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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2026

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2224 provvedimenti

Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Truffa per false timbrature: zero straordinari ma resta il reato
Un militare è stato condannato per il reato di truffa per false timbrature ai danni dell'Amministrazione. Il lavoratore faceva risultare falsamente la propria presenza in servizio tramite codici personali usati da terzi o alterazioni informatiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del militare, confermando la condanna a sette mesi di reclusione. I giudici hanno chiarito che i filmati delle telecamere della caserma costituiscono prove documentali valide. Inoltre, l'accumulo di riposi compensativi non dovuti causa un danno diretto all'ente pubblico, privandolo di prestazioni lavorative spettanti. La condotta integra un vero e proprio raggiro idoneo a trarre in errore la struttura militare, escludendo reati minori o la particolare tenuità del fatto.
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Reato di evasione: le scuse pretestuose non evitano la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione, chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto, la concessione delle attenuanti generiche e la cancellazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e aspecifici. I giudici hanno evidenziato come l'Imputato non si sia confrontato con le adeguate motivazioni della Corte d'Appello, la quale aveva già accertato la natura pretestuosa delle giustificazioni addotte per la condotta illecita. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: poca droga, ma è spaccio
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti destinata allo spaccio, nonostante le forze dell'ordine abbiano sequestrato soltanto due dosi di cocaina. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'uso personale e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la destinazione allo spaccio si ricava da un insieme di indizi: il ritardo nell'aprire la porta ai Carabinieri, l'impianto di videosorveglianza sulla strada, i bagni allagati per disfarsi della sostanza e il possesso di denaro non giustificato durante gli arresti domiciliari. La scarsa quantità trovata rappresentava solo il residuo della droga distrutta. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Omessa comunicazione guasto nave: condanna per il comandante
Il Comandante della nave non segnala alle autorità marittime la disattivazione dell'elica di prora. La difesa sostiene che la sospensione del sistema sia stata una misura precauzionale temporanea e che l'anomalia non incida sulla navigazione principale, configurando solo un'infrazione amministrativa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e conferma la condanna penale. I giudici chiariscono che l'omessa comunicazione guasto nave costituisce un reato di pericolo presunto. Qualsiasi difetto tecnico capace di alterare la capacità di manovra dell'imbarcazione deve essere immediatamente riferito alla torre di controllo, anche se la disattivazione dell'impianto deriva da una scelta volontaria. La Corte esclude inoltre la particolare tenuità del fatto, evidenziando la pericolosità dell'attività svolta e la consapevolezza del guasto nei giorni precedenti.
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Minima partecipazione al reato: verdetto severo della Cassazione
Due soggetti hanno subito una condanna penale per tentata violazione di domicilio e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. I condannati hanno proposto ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato, la particolare tenuità del fatto e chiedendo l'applicazione dell'attenuante per la minima partecipazione al reato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi interamente inammissibili. I giudici hanno chiarito che la minima partecipazione al reato richiede un apporto causale del tutto marginale e trascurabile nell'esecuzione del fatto illecito. La Cassazione ha quindi confermato le responsabilità penali degli imputati, condannandoli al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione previsto dall'articolo 385 del codice penale. La difesa contesta la ricostruzione dei fatti e richiede la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che non è consentito riesaminare le prove in sede di legittimità. Inoltre, la particolare tenuità non spetta se la condotta si è protratta nel tempo e non è stata occasionale. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: annullata la condanna per truffa
L'Imprenditrice, titolare di una ditta di trasporto, ha trasmesso alla società di gestione della viabilità la carta di circolazione alterata di un proprio autobus. L'indicazione della classe ecologica Euro 5 al posto di Euro 4 ha consentito l'accesso alla ZTL a tariffe ridotte. La Corte d'Appello ha riconosciuto la responsabilità penale per truffa aggravata e falso, applicando in parte la prescrizione, ma ha omesso di valutare la richiesta difensiva di non punibilità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto specifico, evidenziando che l'omessa motivazione circa la particolare tenuità del fatto invalida la decisione. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente all'applicazione dell'articolo 131-bis del codice penale, rinviando la questione a una diversa sezione della Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga condanna entrambi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due uomini condannati per i reati di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale. Un agente di polizia in borghese aveva mostrato la paletta di ordinanza intimando l'alt all'autovettura. Il passeggero ha reagito con violenza tirando calci e strattoni, mentre il conducente si è dato a una pericolosa fuga in auto travolgendo l'agente. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità di entrambi. Il passeggero risponde di concorso morale nella fuga poiché la sua condotta aggressiva ha rafforzato il proposito criminoso del guidatore. Inoltre, l'identificazione fotografica del guidatore per lo spaccio di droga è risultata ineccepibile. Entrambi gli imputati dovranno pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche negate: la Cassazione rigetta il ricorso
L'Imputato subiva una condanna a due anni e due mesi di reclusione per la violazione del codice antimafia sulle misure di prevenzione. Il condannato proponeva ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assenza di precedenti penali non garantisce lo sconto di pena, spettando alla difesa dimostrare elementi positivi precisi. La presenza di recidive e condotte reiterate esclude ogni beneficio e rende la sanzione proporzionata. L'Imputato deve pagare le spese processuali e un'ammenda di tremila euro.
