LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 133 Codice Penale — Anno 2026

Pagina 10 di 40

2540 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Credibilità della persona offesa e condanna per estorsione
L'Imputato è stato condannato per il reato di estorsione dopo aver costretto la vittima a consegnargli una somma di denaro. Contro la sentenza di appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la credibilità della persona offesa e la misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le dichiarazioni della vittima possono basare da sole la condanna se ritenute attendibili con idonea motivazione. Il controllo sulla credibilità della persona offesa spetta unicamente ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, salvo illogicità manifeste. Inoltre, l'estorsione si è consumata con l'effettiva dazione del denaro. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a tremila euro per la Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di estorsione: la Cassazione blocca il ricalcolo della pena
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Roma, chiedendo di rivedere la ricostruzione dei fatti relativi al reato di estorsione e di ridurre la pena inflitta. I giudici della Suprema Corte dichiarano il ricorso inammissibile. La motivazione sottolinea che la Cassazione non possiede il potere di riesaminare le prove o di proporre una valutazione alternativa dei fatti, compito riservato esclusivamente al giudice di merito. Inoltre, la determinazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice, purché la motivazione rispetti i principi stabiliti dal codice penale. L'imputato perde la causa, viene condannato al pagamento delle spese processuali e deve versare tremila euro in favore della cassa delle ammende.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: negata per i precedenti penali
L'Imputato, condannato per possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli, ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione. La difesa ha chiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e una riduzione della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. I giudici hanno chiarito che la doglianza sulla particolare tenuità del fatto era una pura ripetizione di quanto già respinto in appello, incompatibile con i numerosi precedenti penali dell'uomo. Inoltre, la contestazione sull'eccessività della pena non era stata presentata nel giudizio di secondo grado. L'Imputato deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende e pagare le spese del processo.
Continua »
Commisurazione della pena: no al minimo per il tentato omicidio
L'Imputato, in concorso con un altro soggetto, ha tentato di uccidere La Vittima investendola deliberatamente con un furgone rubato, poi incendiato per distruggere le prove. In seguito all'esclusione dell'aggravante mafiosa disposta dalla Cassazione, la Corte di Appello in sede di rinvio ha rideterminato la sanzione a nove anni e quattro mesi di reclusione. L'Imputato ha proposto nuovo ricorso contestando la commisurazione della pena e sostenendo che l'eliminazione dell'aggravante avrebbe dovuto comportare un calo piu drastico della condanna, oltre a lamentare il mancato riconoscimento del percorso rieducativo carcerario. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la commisurazione della pena rispetta pienamente i criteri di proporzionalita e gravita del fatto, caratterizzato da premeditazione, insidiosita e distruzione delle tracce.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: quando la recidiva le nega
L'Imputato, già condannato per reati sugli stupefacenti, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La difesa sosteneva che il comportamento collaborativo tenuto durante il processo giustificasse lo sconto di pena. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto prevalenti i numerosi precedenti penali dell'uomo e il fatto che il reato sia stato commesso mentre si trovava in affidamento in prova ai servizi sociali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice può infatti negare le circostanze attenuanti generiche valorizzando anche un solo elemento negativo della personalità dell'imputato. L'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Furto in abitazione: ricorso respinto e condanna definitiva
I giudici hanno confermato la condanna di due soggetti per il reato di furto in abitazione aggravato. Gli imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando difetti di motivazione, il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, il diniego delle attenuanti per danno lieve e la scorretta applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici di legittimità hanno ricordato che non è possibile richiedere un nuovo esame delle prove in sede di Cassazione. Inoltre, la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione complessiva della condotta e il danno patrimoniale include tutte le conseguenze subite dalla vittima. I due soggetti devono quindi pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato continuato in sede esecutiva tra aumenti e motivazione
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene derivanti da due distinte sentenze di condanna penale. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto parzialmente l'istanza, individuando l'illecito più grave e determinando modesti aumenti di pena per i reati satellite. Il Condannato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una carenza di motivazione circa l'entità di tali aumenti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che quando gli aumenti stabiliti per i reati minori risultano di modesta entità e rispettano il principio di proporzionalità, è sufficiente una motivazione sintetica. La pena finale ricalcolata è stata quindi confermata a carico del ricorrente con condanna al pagamento delle spese.
