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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2025

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1577 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Onere prova cessione azienda: a chi spetta?
Un lavoratore, trasferito a seguito di una cessione di ramo d'azienda, si vede negare il pagamento del 'superminimo'. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24676/2025, chiarisce un principio fondamentale sull'onere della prova cessione d'azienda: spetta al datore di lavoro, e non al dipendente, dimostrare che un nuovo contratto collettivo applicato dalla società acquirente ha sostituito le precedenti condizioni economiche. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato tale onere al lavoratore.
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Differenze retributive: prova e ricorso in Cassazione
Un caso di richiesta di differenze retributive per lavoro in farmacia. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi del lavoratore, confermando la decisione di merito che negava il diritto per mancanza di prova adeguata su mansioni e orari di lavoro, rendendo impossibile ogni calcolo.
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Spese di lite: vittoria parziale e condanna
Due cittadine si opponevano a un ingente atto di precetto da parte di un ente comunale. Sebbene avessero ottenuto una riduzione, anche se minima, dell'importo dovuto, la Corte d'Appello le aveva condannate a pagare gran parte delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando il principio fondamentale che chi vince, anche solo parzialmente, non può mai essere condannato a pagare le spese legali della controparte. In questi casi, il giudice può al massimo disporre la compensazione delle spese di lite.
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Eccezione processuale: come e quando sollevarla
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso riguardante un'operazione finanziaria e un'eccezione processuale di conflitto di interessi. Una società finanziaria aveva ottenuto la liberazione da un debito verso un istituto scolastico tramite un accordo di accollo sottoscritto dal legale rappresentante della scuola. Successivamente, la scuola ha contestato l'accordo, sostenendo un conflitto di interessi del suo rappresentante, emerso solo a seguito della produzione di nuovi documenti dopo la scadenza dei termini. La Cassazione ha annullato la decisione di merito, stabilendo che i giudici inferiori avevano erroneamente accolto un'eccezione processuale che, di fatto, non era mai stata formalmente sollevata dalla scuola. Discutere i fatti in udienza non equivale a formulare una rituale richiesta al giudice, violando così il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Lavoro subordinato cooperativa: quando prevale la realtà
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società cooperativa contro l'ente previdenziale, confermando la riqualificazione del rapporto di lavoro dei soci in lavoro subordinato. La decisione si fonda sull'analisi delle concrete modalità di svolgimento delle prestazioni (lavoro elementare, assenza di rischio d'impresa, retribuzione oraria fissa), ritenute prevalenti sulla qualificazione formale del contratto. Di conseguenza, è stato confermato l'obbligo contributivo per il lavoro subordinato cooperativa, evidenziando che la realtà fattuale del rapporto prevale sempre sul 'nomen iuris' scelto dalle parti.
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Distacco comunitario: quale normativa si applica?
Un'azienda di trasporti italiana ha subito un accertamento fiscale per ritenute IRPEF non versate, relative a lavoratori ricevuti in distacco comunitario da una società portoghese. L'Agenzia delle Entrate contestava la genuinità dei contratti. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di merito, stabilendo che i giudici avevano erroneamente applicato la normativa sul distacco nazionale (D.Lgs. 276/2003) anziché quella specifica per il distacco comunitario (D.Lgs. 72/2000, attuativo della Direttiva 96/71/CE). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata sul corretto quadro normativo.
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Rivalutazione redditi pensione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della rivalutazione redditi pensione per un libero professionista. Il caso riguardava la richiesta di ricalcolare l'assegno pensionistico utilizzando un indice ISTAT più favorevole rispetto a quello applicato dalla Cassa di Previdenza. Sebbene l'indice corretto fosse quello più alto, la Corte ha stabilito che, avendo il professionista versato contributi inferiori (calcolati sull'indice più basso), la pensione deve essere commisurata ai soli contributi effettivamente pagati. Viene così affermato un principio di stretta corrispondenza tra contribuzione e prestazione, escludendo l'applicazione del principio di automaticità delle prestazioni per i lavoratori autonomi.
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Rivalutazione redditi pensione: la Cassazione decide
Un professionista ha richiesto la riliquidazione della propria pensione, sostenendo l'applicazione di un indice di rivalutazione dei redditi più favorevole. La Corte di Cassazione, pur confermando la correttezza dell'indice richiesto, ha stabilito un principio cruciale sulla rivalutazione redditi pensione: l'assegno pensionistico deve essere calcolato esclusivamente sulla base dei redditi per i quali i contributi sono stati effettivamente versati. Pertanto, una maggiore rivalutazione del reddito imponibile presuppone il versamento dei maggiori contributi corrispondenti.
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Qualificazione rapporto di lavoro: conta la sostanza
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS, sostenendo che i rapporti con i propri soci lavoratori fossero di natura autonoma e non subordinata. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto questa tesi. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha rigettato definitivamente il ricorso della cooperativa. La decisione si fonda sul principio della prevalenza della realtà fattuale sulla qualificazione formale data dalle parti al rapporto. La Corte ha confermato la corretta qualificazione rapporto di lavoro come subordinato, basandosi su indici concreti come l'inserimento stabile nell'organizzazione aziendale, la natura ripetitiva delle mansioni, l'assenza di rischio d'impresa e la retribuzione oraria fissa.
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Lavoro in cooperativa: quando è subordinato?
