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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2025

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1577 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Interruzione usucapione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11983/2025, ha rigettato il ricorso di un proprietario che rivendicava l'usucapione di un'area cortilizia. Il punto centrale della decisione riguarda l'efficacia interruttiva di un'azione possessoria precedentemente intentata. La Corte ha stabilito che tale azione, volta a ottenere lo sgombero dell'intera area, è idonea a causare l'interruzione usucapione su tutto il bene conteso, e non solo sulle porzioni materialmente occupate da manufatti specifici. La sentenza conferma che l'interpretazione del contenuto e della portata di una domanda giudiziale è di competenza del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi di motivazione.
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Efficacia provvedimento cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'efficacia di un provvedimento cautelare che ordina la riammissione al lavoro non viene meno se la successiva sentenza di merito, pur confermando il diritto alla conversione del contratto, liquida un risarcimento inferiore a quanto percepito. Il provvedimento cautelare rimane valido poiché il diritto principale è stato confermato, distinguendo l'ordine di riammissione per il futuro da una condanna al pagamento di somme passate.
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Compensazione impropria: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un caso di esecuzione forzata avviata da due lavoratori contro il proprio datore di lavoro. I lavoratori, forti di un'ordinanza cautelare e di una successiva sentenza di merito, richiedevano il pagamento di un'indennità e delle spese legali. Il datore di lavoro si opponeva, sostenendo di aver già versato somme superiori a quelle dovute. La Corte ha risolto la controversia applicando il principio della compensazione impropria, stabilendo che i reciproci debiti e crediti, derivando dallo stesso rapporto di lavoro, dovevano essere bilanciati. Di conseguenza, ha confermato l'obbligo dei lavoratori di restituire le somme percepite in eccesso, ma ha corretto la decisione d'appello specificando che da tale importo dovevano essere detratte le spese legali liquidate nell'ordinanza cautelare, la quale non aveva perso efficacia.
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Clausola sociale: non opera se il contratto è impossibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola sociale, che obbliga il nuovo appaltatore ad assumere il personale del precedente, non è efficace se l'esecuzione del contratto diventa impossibile. Nel caso specifico, il divieto di volo dovuto alla pandemia COVID-19 ha reso ineseguibile il servizio di catering aeroportuale, annullando così l'obbligo di assunzione e rigettando la richiesta di risarcimento danni della società uscente.
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Incarichi dirigenziali: motivazione e trasparenza
Un funzionario pubblico ha contestato l'assegnazione di due incarichi dirigenziali. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il suo ricorso, ha sancito un principio fondamentale: anche quando la Pubblica Amministrazione conferisce incarichi con atti di natura privatistica, deve rispettare i principi di correttezza, buona fede e trasparenza. La scelta non può essere arbitraria ma deve fondarsi su una valutazione comparativa e una motivazione congrua che renda palesi le ragioni della preferenza accordata a un candidato rispetto agli altri, pena l'illegittimità della selezione.
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Convalida obbligo di firma: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero, chiarendo la legittimità di un rimpatrio eseguito sulla base della sola convalida dell'obbligo di firma. La Corte ha stabilito che, qualora le autorità non procedano all'accompagnamento coattivo alla frontiera ma applichino la misura alternativa dell'obbligo di firma, è sufficiente la convalida di quest'ultima misura. È irrilevante la mancata convalida del provvedimento di accompagnamento alla frontiera se questo non è stato concretamente eseguito.
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Contratto preliminare: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che chi acquista un box auto con un contratto preliminare, pur pagando l'intero prezzo e ricevendone la disponibilità, non ne diventa proprietario per usucapione. La Corte ha chiarito che tale rapporto configura una detenzione e non un possesso utile all'usucapione, a meno di un atto formale di interversione. Inoltre, è stato ribadito che il vincolo di destinazione a parcheggio non rende il bene impignorabile, limitandosi a garantire un diritto reale d'uso agli aventi diritto.
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Punteggio titoli concorso: più lauree valgono uno
Un dipendente pubblico ha contestato la valutazione in una selezione interna, sostenendo di aver diritto a un punteggio per due diverse lauree. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il bando di concorso intendeva assegnare un punteggio unico per il possesso di almeno uno dei titoli di studio elencati, considerati equivalenti, e non un punteggio per ciascun titolo. Questa ordinanza fornisce un'importante chiave di lettura sul corretto calcolo del punteggio titoli concorso.
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Sanzione disciplinare: illegittima senza l’organo giusto
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una sanzione disciplinare (rimprovero scritto) inflitta a un dipendente pubblico. La decisione è stata annullata perché il procedimento non è stato gestito dall'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) come organo collegiale, ma da un singolo dirigente. Questo vizio di procedura ha reso la sanzione nulla, e il ricorso dell'Amministrazione è stato dichiarato inammissibile.
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Tempo tuta: retribuzione per la vestizione in divisa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12066/2025, si è pronunciata sul diritto alla retribuzione del "tempo tuta". Ha ritenuto legittimo un compenso forfettario per i lavoratori turnisti che include sia il tempo per la vestizione che quello per il cambio consegne. Tuttavia, ha chiarito che per i lavoratori non turnisti il diritto al pagamento del tempo tuta sussiste autonomamente, qualora la divisa debba essere indossata sul luogo di lavoro, e deve essere oggetto di specifico accertamento.
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Sanzione disciplinare conservativa: quando è legittima?
