L'Imputato veniva condannato in primo grado a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di spaccio di lieve entità. In appello, i giudici riducevano la reclusione a un anno e quattro mesi, aggiungendo una multa di seimila euro. La Cassazione ha stabilito che questa modifica non viola il divieto di peggioramento della sanzione, poiché il ricalcolo complessivo risulta più favorevole. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulla contestata applicazione della recidiva. I giudici di secondo grado hanno infatti ignorato la richiesta difensiva di escludere l'aumento di pena per i precedenti. L'applicazione della recidiva richiede un'attenta analisi concreta della pericolosità sociale del reo e non una semplice elencazione dei suoi precedenti. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente a questo punto, rinviando gli atti per un nuovo giudizio sanzionatorio.
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