Una società cooperativa ha contestato una richiesta di contributi previdenziali, sostenendo l'autonomia dei suoi soci lavoratori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il rapporto di lavoro in cooperativa era di natura subordinata. La decisione si è basata su indici concreti come l'assenza di rischio d'impresa per i soci, la natura elementare e predeterminata delle mansioni e l'inserimento stabile nell'organizzazione aziendale, rendendo dovuti i contributi richiesti dall'ente previdenziale.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Cassazione ha respinto il ricorso di una cooperativa contro la richiesta di contributi da parte dell'ente previdenziale. La Corte ha confermato la corretta qualificazione del rapporto di lavoro dei soci come subordinato, basandosi sulle concrete modalità di svolgimento della prestazione (eterodirezione, assenza di rischio d'impresa) e non sulla volontà formale delle parti. Di conseguenza, il contributo per il Fondo di solidarietà è dovuto.
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Organismo di diritto pubblico: i criteri per appalti
Un consorzio di imprese ha citato in giudizio una società fieristica in seguito alla risoluzione di un contratto d'appalto per la costruzione di padiglioni espositivi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la domanda era stata presentata tardivamente. La questione centrale ha riguardato la qualificazione della società committente come organismo di diritto pubblico, il che comporta l'applicazione delle rigide norme sugli appalti pubblici, inclusi i brevi termini di decadenza per agire in giudizio. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso volti a contestare tale qualifica e ha sottolineato che, in ogni caso, lo stesso contratto richiamava espressamente la disciplina pubblicistica.
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Controlli difensivi: legittimo il licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che falsificava gli orari di lavoro. La sentenza ribadisce che i 'controlli difensivi' tramite agenzie investigative sono ammessi quando esiste un fondato sospetto di condotte illecite del lavoratore, specialmente se l'attività viene svolta fuori dai locali aziendali. La Corte ha ritenuto che il datore di lavoro avesse sufficienti indizi, come la minore performance del dipendente, per giustificare l'avvio delle indagini che hanno poi portato al licenziamento per giusta causa.
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CCNL Sanità RSA: Quando si applica al personale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che al personale delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) si applica il CCNL Sanità. La decisione si basa sulla natura mista, sanitaria e assistenziale, delle prestazioni erogate in tali strutture a favore di anziani non autosufficienti. Un medico aveva citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un'azienda speciale per i servizi alla persona, per ottenere il riconoscimento delle differenze retributive derivanti dall'applicazione del contratto del comparto sanità anziché quello delle autonomie locali. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, consolidando un principio giurisprudenziale fondamentale per il settore.
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Contratto preliminare: obblighi e validità nel definitivo
Una società costruttrice fallisce in un'operazione di permuta immobiliare a causa del rinnovo di un contratto di locazione che impediva la demolizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la responsabilità di inviare una disdetta efficace gravava su di essa, in base a quanto pattuito nel contratto preliminare. La Corte ha chiarito che gli obblighi strumentali del preliminare non vengono automaticamente superati dal contratto definitivo, ma sopravvivono per regolare la responsabilità tra le parti.
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Rivalutazione redditi pensione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha risolto una controversia tra un avvocato e la sua Cassa di previdenza riguardo al corretto calcolo della pensione. Il caso verteva sulla corretta applicazione del coefficiente di rivalutazione dei redditi. La Suprema Corte ha stabilito che per la rivalutazione redditi pensione, disciplinata dalla L. 576/1980, si deve applicare l'indice ISTAT relativo all'anno di entrata in vigore della legge (1980), basato sulla variazione inflazionistica del 1979-1980, e non un indice successivo. Questa decisione garantisce un calcolo più favorevole per il pensionato, respingendo l'interpretazione più restrittiva della Cassa Forense.
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Rivalutazione pensione: la Cassazione e i contributi
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di alcuni professionisti che chiedevano una rivalutazione pensione più elevata. La Corte ha confermato il diritto a un indice di rivalutazione superiore per i redditi, ma ha stabilito un principio cruciale: la pensione deve essere calcolata in base ai contributi effettivamente versati. Poiché i professionisti avevano pagato contributi basati su un indice più basso, la loro pensione sarà liquidata su quella stessa base inferiore, riaffermando il legame diretto tra contribuzione e prestazione per i liberi professionisti.
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Perdita di chance: come si calcola la rivalutazione?
Un progettista partecipa a un concorso pubblico per un'importante opera regionale, ma la gara viene truccata dalla commissione. Dopo un lungo percorso giudiziario, viene riconosciuto il suo diritto al risarcimento per la perdita di chance di vittoria. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, stabilisce un principio fondamentale: la rivalutazione monetaria del danno, trattandosi di un debito di valore, deve essere calcolata fino alla data della sentenza finale che liquida l'importo, e non a una data precedente. La Corte accoglie così il ricorso del progettista su questo specifico punto, garantendo un risarcimento pienamente adeguato al valore attuale.
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Inadempimento contrattuale: quando la colpa è tua
Una società di ristorazione assume un consulente per ottenere un finanziamento regionale. Il finanziamento viene approvato in via provvisoria ma poi revocato perché la società non produce un permesso di costruire essenziale. La Cassazione conferma che la società deve pagare il compenso al consulente, attribuendo la colpa del fallimento al suo stesso inadempimento contrattuale, poiché il consulente aveva svolto correttamente il proprio incarico.
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Cambio appalto: obbligo di mantenere le condizioni
In un caso di cambio appalto per servizi di pulizia, una lavoratrice si è vista ridurre l'orario di lavoro da 6 a 2 ore giornaliere. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azienda subentrante ha l'obbligo non solo di assumere il personale, ma anche di mantenere le medesime condizioni contrattuali preesistenti, inclusa la durata dell'orario di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva permesso la riduzione, è stata annullata.
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