Continua »
Amministratore di fatto e bancarotta: la condanna è confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta nei confronti di un imprenditore riconosciuto come amministratore di fatto. L'imputato aveva ceduto formalmente le quote societarie a un parente privo di esperienza gestoria. Tuttavia, egli continuava a dirigere le attività commerciali, impartire ordini ai dipendenti e disporre dei locali aziendali. Successivamente, l'imputato ha affittato i rami d'azienda senza incassare reali corrispettivi né conservare le scritture contabili. I giudici hanno stabilito che chi esercita in modo continuativo poteri direttivi risponde di tutti i reati societari, indipendentemente dalla presenza di un legale rappresentante formale. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato.
Continua »
Lieve entità della rapina: negati gli sconti a chi ha precedenti
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che lo ha condannato per concorso in rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa contesta il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della circostanza attenuante della lieve entità della rapina, introdotta dalla giurisprudenza costituzionale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che l'azione criminosa risulta ben strutturata, pianificata ed eseguita in un arco di tempo ristretto, con l'allusione all'uso di un'arma. Tali elementi escludono la ridotta offensività del fatto. Inoltre, i numerosi precedenti penali ostacolano la concessione delle attenuanti generiche. L'imputato viene condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Recidiva reiterata: annullata la condanna con vecchi precedenti
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza a carico de L'Imputato relativamente al calcolo della pena per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I giudici di secondo grado avevano applicato la recidiva reiterata ed escluso la pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità. La Suprema Corte ha stabilito che non sussiste la recidiva reiterata se i reati precedenti sono stati commessi prima che la prima condanna diventasse definitiva. Inoltre, i vecchi precedenti penali, risalenti a oltre dieci anni prima ed eterogenei, non giustificano automaticamente il rifiuto delle misure alternative senza un'effettiva valutazione prognostica. L'Imputato ottiene l'annullamento con rinvio per un nuovo giudizio sulla pena.
Continua »
Furto aggravato con destrezza: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due soggetti per furto consumato e tentato furto. Gli imputati avevano proposto ricorso contestando la sussistenza della circostanza che configura il furto aggravato con destrezza e lamentando un'errata quantificazione della pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili i ricorsi, precisando che la destrezza sussiste ogni volta che l'autore del reato adotta accorgimenti ulteriori rispetto al minimo indispensabile, idonei a eludere la sorveglianza della vittima. Inoltre, la determinazione della pena e il bilanciamento delle circostanze rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e non possono essere riesaminati in Cassazione se motivati in modo logico. Gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto d’uso: il mancato rientro della refurtiva aggrava la pena
L'Imputato è stato condannato per furto aggravato. Successivamente ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere la riqualificazione del reato in furto d'uso e la concessione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Riguardo all'ipotesi di furto d'uso, i giudici hanno rilevato l'assenza della restituzione spontanea del bene, elemento indispensabile previsto dalla legge. Per quanto concerne la particolare tenuità del fatto, la Corte ha confermato l'ampia discrezionalità del giudice di merito nell'individuazione degli elementi decisivi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Ricettazione di patente di guida: no a sconto per valore minimo
L'Imputato è stato condannato per la ricettazione di patente di guida, utilizzata per sottrarsi a un ordine di carcerazione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo il valore minimo del documento e chiedendo l'attenuante della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando che la lieve entità economica non basta ad attenuare la pena. Occorre infatti valutare la pericolosità sociale e la capacità a delinquere del soggetto, dimostrata nel caso specifico dall'uso del documento per eludere la giustizia e dai precedenti penali reiterati. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Attenuanti generiche e detenzione domestica: ricorso respinto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego della concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. In merito al primo motivo, la Corte ha chiarito che dopo un annullamento parziale il giudizio di rinvio riguarda esclusivamente i punti annullati. Sul secondo profilo, i giudici hanno confermato il rifiuto delle attenuanti generiche a causa della prolungata e ingiustificata assenza dell'imputato dal luogo di detenzione domestica. Tale condotta dimostra un'evidente incapacità di rispettare le prescrizioni e un'elevata intensità del dolo. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Dichiarazione fraudolenta e finto appalto: condanna confermata
Un imprenditore, legale rappresentante di una società, ha subito la condanna per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. L'azienda ha stipulato falsi contratti di appalto per mascherare una somministrazione illecita di manodopera. Attraverso dodici fatture simulate, la società ha indicato elementi passivi fittizi e detratto indebitamente l'IVA. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la condotta rientrasse nell'abuso del diritto non punibile e contestando il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso di un contratto apparente per nascondere il prestito irregolare di lavoratori costituisce simulazione relativa. Tale meccanismo integra il delitto di dichiarazione fraudolenta. L'abuso del diritto non trova applicazione di fronte a condotte simulate o penalmente rilevanti.
