complessiva del contratto, che prevedeva un termine lungo e la facoltà per il comodatario di sublocare, escludeva la possibilità di un recesso comodato ad nutum. Il ricorso è stato rigettato in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Principio di equivalenza negli appalti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha stabilito che l'interpretazione estensiva delle clausole di un bando di gara da parte del giudice amministrativo, applicando il principio di equivalenza anche ai requisiti di capacità tecnica, non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale. Il caso riguardava un appalto pubblico in cui una società era stata ammessa sulla base di una "fornitura di punta" ritenuta analoga, ma non identica, a quella richiesta. La Cassazione ha ritenuto che tale valutazione rientri nella normale attività interpretativa del giudice amministrativo, finalizzata a garantire la massima concorrenza (favor partecipationis), e non in una sostituzione indebita alla Pubblica Amministrazione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Obblighi informativi banca: doveri dopo l’acquisto
La Corte di Cassazione stabilisce che gli obblighi informativi della banca non cessano con la vendita di un prodotto finanziario. In un caso riguardante obbligazioni poi fallite, la Corte ha sancito che l'intermediario ha il dovere di comunicare al cliente ogni aggravamento del rischio, specialmente in presenza di garanzie contrattuali specifiche che implicano un monitoraggio post-vendita. La sentenza chiarisce che il dovere di diligenza e trasparenza persiste anche dopo l'acquisto.
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Nullità atto di citazione: quando è indispensabile
Un'attività commerciale cita in giudizio quella del piano superiore per danni da infiltrazioni d'acqua. La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità atto di citazione perché la parte attrice, agendo per responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c., aveva omesso di allegare lo specifico fatto colposo (la condotta negligente) che avrebbe causato il danno, limitandosi a descrivere l'evento dannoso. Questo vizio, non sanato, ha comportato la cassazione della sentenza.
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Rivalutazione redditi previdenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo delle pensioni per gli avvocati, chiarendo le regole per la rivalutazione dei redditi. La controversia nasceva dall'applicazione da parte della Cassa di previdenza di un indice di rivalutazione inferiore a quello corretto per legge (legge n. 576/1980). La Corte ha stabilito due principi fondamentali: 1) la rivalutazione dei redditi deve partire dal 1980, applicando l'indice ISTAT relativo alla svalutazione tra il 1979 e il 1980; 2) la pensione deve essere calcolata sui redditi corrispondenti alla contribuzione effettivamente versata. Pertanto, se un professionista ha versato contributi basati su un reddito rivalutato in misura inferiore, la sua pensione sarà commisurata a tale reddito e non a quello, più elevato, che sarebbe risultato dalla corretta rivalutazione. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso della Cassa di previdenza, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per una nuova decisione basata su questi principi.
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Clausola di decadenza: l’interpretazione del contratto
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di acquisizione societaria, chiarendo i limiti dell'interpretazione di una clausola di decadenza. La controversia verteva su un termine di 30 giorni per la denuncia di vizi, previsto nel contratto di cessione di quote. La Corte ha stabilito che la mera dicitura 'entro e non oltre' non è sufficiente a determinare la perdita del diritto di garanzia se non è espressamente prevista tale conseguenza. Confermando la decisione della Corte d'Appello, la Cassazione ha ribadito che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che il suo sindacato è limitato alla verifica della corretta applicazione dei canoni legali, rigettando il ricorso dei venditori.
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Copertura assicurativa ODL: quando è valida?
La Cassazione ha stabilito che la copertura assicurativa ODL è operante solo se la nomina dell'amministratore in un ente esterno deriva da una preventiva e chiara 'designazione o richiesta' da parte della società contraente. Un mero interesse successivo non è sufficiente. Inoltre, ha ribadito la nullità delle clausole che assicurano il pagamento di sanzioni amministrative.
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Retribuzione dipendente in comando: chi paga?
La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di un dipendente pubblico in comando, l'obbligo di corrispondere l'intera retribuzione, inclusi gli straordinari, spetta all'amministrazione di appartenenza. Quest'ultima rimane l'unico datore di lavoro formale e il soggetto legittimato passivo nell'azione legale del lavoratore. La norma che prevede il rimborso da parte dell'ente utilizzatore regola esclusivamente i rapporti interni tra le due amministrazioni e non incide sul diritto del dipendente a ricevere il proprio stipendio dall'ente di provenienza.
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Iscrizione fondo previdenza: il CCNL è decisivo
Una società contestava l'obbligo di iscrizione al fondo previdenza di un proprio dipendente, in quanto non svolgeva mansioni tipiche del settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il criterio determinante è l'applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di categoria al rapporto di lavoro, a prescindere dall'attività concreta svolta dal dipendente.
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Prescrizione credito datore: accordo sindacale e termini
Una lavoratrice otteneva in giudizio l'accertamento della prescrizione del credito di un ente previdenziale per il recupero di un assegno 'ad personam'. L'ente sosteneva che i termini di un accordo sindacale fossero stati tacitamente prorogati, interrompendo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'ente inammissibile, stabilendo che la valutazione sulla durata e l'interpretazione dell'accordo sindacale è una questione di fatto, non riesaminabile in sede di legittimità. La decisione sottolinea l'importanza dei termini definiti negli accordi e i limiti del giudizio di Cassazione in tema di prescrizione credito datore.
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Rimborso contributi integrativi: la Cassazione nega
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28979/2025, ha stabilito un principio chiave in materia previdenziale forense. In caso di cancellazione di un professionista dalla Cassa per incompatibilità, non è previsto il rimborso contributi integrativi. Questi, a differenza dei contributi soggettivi, hanno una funzione solidaristica a sostegno dell'intera categoria e non sono legati alla singola posizione pensionistica. Pertanto, il loro versamento è legittimo finché il professionista è iscritto all'Albo e non costituisce un indebito da restituire.
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Prescrizione recupero stipendio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale che tentava di recuperare somme stipendiali pagate in eccesso a una dipendente. La decisione conferma che il diritto al recupero era estinto per prescrizione decennale. Il punto centrale riguarda l'interpretazione di un accordo sindacale che sospendeva il recupero: la Corte ha ribadito che l'interpretazione degli accordi spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, bloccando di fatto il tentativo dell'ente di recuperare le somme dopo oltre dieci anni.
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Prescrizione indebito retributivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di prescrizione indebito retributivo. Un ente pubblico aveva tentato di recuperare somme erogate a due dipendenti oltre dieci anni prima, a titolo di assegno ad personam. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, confermando la decisione d'appello che aveva sancito l'avvenuta prescrizione del diritto al recupero. La sentenza sottolinea che la Cassazione non può riesaminare nel merito i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Mediazione immobiliare: senza iscrizione, niente provvigione
La Suprema Corte ha respinto il ricorso di un consulente che richiedeva una provvigione per un'attività di procacciamento d'affari relativa a impianti fotovoltaici. La Corte ha confermato la nullità dell'accordo, qualificando l'attività come mediazione immobiliare, che impone l'obbligatoria iscrizione all'albo professionale. Poiché il consulente non era iscritto, non solo non aveva diritto ad alcun compenso, ma è stato condannato a restituire le somme già percepite. La decisione sottolinea che gli impianti fotovoltaici sono considerati beni immobili ai fini della mediazione.
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