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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2025

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1577 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Licenziamento azienda sequestrata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente di un'azienda soggetta a sequestro preventivo. La sentenza chiarisce che il termine di sei mesi per la decisione sui contratti, previsto dalla normativa antimafia (D.Lgs. 159/2011), non è perentorio ma acceleratorio. Viene inoltre stabilito che in questo contesto speciale non si applicano le tutele ordinarie del diritto del lavoro, come l'obbligo di repechage. Il licenziamento in un'azienda sequestrata segue quindi regole specifiche che prevalgono sulla disciplina comune.
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Polizza vita eredi testamentari: la Cassazione decide
Una testatrice nomina come beneficiari di una polizza vita eredi testamentari. Nel testamento, lascia a un'erede specifica 'tutti i risparmi comunque investiti'. La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso contro la decisione di merito che attribuiva l'intero indennizzo a tale erede, qualificando la disposizione testamentaria come specificazione della designazione generica e non come revoca.
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Qualificazione contratto locazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla qualificazione del contratto relativo a uno spazio commerciale in una stazione. Ha confermato la decisione della Corte d'Appello, classificandolo come locazione commerciale e non come contratto atipico di servizi, nonostante la presenza di numerose prestazioni accessorie. La Suprema Corte ha chiarito che la prevalenza del godimento dell'immobile rispetto ai servizi offerti è decisiva per la qualificazione contratto locazione, rigettando il ricorso della società di gestione.
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Locazione commerciale stazione: canone e oneri extra
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla validità di specifiche clausole in un contratto di locazione commerciale stazione. Il caso riguardava un'attività di tabaccheria all'interno di una stazione ferroviaria. La Corte ha stabilito la legittimità di un contributo una tantum richiesto al conduttore per i lavori di riqualificazione del complesso, riconoscendo un interesse comune delle parti. Inoltre, ha chiarito che il canone di locazione dei locali è liberamente determinabile e distinto dal canone concessorio per la vendita di generi di monopolio, quest'ultimo soggetto a limiti di legge. Il ricorso del conduttore è stato rigettato, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Disconoscimento sottoscrizione: prova della consegna
Una società fornitrice ottiene un decreto ingiuntivo per canoni di noleggio non pagati. La società cliente si oppone, effettuando il disconoscimento sottoscrizione sui documenti di trasporto per contestare l'avvenuta consegna. La Corte d'Appello accoglie l'opposizione, poiché la fornitrice non ha attivato la procedura di verificazione delle firme. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della fornitrice e ribadendo che un documento con firma disconosciuta è privo di qualsiasi valore probatorio.
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Responsabilità solidale: Incendio e onere della prova
A seguito di un tragico incendio in un ristorante, la Corte di Cassazione esamina la ripartizione della responsabilità solidale tra la società proprietaria dei locali, l'azienda affittuaria e la ditta installatrice degli impianti. L'ordinanza chiarisce i limiti del giudizio di legittimità, dichiarando inammissibile il ricorso della proprietaria che tentava di ottenere una nuova valutazione delle prove. La Suprema Corte ribadisce che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione della sentenza impugnata, confermando così la concorrente responsabilità di tutti i soggetti coinvolti.
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Compenso professionista appalti: nulla la clausola
Una professionista si è vista negare il compenso da un Comune per la progettazione di una scuola, poiché il finanziamento regionale era stato revocato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola contrattuale che lega il pagamento del compenso professionista appalti pubblici all'effettiva erogazione dei fondi è nulla, in quanto viola una norma imperativa (art. 92 D.Lgs. 163/2006). Il diritto al compenso per l'attività svolta sussiste a prescindere dal finanziamento dell'opera.
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Insinuazione passivo leasing: come calcolare il credito
Una società di leasing ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per l'intero credito residuo di un contratto, senza sottrarre il valore ricavato dalla vendita dei beni recuperati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità. La sentenza chiarisce che, nell'insinuazione al passivo leasing, il creditore deve sempre detrarre dal suo credito il valore ottenuto dalla ricollocazione del bene, conformemente ai principi di compensazione previsti dalla legge fallimentare e dalla normativa speciale sul leasing.
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Ricorso inammissibile: l’onere del deposito in Cassazione
Una società appaltatrice ha impugnato in Cassazione la sentenza di merito che le negava il diritto al risarcimento per lavori di smantellamento di un cantiere, che la committente aveva eseguito in proprio trattenendo il relativo importo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale decisivo: la mancata produzione, da parte del ricorrente, della copia autentica della sentenza impugnata con la relativa relazione di notificazione, come prescritto a pena di improcedibilità dall'art. 369 c.p.c.
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Compensi professionali avvocato: la Cassazione decide
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei propri compensi professionali a un istituto di credito, che si è opposto sollevando questioni procedurali e di merito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato sia il ricorso principale del legale sia quello incidentale della banca. La decisione si è concentrata sull'interpretazione di un accordo liquidatorio per determinare i corretti compensi professionali dell'avvocato, escludendo l'applicabilità della legge sull'equo compenso a rapporti già conclusi e chiarendo i limiti del frazionamento del credito in questo contesto.