Continua »
Applicazione della libertà vigilata pur dopo la fine della pena
Un uomo condannato per estorsione aggravata da finalità mafiose ha impugnato la decisione che disponeva l'applicazione della libertà vigilata per tre anni. La difesa sosteneva la mancanza di pericolosità sociale attuale, evidenziando il tempo trascorso dai reati e i problemi di salute del condannato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la sussistenza della pericolosità sociale attuale. L'imputato non ha mostrato alcuna revisione critica dei propri crimini. Inoltre, le forze dell'ordine lo hanno sorpreso a frequentare nuovamente soggetti con precedenti penali poco dopo la scarcerazione. La Suprema Corte ha così confermato la legittimità della misura di sicurezza e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Precedenti e circostanze attenuanti generiche: ricorso respinto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Il ricorrente sosteneva che i suoi precedenti penali non fossero gravi e giustificassero uno sconto di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per negare le circostanze attenuanti generiche basta esaminare anche un solo elemento fondamentale della personalità dell'imputato, come un curriculum criminale negativo che dimostri la mancanza di ravvedimento. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Furto di energia elettrica: il comodato non salva dalla condanna
Un cittadino ha subito la condanna per il reato di furto di energia elettrica commesso tramite un allaccio abusivo al contatore di una masseria. Il sistema illecito ha sottratto elettricità alla società erogatrice per un valore di circa trentamila euro nell'arco di tre anni. La difesa ha sostenuto l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dall'imputato al momento dell'arresto e la mancanza di una formale querela scritta, invocando la cessione dell'immobile in comodato a terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la denuncia orale resa ai Carabinieri costituisce una valida querela. La Corte ha inoltre confermato che le ammissioni spontanee inserite nel verbale di arresto sono pienamente utilizzabili. L'imputato deve sanzionare la condotta, scontare la pena e pagare le spese processuali.
Continua »
Detenzione domiciliare sostitutiva: reato in casa non la esclude
L'Imputato veniva condannato per la detenzione di un'arma clandestina all'interno della propria abitazione. I giudici di secondo grado negavano la detenzione domiciliare sostitutiva sostenendo che il reato si era consumato proprio presso il domicilio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato e ha chiarito che il luogo di commissione del reato non preclude in automatico la detenzione domiciliare sostitutiva. Il giudice deve valutare elementi concreti legati alla gravità del fatto e alla capacità a delinquere, verificare l'idoneità delle prescrizioni ed evitare automatismi ostativi. La Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla pena sostitutiva con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Deformazione dell’aspetto della persona: confermata la pena
Il Lavoratore condannato per il reato di deformazione dell'aspetto della persona ha chiesto al Giudice dell'esecuzione la riduzione della pena. La richiesta derivava dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 83/2025, che ha introdotto l'attenuante della lieve entità per questo delitto. La Corte di Appello ha ridotto solo la pena accessoria, negando lo sconto sulla pena principale a causa della violenza dell'aggressione e delle gravissime lesioni oculari permanenti causate alla vittima. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'illegalità della pena. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la violenza del fatto e la gravità dei danni escludono la lieve entità. Il ricorrente deve pagare le spese processuali.
Continua »