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Art. 133 Codice Penale — Anno 2026

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2540 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Reato continuato e pene arbitrarie: la Cassazione annulla
Un condannato per reati di droga ha chiesto l'applicazione del reato continuato tra diverse sentenze irrevocabili. Il giudice dell'esecuzione ha riconosciuto l'unicita del disegno criminoso, ma ha stabilito un aumento di tre anni di reclusione per il reato satellite definendolo semplicemente equo. La difesa ha impugnato la decisione per difetto di motivazione e illogicita del calcolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarificando che il giudice deve sempre giustificare la misura dell'aumento di pena applicato ai reati minori basandosi sui criteri dell'articolo 133 del codice penale. L'ordinanza e stata annullata relativamente al trattamento sanzionatorio con rinvio per un nuovo esame.
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Determinazione della pena: i limiti al ricorso in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena decisa dalla Corte di Appello. Il ricorrente ha lamentato la violazione della legge e la mancanza di una motivazione adeguata sul calcolo della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La legge impone una spiegazione dettagliata del calcolo solo quando la pena superi di gran lunga la misura media. Nel caso specifico, la decisione risultava ampiamente giustificata dai numerosi precedenti penali dell'Imputato e dalla sua indole violenta. La Cassazione ha confermato la sanzione e ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e alla somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Guida sotto l’effetto di stupefacenti: niente sconti ai recidivi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un automobilista imputato del reato di guida sotto l'effetto di stupefacenti. Il conducente aveva proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e contestando la misura della pena inflitta nei primi due gradi di giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il trattamento sanzionatorio rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La decisione impugnata risultava adeguatamente motivata in ragione dei numerosi precedenti penali dell'imputato e dell'assenza di elementi idonei a giustificare sconti di pena, con una sanzione già determinata vicino al minimo edittale. L'automobilista è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche per incensurato: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche per incensurato e la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice assenza di precedenti penali non basta ad ottenere lo sconto di pena. Nel caso specifico, la grande quantità di droga detenuta, l'elevato principio attivo e il chiaro inserimento in dinamiche criminali organizzate giustificano il diniego dei benefici. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e L'Imputato deve pagare le spese del processo oltre ad una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Trucco esame patente: la Cassazione annulla la tenuità del fatto
Due candidati utilizzano microauricolari e dispositivi elettronici nascosti per superare la prova teorica di guida con suggerimenti esterni. Il Tribunale assolve gli imputati applicando la particolare tenuità del fatto, ritenendo la condotta un semplice tentativo fallito per il mancato superamento dell'esame. Il Procuratore della Repubblica propone ricorso per Cassazione. La Suprema Corte annulla l'assoluzione. Il trucco esame patente costituisce un reato consumato nel momento stesso in cui si presentano le risposte fornite da terzi. L'uso di mezzi tecnologici e il pericolo per la sicurezza stradale escludono la tenuità dell'offesa. Il processo dovrà essere celebrato nuovamente.
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Rapina di lieve entità: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per il reato di rapina, richiedendo il riconoscimento della rapina di lieve entità e la sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'imputato si è limitato a ripetere le argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza apportare elementi di novità. Inoltre, le concrete modalità dell'azione violenta escludono l'attenuante della minima gravità del fatto. La decisione della Corte d'Appello è apparsa priva di vizi e sorretta da adeguata motivazione. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti e recidiva: verdetto rigido
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato custodiva in auto e a casa ingenti quantitativi di cocaina e marijuana. La difesa contestava la pluralità di reati addebitata per le diverse tipologie di droga, la mancata prevalenza delle attenuanti sulla recidiva e il diniego della continuazione con una precedente condanna. I giudici di legittimità hanno ribadito che detenere droghe iscritte in tabelle differenti configura reati distinti. Inoltre, la vicinanza temporale con la condanna precedente dimostra una spiccata capacità a delinquere. L'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
L'Imputato incassa una somma di denaro per la vendita di un bene, ma trasferisce immediatamente l'immobile alla moglie. I giudici di merito lo condannano per reato contro il patrimonio. L'Imputato propone ricorso sostenendo che la vicenda costituisca un semplice illecito civile e chiedendo la concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara l'Inammissibilità del ricorso per cassazione. I motivi presentati sono generici, ripetitivi e mirano a ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. Inoltre, la mancata concessione delle attenuanti risulta motivata dalla gravità della condotta e dai precedenti penali. La decisione conferma la condanna e dispone il pagamento delle spese processuali, oltre a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate: confermata la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che lo ha condannato per il reato di furto. Il ricorso contestava unicamente il diniego del beneficio relativo alle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici di secondo grado hanno motivato adeguatamente la propria decisione basandosi su precisi indici personali e fattuali. Il giudice di merito non deve esaminare ogni singolo elemento favorevole o contrario, ma può limitarsi a quelli decisivi. Di conseguenza, L'Imputato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: no agli sconti automatici
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ha violato le prescrizioni spostandosi in un altro Comune. I giudici di merito lo hanno condannato alla pena di otto mesi di reclusione, negando le circostanze attenuanti generiche. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione del beneficio e contestando la motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice di merito ha valutato in modo logico la vicenda. La scelta del rito abbreviato e la mancata contestazione degli addebiti non costituiscono prove di ravvedimento. Senza elementi positivi specifici, la richiesta delle circostanze attenuanti generiche risulta priva di fondamento e non permette di ottenere alcuno sconto di pena.