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Interpretazione contratto fornitura: la Cassazione
In una controversia su un contratto di fornitura energetica, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per 'motivazione apparente', poiché si era limitata a copiare la decisione di primo grado. La Corte ha inoltre chiarito l'interpretazione del contratto di fornitura, stabilendo che il prezzo pattuito per la riqualificazione di un impianto era fisso e non variabile, come erroneamente ritenuto dai giudici di merito. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Fusione per incorporazione e debiti pregressi
La Corte di Cassazione chiarisce che una banca, a seguito di una fusione per incorporazione, eredita tutti i debiti della società incorporata, inclusi quelli derivanti da azioni revocatorie. La responsabilità sorge dall'atto di fusione, che determina una successione universale, e non da precedenti contratti di cessione di partecipazioni che non coinvolgevano direttamente la società poi incorporata. La fusione per incorporazione è l'evento giuridico determinante per il trasferimento delle passività.
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Cessione bancaria: la Cassazione sui rapporti estinti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24228/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione bancaria di interi rami d'azienda. Ha chiarito che le passività derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione non vengono trasferite all'istituto acquirente, anche se su di esse pende una controversia giudiziaria. Il criterio determinante non è la pendenza della lite, ma la funzionalità del rapporto sottostante all'esercizio dell'impresa della banca cessionaria. Pertanto, un debito derivante da un'azione revocatoria su un conto corrente chiuso anni prima non rientra nel perimetro della cessione.
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Scientia decoctionis: obblighi di verifica della banca
Una società, agendo come assuntore di un concordato fallimentare, ha proposto ricorso contro una banca per la revocatoria di rimesse. La Corte di Cassazione ha esaminato il concetto di scientia decoctionis, confermando la decisione d'appello. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la ricorrente non ha contestato il principio fondamentale secondo cui la banca non ha l'obbligo di esaminare i bilanci del cliente se il conto corrente è di semplice corrispondenza e non assistito da affidamento.
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Cessione d’azienda bancaria: i debiti esclusi
La Corte di Cassazione chiarisce i confini della responsabilità nella cessione d'azienda bancaria. Una banca cessionaria non è tenuta a rispondere dei debiti derivanti da un contenzioso se questo riguarda un rapporto bancario già estinto al momento della cessione. La Corte ha stabilito che tali passività non rientrano nel "perimetro della cessione" definito dal contratto, prevalendo sulla disciplina generale. Il caso riguardava un'azione revocatoria per rimesse su un conto corrente di una società poi fallita, il cui rapporto con la banca originaria era già cessato prima del trasferimento aziendale.
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Cessione Banche Venete: liti escluse dal perimetro
La Corte di Cassazione ha chiarito l'ambito della Cessione Banche Venete, stabilendo che la banca cessionaria non risponde delle controversie relative a rapporti bancari già estinti prima della cessione. In questo caso, un debito derivante da un'azione revocatoria vinta contro la banca originaria è stato considerato parte del "contenzioso escluso", poiché il rapporto sottostante era cessato con il fallimento del cliente. La decisione della Corte d'Appello è stata annullata, stabilendo la mancanza di legittimazione passiva della banca subentrante.
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Trasferimento d’azienda e continuità del rapporto
La Corte di Cassazione ha confermato che si configura un trasferimento d'azienda, con conseguente continuità del rapporto di lavoro, anche quando la cessione avviene in due fasi tramite un terzo intermediario. Nel caso specifico, la gestione di una stazione di servizio era passata da una madre al figlio, ma formalmente l'azienda era stata prima restituita a una compagnia petrolifera e poi da questa riassegnata al figlio. La Corte ha ritenuto irrilevante questo passaggio intermedio, stabilendo che, poiché l'organizzazione dei beni e l'attività economica erano rimaste invariate, il rapporto di lavoro del dipendente era proseguito senza interruzioni con il nuovo titolare. Di conseguenza, il licenziamento successivo è stato dichiarato inefficace.
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Patto di prova nullo: reintegra e non solo indennità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24202/2025, ha stabilito che il licenziamento intimato al termine di un patto di prova nullo per indeterminatezza delle mansioni equivale a un licenziamento per insussistenza del fatto. Di conseguenza, la tutela applicabile è la reintegrazione nel posto di lavoro e non la mera indennità risarcitoria. La decisione si fonda sull'impossibilità di valutare il superamento di una prova mai validamente pattuita, rendendo il recesso del datore di lavoro privo di qualsiasi giustificazione fattuale.
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Recesso conduttore: i motivi non sono sempre gravi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un conduttore che aveva esercitato il recesso anticipato da un contratto di locazione commerciale adibito a farmacia. La Corte ha stabilito che la volontà di espandere la propria attività, pur essendo un'esigenza imprenditoriale, non costituisce un "grave motivo" che legittima il recesso conduttore. Tale decisione deve fondarsi su eventi imprevisti, oggettivi e non dipendenti dalla volontà dell'imprenditore. Di conseguenza, il recesso è stato dichiarato inefficace e il conduttore condannato al pagamento dei canoni fino alla data in cui l'immobile è stato nuovamente locato.
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Compenso onnicomprensivo: l’IVA è inclusa? Analisi
Una società concessionaria e un ente comunale erano in disaccordo sulla debenza dell'IVA relativa a un contratto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico. La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola contrattuale che definiva il compenso onnicomprensivo includeva anche l'IVA, non essendo dovuta alcuna somma aggiuntiva. La Corte ha chiarito che l'interpretazione del contratto è di competenza dei giudici di merito e ha respinto la richiesta sussidiaria di ingiusto arricchimento, data la presenza di un valido accordo tra le parti.
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