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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Omesso esame dei motivi di appello: annullata la condanna
Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine rinvenivano nell'abitazione dell'Imputato diverse armi e un proiettile calibro 22. Condannato nei primi due gradi di giudizio, l'Imputato proponeva ricorso lamentando l'omesso esame dei motivi di appello da parte della Corte d'Appello. In particolare, la difesa aveva eccepito la regolare denuncia e detenzione del proiettile, doglianza totalmente ignorata dai giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, evidenziando che il mancato esame di un punto decisivo della difesa costituisce un vizio insuperabile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla contravvenzione per la detenzione del proiettile, rinviando gli atti alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo esame, mentre ha confermato la condanna per i restanti reati di detenzione di armi.
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Porto abusivo di armi: il coltello in tasca costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto abusivo di armi, nello specifico un coltello a serramanico senza giustificato motivo. I giudici di merito avevano negato sia la particolare tenuità del fatto sia l'attenuante della lieve entità, basandosi sui gravi precedenti penali dell'imputato e sulla pericolosità dello strumento. La Suprema Corte ha confermato questa linea, ribadendo che i precedenti penali e la valutazione negativa della personalità del reo sono elementi sufficienti per escludere qualsiasi riduzione di pena o causa di non punibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Molestia o disturbo alle persone se si stacca la luce
L'Amministratore di una società proprietaria di un immobile ha staccato la corrente elettrica al locale di una parrucchiera per costringerla a pagare i debiti contrattuali. Il Tribunale lo ha condannato per il reato di molestia o disturbo alle persone. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'ingiusta ammissione della parte civile e il mancato rinvio dell'udienza per un impegno concomitante del suo difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che interrompere l'energia elettrica configura il reato di molestia o disturbo alle persone, poiché l'atto arreca un grave e ingiustificato disagio alla vittima nello svolgimento della sua attività quotidiana. L'imputato è stato condannato a pagare le spese del processo e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: la richiesta tardiva costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. L'imputato lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che questa specifica questione non era stata sollevata durante il precedente giudizio di appello. Di conseguenza, il motivo di ricorso è stato ritenuto improponibile in sede di Cassazione. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato di evasione: allontanarsi anche di poco costa caro
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. Il soggetto ha giustificato l'allontanamento con la necessità di acquistare farmaci urgenti, ma era privo della relativa prescrizione medica. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione, stabilendo che la distanza percorsa dal luogo di detenzione è del tutto irrilevante. La Suprema Corte ha inoltre escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e dei precedenti penali dell'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto negata: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello che gli aveva negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che la decisione di merito era congruamente motivata e che i motivi di ricorso erano manifestamente infondati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, confermando la sua responsabilità penale senza possibilità di accedere allo sconto di pena o all'archiviazione per la lieve entità del comportamento contestato.
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Particolare tenuità del fatto negata: condanna e sanzione pecuniaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione dell'esimente della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso manifestamente infondato, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano fornito una motivazione logica e coerente per escludere il beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, perdendo definitivamente la possibilità di ottenere l'annullamento della condanna.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
Il caso riguarda il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato ha contestato la sussistenza dell'elemento materiale e del dolo, richiedendo inoltre l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi presentati erano generici e riproducevano censure già ampiamente esaminate e respinte dai giudici di merito con adeguate motivazioni giuridiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: ricorso ripetitivo costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la sentenza d'appello che gli negava l'esimente della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno rilevato che il ricorso era generico e ripetitivo, limitandosi a riproporre le medesime tesi difensive già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Furto di legna: negata la particolare tenuità del fatto
Due soggetti sono stati condannati per furto aggravato dopo aver abbattuto un albero di eucalipto, riducendolo in pezzi per caricarlo su un furgone. I ricorrenti hanno impugnato la sentenza chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e contestando l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo che il fondo fosse sorvegliato dal proprietario vicino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la sorveglianza saltuaria del vicino non esclude l'aggravante e che l'abbattimento violento di un albero impedisce di riconoscere la particolare tenuità del fatto, a prescindere dal modesto valore economico del legno sottratto. Di conseguenza, i ricorrenti perdono il ricorso e sono condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: finto ritrovamento e condanna certa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di ricettazione. L'imputato era stato trovato in possesso di un intero bancale di merci destinate a una farmacia. La difesa sosteneva che i beni fossero stati fortuitamente rinvenuti per strada, configurando la meno grave ipotesi di appropriazione di cose smarrite. I giudici hanno ritenuto del tutto inverosimile questa ricostruzione, confermando la consapevolezza dell'origine illecita dei beni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato l'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: ammessa per ricettazione lieve
Un venditore ambulante è stato condannato per ricettazione e vendita di abbigliamento contraffatto in un mercato rionale. La Corte d'appello ha negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo la pena edittale troppo alta e il luogo di vendita un fattore di maggiore gravità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del venditore, annullando la sentenza. I giudici hanno chiarito che, per la ricettazione attenuata, la mancanza di un minimo edittale consente l'applicazione del beneficio, come stabilito dalla Corte Costituzionale. Inoltre, vendere la merce in un mercato rionale non aumenta la gravità del reato, trattandosi del luogo tipico di diffusione di tali prodotti. Il processo dovrà essere rifatto.
