LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 133 Codice Penale — Sezione Terza Penale

Pagina 10 di 40

1027 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Reddito di cittadinanza: la firma altrui non evita la condanna
Il Beneficiario è stato condannato per aver omesso di dichiarare nella D.S.U. il reale valore del patrimonio mobiliare familiare (oltre ventunomila euro anziché circa settemila) al fine di ottenere indebitamente il Reddito di cittadinanza. La difesa ha impugnato la condanna sostenendo che la D.S.U. fosse stata firmata dal coniuge e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la firma del coniuge sulla D.S.U. non esclude la responsabilità del richiedente che ha presentato la domanda principale. Inoltre, l'esclusione della particolare tenuità del fatto è corretta poiché il beneficio è stato percepito per diversi mesi e la difesa non ha provato l'esiguità del danno economico né l'effettivo risarcimento.
Continua »
Travaso abusivo di GPL e particolare tenuità del fatto
L'Imputato è stato condannato per aver effettuato un travaso abusivo e pericoloso di GPL tra bombole in un uliveto, richiedendo l'intervento dei Vigili del Fuoco. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando l'incensuratezza dell'uomo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diniego della particolare tenuità del fatto può essere implicito nella motivazione del giudice, qualora emerga la gravità oggettiva della condotta. Nel caso specifico, l'estremo pericolo dell'operazione e la necessità di mettere in sicurezza l'area escludono qualsiasi ipotesi di lieve entità del reato.
Continua »
Furto con mezzo fraudolento: l’inganno del pranzo tra amici
Tre persone, invitate a pranzo in veranda da un anziano ospitante, hanno pianificato un furto ai suoi danni. Mentre una di loro è entrata in casa con la scusa di fare le pulizie e gli altri tenevano occupato l'anziano con delle chiacchiere, un complice si è intrufolato nell'abitazione rubando il portafoglio della vittima. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in concorso, ritenendo configurabile l'aggravante del furto con mezzo fraudolento. I giudici hanno chiarito che non si è trattato di un semplice approfittamento dell'ospitalità, ma di una vera e propria messinscena orchestrata per distrarre la vittima e neutralizzare la sua vigilanza sui beni personali. I ricorsi dei condannati sono stati rigettati.
Continua »
Lieve entità dello spaccio: sì anche se il reato è continuato
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per traffico di droga. Per due ricorrenti, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili poiché basati su censure generiche circa l'attendibilità dei collaboratori di giustizia. Per altri due coimputati, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente all'aumento di pena per continuazione, privo di adeguata motivazione. Infine, per il ricorrente accusato di spaccio singolo, i giudici hanno accolto il ricorso sul mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio. La Cassazione ha chiarito che l'assoluzione dal reato associativo rende contraddittorio escludere la lieve entità dello spaccio solo per una presunta contiguità con il gruppo criminale, e che l'attività continuativa non è incompatibile con tale attenuante. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
Continua »
Scarico di reflui non autorizzato: condannato l’inquilino
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti del titolare di un'impresa per il reato di scarico di reflui non autorizzato. L'imputato si era difeso sostenendo di essere un semplice inquilino dell'area e non il proprietario, ritenendo quindi impossibile regolarizzare la propria posizione. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo che la responsabilità penale ricade su chi gestisce materialmente l'attività inquinante, a prescindere dalla proprietà del terreno. La Suprema Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la sanzione pecuniaria e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende, escludendo la particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche.
Continua »
Sostituzione della pena detentiva negata al pusher in monopattino
Un giovane spacciatore, fermato a bordo di un monopattino elettrico mentre vendeva cocaina e hashish, ha tentato di investire gli agenti di polizia per fuggire. Condannato per resistenza a pubblico ufficiale e spaccio di lieve entità, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento del reato continuato e il diniego della sostituzione della pena detentiva con la detenzione domiciliare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non vi è un unico disegno criminoso tra la resistenza e lo spaccio. Inoltre, la sostituzione della pena detentiva è stata legittimamente negata a causa della spiccata inclinazione criminale del soggetto, desunta da plurime condanne precedenti, dall'uso di un'auto rubata e dalle continue violazioni delle misure cautelari. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Contributi pubblici: il trucco delle rate non evita la condanna
Un agricoltore è stato condannato per il reato di indebita percezione di contributi pubblici nel settore agricolo, avendo ottenuto aiuti finanziari presentando dati falsi, tra cui un contratto di affitto intestato a una persona già deceduta. La difesa sosteneva che le singole riscossioni fossero inferiori alla soglia di punibilità di 5.000 euro, configurando solo un illecito amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la soglia va calcolata sull'importo complessivo del beneficio ottenuto e non sulle singole rate. Di conseguenza, la responsabilità penale dell'agricoltore è stata confermata in via definitiva. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sul trattamento sanzionatorio, annullando la sentenza con rinvio alla Corte d'appello di Catanzaro solo per rideterminare la pena, poiché i giudici di secondo grado non avevano motivato adeguatamente la quantificazione della sanzione.
