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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2023

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2935 provvedimenti

Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Frode informatica: da videogioco a slot machine abusiva
Il Gestore di un locale ha modificato un comune videogioco trasformandolo in una slot machine abusiva per il gioco d'azzardo. La Corte d'Appello lo ha assolto per particolare tenuità del fatto dal reato di tentata frode informatica. Il Gestore ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'insussistenza del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'alterazione del dispositivo, finalizzata a eludere il pagamento delle imposte sul gioco d'azzardo, configura pienamente il reato di frode informatica. L'elusione fiscale rappresenta infatti l'ingiusto profitto richiesto dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa con assegni falsi: incassa ma perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa con assegni falsi a carico di un soggetto che aveva incassato titoli contraffatti sul proprio conto corrente. I giudici hanno chiarito che la querela è valida se presentata dal destinatario dell'assegno, ossia la vera vittima del danno, e non necessariamente dall'istituto postale o bancario. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la sua responsabilità penale poiché non ha fornito alcuna giustificazione per l'incasso dei titoli falsificati. Inoltre, la gravità del comportamento e l'entità del danno hanno impedito l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Impiego di lavoratori stranieri irregolari: dolo e niente sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore agricolo condannato per l'impiego di lavoratori stranieri irregolari. Durante un'ispezione, le autorità hanno sorpreso due cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno intenti a raccogliere peperoni nelle serre dell'azienda. L'imprenditore non aveva effettuato la comunicazione obbligatoria UNILAV né stipulato contratti. La Suprema Corte ha confermato la sussistenza del dolo eventuale, escludendo la tesi della semplice colpa, data la consolidata esperienza professionale dell'uomo. È stata inoltre negata la particolare tenuità del fatto, poiché la condotta ha violato le norme sul controllo dei flussi migratori e sulla tutela dei lavoratori dallo sfruttamento. L'imprenditore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto di armi improprie vicino casa: scatta comunque la condanna
Il Ricorrente è stato fermato vicino alla propria abitazione mentre trasportava un'arma fuori dalla propria casa. La difesa ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del caso di lieve entità, sostenendo che il pericolo fosse minimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il porto di armi improprie fuori dall'abitazione comporta un pericolo non trascurabile, a prescindere dalla vicinanza casuale alla propria dimora. Di conseguenza, non si applicano i benefici richiesti e il cittadino è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto negata a chi reitera il reato
Il Cittadino è stato condannato a un'ammenda di 800 euro per porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Ha proposto ricorso lamentando la mancata applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo la propria buona fede e l'assenza di pericolo per terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'imputato ha reiterato la medesima condotta illecita nell'arco di soli dieci giorni e presenta un precedente penale specifico. Tali elementi escludono il carattere occasionale del comportamento, rendendo legittimo il diniego del beneficio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della misura di prevenzione: ricorso respinto e multa
Il caso riguarda un uomo condannato a un anno di reclusione per aver violato gli obblighi della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Il ricorrente ha impugnato la sentenza lamentando che la misura era stata applicata dopo un periodo di detenzione senza una nuova verifica della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che questa contestazione non era stata sollevata in appello ed era formulata in modo generico. Inoltre, le altre censure sulla responsabilità e sulla recidiva sono state ritenute manifestamente infondate, poiché i giudici di merito hanno fornito una motivazione logica e coerente basata sugli accertamenti della polizia. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata con 19 dosi di droga
L'Imputato è stato condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, avendo addosso e a casa circa 25 grammi di hashish suddivisi in 19 dosi. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il quantitativo di droga sequestrato e la sua suddivisione in numerose dosi escludono la particolare tenuità del fatto, evidenziando una condotta non inoffensiva. Inoltre, la presenza di un precedente penale giustifica il diniego delle attenuanti generiche. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: la Cassazione nega il furto tentato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato contro la condanna per furto con destrezza. L'uomo aveva sfilato il portafoglio dalla tasca della vittima, venendo subito bloccato dalla polizia che lo osservava a distanza. La difesa sosteneva si trattasse di furto tentato e invocava la mancanza di querela dopo la riforma Cartabia. La Suprema Corte ha chiarito che il reato è consumato poiché l'autore ha ottenuto l'autonoma disponibilità del bene, escludendo che la sorveglianza della polizia configuri il solo tentativo. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di applicare la nuova procedibilità a querela. L'imputato perde la causa e viene condannato alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Omesso versamento della cauzione: assolto chi è senza soldi
Un cittadino sottoposto a misura di prevenzione non provvede al deposito della garanzia finanziaria a causa di gravi difficoltà economiche, dovute alla cassa integrazione e al pagamento del mantenimento familiare. Il Tribunale lo assolve solo per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del difensore e stabilisce che l'omesso versamento della cauzione non costituisce reato se sussiste una materiale impossibilità economica. La mancanza di risorse esclude infatti l'elemento soggettivo e la colpevolezza, rendendo la condotta non rimproverabile. La Suprema Corte annulla la sentenza senza rinvio.
