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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2025

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1577 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Compenso straordinario amministratore: sì dalla Cassazione
Una condomina impugnava una delibera che riconosceva un compenso straordinario all'amministratore per attività extra svolte a favore del condominio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, per le delibere anteriori alla riforma del 2012, l'assemblea poteva legittimamente approvare tale compenso anche in un momento successivo allo svolgimento delle attività, rendendo così il credito esigibile. La Corte ha ritenuto irrilevante che il regolamento condominiale non prevedesse specificamente il compenso straordinario amministratore, in quanto l'assemblea è l'organo competente a ratificare le spese condominiali.
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Compenso avvocato: come si calcolano i diritti?
Un avvocato ha citato in giudizio un ex cliente per il mancato pagamento di onorari e diritti relativi a una causa di successione. Il tribunale di primo grado aveva liquidato solo una parte delle somme, escludendo i compensi per l'attività stragiudiziale e i 'diritti'. La Corte di Cassazione ha parzialmente riformato la decisione, stabilendo che per determinare il corretto compenso avvocato, il giudice deve esaminare tutti gli accordi scritti intercorsi tra le parti e non solo l'ultimo. Inoltre, ha chiarito che la maggiorazione del compenso per la difesa contro più parti deve essere valutata considerando la situazione iniziale della controversia.
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Presunzione di condominialità: la Cassazione decide
In una disputa sulla proprietà di aree esterne in un condominio, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che le aveva attribuite in via esclusiva a un solo condomino. La Suprema Corte ha ribadito che la presunzione di condominialità di tali aree, come cortili e parcheggi, può essere superata solo da un titolo contrario chiaro e inequivoco, presente nell'atto originario che ha dato vita al condominio, e non da interpretazioni deduttive basate sul silenzio o su clausole ambigue di atti di vendita successivi.
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Rinuncia abdicativa: quando è nulla per vaghezza
Un ex dipendente ha richiesto il pagamento di differenze retributive. L'azienda si è opposta sostenendo che il lavoratore avesse firmato una rinuncia a ogni pretesa. La Corte di Cassazione ha confermato l'invalidità della rinuncia abdicativa perché formulata in modo generico e vago, senza specificare i diritti a cui si rinunciava, e potenzialmente lesiva di diritti indisponibili, confermando così il diritto del lavoratore al pagamento.
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Contratto a progetto e novum in appello: la Cassazione
Una lavoratrice con contratti di collaborazione ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La sua richiesta è stata respinta in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo inammissibile il motivo relativo alla nullità del contratto a progetto per mancanza del progetto stesso, in quanto sollevato per la prima volta in appello (c.d. 'novum'). La Corte ha sottolineato l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso, che impone di formulare tutte le domande e le relative motivazioni fin dal primo atto del processo.
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Contratto di agenzia: quando è stabile e continuo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda calzaturiera, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva riqualificato il rapporto con i suoi intermediari da procacciamento d'affari a contratto di agenzia. La sentenza sottolinea che la stabilità e la continuità del rapporto, desumibili da elementi di fatto come la durata pluriennale, la cadenza mensile delle fatture e l'iscrizione all'ente previdenziale di categoria, sono decisive per la qualificazione del contratto, al di là del nome formale dato dalle parti.
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Interpretazione contratto: l’acquisto ‘a corpo’ vale
Un acquirente cita in giudizio i vicini per un corridoio, sostenendo che faccia parte del suo appartamento. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che l'acquisto 'nello stato di fatto' e la consapevolezza dell'acquirente di una precedente cessione del corridoio stesso sono decisivi. Il caso sottolinea l'importanza della corretta interpretazione del contratto di compravendita.
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Presunzione di condominialità: motivazione apparente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che confermava la natura condominiale di un piano seminterrato. La controversia nasceva dalla pretesa di proprietà esclusiva da parte degli originari proprietari dell'edificio, contrapposta alla tesi degli altri condomini che ne rivendicavano l'uso comune. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza d'appello 'solo apparente' e contraddittoria, in quanto non aveva esaminato criticamente i motivi di ricorso, limitandosi a un richiamo acritico alla decisione di primo grado. Tale vizio procedurale ha reso impossibile comprendere il ragionamento logico-giuridico alla base della decisione, violando il principio del 'minimo costituzionale' della motivazione e inficiando la corretta applicazione della presunzione di condominialità.
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Vizi sopravvenuti immobile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in un caso di locazione commerciale. La corte ha stabilito che la decisione di primo grado sui vizi sopravvenuti immobile, non appellata dal locatore, costituisce giudicato interno. Di conseguenza, la corte d'appello non poteva rigettare la richiesta di risoluzione del contratto basandosi sulla presunta preesistenza dei vizi. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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Distanza tra costruzioni: la regola della frontistanza
Una controversia tra proprietari confinanti riguardo una sopraelevazione e opere nel sottosuolo. La Corte di Cassazione cassa la decisione d'appello, chiarendo che la regola della distanza tra costruzioni di 10 metri si applica solo in presenza del requisito di 'frontistanza', ovvero quando le pareti dei due edifici si fronteggiano, anche solo parzialmente. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato non verificando in concreto tale presupposto. Viene inoltre ribadito che la rinuncia a una servitù deve avvenire per iscritto e non può essere presunta.