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Guida senza patente e recidiva: multa o processo penale
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida senza patente e recidiva nel biennio. Il conducente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la precedente violazione amministrativa non fosse stata provata tramite una certificazione ufficiale di definitività. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per dimostrare la recidiva e confermare la natura penale dell'infrazione, non occorre un attestato formale se esistono elementi probatori certi e l'automobilista non dimostra di aver contestato la sanzione precedente. Di conseguenza, la condanna penale è rimasta confermata e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Valutazione della prova indiziaria: ricorso inammissibile
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per furto aggravato, contestando la valutazione della prova indiziaria utilizzata dai giudici nei primi gradi di giudizio e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Suprema Corte stabilisce che i giudici di merito hanno analizzato correttamente gli indizi in modo globale e unitario, superando la soglia dell'oltre ogni ragionevole dubbio. Inoltre, la quantificazione della pena e il diniego delle attenuanti rientrano nel potere discrezionale del giudice, se adeguatamente motivati. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Notifica del decreto di citazione viziata: condanna annullata
Tre persone subiscono una condanna in primo e secondo grado per il reato di furto in abitazione. Le imputate propongono ricorso in Cassazione lamentando un vizio procedurale. La notifica del decreto di citazione per il giudizio d'appello risulta inviata al difensore in un'unica copia via posta elettronica senza specificare che l'atto valeva anche per le assistite domiciliate presso il suo studio. La Suprema Corte accoglie il ricorso e dichiara la nullità assoluta della sentenza d'appello per omessa notifica nei confronti delle imputate. La Cassazione annulla la pronuncia di secondo grado e dispone la trasmissione degli atti a un'altra sezione della Corte d'Appello per svolgere un nuovo processo.
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Reato di ricettazione: il silenzio sulla refurtiva condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione dopo il ritrovamento nella sua disponibilità di beni rubati. Le telecamere di videosorveglianza hanno registrato la presenza dell'uomo, il quale non ha fornito alcuna spiegazione credibile sulla provenienza della refurtiva. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti nella valutazione delle prove e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il possessore di beni illeciti risponde di ricettazione se non ne giustifica la provenienza. Inoltre, i motivi erano generici e ripetitivi. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: quando il ricorso non salva
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per spaccio di lieve entità. La difesa ha lamentato la mancata concessione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, il mancato riconoscimento della continuazione tra reati e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego della particolare tenuità del fatto è legittimo se fondato sul dato ponderale della sostanza e sui rischi per la salute. La continuazione richiede un disegno criminoso unitario prefissato, non una generica abitudine a delinquere. Infine, i precedenti penali giustificano il no alle attenuanti. L'Imputato paga le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: la disattenzione non evita la condanna
Un uomo è stato fermato dai carabinieri con un coltello a serramanico agganciato al mazzo di chiavi dell'auto, tenuto nella tasca dei pantaloni. L'imputato ha sostenuto che l'auto appartenesse alla sorella e di non essersi accorto della presenza dell'arma. I giudici lo hanno condannato per porto abusivo di armi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che per i reati contravvenzionali è sufficiente la semplice colpa o disattenzione. La Corte ha negato l'attenuante della lieve entità e la particolare tenuità del fatto, poiché il coltello era pronto all'uso e l'uomo aveva precedenti penali. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Conflitto negativo di giurisdizione: quando il ricorso è tardivo
Una società di telecomunicazioni ha impugnato un'ingiunzione di pagamento per canoni di occupazione del suolo pubblico. Il giudice ordinario ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione sulle clausole contrattuali, inviando le parti davanti al TAR. La causa è stata riassunta davanti al giudice amministrativo. Durante la prima udienza, il TAR ha sollevato una diversa questione di inammissibilità, senza fare cenno al tema della giurisdizione. Solo in un secondo momento il TAR ha sollevato d'ufficio un conflitto negativo di giurisdizione davanti alla Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il ricorso per tardività. Il TAR ha consumato il proprio potere non segnalando la questione tempestivamente durante la prima udienza, con la conseguenza che la causa resta incardinata davanti allo stesso giudice amministrativo.
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Ricettazione di particolare tenuità negata per migliaia di capi
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che lo condannava per ricettazione. La difesa invocava l'ipotesi attenuata di ricettazione di particolare tenuità, il riconoscimento del vincolo della continuazione e le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la tenuità del fatto è esclusa dal disvalore complessivo della condotta. Nel caso specifico, la presenza di ventiseimila settecentocinquantasette capi di abbigliamento sequestrati e la reiterazione dell'illecito dimostrano la gravità della condotta. Inoltre, il tempo trascorso tra le violazioni esclude un unico disegno criminoso, mentre la concessione delle attenuanti generiche richiede elementi positivi concreti. L'Imputato deve pagare le spese del processo e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta: società inattiva e condanna confermata
L'Imprenditore ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. La difesa sosteneva che la società fosse inattiva e contestava la fallibilità dell'impresa, la presenza del dolo e la severità della pena inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, ai fini della bancarotta fraudolenta, non importa se la società sia operativa o meno, ma conta l'esistenza di un'entità giuridica sul cui patrimonio i creditori hanno fatto affidamento. Inoltre, il giudice penale non può mettere in discussione la sentenza di fallimento emessa dal tribunale. La quantificazione della pena rientra nella discrezionalità dei giudici di merito. L'Imprenditore perde il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Delitto di rapina: anche la violenza breve conferma la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per il delitto di rapina. La difesa ha sostenuto l'assenza di motivazione riguardo alla responsabilità penale, affermando che la condotta violenta fosse di breve durata e non sufficiente a integrare il reato. Inoltre, la difesa ha contestato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che anche una violenza di breve durata integra pienamente il delitto di rapina. La quantificazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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