Continua »
Oblazione speciale: i precedenti penali bloccano il beneficio
L'Imputato è stato condannato alla pena di 300 euro di ammenda per aver partecipato a giochi d'azzardo all'interno di un circolo privato. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, il mancato accoglimento della sua richiesta di oblazione speciale, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'oblazione speciale ex art. 162-bis c.p. non costituisce un diritto automatico, ma è subordinata alla valutazione discrezionale del giudice sulla gravità del fatto e sulla capacità a delinquere del reo. Nel caso specifico, i precedenti penali dell'Imputato giustificano pienamente il diniego sia dell'oblazione che delle attenuanti generiche, mentre la determinazione della pena sopra il minimo edittale esclude implicitamente la particolare tenuità del fatto.
Continua »
Carico instabile e colpa con previsione: condannato l’autista
Un autista professionista trasportava su un camion privo di sponde laterali un pesante carico metallico non ancorato. Durante una curva, il carico è scivolato invadendo la corsia opposta e travolgendo un'auto, uccidendo sul colpo la conducente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo aggravato dalla colpa con previsione. I giudici hanno stabilito che l'autista, data la sua qualifica professionale e le condizioni palesemente pericolose del mezzo, aveva previsto concretamente il rischio della caduta del carico, pur sperando che l'incidente non si verificasse. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso del conducente, confermando la gravità della condotta e la pena inflitta.
Continua »
Deposito incontrollato di rifiuti: condanna senza sanatoria
Un imprenditore agricolo è stato condannato per il reato di deposito incontrollato di rifiuti non pericolosi, come scarti di demolizione, potature e plastica, rinvenuti sul terreno della sua società. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'azione penale fosse improcedibile poiché l'organo di vigilanza non gli aveva notificato le prescrizioni per sanare l'illecito e ottenere l'estinzione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la mancata indicazione delle prescrizioni di regolarizzazione da parte della polizia giudiziaria non blocca il processo penale. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta accertata.
Continua »
Dichiarazione fraudolenta: condanna definitiva ma sanzioni da rifare
Il Rappresentante Legale di una società è stato condannato per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti emesse da società cartiere. La Corte di Appello ha ridotto la pena principale a un anno e dieci mesi di reclusione, ma ha confermato la durata delle pene accessorie a un anno e sei mesi senza fornire alcuna motivazione, negando inoltre il beneficio della non menzione della condanna. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la sentenza limitatamente alla durata delle pene accessorie e alla mancata motivazione sul diniego della non menzione. La condanna principale per dichiarazione fraudolenta è diventata definitiva, mentre il calcolo delle sanzioni accessorie e la valutazione del beneficio dovranno essere riesaminati in un nuovo giudizio d'appello.
Continua »
Dichiarazione fraudolenta: l’errore di data non salva il reo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente condannato per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. L'imputato lamentava la nullità della sentenza per un presunto vizio di date e la mancanza di motivazione sull'aumento di pena per la continuazione dei reati. I giudici di legittimità hanno chiarito che la discrepanza temporale era un semplice errore materiale di scrittura, facilmente correggibile. Inoltre, la Cassazione ha stabilito che, quando l'aumento di pena per la continuazione è minimo (nel caso specifico, solo due giorni), il giudice non è tenuto a fornire una motivazione dettagliata, essendo sufficiente una giustificazione sintetica basata sulla gravità complessiva del fatto. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
Continua »
Determinazione della pena: quando superare il minimo è lecito
Il caso riguarda un uomo condannato per spaccio di lieve entità. La difesa contestava la determinazione della pena, fissata sopra il minimo di legge, lamentando una mancanza di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena spetta alla discrezionalità del giudice di merito. Nel caso specifico, lo scostamento dal minimo era ampiamente giustificato dai precedenti penali dell'imputato, dall'elevata purezza della cocaina e dal possesso di diverse droghe. Inoltre, l'imputato aveva continuato a spacciare anche dopo il primo arresto. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito se quest'ultima è logica e coerente.