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Distanze tra costruzioni: il muro di contenimento
La Corte di Cassazione affronta un caso di violazione delle distanze tra costruzioni a causa di un muro di contenimento. La sentenza stabilisce che un muro che sostiene un terrapieno artificiale è una 'costruzione' a tutti gli effetti e deve rispettare le normative. Viene inoltre affermata la nullità di qualsiasi accordo privato che deroghi alle norme inderogabili del piano regolatore locale, in quanto poste a tutela dell'interesse pubblico.
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Impugnazione delibera assembleare: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condomino contro una delibera assembleare, dichiarandolo inammissibile. La decisione sottolinea che, se la sentenza d'appello si fonda su più ragioni autonome (rationes decidendi), il ricorrente deve contestarle tutte. Omettere la critica anche a una sola di esse rende l'impugnazione delibera assembleare inefficace, poiché la motivazione non censurata è sufficiente a sorreggere la decisione. Il caso in esame ha confermato questo principio, rigettando i vari motivi di ricorso per difetto di specificità e per la mancata contestazione di tutte le motivazioni della Corte d'Appello.
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Regresso condizionale: sì all’azione prima del pagamento
Una compagnia assicurativa, che aveva prestato fideiussione per una società, si oppone a una cartella esattoriale e agisce in regresso contro la società garantita prima di pagare. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'opposizione perché notificata all'ente creditore invece che all'agente di riscossione. Tuttavia, accoglie il ricorso sulla domanda accessoria, affermando la legittimità dell'azione di regresso condizionale, esperibile anche prima del pagamento per motivi di economia processuale.
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Ricorso per cassazione: l’onere della specificità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione relativo a un'azione revocatoria. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza, poiché il ricorrente non ha adeguatamente specificato e riprodotto nel ricorso gli atti e i documenti essenziali a sostegno delle proprie censure, trasformando l'appello in un'inammissibile richiesta di riesame del merito.
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Mutuo solutorio: la Cassazione ne conferma la validità
La Corte di Cassazione ha confermato la piena validità del cosiddetto "mutuo solutorio", ovvero un finanziamento concesso con lo scopo di estinguere un debito preesistente. Nel caso di specie, un gruppo di ricorrenti aveva impugnato un contratto di mutuo sostenendo che fosse simulato e privo di causa, in quanto la somma non era mai entrata nella loro effettiva disponibilità ma era stata usata per ripianare un'altra esposizione debitoria. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice disponibilità giuridica della somma sul conto del mutuatario è sufficiente a perfezionare il contratto, rendendo l'impiego successivo una scelta autonoma che non inficia la validità del mutuo stesso.
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Caducazione sentenza definitiva: effetti del ricorso
La Corte di Cassazione chiarisce il principio della caducazione della sentenza definitiva. In una complessa causa ereditaria, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza finale, poiché la precedente sentenza non definitiva, che ne costituiva il presupposto logico-giuridico, era stata annullata in un separato giudizio di legittimità. Questo effetto automatico, previsto dall'art. 336 c.p.c., svuota di contenuto e interesse l'impugnazione successiva, che viene quindi respinta in rito.
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Controdichiarazione testamentaria: prova della donazione
In una complessa disputa ereditaria, la Cassazione stabilisce che una controdichiarazione testamentaria, anche se non consegnata in vita, è una prova valida per dimostrare la simulazione parziale di donazioni precedenti. La Corte ha rigettato il ricorso principale di una società acquirente di una quota ereditaria, confermando che la pubblicazione del testamento rende la dichiarazione conoscibile e quindi efficace. Ha inoltre accolto il ricorso incidentale degli eredi, rinviando alla Corte d'Appello il compito di ricalcolare le quote di legittima alla luce della simulazione accertata.
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Contratto di procacciamento d’affari: quando è lecito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di procacciamento d'affari, finalizzato a promuovere una serie indefinita di contratti futuri, non è assimilabile alla mediazione. Di conseguenza, il procacciatore non è tenuto all'iscrizione nel registro dei mediatori per avere diritto alla provvigione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato il compenso a un procacciatore per la mancata iscrizione, sottolineando che la natura dell'incarico, volto a una pluralità di affari e non a un singolo atto, è decisiva per qualificare correttamente il rapporto.
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Prescrizione manleva assicurativa: la decisione della Corte
In un complesso caso di danni da infiltrazioni, un'impresa appaltatrice ha richiesto la manleva alle proprie assicurazioni. La Cassazione interviene sulla questione della prescrizione manleva assicurativa, stabilendo che il termine va calcolato separatamente per ogni singola fonte di responsabilità (contrattuale ed extracontrattuale). La Corte cassa la sentenza d'appello che aveva erroneamente unificato la decorrenza della prescrizione, rinviando per una nuova valutazione.
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Polizze Index-Linked: quando sono investimenti?
La Corte di Cassazione conferma la nullità di una polizza Index-Linked per mancanza del contratto quadro. La Corte ha stabilito che, quando il rischio finanziario grava sull'assicurato e la componente assicurativa è minima, il prodotto deve essere trattato come un investimento finanziario, soggetto alle norme del Testo Unico della Finanza. Di conseguenza, la compagnia assicurativa è stata condannata a restituire il premio versato dal cliente.
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