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Sorveglianza speciale e reati: la condanna resta confermata
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale ha violato ripetutamente le prescrizioni imposte, commettendo quattro infrazioni nell'arco di poco più di due mesi. Il difensore dell'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza dell'elemento soggettivo, la presenza di un vizio parziale di mente dovuto all'epilessia e la richiesta di proscioglimento per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'epilessia non determina uno stato permanente di infermità mentale, salvo il momento del raptus. Inoltre, le precedenti condanne per evasione e violazioni impediscono il riconoscimento della causa di non punibilità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e verserà tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: quando il ricorso non salva
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per spaccio di lieve entità. La difesa ha lamentato la mancata concessione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, il mancato riconoscimento della continuazione tra reati e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego della particolare tenuità del fatto è legittimo se fondato sul dato ponderale della sostanza e sui rischi per la salute. La continuazione richiede un disegno criminoso unitario prefissato, non una generica abitudine a delinquere. Infine, i precedenti penali giustificano il no alle attenuanti. L'Imputato paga le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: la disattenzione non evita la condanna
Un uomo è stato fermato dai carabinieri con un coltello a serramanico agganciato al mazzo di chiavi dell'auto, tenuto nella tasca dei pantaloni. L'imputato ha sostenuto che l'auto appartenesse alla sorella e di non essersi accorto della presenza dell'arma. I giudici lo hanno condannato per porto abusivo di armi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che per i reati contravvenzionali è sufficiente la semplice colpa o disattenzione. La Corte ha negato l'attenuante della lieve entità e la particolare tenuità del fatto, poiché il coltello era pronto all'uso e l'uomo aveva precedenti penali. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Appropriazione indebita: l’uso illecito della carta carburante
Un dipendente aziendale risponde del reato di appropriazione indebita per l'uso illecito delle schede carburante dell'azienda. Le immagini della videosorveglianza confermano i rifornimenti abusivi. Il lavoratore impugna la condanna in Cassazione chiedendo la rivisitazione delle prove, il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché ripropone motivi già respinti in appello. I giudici escludono la tenuità del fatto per la condotta reiterata, i precedenti specifici e l'abuso del rapporto fiduciario. La sospensione della pena viene negata poiché il lavoratore ha commesso i fatti dopo una prima condanna sospesa. Il dipendente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso in Cassazione: scatta la multa
L'Imputato presenta ricorso contestando il mancato riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto e di ulteriori circostanze attenuanti. La Suprema Corte osserva che la sentenza di secondo grado aveva già esaminato le deduzioni difensive e concesso le attenuanti generiche con giudizio di prevalenza. Il ricorso ripropone le medesime doglianze senza evidenziare vizi logici nella motivazione impugnata. Tale condotta rende l'atto del tutto ripetitivo. I giudici confermano l'inammissibilità del ricorso in Cassazione e condannano L'Imputato al pagamento delle spese del processo e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: annullata l’assoluzione
Un automobilista ha noleggiato una vettura e l'ha consegnata a un terzo, il quale ha causato un incidente stradale con lesioni personali ed è scappato. L'imputato ha poi dichiarato il falso alle autorità per non rivelare le generalità del conducente, commettendo il reato di favoreggiamento personale. Il giudice di primo grado ha assolto l'uomo applicando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, valutando la sua incensuratezza e la presunta lieve entità della condotta. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione evidenziando il grave ostacolo arrecato alle indagini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarito che il silenzio prolungato ha impedito l'identificazione del responsabile e annullato la sentenza con rinvio per un nuovo giudizio.
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Particolare tenuità del fatto: la gravità nega il beneficio
L'Imputata è stata condannata per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. La stessa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata a causa dell'ingente quantitativo di droga sequestrato, delle modalità spregiudicate dell'azione e della presenza di numerosi precedenti penali. Allo stesso modo, le attenuanti generiche sono state negate per l'assenza di elementi positivi di condotta. Di conseguenza, L'Imputata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto in Cassazione: no ai nuovi motivi
L'Amministratore di una società viene condannato dal Tribunale per omissioni legate alla sicurezza sul lavoro previste dal Testo Unico. La difesa propone ricorso contestando la ricostruzione dei fatti e la misura della pena. Contestualmente, il legale richiede la particolare tenuità del fatto in Cassazione per ottenere l'annullamento della sanzione. La Suprema Corte dichiara l'impugnazione del tutto inammissibile. I giudici stabiliscono che la causa di non punibilità non può essere richiesta per la prima volta durante il giudizio di legittimità. Inoltre, la concessione della sospensione condizionale risulta impossibile poiché l'imputato ne ha già usufruito in precedenza. L'Amministratore perde la causa, con conseguente condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no al riesame
L'Imputata è stata condannata nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto. La difesa ha proposto impugnazione chiedendo una nuova valutazione dei fatti, il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la correzione di un errore materiale della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha decretato l'Inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che le censure riproponevano argomenti già respinti in appello senza contestare la motivazione, mentre gli errori materiali si correggono con apposita procedura formale. L'Imputata è stata quindi condannata al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di materiale rubato: ricorso respinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di ricettazione di materiale rubato, consistente in un ingente quantitativo di batterie rinvenute in un magazzino. I giudici hanno confermato le decisioni di merito, accertando la piena consapevolezza dell'origine illecita della merce da parte degli imputati. La Suprema Corte ha ribadito l'impossibilità di svolgere un nuovo riesame dei fatti o delle prove in sede di legittimità. È stata inoltre respinta la richiesta di riqualificare il fatto nel reato di incauto acquisto, così come l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la condotta abituale e reiterata. I due ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Ricettazione di assegno bancario: il ricorso inammissibile
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di ricettazione di assegno bancario proveniente da furto. La difesa ha sostenuto che il reato fosse prescritto, chiedendo l'applicazione della lieve entità, delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante della lieve entità non modifica il calcolo della prescrizione, la quale si basa sulla pena edittale principale. Inoltre, la Cassazione ha ricordato che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare l'eventuale prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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