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Reato di evasione: telefonare alla polizia non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). Il soggetto, sottoposto alla detenzione domiciliare, si era allontanato dalla propria abitazione fuori dall'orario consentito. Egli aveva preventivamente telefonato alle forze dell'ordine per rappresentare una presunta necessità di uscire, ma aveva violato il divieto esplicito intimatogli dagli agenti. I giudici hanno confermato la condanna, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si basa sulla notevole distanza percorsa, sulla durata prolungata dell'assenza e sulla totale mancanza di una giustificazione valida. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: no ai benefici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che l'allontanamento dal domicilio non è stato di breve durata e che la versione dei fatti fornita dalla difesa è risultata inattendibile. Di conseguenza, la gravità dell'offesa impedisce l'applicazione del beneficio di legge. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e fuga: niente particolare tenuità del fatto se si scappa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione che richiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che la fuga repentina alla vista delle forze dell'ordine e la presentazione di giustificazioni inverosimili dimostrano un'elevata intensità del dolo. Tali elementi impediscono l'applicazione della causa di non punibilità prevista dall'articolo 131-bis del codice penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata per l’evaso recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la mancata esclusione della recidiva. I giudici hanno confermato le decisioni della Corte d'Appello, evidenziando che la condotta si è protratta nel tempo con evidente malafede, escludendo così la particolare tenuità del fatto. Inoltre, i numerosi precedenti penali dell'uomo giustificano l'applicazione della recidiva, dimostrando una maggiore pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato è sufficiente il solo allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia, indipendentemente dalla durata dell'assenza, dalla distanza percorsa o dai motivi personali del soggetto. È stata inoltre esclusa l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi fugge nel traffico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. L'uomo era fuggito a forte velocità durante l'orario di punta, mettendo in grave pericolo l'incolumità di numerosi passanti. I giudici hanno confermato che la condotta non può essere considerata di lieve entità sia per l'elevata pericolosità della fuga, sia per la presenza di due precedenti condanne definitive a carico del soggetto, che dimostrano l'abitualità del comportamento criminoso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: punito il fai-da-te
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Gli imputati avevano rotto un lucchetto per accedere a un'area contesa, adiacente a quella locata all'azienda della moglie di uno di essi. La Corte ha confermato la responsabilità penale basandosi sulle riprese video e sull'esistenza di un contrasto di fatto sull'uso dell'area. È stata inoltre negata l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché l'azione era stata pianificata e organizzata nei dettagli. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Offese in carcere: no alla particolare tenuità del fatto
Un detenuto ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna per offese e minacce pronunciata nei suoi confronti. Il ricorrente sosteneva l'assenza di più persone al momento del fatto e richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che le offese sono avvenute davanti a un'infermiera e ad altri detenuti. Inoltre, la Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa della durata dell'azione e della gravità delle minacce che accompagnavano le ingiurie. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patente sospesa e particolare tenuità del fatto: decide il Prefetto
Un automobilista, accusato di guida in stato di ebbrezza, viene dichiarato non punibile dal Tribunale per particolare tenuità del fatto. Nonostante il proscioglimento, il giudice gli applica direttamente la sospensione della patente per due anni. L'automobilista propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo che in caso di particolare tenuità del fatto la sospensione della patente resta applicabile poiché l'illecito è stato comunque accertato. Tuttavia, il giudice penale non ha il potere di irrogarla direttamente in assenza di condanna. La competenza esclusiva spetta al Prefetto. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sanzione disposta dal giudice e trasmette gli atti al Prefetto per i provvedimenti di sua competenza.
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Reato di evasione: l’amore paterno non cancella la condanna
Un genitore sottoposto a misura restrittiva si è allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione per incontrare il figlio. Accusato del reato di evasione, l'uomo ha sostenuto che il diritto di visita del minore costituisse una causa di giustificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il diritto di vedere il proprio figlio non giustifica in alcun modo l'allontanamento arbitrario. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione e delle modalità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Evasione dai domiciliari: l’illusione della fuga costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dai domiciliari. Il ricorrente contestava l'accertamento del dolo nell'allontanamento dalla propria abitazione e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Corte d'Appello ha fornito una motivazione logica e coerente sulla gravità della condotta e sull'intensità del dolo, elementi che precludono benefici sanzionatori. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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