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Sostituzione della pena detentiva: sì anche se il reo è povero
Un uomo, condannato per truffa a sei mesi di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza del reato e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili questi motivi, confermando la responsabilità penale. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo alla mancata sostituzione della pena detentiva con una sanzione pecuniaria. I giudici di appello avevano infatti negato la conversione basandosi solo sulle condizioni economiche disagiate del condannato, senza motivare adeguatamente la sua reale incapacità di pagare. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente a questo punto, rinviando il caso per una nuova valutazione sulla sostituzione della pena detentiva.
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Appropriazione indebita: condannati i genitori, salvo il figlio
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un intermediario accusato di truffa e appropriazione indebita, insieme ai genitori che avevano messo a disposizione i propri conti correnti. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi dei genitori, confermando la loro responsabilità per concorso in truffa. Al contrario, il ricorso del principale imputato è stato parzialmente accolto. La Corte ha annullato senza rinvio la condanna per appropriazione indebita di alcuni arredi, poiché i beni erano stati affidati a terzi e mancava la prova del possesso e della volontà di sottrarli. È stata inoltre annullata la condanna per un reato di falso ormai depenalizzato, poiché i giudici di merito avevano deciso su un fatto diverso da quello contestato, violando il principio di correlazione tra accusa e sentenza. La pena complessiva per l'intermediario è stata rideterminata al ribasso.
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Mensa scolastica: assoluzione da frode nelle pubbliche forniture
L'Amministratore di un'azienda di ristorazione, incaricata del servizio di mensa scolastica comunale, viene condannato per il reato di frode nelle pubbliche forniture per aver utilizzato cibi congelati, non biologici e non a chilometro zero, contrariamente al capitolato d'appalto. La Corte di Cassazione annulla la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici chiariscono che il semplice inadempimento contrattuale o il silenzio non bastano a configurare la frode, la quale richiede un espediente ingannevole per nascondere la difformità. Nel caso specifico, l'imputato aveva registrato correttamente tutti gli ingredienti nei registri, escludendo ogni inganno. Inoltre, non è configurabile il meno grave reato di inadempimento di pubbliche forniture poiché il servizio mensa è stato regolarmente garantito con cibo di buona qualità, senza alcuna compromissione del servizio pubblico.
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Particolare tenuità del fatto: negata per lo spaccio nascosto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato, trovato in possesso di oltre cinque grammi di cocaina e crack suddivisi in nove dosi nascoste nel manubrio e sotto la sella del proprio mezzo, chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che l'accurata modalità di occultamento della droga, unita ai precedenti penali del soggetto e alla chiara destinazione allo spaccio, escludono categoricamente la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: l’uso del coltello cancella la tenuità
Un uomo sottoposto ai domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione, integrando il reato di evasione, e ha molestato per due volte la vicina di casa minacciandola con un coltello. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo a causa di una semi-infermità mentale unita all'assunzione volontaria di alcol e sostanze stupefacenti, richiedendo anche l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assunzione volontaria di sostanze non esclude la colpevolezza e che l'uso ripetuto di un'arma contro la vicina impedisce di considerare l'azione come scarsamente offensiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: allontanarsi da casa costa carissimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. Il soggetto si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione, venendo rintracciato in un altro comune dopo ricerche delle forze dell'ordine. La Suprema Corte ha ribadito che i motivi personali dell'allontanamento sono irrilevanti. Inoltre, ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della durata dell'assenza, della distanza dal domicilio e della presenza di precedenti penali specifici che configurano la recidiva. L'imputato è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Impugnazione del Procuratore Generale: assoluzione confermata
Il Tribunale di Chieti ha assolto L'Imputato dal reato di furto aggravato per particolare tenuità del fatto. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso immediato per cassazione, contestando l'applicazione di tale beneficio a causa dei precedenti penali del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di legittimazione, definendo i limiti dell'impugnazione del Procuratore Generale. I giudici hanno chiarito che, a seguito delle riforme legislative, il Procuratore Generale può impugnare le sentenze di primo grado solo in caso di avocazione o qualora vi sia stata una formale acquiescenza del Procuratore della Repubblica, previa attivazione delle procedure di coordinamento. Mancando la prova di tale interlocuzione, il ricorso è stato rigettato, confermando l'assoluzione dell'Imputato.
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Particolare tenuità del fatto: negata se lo spaccio è in piazza
L'Imputato è stato condannato per aver venduto 3,5 grammi di hashish in una nota zona di spaccio a tarda sera. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando la modesta quantità e la bassa qualità della sostanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa se l'attività avviene in contesti abituali di spaccio e se l'imputato tiene una condotta processuale scorretta, accusando falsamente l'acquirente di calunnia anziché limitarsi a esercitare il proprio diritto di difesa. Di conseguenza, la condanna a quattro mesi di reclusione e ottocento euro di multa è stata confermata.
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