Un macchinista ha ricevuto una sanzione disciplinare conservativa di tre giorni di sospensione per un ritardo che ha causato un disagio al servizio ferroviario, tra cui il ritardo di un treno. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione, sottolineando che non si trattava di una semplice inosservanza dell'orario, ma di una condotta che ha generato un concreto pregiudizio per l'azienda. La decisione chiarisce che la proporzionalità della sanzione deve essere valutata in base alle effettive conseguenze negative della violazione del lavoratore.
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Indennità opere concessionario: serve l’ok preventivo
In una lunga controversia tra un consorzio pubblico e una società concessionaria per la gestione di un acquedotto, la Corte di Cassazione ha esaminato la richiesta di indennità per opere realizzate dal concessionario. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'indennità opere concessionario è dovuta solo se l'autorizzazione del concedente è espressa e precedente all'esecuzione dei lavori. Inoltre, ha negato il compenso per servizi accessori in assenza di un'apposita convenzione e ha sottolineato l'importanza di una prova documentale rigorosa per quantificare il valore delle opere.
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Indennità Quadri: la Cassazione sulla retribuzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni dipendenti pubblici che contestavano la differenziazione della loro indennità Quadri basata sul livello di inquadramento (D1 o D3) e la sua non cumulabilità con altri premi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la normativa regionale può legittimamente prevedere un trattamento economico differenziato per l'indennità Quadri e stabilirne l'incompatibilità con i premi di produttività, senza violare i principi della contrattazione collettiva.
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Conciliazione giudiziale: quando preclude nuove cause
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che, dopo aver siglato una conciliazione giudiziale per l'inquadramento nella categoria C5, aveva intentato una nuova causa per ottenere le categorie superiori C6 e C7. La Corte ha stabilito che la conciliazione giudiziale, essendo un accordo di natura contrattuale, ha un effetto preclusivo che copre non solo le questioni dedotte ma anche quelle 'deducibili', ovvero tutte le pretese che avrebbero potuto essere avanzate nel contenzioso originario. L'interpretazione del verbale di conciliazione spetta al giudice di merito e non può essere censurata in Cassazione come violazione del giudicato.
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Contratti P.A. illegittimi: no a parità di stipendio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12161/2025, ha stabilito che i contratti P.A. illegittimi non danno diritto all'applicazione del trattamento economico previsto da un diverso Accordo Collettivo. Il caso riguardava una veterinaria che per anni aveva lavorato per un'Azienda Sanitaria con contratti a progetto, usati in realtà per coprire esigenze strutturali. Sebbene il rapporto sia stato riqualificato come parasubordinato, la Corte ha negato le differenze retributive, affermando che nei rapporti con la P.A. prevale il principio formale del contratto stipulato, lasciando al lavoratore solo la possibilità di chiedere un risarcimento del danno o un indennizzo per arricchimento senza causa.
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Conciliazione Giudiziale: Limiti e Giudicato Implicito
Un dipendente pubblico, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale accettando una specifica categoria economica, ha intentato una nuova causa per ottenere un inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la conciliazione, al pari di una sentenza, copre non solo le questioni esplicitamente trattate ma anche quelle che si sarebbero potute sollevare, formando un "giudicato implicito" che impedisce di riaprire la controversia.
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Attività intra moenia: diritto al compenso e autorizzazione
Un medico otteneva un decreto ingiuntivo per il pagamento di compensi relativi alla sua attività intra moenia. L'Azienda Sanitaria si opponeva, sostenendo che le prestazioni erano state eseguite senza la necessaria autorizzazione preventiva. La Corte d'Appello negava il compenso al medico, pur riconoscendogli l'indennità di esclusività. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che l'attività intra moenia costituisce un diritto soggettivo del medico, non soggetto alla disciplina generale sugli incarichi extra-istituzionali (art. 53 D.Lgs. 165/2001). Di conseguenza, la mancata autorizzazione non comporta l'automatica perdita del compenso, ma la questione deve essere riesaminata alla luce della specifica normativa di settore e dei regolamenti interni.
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Retribuzione di risultato medici: quando è dovuta?
Un gruppo di medici specialisti ha richiesto il pagamento della retribuzione di risultato, un compenso aggiuntivo legato al raggiungimento di obiettivi. La Corte di Cassazione ha rigettato la loro domanda, stabilendo che tale retribuzione non è dovuta in assenza di un accordo aziendale specifico, stipulato con le organizzazioni sindacali, che definisca obiettivi, indicatori e risorse. Questo accordo è un presupposto essenziale e non può essere sostituito da atti interni dell'azienda sanitaria.
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Risoluzione contratto mutuo: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della risoluzione contratto mutuo basata su una clausola risolutiva espressa, anche a fronte del mancato pagamento di sole tre rate. I giudici hanno chiarito che la notifica dell'atto di precetto manifesta la volontà della banca di avvalersi di tale clausola, rendendo superflua una precedente diffida ad adempiere. Inoltre, è stato precisato che le normative emergenziali di sospensione dei pagamenti non si applicano alle rate già scadute prima dell'inizio del periodo di sospensione.
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Buoni postali fruttiferi: la stampigliatura prevale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un risparmiatore riguardo al rendimento dei suoi buoni postali fruttiferi. La Corte ha stabilito che la stampigliatura apposta sul titolo, indicante la serie 'Q/P', è l'elemento decisivo per determinare i tassi di interesse applicabili, prevalendo su eventuali tabelle prestampate di serie precedenti. La decisione si fonda sul principio di interpretazione complessiva del contratto, che deve mirare a ricostruire la reale volontà delle parti.
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