Continua »
Graduazione della pena: sconti minimi per reati gravi
L'Imputato, condannato per illecita detenzione di sostanze stupefacenti, ha proposto ricorso lamentando una riduzione di pena ritenuta insufficiente (soli quattro mesi) dopo l'esclusione della recidiva in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La decisione d'appello è stata ritenuta corretta e ben motivata, avendo valorizzato la gravità del fatto, l'ingente quantitativo di hashish e i collegamenti con la criminalità organizzata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Contraffazione di opere d’arte: condannato il falso antico online
L'Imputato è stato condannato per il reato di contraffazione di opere d'arte per aver messo in vendita online, al prezzo di 225.000 euro, una statua di bronzo spacciata per antica ma artificialmente invecchiata tramite acidi e patine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna a sei mesi di reclusione e 240 euro di multa. I giudici hanno chiarito che la notifica a mani proprie è sempre valida, anche in presenza di domicilio eletto presso il difensore, e che la competenza territoriale si radica nel luogo di pubblicazione dell'annuncio online. Inoltre, l'invecchiamento artificiale di un oggetto per attribuirgli una falsa apparenza di antichità integra pienamente il reato contestato, rendendo irrilevante la mancata indicazione di una specifica epoca storica.
Continua »
Graduazione della pena: no allo sconto se lo spaccio è organizzato
L'Imputato, condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti di lieve entità, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della sanzione inflitta. La difesa lamentava la mancata applicazione dello sconto massimo di pena per le attenuanti generiche e una carente motivazione sui criteri di calcolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivata. Nel caso specifico, la sanzione superiore al minimo edittale era giustificata dal quantitativo non irrisorio di droga, dalla reiterazione dello spaccio e dalla complessa organizzazione dell'attività illecita. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Coltivazione di stupefacenti: condanna per la serra professionale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di coltivazione di stupefacenti a carico di un uomo che aveva allestito un vero e proprio laboratorio artigianale sotterraneo. La difesa contestava la quantificazione della pena base e chiedeva il riconoscimento della lieve entità o dell'uso terapeutico. I giudici hanno invece evidenziato la gravità della condotta, data la presenza di una serra climatica professionale con dieci lampade ad alto voltaggio e un quantitativo di piante idoneo a produrre oltre 53.000 dosi. La Suprema Corte ha chiarito che non occorre una motivazione dettagliata se la sanzione finale si colloca al di sotto della media edittale, rigettando così il ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Omesso versamento delle ritenute: la crisi non salva l’azienda
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali. L'imputato si era difeso sostenendo che la crisi economica lo avesse costretto a privilegiare il pagamento degli stipendi dei dipendenti rispetto ai contributi INPS, invocando la forza maggiore. I giudici hanno chiarito che la crisi di liquidità non esclude il dolo generico né costituisce forza maggiore, poiché il datore di lavoro ha il dovere di accantonare le somme per l'Erario al momento del pagamento delle retribuzioni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imprenditore è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: negata per lo spaccio in strada
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità, sorpreso a vendere 0,15 grammi di cocaina per quindici euro. L'imputato chiedeva l'assoluzione invocando la particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato il diniego di tali benefici a causa delle modalità della condotta, caratterizzata da spaccio in strada, e della presenza di un precedente penale specifico. La Cassazione ha ribadito che l'abitualità del comportamento e la pericolosità sociale escludono la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Occultamento di documenti contabili: condanna sì, ma pena ridotta
Un imprenditore, titolare di una ditta individuale, è stato condannato per il reato di occultamento di documenti contabili per aver nascosto le fatture dal 2014 al 2017 al fine di evadere le imposte. I giudici di merito avevano applicato un aumento di pena per la recidiva pari a un anno e sei mesi, partendo da una pena base di due anni e sei mesi. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente: l'aumento per la recidiva applicato era illegale perché superava il limite massimo della metà della pena base previsto dalla legge (pari a un anno e tre mesi). La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al calcolo della pena, rideterminando l'aumento per la recidiva in un anno e tre mesi di reclusione e confermando nel resto la condanna.
Continua »