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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2026

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2224 provvedimenti

Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Occupazione abusiva: no alla particolare tenuità del fatto
Un'imputata è stata condannata per aver occupato abusivamente un immobile di proprietà pubblica per oltre quattro anni. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può trovare applicazione di fronte a un'occupazione protratta nel tempo, poiché la durata della condotta ne evidenzia la natura abituale. Inoltre, il ricorso si limitava a ripetere le argomentazioni già respinte nel giudizio d'appello. L'imputata ha così perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della misura di prevenzione: condanna confermata
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza che lo ha condannato alla pena di sette mesi e dieci giorni di reclusione per la violazione della misura di prevenzione prevista dall'articolo 75 del decreto legislativo numero 159 del 2011. La difesa ha sostenuto l'assenza dell'elemento soggettivo a causa dell'uso di sostanze stupefacenti, ha invocato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex articolo 131-bis del codice penale e ha contestato l'entità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assunzione di droghe non esclude l'imputabilità e che diciassette violazioni commesse in due mesi dimostrano una chiara abitualità della condotta, precludendo l'applicazione della particolare tenuità. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e sanzione economica
L'Imputato propone ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per contestare la penale responsabilità e richiedere l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione. La decisione sottolinea come i motivi presentati dalla difesa siano del tutto generici e privi di un reale confronto critico con le motivazioni della sentenza emessa dal giudice di appello. La difesa richiedeva infatti una non consentita rivalutazione delle prove nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato soccombe e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Omessa dichiarazione vincite gioco online: confermata condanna
Un cittadino ha presentato domanda per ottenere il Reddito di Cittadinanza omettendo di dichiarare rilevanti disponibilità economiche. Nello specifico, l'omessa dichiarazione vincite gioco online per un totale di oltre quarantaquattro mila euro gli ha permesso di percepire indebitamente oltre duemila e cinquecento euro di sussidio pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le vincite da gioco, anche se già tassate alla fonte, concorrono al calcolo del reddito familiare e vanno obbligatoriamente comunicate. L'elevato ammontare nascosto e il danno economico arrecato escludono l'applicazione della particolare tenuità del fatto. L'imputato dovrà inoltre pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Falsa testimonianza: il timore non salva dalla condanna penale
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due cittadini, madre e figlio, condannati per il reato di falsa testimonianza dopo aver reso dichiarazioni reticenti per paura di ritorsioni da parte di esponenti della criminalità locale. La difesa ha invocato la causa di non punibilità della necessità di salvarsi da un danno grave alla persona e lo stato di necessità. I giudici hanno chiarito che il semplice timore per la propria incolumità fisica non giustifica la falsa testimonianza ai sensi dell'articolo 384 del codice penale, richiedendo la legge un pericolo imminente e concreto. Il ricorso del figlio è stato integralmente rigettato. La sentenza contro la madre è stata invece annullata con rinvio solo per la mancata motivazione sul beneficio della non menzione della condanna.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
L'Imputato, condannato per il reato di spaccio di lieve entità, propone ricorso contro la decisione della Corte d'Appello. La difesa contesta la responsabilità penale, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione evidenzia l'inammissibilità del ricorso per cassazione in quanto i motivi presentati si limitano a riprodurre le medesime doglianze già analizzate e respinte dai giudici di merito. La Suprema Corte ribadisce che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di secondo grado se sorretta da motivazione logica. L'Imputato viene quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di minaccia: ricorso generico e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di minaccia. Contestando la decisione, l'uomo ha presentato ricorso in Cassazione. Nei suoi motivi ha lamentato l'errata valutazione delle prove, la mancanza dei presupposti del reato di minaccia e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I Giudici hanno evidenziato che le contestazioni riguardavano questioni di fatto non riesaminabili in sede di legittimità e che le doglianze risultavano prive di specificità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato definitivamente la condanna penale, imponendo all'Imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: no alla tenuità per chi sbanda
L'Automobilista impugna in Cassazione la sentenza di condanna per il reato legato alla guida in stato di ebbrezza, chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano la gravità della condotta del conducente, il cui tasso alcolemico risultava quattro volte superiore al limite legale. Durante la marcia, l'uomo aveva perso il controllo del veicolo invadendo la corsia opposta e creando un pericolo concreto per la circolazione. La Cassazione chiarisce che il giudizio di legittimità non può rivalutare le prove già esaminate nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Oltraggio a pubblico ufficiale e vigili: quando scatta l’assoluzione
L'Imputata ha avuto un acceso diverbio con alcuni ispettori della polizia municipale durante l'accertamento di una sanzione per sosta vietata. Il Tribunale ha prosciolto l'Imputata applicando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il Pubblico Ministero e le parti civili hanno presentato ricorso in Cassazione. I ricorrenti hanno sostenuto che la legge vieti l'applicazione della tenuità del fatto per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'esclusione della particolare tenuità non si applica automaticamente a tutti gli agenti comunali. Occorre la prova formale che gli agenti rivestissero la qualifica di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza al momento della condotta. Poiché tale qualifica non era stata provata nel dibattimento di primo grado, l'assoluzione dell'Imputata rimane confermata.
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Breve evasione e particolare tenuità del fatto: la Cassazione
L'Imputato, sottoposto a misura detentiva domiciliare, risultava assente al controllo dei carabinieri alle ore dieci, ma faceva rientro dopo soli quindici minuti. La Corte d'Appello confermava la condanna per evasione, negando la particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali dell'uomo e della sua mancata confessione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, evidenziando che i precedenti penali riguardavano reati del tutto diversi e non di medesima indole. Inoltre, i giudici supremi hanno ribadito che la mancata confessione non può essere usata contro l'imputato e che la brevità dell'allontanamento richiede una valutazione approfondita. La causa torna in appello per un nuovo giudizio.
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Violazione di sigilli: casa sequestrata e ricorso inammissibile
Una cittadina è stata condannata per il reato di violazione di sigilli dopo essere entrata e aver abitato stabilmente in una villetta sottoposta a sequestro giudiziario. La donna ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di non aver rimosso personalmente i contrassegni e che gli stessi fossero stati staccati da ignoti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche senza la rimozione materiale dei cartelli, poiché basta la consapevolezza del vincolo giudiziario, garantita dalla presenza di ben due avvisi ben visibili al cancello e alla porta d'ingresso. Inoltre, l'occupazione prolungata dell'immobile impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Omissione reddito di cittadinanza: la condanna resta confermata
Un cittadino ha richiesto e ottenuto il beneficio economico tacendo di essere sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato previsto dalla disciplina del sostegno pubblico. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che l'omissione non costituisse reato e chiedendo la non punibilità per la lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'omissione reddito di cittadinanza commessa al momento della domanda costituisce un illecito penale poiché riguarda una condizione ostativa prescritta dalla legge. Inoltre, l'ingente importo indebitamente percepito impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente deve quindi pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: la reiterazione frena lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto dopo una condanna penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno rilevato che l'Imputato si è limitato a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza formulare critiche specifiche. Nel merito, la particolare tenuità del fatto è stata negata poiché l'illecito non era di lieve entità, essendo stato commesso a breve distanza da un altro reato contro il patrimonio e mentre l'Imputato si trovava sottoposto a misura cautelare. La Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto all'Imputato il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Emissione di fatture per operazioni inesistenti: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della legale rappresentante di un ente di assistenza sociale per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti. L'imputata ha emesso documenti fiscali per un totale di oltre 273.000 euro a favore di una società commerciale da lei gestita di fatto. I costi reali delle prestazioni ammontavano a soli 75.000 euro. Questa sproporzione ha integrato una sovrafatturazione quantitativa volta a far evadere le imposte alla società destinataria. La Cassazione ha ritenuto inapplicabile la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto a causa della serialità e della gravità dell'offesa. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena: diniego per gravità fatto
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per l'occultamento di cocaina all'interno di un pubblico esercizio. La difesa contesta il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena e il diniego delle attenuanti generiche, sostenendo l'errata valutazione dei precedenti e del comportamento dell'imputato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la sospensione condizionale della pena non spetta automaticamente a chi non ne ha usufruito in una precedente condanna. Il diniego del beneficio appare correttamente motivato dalla gravità del fatto e dai precedenti penali dell'imputato, elementi che impediscono una prognosi favorevole sul suo comportamento futuro. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Getto pericoloso di cose e urine del cane: condanna confermata
Un residente ha denunciato la proprietaria dell'appartamento sovrastante per il costante imbrattamento del proprio balcone causato dalle urine del cane. Il Tribunale ha condannato la donna per il reato di getto pericoloso di cose a una pena pecuniaria e al risarcimento dei danni in favore della parte civile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputata. I giudici hanno chiarito che l'omessa custodia dell'animale sul balcone, con conseguente versamento reiterato di deiezioni sul piano sottostante, integra pienamente la fattispecie penale in quanto condotta idonea a imbrattare e arrecare molestia. L'imputata dovrà pagare la pena pecuniaria, le spese processuali e risarcire la parte lesa.
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Vendita di prodotti con marchi falsi: ricorso generico bocciato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata contro la sentenza di condanna per la vendita di prodotti con marchi falsi (art. 474 c.p.). La Corte d'Appello aveva confermato la responsabilità penale previa riqualificazione del reato originario di vendita di beni con segni mendaci. L'imputata ha impugnato la decisione contestando l'accertamento di responsabilità e il trattamento sanzionatorio, inclusi il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, della particolare tenuità del fatto e delle pene sostitutive. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di impugnazione erano del tutto generici e privi di confronto con le motivazioni dei giudici di merito, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Concorso in rapina pluriaggravata: il ricorso non riapre i fatti
I Ricorrenti sono stati condannati in secondo grado per il reato di concorso in rapina pluriaggravata, a seguito del riconoscimento immediato da parte delle vittime e della ritenuta credibilità delle loro dichiarazioni. Gli Imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle pene sostitutive. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere un riesame dei fatti già ampiamente motivati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la causa di non punibilità non si applica al concorso in rapina pluriaggravata a causa della gravità del reato, mentre la richiesta di pene alternative è risultata troppo generica. La decisione comporta la condanna dei Ricorrenti al pagamento delle spese e di euro tremila ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Porto abusivo di armi: coltello in auto e ricorso respinto
Durante un controllo stradale, le forze dell'ordine hanno trovato nell'autovettura di un automobilista un coltello a serramanico con lama seghettata di otto centimetri, occultato nello sportello lato guida. L'uomo non ha fornito alcun motivo valido per giustificare il trasporto. I giudici di merito lo hanno condannato per la contravvenzione di porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che la pericolosità dell'arma e le modalità di occultamento escludono la particolare tenuità. Il ricorrente perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Omessa dichiarazione dei redditi: niente sconti senza prove
L'imprenditrice, titolare di una ditta individuale, è stata condannata per il reato di omessa dichiarazione dei redditi previsto dalla normativa penale tributaria. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'utilizzo presuntivo dei dati dello spesometro, escludendo l'intenzione evasiva e richiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la validità dello spesometro in assenza di prove contrarie e hanno ritenuto dimostrata la volontà di evadere a causa del mancato pagamento postumo delle imposte e dell'assenza delle scritture contabili. Inoltre, la richiesta sulla tenuità del fatto è stata respinta poiché presentata per la prima volta solo in sede di legittimità. L'imprenditrice dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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